i post di Giordana di luglio 2008
buenas a todos. news:
buenas a todos.
news:
1- LA SPAGNA, LA MIA BELLA SPAGNA DIVENTA REGINA D EUROPA e io son qui in ITALIA ad amereggiarmi e a lamentarmi.
2- le mie condizioni fisiche non sono pessime, di piu.
3- la compagnia al congresso, alias i partecipanti al forum creato qui sul blog e che è proseguito in privato attraverso numerose mails, è stata ottima!
marco delizioso, piernicola e viviana scappatella e gia sono andati via, paolo come sempre interessante e trainante.
4- oggi sono riuscita ad avere il numero di cellulare della responsabile dell organizzazione del congresso e le ho mandato un sms, anonimo, la firma era inutile, ho scritto:
" vergognati!l'organizzazione fa rabbrividire. fa schifo proprio tutto!"
a parte ripeto, la compagnia, lo sfondo di una magnifica città, alcune conferenze magistrali, lo spessore del congresso, correlato dalla scadente organizzazione, è davvero di bassissima qualità. e non ce lo meritiamo, perchè si fa ogni 3 anni, per cui dovrebbere essere tutto impeccabile.
mi sono ripromessa e purtroppo lo farò, di essere spietata commentando questo congresso-delusione, e i fax che manderò alle testate giornalistiche saranno veramente irosi.
mi scuso per le polemiche, dovute a questa influenza con attacchi di sinusite leggera che non mi lascia in pace.
sono a casa di serena e fabio, con il loro figlioletto di 2 mesi, che non posso spupazzare x evitare di mischiargli microbi...grrrrrrrrrr
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Il congresso mondiale degli
GLI ESITI NEGATIVI DEL CONGRESSO MONDIALE DEGLI ARCHITETTI TENUTOSI LA SETTIMANA SCORSA A TORINO.
Il congresso mondiale degli architetti, che si è tenuto a Torino dal 29 giugno al 3 luglio, al quale ho partecipato, è stato spaventoso. E non parlo solo dell'organizzazione ma anche dei contenuti delle conferenze, di una pochezza sconcertante.

Ma andiamo per ordine:
i punti dolenti dell'organizzazione si possono così sintetizzare:
- Per la festa di inaugurazione era previsto un gran buffet all'aperto nella Reggia di Venaria Reale. È venuto a piovere e l'organizzazione era sprovvista di un piano B. Non avevano un'alternativa.
- La previsione di utenti alle conferenze, forse secondo gli organizzatori, meno interessanti, era malfatta, calcolata nel peggiore dei modi. Sono state affidate a questo tipo di simposi, delle insignificanti salette da 50 e 100 posti , senza traduzione e senza aria condizionata. E si sa che la partecipazione al congresso ha contato con oltre 7000 architetti. È o non è, semplicemente ridicolo tutto ciò?
- In realtà anche le conferenze- workshop, sponsorizzate da differenti imprese, non hanno avuto una giusta previsione dell'affluenza. Il WS- Soft-Stone Origami di Pietra, è stato un workshop, presenziato da Kengo Kuma, che commentava e illustrava le poliedriche funzionalità della pietra si è tenuto nella sala londra, capienza 210 persone. Conferenza che ovviamente non abbiamo potuto seguire, essendo irrespirabile l'aria di un afoso luglio, e ancor più compressa dalle 300 persone di cui un centinaio in piedi.
- Le conferenze principali, le cosiddette Lectio Magistralis, si sono svolte tutte nel Palavela, una arena con capienza 8250 posti, ma non era presente nessun servizio navetta, che collegasse, questo edificio con il lingotto. Per cui se una conferenza terminava alle 11, e nel lingotto ne iniziava una allo stesso orario, si rischiava di perdere almeno mezz'ora di contenuti.
- Gli apparati delle traduzioni, si distribuivano, solo in due dei 4 settori antecedenti alla sala principale del Palavela, ciò significa che all'uscita in un caldo torrido, con la gente che spingeva, abbiamo dovuto passare più di un volta, 20 minuti in una calca infernale, per recuperare il documento e depositare l'apparecchio. Al momento in cui, io ho chiesto ai dipendenti, tra l'altro volontari, perché non erano stati distribuiti gli apparecchi anche negli altri due settori, cosa che avrebbe favorito la circolazione e lo snellimento del tutto, evitando collassi e perdite di tempo inutili, mi è stato detto " non abbiamo personale", frase raccapricciante in un congresso mondiale, che si tiene ogni 3 anni.
- La climatizzazione: mancava aria condizionata in moltissime sale, situazione da lasciare senza parole.
- Le traduzioni: non c'erano in tutte le sale, e in un congresso, non mi stanco di dirlo, mondiale , a cui partecipano almeno 130 paesi, è davvero vergognoso.
- La mostra architex, avrebbe interessato molto di più, a mio avviso, a case di alta moda e non agli architetti. Voglio essere clemente e dire che probabilmente avrebbe interessato degli interior design, ma non Architetti. Scenata pubblicitaria di pessimo gusto.
- Le altre esposizioni, come quelle degli stand degli ordini professionali, squallidi, con cattiva illuminazione, senza aria condizionata, ambienti sporchi e privi di attrazioni interessanti.
I punti dolenti delle conferenze sono soprattutto relativi alla mancanza di spessore, alla carenza totale di preparazione, all'incompletezza dei discorsi alla loro divergenza superflua da parte degli esponenti, scelti probabilmente, giocando a dadi.
- La specialist session riguardante l' architettura spagnola, si è svolta nella sala berlino, senza traduzioni, ed è stato un inerte ed insignificante elenco di slides, commentato ancor più mediocremente dal moderatore, il quale si soffermava sulle immagini non più di 30 secondi. Un lavoro inutile, senza spiegazione dei progetti, alcuna, senza contenuti e senza nessunissima poetica.
