Recibos Verdes (Ricevute Verdi)
Domingos Tavares
Lo conoscevo come il Preside della Facoltà di Architettura di Porto (FAUP). Or ora non ho più la certezza che lo sia ancora. L'unico fatto inconfutabile, salvo prova contraria, è che tra circa una mezzoretta anche lui presiederà la sua Ultima Lezione. Come già detto, si tratta di una tradizione accademica portuense (e forse anche lusa) per la quale il professore che vede spalancarsi le porte della pensionamento si prende la briga (o gliela passano???) di fare un saluto generale durante una sua Ultima Lezione. Una specie di conferenza con un titolo e un tema più o meno precisi. Io credo proprio che andrò a fare merenda.
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<< caffè “del sacco” o espresso??? >>
Proprio così. Pare infatti che in un noto caffè ultracentenario del centro storico di Porto sia possibile fare di queste scelte. È capitato a me proprio oggi, in risposta alla mia richiesta di un semplice caffè macchiato (o pingo, come si dice qua nel Nord). Nell’attesa, mi è venuto da pensare. Beh, ormai la cosa è risaputa: leggere i giornali su internet (invece che deliziarsi della materialità sporca delle pagine impresse) rivela un vantaggio incolmabile per le copie edicolanti. I commenti!!! La possibilità di esprimere un parere, alle volte anche secondo dopo secondo, sulle notizie all’ordine dei giorni passati, presenti e futuri. È viziante. Finalmente anche gli italiani hanno la possibilità di esporre le proprie idee alla pubblica gogna e di poterne verificare l’attendibilità sotto la lente del giudizio di altri italiani. Vero è che dall’altra parte dello schermo esiste sempre un moderatore, cioè colui che ad esempio “modera” certi giudizi di sinistra sui giornali di Destra E VICEVERSA. Ma esiste sempre una certa onestà anche nella moderazione. “Mai la lupara, quella mai!” diceva Monsignor Camillo a un giovane pretonzolo che chiedeva lumi sugli abitanti di Brescello. E qui: mai mutilazioni, quelle mai! La tua opinione o verrà pubblicata per intero o non verrà pubblicata affatto. Non ci saranno mai dei “falsi d’autore”. Almeno è quello che spero e credo. Ebbene, per restare sul pezzo, rendo noto che anche a Porto non mancano picchi e torrioni dai quali ammirare il paesaggio portuense. Uno di questi è la famosissima Torre dos Clérigos (monumento nazionale dal 1910) il cui apice, nel lontano 1750, rappresentava la più alta quota mai raggiunta da un edificio portoghese. La Torre dei Chierici è opera dell’italianissimo Niccolò Nasoni (1691-1773) figura FONDAMENTALE dell’architettura cittadina: molto della Porto che oggi conosciamo (o conoscerete) lo dobbiamo proprio al nostro paisà. È bene ricordare, però, che ci sono dei limiti ben precisi. È vero che la torre di per sé costituisce un fatto: un punto di vista sulla città piantato su un luogo ben specifico (il centro storico). Confermo anche, però, che NON esistono mezzi meccanici che ci vengano in soccorso durante quella dura salita (e parlo di 225 miseri scalini). Ci vuole pazienza, dunque, e robusta e sana costituzione. Stare in forma, ecco cosa ci vuole. Le “pancette” desistano pure dal solo pensiero. Tuttavia, quando sei lassù in cima, a 75 metri DAL SUOLO (e NON dal mare), ognuno di noi ha una libertà quasi totale. Si può pensare che quella vista non sia nulla di eccezionale; chi può, potrebbe cominciare a fare dei paragoni con altri picchi mondiali (Torre degli Asinelli, Empire State Building, Cristo Rei di Rio de Janeiro…). Oppure ci si può soffermare su quella piazzetta laggiù in fondo; sul rapporto della città col fiume; sulle tegole alla marsigliese; sul risultato della tua squadra del cuore che affronta il pericolo mentre tu stai lì, lontano dai “ragazzi”…fate vobis. Si può dire semplicemente: mi piace, non mi piace.
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Buonanima
Cosa fare a Porto dopo aver terminato un Siza-Tour.