- Nella simposum Biblioteche: spazi per la cultura e la democrazia, ci si aspetta di godere delle spiegazioni e delle diapositive inerenti a progetti di biblioteche. Ebbene no, la tavola rotonda era presenziata da più bibliotecari che architetti! Per i primi 90 minuti non si è parlatoi minimamente di architettura. Capisco che la presenza di uno specialista del settore è importante, ma uno, non 3 o 4!scandaloso, russavano tutti, e te credo!
- La ridicolezza ha toccato l'apice nella Main session From-To: l'architettura per gli spazi della mobilità, di cui era il moderatore il direttore di Domus, Flavio Albanese. Ci si aspetterebbe di ricevere informazioni su nuovi progetti inerenti aeroporti e stazioni, giusto? E invece no, arriva Gary Chang, autore di una brillante conferenza nel primo giorno, che si dimena sul from Honk Kong to Torino, illustrando le foto, brutte e fatte male, del suo percorso antistress, dalla Cina all'Italia, per arrivare al congresso. Foto che spaziavano dalla sua stanza presa in aeroporto alle immagini dei cessi pubblici ecc... Dopo di lui un architetto ottantenne, ha cominciato ad illustrare un piano regolatore di Monaco " questo che vedete ad esempio, è un mio disegno di 30 anni fa...." Ma siamo pazzi? Veniamo ad aggiornarci e ci fate vedere i progetti di 30 anni fa?
- Mi sono sentita offesa. Per la mia preparazione e la mia professionalità, che non ha nulla a che vedere con contenuti di basso costo, come quelli esposti.
- questa post-lettera di protesta è stata mandata a : il mattino, il manifesto, il corriere della sera, il giornale dell'architettura, repubblica, l'espresso.
le migliori esposizioni: PETER EISMANN, KENGO KUMA, BORIS PODRECCA E DOMINIQUE PERRAULT.
architetti che per altro ho seguito e intervistato in altre occasioni.
nota degna di nota: la compagnia: elena,marco, piernicola, vivian, paolo, andreina.grazie a voi tutti per aver sopportato le mie soffiate di naso, dovute ad una insiegabile influenza estiva.
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Transmitting...what? di Piernicola Intini
Transmitting...what?
di Piernicola Intini
Non sarà probabilmente bastato un talk-show condotto da Cecchi Paone a destare l'attenzione dell'opinione pubblica (torinese) sulla cultura architettonica e sui dibattiti in corso di svolgimento al Lingotto.
Un congresso sul trasmettere, cioè comunicare (!!!) l'architettura, riservato agli addetti ai lavori, raccontato dai soliti "eletti" ai lavori.
Di interessante, sicuramente, i titoli delle conferenze, in genere accuratamente sovrapposte le une alle altre, in modo da poterne sicuramente perderne diverse.
Ma dai titoli (cioè il tema) alle presentazioni (cioè lo svolgimento), ci passa la vanità ed il narcisismo degli architetti, con le conseguenti manifestazioni di autocompiacimento del proprio essere arrivati che non ha abbandonato (quasi) nessuno dei principali relatori della kermesse global-piemontese.
E dunque, che si parli di giovane architettura, di architettura spagnola, di grandi e piccoli, di vecchi e nuovi maestri, perfino di creatività e di democrazia, di magistrale c'è solo l'autoreferenzialità. Tutto riconduce alla trovata geniale di questo o quello che ne fa il proprio marchio di fabbrica e diventa il metro per misurare il mondo (che si tratti di un uso della pietra, di un container, o di carta igienica strutturale).
Tutti cercano di adattare il mondo alla propria architettura, raramente accade il contrario, soprattutto dopo che uno, con molta fatica, ha trovato lo stile che "funziona"...
Basta inventare la "teoria", ma una buona, che funzioni per tutto, dal cucchiaio alla città, da Hong Kong a Bogotà...
Bene, detto questo, per gli addetti ai lavori, soprattutto per chi non ha la possibilità o la voglia di -sfogliare- almeno 6/7 riviste al mese o di navigare in internet, questo congresso è stato davvero illuminante. Per gli altri, quelli cioè che ogni tanto amano documentarsi o dare almeno un'occhiata qua e là su internet, ci sarà stata forse un po' di delusione...dovendo sorbirsi un film già visto, e neanche un remake poi...
A parte il piacere di sentir raccontare dalla viva voce dei protagonisti le stesse cose riportate nelle riviste suddette, perlomeno abbiamo potuto gustare su maxischermo delle splendide slides, di solito riportate così fastidiosamente in piccolo sempre nelle suddette riviste...che culo!
E così passavano progetti su progetti, senza uno straccio di racconto o di informazione in più, o di rilievo su alcuni aspetti particolari del progetto, del processo di costruzione (ormai una cosa inutile e fastidiosa evidentemente delegata ad altri...).
Domande? Inutili. Dibattito assente, tanto è impensabile schiodarli dal loro mondo.
Certamente non si può tacere della presentazione di Lot-ek, studio di New York con radici italiane, creato da una coppia di architetti, qui presenti in versione Ginger e Fred con un racconto molto teatrale e ritmato dei progetti...forse la cosa più interessante, valeva il prezzo del biglietto.
Ora, cosa hanno trasmesso tutti quanti e a chi?
Personalmente mi hanno trasmesso cio' che già conoscevo e che ho qualche difficoltà a trasmettere ai miei clienti (e già...).
Ma niente paura: un prof. Arch. Giapponese, di cui ora non ricordo il nome, ha chiesto alla platea di farci portavoce di quanto stavano affermando presso tutto il resto del mondo non convenuto (poveracci).