Se fosse per me, non ci sarebbero mezzi termini. L’architettura portoghese è un prima di Siza e un dopo Siza. Nulla più (nulla meno). Vero è che un po’ dappertutto si possono trovare le pubblicazioni delle opere di giovani promesse lusitane, ma il picco del maestro di Matosinhos è irraggiungibile, così come lo è, PER ADESSO, il contributo che “il suo stile” e “il suo modo di pensare” ha dato alla formazione architettonica del Paese intero. Amen. Detto questo, faccio presente che qui sono molto vicini al ricordo dei maestri modernisti, i maestri dei maestri, coloro che riuscivano a fare qualcosa di diverso prima e nonostante il regime (o anche grazie al regime, chi lo sa!). Tra i tanti, ricordo José Marques da Silva, a memoria del quale esiste anche una fondazione. Passando per la biblioteca Almeida Garrett o per la stessa Fondazione, qualcuno troverà sicuramente un opuscolo molto interessante con sopra stampate le fotografie di alcune opere qui a Porto e relativa mappa della città per poterle localizzare. E a chi facesse piacere dare un’occhiata a certi vecchi e gloriosi edifici anni 20-30…
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non tradotto
La tradizione accademica portoghese (specie quella del nord del paese) non ha nulla a che vedere con quella italiana. I Goliardi? Ma chi sono??? Dilettanti al loro cospetto. Qui SI SENTE il senso di appartenenza alla facoltà. E perché, in Italia no??? No, non come qui. M’immagino già le critiche. Vorreste dunque degli esempi??? Eccone uno bell’e fatto. Si tratta di un “trattamento” riservato ai professori più importanti. (Diciamo i top-prof). Si da il caso che, come tutti, arriva il giorno in cui il top-prof dà la sua Ultima Lezione. Detta UL viene celebrata in pompa magna. Compare la cartellonistica per tutta la facoltà, con la foto del celebrando e il titolo della sua UL (come se si trattasse di un workshop della durata di …una lezione!!!). In genere il celebrando, o top-celebrando, fa un rapido excursus di tutta la sua vita, di quello che per lui è l’architettura e di bla bla bla.
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http://jn.sapo.pt
O dia da última aula
A história de... Alexandre Alves Costa
2010-01-21
CARLA SOARES
Arquitecto portuense enfrenta "liturgia académica" e passa a professor jubilado ao fim de quatro décadas de aulas em Belas Artes e na Faculdade de Arquitectura.
Porto é a única cidade onde diz ser capaz de viver. Mas tem obra espalhada por vários locais do país
Após quatro décadas a ensinar outros arquitectos, Alexandre Alves Costa dá hoje a sua última aula como docente da Faculdade de Arquitectura da Universidade do Porto (FAUP). Chegou o momento da jubilação. Mas será "mais uma liturgia académica" do que uma despedida, explica, pois estará novamente diante dos seus alunos, logo na manhã seguinte.
A cerimónia marca uma nova etapa num percurso que iniciou em 1972, formando várias gerações. Pelas suas aulas passaram praticamente todos os arquitectos da geração que se seguiu a Souto Moura. É que Alves Costa também deu aulas de História da Arquitectura Portuguesa, cadeira que juntava todos os alunos. Depois da "aula formal", que terá entrada livre, às 17.30 horas, no auditório da FAUP, promete continuar a ensinar, num curso de doutoramento. É um seminário de projecto de tese. E no próximo ano lectivo? "Se me convidarem e se tiver forças para isso, vou ", responde bem-disposto, a poucos dias de fazer 71 anos. Nunca interrompeu o ensino. Passou pela Escola de Belas-Artes, é professor catedrático da FAUP e continuará, também, a dar aulas na Universidade de Coimbra. Questionado sobre qual o momento mais gratificante, respondeu sem hesitar: "Para quem gosta muito de ser professor, são todos". Mas confessa que gosta mais de aulas correntes do que das especiais. A de hoje será tudo menos corrente. Até lá estará o ministro do Ensino Superior, Mariano Gago. E a sua obra de eleição? "É a última". A valorização do Convento de Santa Clara-a-Velha, em Coimbra, recebeu o prémio Diogo de Castilho 2009. Ali, fez um trabalho "apaixonante".
Autor de uma vasta bibliografia, participou na requalificação da Baixa do Porto, na remodelação do Cine-teatro Constantino Nery, em Matosinhos, ou na recuperação da aldeia de Idanha-a-Velha. Sempre viveu no Porto. "E nem queria viver noutra cidade, não seria capaz", garantiu ao JN. No Porto, nasceu e casou. Tem três filhas, uma delas arquitecta, e sete netos.