Quasi un rito religioso. Mancava che Fuksas distribuisse la comunione...ed era fatta!
Alla fine, non ho capito come si possa comunicare l'architettura. Credo che il soggetto destinatario debba essere sempre e solo chi la dovrà vivere, abitare, utilizzare.
Qui questo soggetto non c'era, e forse non ne era nemmeno adeguatamente informato o più semplicemente non è stato invitato.
E' difficile comunicare agli "altri" la cultura architettonica e tutti i temi che si volevano affrontare in questa occasione, però, purtroppo, è maledettamente necessario e bisognerebbe trovare il modo più corretto per farlo.
La buona architettura comunica immediatamente se stessa a tutti. Si riconosce, anche inconsciamente, perché contribuisce al benessere ed alla qualità della vita. E probabilmente parlare di tutti gli innumerevoli aspetti necessari alla progettazione ed alla costruzione potrebbe aiutare meglio a capire la complessità di scelte, tempi, visioni, non sempre così banali come a volte sembrano manifestarsi. Potrebbe essere un bel tema da affrontare, magari nel prossimo congresso...
Ci si vede alla Biennale, dove, sicuramente, ci sarà qualcosa di diverso...
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una mia cara amica,
OFFERTA DI LAVORO A DUBAI
una mia cara amica, una persona che mi ha cambiato la vita, mi ha fatto diventare donna come lei, mi ha spinto a viaggiare e capire che non bisogna avere paura dei soldi, altrimenti non si moltiplicano.
questa splendida persona, romana de Roma, che adesso vive in Cina, mi scrisse una mail per salutarmi, qualche giorno fa e sapendo che sono appena tornata dal viaggio...mi disse di scrivere ad un suo amico che stava cercando un architetto per DUBAI.
le ho risposto " mi hai già cambiato la vita una volta, ci riprovi?"
detto fatto, mattinata di 2 gg fa, passata a tradurre il mio curriculum in inglese, grazie ai colleghi di PA che risiedono a Londra e vualà, curriculum mandato e offerta arrivata.
copio per ovvi motivi solo stralci della lettera...
è il caso di dire che succedono tutte a me. il vento mi ha portato le mail, non me le sono cercate!!!
They are looking for more than 30 architects right now so that the project can be completed by Sept 2009 -
I think your resume and background is good, but it could be better if you added more examples of shop drawing development and review.
On the package, as explained :
- 1 yr contract (probably extended and if not should be easy to move to other project in Dubai)
- Food provided (3 meals a day)
- Accommodation provided - Officers Camp (single room in transportable home with common kitchen, bathroom, gym, TV room etc)
- Transport : Regular company bus service from camp to office 20-30minutes each way (Office is in centre of town – easy shopping etc nearby) – transport is until ~9pm each day.
- Taxis – at your cost US$10 approx from camp to town
- Working day : 8-9hrs no overtime paid
- Working week : 6 days (Friday off)
- Holidays : 2 weeks after 6 months – but you must buy own ticket to wherever you want to go
- Start and finish airticket provided
- Budget salary US$-6000 tax free per month
confusione a mille.
dite la vostra al riguardo. che fareste?
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1- non me ne
10 PUNTI SUL DUBAI SI DUBAI NO
risposte ai ben-amati lettori, amici e curiosi.
1- non me ne voglio andare da Barcellona e non sto cercando lavoro, perchè già ce l'ho.
2- inevitabilmente, per amore se le cose vanno avanti così, cioè strabene, nel 2009 potrei anche trasferirmi ad hamburg per qualche mese e vedere come va.
2- attualmente la señorita sta scrivendo i suoi 2 libri, uno sulle avventure del viaggio intorno al mondo ( storie , leggende, incontri, paesaggi, ricette) l'altro sulle interviste fatte ai grandi architetti asiatici, australiani e sud-mericani.
3- come sostentamento grazie a Dio, ho un progetto da portare avanti per una cliente, arrivata da parte di un altro cliente,(soddisfattisssimo dei lavori che gli feci nell'appartamento 3 anni fa) che il 1º settembre andrà in cantiere.
4- solo un cliente lo so è poco, ma preferisco avere tempo libero per scrivere, rinunciare a fare le passeggiate tra i saldi, non andare dal parrucchiere, farmi l'estate con lo stesso paio di sandali notte e giorno, non accostarsi mai ai taxi, evitare i ristoranti, dimenticare i massaggi.( questa è la situazione inevitabile post viaggio e ne sono comunque contenta)
5- sono una persona che non chiude mai le porte, se mi arriva una mail da parte di una cara amica , in cui mi fa presente un lavoro ben pagato ed interessante a Dubai, è ovvio che "anche per sola curiosità " io mando il curriculum. voi che fareste?non lo mandereste?
6- ho delle confusioni, lo so. saranno post viaggio, saranno mistiche, saranno solo inquietudini, ma va bene così, sono felice. e..sto pure dimagrendo!
7- anche quando dovessi andare a DUBAI lo sapete che un pò ci venite anche voi, come siete venuti con me intorno al mondo attraverso 20 paesi, visto che vi faccio partecipi di moltissime situazioni, aneddoti ecc...
8- che altro?dubai? vedremo, il consenso del mio amato partner è arrivato dolce dolce ieri sera...quindi ripeto vedremo, da qui al fatidico si, ci sono una serie di passaggi che non è detto siano facili.
9- per quanto riguarda le montagne di neve in pieno deserto, o lussuosi hotels, vi chiedono di progettarli e voi per amore all'etica, rifiutate? raccontatela altrove.
10- rispetto alla situazione della donna, negli emirati arabi, l'anno eventualmente da trascorrere tra gli arabi, sarebbe un investimento su me stessa e basta. Lavorare 9-10 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, non hai tempo per nulla e se le sere voglio centrarmi con molta calma sul libro, ne deriva un anno da clausura, ma molto proficuo! ho viaggiato, ho bevuto, ho fumato, ho stramangiato, ho ballato. 12 mesi di tabula rasa con "le cose normali" non ci sta male. che ne pensate? per cui i luohi o i tempi in cui non mi rispetterebbero in quanto donna, con le mie propsettive, non esistono.
ps: ieri notte, mentre non riuscivo a dormire per la triste storia di Federica a Lloret de Mar, l'ansia addosso che mi ha messo Dubai, ecc...mi ha chiamato la mia cara amica Amanda da New York all'una di notte, le ho raccontato gli ultimi fatti e se ne esce con :
" bhe l'ultimo capitolo del libro su Dubai ci sta da Dio"
cavolo, non ci avevo pensato.
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la situazionè è la
la situazionè è la seguente:
io sono nel trepperdue, studiando come una matta e cerco termini in inglese per elaborare gli SHOP DRAWING, che secondo la ultima mail ricevuta ierida Dubai, devono essere descrizioni ed elenchi e non disegni.. E mio fratello che fà il ragù, con pezzi di manzo teneri teneri e tracchiulelle di maiale. Chiara si è appena svegliata e deambula per la casa, e Annie la francese conosciuta a Cuba, si starà imbarcando a Parigi per venire qui da me...
IL RAGÙ
L'etimo della parola risale al francese "ragoût", che invero, per i nostri vicini d'oltralpe, sta ad indicare uno spezzatino di montone; "ragoût", però, significa anche "vivanda che piace ed eccita l'appetito" o, più genericamente, "attrattiva", "allettamento"; di conseguenza "ragoûtant" vuol dire "appetitoso, stuzzicante" e, più in genere, nel linguaggio figurato e familiare, "allettante, piacevole, attraente". Il termine "ragù" già nel ‘700 fu applicato in senso lato ai vari "sughi" all'italiana, composti di differenti e numerosi ingredienti, ma poi quello napoletano, intorno alla metà dell'800, divento il ragù per antonomasia.
Giuseppe Marotta ci ha lasciato anche un contributo in versi, riproponendo la sacralità domenicale di questa pietanza nella poesia " ‘O rraù " , elegiaca ma venata di malinconia esistenziale:
A me dateme ‘o rraù:
ca fa sempe dummeneca.
Datammillo ‘ncopp' a ‘n'asteco
d' ‘e rrampe d' ‘o Petraro
addo' arriva ‘nu sciù-sciù
ca pare ‘e fronne
ma songo ‘e vvoce ‘e Napule ca saglieno,
stanche ‘e saglì.
‘N' ombra ‘e glìcine ‘ncopp' ‘a tavula
tocca e nun tocca ‘o piatto.
Chi ll'ha fatto
‘stu zuco ‘e rre?
Tu, Maria, tu.
Assettammoce. Padre, Figliuolo
e Spirito Santo, amen.
Che profumo, ah che delizia.
Neh, Marì, posa ‘a furchetta!
Aspetta.
Passammoce 'a mano p' ‘a cuscienza.
Io te voglio bene, te so' fedele.
E tu?
Piènceze: simmo degne ‘e ‘stu rraù ?
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EL ARTICULO ES DE
EL ARTICULO ES DE JOSEBA ELOLA
Rascacielos vivo en Dubai
Una torre de 80 pisos en movimiento. Cada piso rotando a su ritmo, de modo que el edificio nunca presenta el mismo aspecto. Un cono central del que se van colgando apartamentos de lujo previamente fabricados en Bari. Son los presupuestos fundamentales de los que parte Fisher, de 59 años, un experto en estructuras prefabricadas que, con ese apellido que tiene, se declara cien por cien italiano. El que alquile un piso en su torre no notará el movimiento bajo sus pies, pero sí verá cómo el paisaje va cambiando a lo largo del día. "Cambiará nuestra percepción del tiempo. Es como cuando ves un atardecer en el Mediterráneo: atrapas el sentido de que el tiempo pasa sin necesidad de mirar el reloj", cuenta por teléfono desde su laboratorio florentino este hombre conocido hasta ahora por el diseño de baños de mármol inteligentes.
El edificio genera una parte de la energía que requiere por medio de su propia rotación y de la captación de energía del viento, según se explica en el proyecto. Un elemento que a Fisher y a los que le respaldan -una sociedad creada ex profeso para el proyecto, Rotating Tower Dubai Development- les permite poner la etiqueta de verde al proyecto. Fisher asegura que su torre rotatoria será realidad en 2010. Que tras la presentación en Nueva York han recibido peticiones de Estados Unidos, Brasil e incluso España, y ya tienen más clientes que apartamentos. Sin embargo, no desvela la cifra de clientes ni quedan del todo claros los detalles financieros de la operación. Es lo que se lleva hoy día: se hace una presentación-flash, una pequeña inversión de partida, y se espera a que la brillantez de la idea arrastre a las fuerzas políticas y financieras. Algo muy habitual en todo el mundo y a lo que estamos menos acostumbrados en España, como explica el arquitecto Miguel Ruano, especializado en proyectos a gran escala, y que prepara un libro sobre Dubai. "Si en algún sitio se puede hacer un proyecto así es precisamente en Dubai, donde nada es imposible", comenta Ruano, que viene trabajando en el emirato desde 2000. "Es posible que se construya, o que sea una puesta en escena. Pero en Dubai, cada vez hay que ser más serio, te la juegas: si les haces quedar mal, ya no puedes volver a poner en marcha un proyecto".