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ERREI!!!
Scrive questo utente:
Ciao Ed,
ti scrivo per correggere, a mio avviso, un tuo post del 4 gennaio.Ossia quel tratto di lungo-oceano che va dalle favolose piscine alla suggestiva casa do chà è Leça e non Matosinhos, o sbaglio?
Rispondo a questo utente:
hai perfettamente ragione!!!!
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polilinguistica
e ritornerà il tempo delle passeggiate a Matosinhos, paesino natale del Siza nazionale, a Nord-Ovest di Porto, sull’Oceano. È lì: è lì che si va, quando si vuole mangiare del pesce che si rispetti e “fatto” “come si deve”. Ho visto persone commuoversi al solo ascoltare la pronuncia lusa della parola OCEANO. Ma a me ha sempre fatto venire in mente solo due cose: un preto, un Don Giovanni di São Tomé e Príncipe che bazzicava per una discoteca del Bairro Alto, a Lisbona, un famoso “sciupafemmine” per intenderci; e il Grande Oceano, ex giocatore dello Sporting Lisboa, ora Selezionatore dell’Under 21. Altro pretão e chiusa parentesi. Un lungomare, quello di Matosinhos, riassettato dal Siza nazionale, e che dalla Piscina delle Maree ti accompagna fino alla casa del Tè. Entrambe opere somme del Siza nazionale. Perché o que é português (ou nacional), é bom!, come dicono qua. E non vi faccio neanche la traduzione, così come non fanno “loro”, sui libri, che quando fanno le citazioni di testi inglesi o francesi o… te le spalmano lì, e tu devi conoscere l’inglese o il francese o… per comprendere il significato di quelle parole riportate in corsivo e staccate dal resto del paragrafo e che, per tale fattura, devono essere sicuramente importantissime e cioè deve essere sicuramente importantissimo comprenderle. E allora io mi chiedo: e quando la citazione è di un giapponese? E da “loro” non ottengo risposta alcuna, perché è implicito che tutti i testi “degli orientali” siano già tradotti in inglese,…in francese, “o...” .
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per intenderci
Siza sta a Mourinho come Report sta a…aaaa….aaa quella trasmissione sui Pacchi e sulle Regioni e sulla gente che piange mentre recita la letterina. Avete capito. È una questione di soldi buttati ai lusitani.
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Reminiscências
<< Boas Entradas >>, in Portogallo si dice così. “Buone Entrate”, letteralmente traducendo. E qui non si parla di pietanze (entradas = antipasti), bensì della speranza di poter atterrare sul nuovo anno con entrambi i piedi. Il che non costituisce, a priori, un vantaggio. << “…della speranza di poter atterrare sul nuovo anno con entrambi i piedi”? Ma che mi*** vuol dire? E se poi è un anno di me***? >>. E allora un problema alla volta, dico io. Mi ricordo, tempo addietrissimo, di aver trovato un video di Siza su internet. Deve averlo girato il figlio, il già noto Alvarinho o Álvaro Leite, durante una Pasqua di non so quale anno. Una casa antica, vecchi e vecchie, Alvarinho che si lamentava dei suoi problemi in studio, e Siza: che se ne stava tranquillo, lì, seduto in un cantuccio. Da un punto di vista blasfemico, come un Padre Pio di fronte al focolare con i frati cappuccini. E qualche fanciullo, se non ricordo male, che, per un ragionamento suggerito dalla logica, doveva trattarsi di pronipote o simili.
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Presepisti o Alberisti
Dubbio amletico. Quale cosa è realmente rappresentativa nel Natale delle nostre famigliole? Le vie di mezzo non valgono, così come il salomonico "entrambi!". O si è presepisti o alberisti, su...decidetevi! Perché da quello si capiscono molte cose. In genere le donne sono alberiste, mentre gli uomini (di arte e di poesia) sono presepisti. Sarà per questo, forse, che non mi sono ancora sposato. Per gli ammiratori di De Crescenzo la citazione è ovvia. Buon appetito! Ed.
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chi cerca...non trova.