El objetivo de Fisher y los suyos es muy ambicioso: convertir su torre en el próximo icono de la ciudad. Lo tienen difícil. Ya está en fase de construcción Burj Dubai, la que será la estructura más grande jamás construida por el hombre (ya han llegado a los 811 metros de altura).
La torre giratoria pretende abrir una nueva era en la arquitectura, incorporando el dinamismo a los edificios, dicen sus promotores. Veinte pisos para oficinas, 15 para un hotel, 35 con pisos de lujo y, los 10 últimos, chalés. En una primera fase, confiesa Fisher, los clientes sólo podrán ser ricos: el metro cuadrado costará 20.000 euros. Pero el arquitecto italiano confía en que su idea prospere, se popularice y acabe siendo asequible para "la gente corriente". Asegura que se hará otra torre giratoria en Moscú, en 2011. Y sueña con que le sigan Londres, Nueva York y, en un futuro, dice, Madrid. -
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IL PIANO B Un
IL PIANO B

Un famoso medico dell¡università La Sapienza di Roma, una volta disse che sacco a pelo e zaino in spalla, rappresentano il migliore degli antidepressivi.
Se si è depressi chiaro.
Se non si è depressi io aggiungo che un viaggio round the world, ti fa relativizzare il concetto del tempo, unica risorsa che inseguiamo nel ventesimo secolo. E credetemi quando il concetto del tempo, perde il podio, si vive molto meglio. Le mie frette, le mie accelerazioni, le mie premure, non sono scomparse e quell'impellenza, quella foga che da sempre mi caratterizzano, continuano a farmi compagnia. Ma hanno cambiato look, sono diventate brave, flessibili, più ordinate.
Durante il viaggio ho imparato ad avere sempre IL PIANO B.
Se per caso non c'era un autobus per la località scelta, mi organizzavo sempre una mèta alternativa, a volte un percorso improvvisato. Se pensavo di incontrare qualcuno, prendevo appuntamenti in orari strategici, in modo da vedere anche qualcun'altro, prima o dopo. Nello zaino c'erano sempre dolcezze per attacchi di fame zuccherosi e frutta per assecondare i buoni propositi dieteci. Un ventaglio colorato di possibilità rappresentato da pensieri che si svelano nella mente con entusiasmo e pretendono la loro curiosa realizzazione, in tempi non lunghissimi. Vivere la vita momento per momento, assaporandone il succo, goccia a goccia.
Al ritorno, attraverso una serie di giri europei, ho continuato ad avere il piano B esattamente come un asso nella manica, facendo anche tesoro della legge di Murphy, se qualcosa può andar storto, lo farà. E della famosa frase di John Lennon " la vita è quello che ci succede, mentre noi siamo impegnati nel fare altri piani."
Sfoderare il piano B, rappresenta non essere mai scontenti, avere sempre una possibilità in più che ti aiuterà in quello che ti stai proponendo.
La mia vita in questo momento ha un piano preciso, lavorare, scrivere i miei libri, e probabilmente chiederò ai Re Magi, che con l'anno nuovo mi portino un biglietto di sola andata per Hamburg. Il piano B è costituito da Dubai. Sarebbe una svolta, una possibilità andare a lavorare lì giù nelle desertiche terra arabiche, e nel mio ventaglio di scelte, queste terre hanno colori forti, che richiamano i tramonti color arancio, le sabbie beige, i turbanti color vino e il verde degli smeraldi.
Vedremo.
Non mi sorprenderei, se qualcuno lassù decidesse per me, nella direzione di un piano C a me sconosciuto.
Ma sono preparata a anche a quello.
Statevi bene e fatevi un piano B.
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momenti in Oceania. in


momenti in Oceania.
in ordine: polinesia, New Zealand e Australia
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SEX AND THE CITY

SEX AND THE CITY & MANOLO BLAHNIK SHOES DESIGN
è evidente che non ho mai visto SEX AND THE CITY, nemmeno una volta.
ho vissuto con una persona che aveva tutti i DVD in inglese, comprati in China, e li guardava nello stesso salotto dal quale vi sto scrivendo. Ma io non l'ho mai visto.
se non fosse per le insistenze da parte di una amica, ( una di quelle che stimo tanto, anche perchè ha fatto il giro del ondo anche lei) che mi raccontava di autentiche e piacevoli risate continue per tutti e 148 minuti, e se non fosse che i best seller vanno letti o guardati, per sapere le tendenze della società in cui viviamo, se non fosse per tutto ciò, non ci sarei mai andata.
bhe è stato molto carino, contro le mie convinzioni etiche e politiche (anche io ne ho qualcuna...;-)) sugli aspetti dello shopping sfrenato, ma totalmente d'accordo sui temi sventolati con leggerezza e colore, come l'amicizia e l'amore. Se non altro consumati fino all'osso.
l'attrice principale tale Sarah Jessica Parker's, affatto bella, ma interessante e simpatica, nonostante la drammaticità degli eventi di cui è partecipe!
il protagonista assoluto, il paio di scarpe firmato MANOLO BLAHNIK.
mi ha stupito parecchio, il fatto che io non conoscessi, questo famoso louis vuitton della scarpa e Stephan si. Ogni giorno mi sorprende.
appena tornata dal cinema, ho fatto una breve ricerca su questo shoes dsign, e in realtà, gli si deve dar atto, di questi particolarissimi gioeielli, è il caso di dire che si posano generosamente, sui piedi più famosi del mondo.





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che fine settimana lungointensoespesso!!!
che fine settimana lungointensoespesso!!!
Ho cercato di vivere la quotidianità, fatta di lavatrici, spesa, ragù (domenica l'ho fatto io!!)bollette, progetti, code ecc...e di mischiarla ad un pò di turismo, Macba, CCCB, mercato della boqueria, raval, ristorantini, perchè in fin dei conti, Stephan 3 giorni di ferie, li aveva pur presi.
Anzi dirò di più sono quelli che ha preso rinunciando alla 14ª. ebbene si, ha rinunciato ad uno stipendio per avere 11 giorni di ferie in più, da passare con me.
per cui un pò di svago era d'obbligo.
in ogni caso adesso mi sento distrutta.
probabilmente quello che più mi ha distrutta è stata una telefonata, con i due soci architetti, che mi hanno "gentilmente adottato", da qualche anno, qui a Barcellona.
tanti anni fa, credo 6-7, feci pratica nel loro studio, il pomeriggio ( la mattina lavoravo in un studio di terrassa, e la pausa pranzo la passavo nel treno). per pochi soldi al mese, perchè la moglie di uno di loro era amica della madre del mio ragazzo di allora!!!
insomma, col passare del tempo ci sono stati pranzi, collaborazioni e vari aiuti da parte loro, quando non sapevo come muovermi con qualche cliente mio, sul fronte burocratico.
Giacchè il mio ultimo lavoro , prima del viaggio, è stato per conto del Ayuntamiento di Barcellona, mi ero risparmiata, tantissime lagne, permessi, moduli da riempie, cedule ecc...
Quindi mi era un pò passato di mente che per un cliente privato, che non fa di cognome, Ajuntament, le cose son diverse.
Visto che l'appartamento da ristrutturare alla mia unica cliente attuale, è situato all'interno di un edificio, antico e catalogato tra i beni culturali (e quindi protetti,) della città, le pratiche burocratiche, mi ricordavano i due amici architetti, per telefono, RADDOPPIANO!!
e che palle!
io prima di fare le file con il caldo di luglio, informazioni al comune, uffici pubblici, licenze, moduli e cedole di abitabilità, sumministro provvisionale di acqua ed elettricità, pèr iniziare i lavori...bhe io prima di tutto ciò, volevo la firma della ia beneamata cliente, sul preventivo totale.
ma è un circolo chiuso.
se non sbrigo un sacco di pratiche e non perdo un sacco di tempo, non saprò mai, tutte le tasse, le percentuali e gli onorari delgi altri professionisti implicati nella faccenda.
eccheppalle!!
però il progetto è carino! almeno quello. e poi l'appartamento è abbandonato da circa 20, in condizioni fatiscenti. Amo queste situazioni, in cui, quando si entra nell'appartamento, ci si spaventa al minimo movimento dell'altro...
è tutta una sfida!!
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sono passati 9 anni
sono passati 9 anni dalla mia laurea, il 23 luglio del 1999.
in realtà non ho mai avuto in questi 9 anni la copia originale. è incorniciata in doppio vetro a casa dei miei. ed è giusto così.
quel giorno presi la mia unica e più importante lode della carriera universitaria. bei ricordi. un'emozione forte, senza dubbio.
ero bianca cadaverica, avevo lisciato i capelli, come sempre lunghi, avevo un vestito-tuta beige giromaniche e 10 kili in meno...e un anello di diamanti appena ricevuto.
la mattina piovve. probabilmente discussi la tesi, mentre diluviava. non ricordo.
Dopo tutte le esposizioni, il presidente ci fece mettere tutti in fila, spiegò che prima avrebbe letto le votazioni e dopo ci sarebbe stato un unico applauso generale, ma quando proclamò il mio 110 e lode, ci fu un boato, anche perchè come c'era da aspettarselo, forse un 40% degli uditori in aula, erano miei invitati.
e alla fine della proclamazione, mentre ormai non ci vedevo più perchè le lacrime mi avevano appannato la vista, mi resi conto che piangevano tutti.
Dio santo tutti, parenti, amiche, colleghi, piansero anche i miei vicini. abbracciai i miei e andai immediatamente a ringraziare il professore della tesi, paride caputi, colui che mi ha insegnato a camminare con la fronte verso il cielo e a lottare come una leonessa, SEMPRE.
insomma oggi giornata di ricordi... e mi va di mettere questa canzone, affinchè l'ascoltiate un pò.... se potete beninteso.
stralcio, ovviamente, perchè non è permesso metterla tutta...
LUCIO BATTISITI...
Gelosa cara amica mia
è proprio un tarlo una malattia
quella di non saper scordare
ciò che da me non puoi sapere.
tutti i miei amori precedenti
fanno più male del mal di denti
tutti quei baci che ho già dato
non vanno via con un bucato
Gelosa cara amica mia
io ti capisco veramente
tanto che ho detto una bugia
pur non essendo uno che mente
in confidenza amore mio
qualche problema ce l'ho anch'io
per non parlare dell'effetto delle tue ex cose di letto
L'odio feroce l'odio ruggente
fa male dentro e brucia la mente
io ti capisco ne so qualcosa
esser civile come pesa
Andiamo via, via dai fantasmi
in fretta via da questi inutili spasmi
lasciando qui i tormentosi masochismi
che inventano alla fine una tristezza che non c'è
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MURI VEGETALI il post
PARETI VEGETALI
il post di Sara, http://unracodelmon.blogspot.com/ sui muri vegetali, visti a PARIGI, è stato lo spunto per questo mio.
In realta abbiamo già parlato di pareti ecologiche, nel febbraio di quest'anno, quando intervistai ENRIQUE BROWNE.
ma l'opera di Enrique Browne si ferma puramente ad un rivestimento vegetale. Sono decorative e rasserenanti, consentono di sfruttare lo spazio verticale nei giardini e nei terrazzi molto piccoli. Ma soprattutto sono in linea con i dettami della bioarchitettura e con l'obbligo morale, per ciascuno di noi, di mettere in pratica strategie di risparmio energetico. Le pareti rivestite di rampicanti, anche su grandi superfici, costituiscono dunque una scelta 'intelligente' sotto molti aspetti.
l'opera di Patrick Blanck invece, porta la firma di un ricercatore e botanico, per cui i suoi muri vegetali, sono consistenti.