Siamo alle solite. Ma che gli avrà fatto mai, mi chiedo incredulo (e inutilmente). Cercare nelle librerie del materiale su Gehry è un insulto scritto e timbrato al purismo di Stato dell’Architettura lusa, quella che qui scrivono con la A che conta. E dire che io pensavo che gli stitici del Gehry-pensiero fossero (in gran parte) gli italiani. Oggi, altra vana ricerca nel bookshop della Facoltà di Architettura (FAUP). Anche nelle normali librerie: niente (o poco). Mi ricordo l’epoca in cui cercavo del materiale per la tesi. In una rivista spagnola, beccai una foto di Siza e Ghery…vicini vicini. Il primo disegnava su un quaderno, l’altro seguiva i tratti della mano senza (apparentemente) capirci qualcosa. E il titolo diceva pressappoco così: Siza batte Gehry…o qualcosa del genere. È una questione proprio iberica.
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Rosy Bindi, la vittima
Eeeeh si, cari lettori, avete capito proprio bene. Perché dovete sapere che quando un Presidente del Consiglio viene aggredito, non deve fare la vittima. Due denti rotti e altre ferite? Poche ciance, cosa volete che siano! Sempre meglio che tre denti rotti, no? Eeeee alloooora!!!! Su con la vita! Certo che ho lasciato proprio una bella Italia, non c’è che dire. Ma veramente pensate che all’estero siano così idioti da bersi le sciocchezze della Sinistra italiana? Il Bene da una parte e il Male, con nome e cognome e schiera di diavoletti al seguito, dall’altra? Non sottostimate troppo il quoziente intellettivo dei non-italici. Mica si fanno tutti ammaestrare come succede in Italia. E con questo chiudo il mio OT. L’architettura portoghese? Sta bene, grazie.
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Lode al creatore di pale
se dicessi che l’Architettura Portoghese non è altro che “un prima di Siza e un dopo Siza”, rischierei un’incriminazione morale per…come lo posso chiamare, vediamo un po’…forse…vilipendio alla Nazione Lusa? Ovviamente no, perché vivo in un paese civile. C’è però da dire che io ho scritto la parolina “morale”, il che cambia completamente le cose. Le inverte. Ma per quanto ve la vogliano tirare per le lunghe con i vari Carlos Ramos (maestro di Fernando Távora); i Fernando Távora (maestro/amico di Siza) e i Souto de Moura (discepolo/amico di Siza); Siza è Siza: è il top e niente più. Non mi è mai capitato di leggere un commento del tipo “con questa opera, finalmente, l’allievo Souto supera il maestro…”. Mai. Né in Italia né qui. Sarà pure per una questione di pudore, di reverenza o di… come lo posso chiamare, vediamo un po’…forse…vassallaggio, o sudditanza psicologica, come quella del periodo d'oro Moggiano della Calciopoli nostrana? E dire, però, che quando si parla di Siza e di Gehry, ad esempio, ne sento parlare di “confronti”, di “questo batte quello”…e quasi sempre (anzi sempre) a vincere è il “questo portoghese”. Come mai? E perché uno è bianco e poetico, fa le finestre a nastro e la pala in cemento che copre le finestre a nastro, mentre l’altro usa il titanio e un programma con un nome di donna.
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"Ed", neolaureato. Per andare al lavoro devo girare all'altezza della stazione della metropolitana progettata da Souto de Moura. Dal bar dove faccio una pausa mi tocca scrutare la Casa da Música di OMA/Rem Koolhaas. E stasera c'è pure la grigliata alla Facoltà di Architettura. No, Álvaro Siza Vieira non sarà il cuoco. Questa è Porto, con alcune sue cronache.
Recibos Verdes (Ricevute Verdi)
linkario:
- Siza in Brasile
Mostruosamente bello. Il brutto che piace - Casa Studenti in Portogallo
Un articolo interessante - Altro link su Obra de Arte
ma è in Portoghese! - Ultimo commento politico su questo blog
Vi prego guardatelo perchè è lindo! - 'O sole mio
Come certi commenti delle nostre professoresse: "Il ragazzo si applica ma..." - le ultime su Siza dal noto fotografo Fernando Guerra
beh, prima di venire a vivere qui io non lo conoscevo a Fernando, ma comunque... - El Croquis su Siza
CENTRO METEREOLÓGICO EN LA VILLA OLÍMPICA - Una possibile verità
da non scartare - altre assurdità
molte altre - Saramago e a Iberia
versão portuguesa - Saramago e l'Iberia
versione italiana - pagina abbastanza completa su Cristoforo Colombo e sull'ultimo mattonazzo di Oliveira
date un'occhiata "completa" - queimas
"cheime" di porto - queima de coimbra
200? - Fantozzi
"Posso dire una parola io?"
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