I giardini verticali di Patrick Blanc caratterizzano il museo di Jean Nouvel a Parigi.
Un muro vegetale di 150 piante, diverse. Un giardino come catalogo di specie vegetali. 4 corpi di un complesso, mai uguale a se stesso. 5 ingressi con prospettive, sempre nuove. Ritmato da scatole colorate e da infinite sfumature di rosso: ogni intervento sottolinea elementi non ripetitivi
Ibrido. Colorato. Scenografico.
E’ il Musée du quai Branly a Parigi, dedicato all’arte primitiva dei quattro continenti e impreziosito dall’opera di Patrick Blanc. I giardini verticali di Blac possono essere implementati ovunque, in ambienti esterni, come in quelli interni.
Il sistema è composto di tre parti: uno strato di PVC, uno di feltro e una rete metallica, un sistema auto-portante, senza terra, che può essere anche sospeso in aria. I benefici del Vertical Garden sono molteplici: migliorano l’aria, abbassano i consumi di energia, offrono una naturale barriera al suono e risultano sicuramente gradevoli alla vista.
Non importa dove si vive, città, periferia, clima caldo o freddo, all’aperto o al chiuso, il giardino verticale apporta un tocco di verde e di benessere a tutto.
lo stralcio evidenziato è tratto da www.architetturaedesign.it

http://www.verticalgardenpatrickblanc.com/
Anche nel caixa forum di MADRID opera di Herzog & de Meuron, si può apprezzare uno di questi muri.
I MURI VEGETALI IN ITALIA
In italia, una delle imprese più importanti che si interessa di queste pareti ecologiche è CAPPELLINI PIANTE.
http://www.cappellinipiante.it/
LA struttura di questi muri è alta circa 3 metri e larga 160 cm, ovviamente modulare e dotata di un sistema di irrigazione che distribuisce acqua, fertilizzante e disinfettante alla struttura. Alla base vi può essere una vasca per la raccolta e il riciclo dell’acqua.
Le piante sono inserite i alcuni piccoli nidi, fatti in feltro.
le piante vengono scelte in base al clima a cui è soggetto il luogo dove sarà costruito e all’esposizione a cui sarà soggetto l’impianto.
Il muro verde può essere studiato anche per interni, ovviamente prevedendo una base adatta. Il costo si aggira sui 500 Euro a metro quadro, se l’assemblaggio può essere fatto presso i vivai Cappellini, per arrivare ai 700 se le condizioni di lavoro richiedessero particolari cure e tempo.
Non sono state analizzate le proprietà fonoassorbenti o di isolamento termico di questi muri.
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stamane Barcellona è fresca,
stamane Barcellona è fresca, sarà per la pioggia che l'ha lavata ieri sera per una mezz'oretta. Mi sento in sintonia col tempo, perchè ho quasi soluzionato tutte le pratiche burocratiche inerenti al progetto di interior design, per un appartamento situato all'interno di un edificio che appartiene al patrimonio di Beni culturali del Paese. In quanto tale, credo che dalla consegna della documentazione fino al rilascio della licenza passerà un bel pò di tempo.
Se la sovrintendente è sempre la stessa persona, ricordo di averla chiamata varie volte, per una licenza, per il restauro di un edificio modernista, del quale mi occupai qualche anno fa. Bhe non si dovrebbe ricordare di me, altrimenti tarderà ancor di più!
;-)
Oggi è tempo di visite mediche, ormai ho studiato bene il mio organismo e ogni 2-3 mesi mi succede qualcosa. speriamo non si nulla di grave. la cosa bella, è che tutti i dipartamenti dei miei medici specialistici, stanno sulla Rambla, per cui tra un caffè al bar Vienna, un'occhiata ai mimi che sempre fanno sorridere, una sbirciatina ai periodici italiani in bella mstra nei chioschi, dovrei avere delle distrazioni, prima e dopo la visita medica.
lo so che adesso vi state preoccupando e lascereste ( ma non potete, per il momento) un sacco di commenti di in bocca al lupo.
apprezzo.
ps: ieri per caso Carlos Ferrater è capitato sulla mia personal web page, lasciando un commento insolente. Gli ho risposto con calma e spero che si faccia vivo in un momento in cui questa (la trovate nel linkario) sia più aggiornata. tutte le notti provo a creare delle pagine e sub pagine. con discreti successi e una totale ( quasi) assenza del mio benamato web master, qualcosa di concreto uscirà.
in realtà un post a Ferrater lo potrei dedicare, produce bella architettura.
voglio vederti danzare di Battiato a tutto volume in casa stamattina, per non pensare alle cose spiacevoli e far entrare le note nelle vene e nella testa più che mai.
poi scenderò per strada, con il mio Ipod e ballero ritmicamente fino ad arrivare al metro, mentre la gente non si curera di me, perchè...siamo a Barcellona.
statevi bene.
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Nel 1840, Thomas Cole,
THE ARCHITECT'S DREAM

Nel 1840, Thomas Cole, dipinge questo splendido quadro intitolato il sogno dell'architetto.
l'epigrafe sul capitello spiega che l'opera era destinata all'architetto Ithiel Town.
attraverso il grande arco di una loggia, incorniciata dai pesanti drappeggi, l'architetto è sdraitao su di una immensa colonna classica e guarda al di là della quinta arborea, che si trova nettamente in controluce.
la prospettiva parte da una guglia gotica fino ad arrivare alle linee spigolose di una piramide, passando attraverso architetture greche e romane, che sono disposte lungo un corso d'acqua dai riflessi argentati.
è noto che Cole fosse appassionato di architettura, prova ne è, la sua partecipazione ad un concorso di progettazione per lo State capitol Ohio. Ma in questo caso le dimensioni lillipuziane del protagonista, ben visibili confrontandolo con il fiocco della tenda e con le dimensioni dei libri su cui è appisolato lasciano che l'importanza sia centrata sullo spazio che diventa onirico, sublime, così come lo sono le architetture del passato che abbandonano per un momento il concetto del bello e del pittoresco.
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SONDAGGIO Il mio webmaster
SONDAGGIO
Con il mio webmaster , stiamo quasi per pubblicare il progetto dance (balletti alla Matt Harding) sviluppato nel mio viaggio intorno al mondo.
e ci troviamo dinanzi al dilemma della colonna sonora.
io avevo pensato a ROTOLANDO VERSO SUD dei NEGRITA.
(ovviamente se qualcuno può procurare la mail dei Negrita, mi farebbe cosa gradita, giacchè il sito è temporaneamente chiuso)
cosa ne pensate? avete altre proposte?
mail: giordanark@hotmail.com
ps: la tua opinione al riguardo è importante
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Leggere confusioni di una
Leggere confusioni di una mattina di fine luglio
La prima risposta positiva da parte di Dubai, in merito alla volontà da parte dell'impresa di voler farmi il secondo colloquio mi ha messo in crisi.
Erano già passate due settimane e i miei animi si erano placati, dopo l'eccitazione dei primi giorni in cui era sorta tutta la faccenda dell'offerta ben pagata e con previsioni di un'ottima esperienza progettuale.
Sono andata quindi a distrarmi, giacchè per un fatto personale dovevo andare a Diagonal.
sono entrata in un negozio di articoli per la casa di manifattura asiatica e mentre guardavo un contenitore bombato di vetro, col coperchio in vetro anch'esso, molto grande, di quelli che ci puoi mettere solo cazzate per decorare qualcosa, mi è caduto per terra. Mille pezzetti, un solo contundente rumore.
In un momento c'è stato il silenzio totale nel negozio (abbastanza grande) interrotto solo da una esotica musica cantata in spagnolo. Sono rimasta inebetita per qualche secondo e poi mi si è avvicinato subito il commesso, la cui unica preoccupazione, a quanto pare, era quella di vedere se mi ero fatta male.
Ma nulla di fatto, questa cretina colpevole di aver fatto cadere il contenitore è illesa.
Dopo un pò sono andata alla Fnac.
Ho comprato:
un libro di auto-apprendimento della lingua tedesca, con cd incorporato.
2 film: Il signore degli anelli e Babel.
Ho dato la carta di credito alla cassiera e il documento di identità spagnolo e lei, mi fa gentilmente notare che è scaduto. Guardo bene, e si, è proprio scaduto da 10 mesi.

A 30 centimetri da un semaforo in Diagonal, difronte al benzinaio di Verdaguer, dove siamo fermi per il rosso e siamo almeno in 10, vedo un bambino di circa 4-5 anni, col completino del Barça, pantaloni abbassati e mogliettina alzata e con vigore, vedo che sta espellendo il suo liquido giallo nel quadrato di terreno, dove è piantato un albero. Come i cani.
Ricordandomi dei bambini cinesi che hanno i pantaloni col taglio verticale sul di dietro, per ovviare ai loro bisogni ovunque e in qualsiasi momento, dico alla madre: "esistono i bar signora, per queste urgenze, ecco perché Barcellona puzza tanto, perché insegnate loro, ad agire in questo modo fin da piccoli"
Graziè a Dio scatta il verde e me ne vado, tra gli sguardi puntati di tutti gli altri, scrutando solo l'espressione mortificata della madre del bambino, che impietrito è lì a bocca aperta.
Acida e cattiva. Cattiva, cattiva bambina. E tutto questo perché sono angosciata e corrosa dal dubbio-dubai.
Nella metropolitana mi siedo e di fronte noto un ragazzo con la t-shirt di Chichen Itzà, che mi ricorda il mio Messico e al suo lato una ragazza con una pancia di circa 8 mesi.
E penso: eccola lì la mia situazione. Scatta immediatamente un pensiero che va verso il meccanismo di dipendenza-indipendenza, che traffica da parecchio tempo nei miei circuiti celebrali.
Da una parte i viaggi, l'esperienza a Dubai, un altro mezzo giretto del mondo, idea che accarezzo dalla settimana seguente al mio ritorno: paesi dell'est, Russia, medio oriente, Africa del nord.
Dall'altra parte l'dea di una famiglia e la maternità, questo piacere universale che scade come uno yogurth alla soglia dei 40.
Penso, rifletto e mi confondo, senza un ordine preciso delle priorità.
La mia stabilità emozionale potrebbe essere molto vicina. Un amore, una casa, una città, una vita normale. nè meglio nè peggio della mia attuale, solo profondamente diversa.
e forse, sotto sotto, ambita.
Vedo me, Stephan e i nostri magnifici bambini biondi con gli occhi chiari, che parlano italiano con accento tedesco.
È difficile fare chiarezza.
e
comunque non si fa pipì per strada.
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Architetto, instancabile viaggiatrice e appassionata di scrittura, scultura e archeologia. Nata a Milano, cresciuta a Napoli, si è formata professionalmente in quel di Barcellona. Ha già fatto un giro del mondo e sogna il secondo. Attualmente vive e lavora ad Amburgo.
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lavora a Londra, è vivace e determinata, blog vero e divertente - tripluca, vivere viaggiando....
luca è veramente uno dei miei miti, il mio RTW ha preso molti consigli dal suo manuale! - world-architects
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