Sotto le torri - una senese a Londra
l'anno della cicogna
Buongiorno cittini vicini e lontani, e un caloroso augurio di un luminoso 2010, ricco di sorprese!
L'architettessa è tornata all'ovile londinese nella tarda serata del 2, dopo una settimana tra le Crete e tre giorni a Innsbruck. Il ritardo mostruoso con cui vi faccio gli auguri è dovuto al fatto di essere vissuta ben 12 giorni senza internet. Un record quasi assoluto, vissuto con sorprendente scioltezza. E che mi ha permesso di raggiungere un traguardo che avrei creduto impossibile: vivere per quasi due settimane senza facebook. Il mio orticello virtuale sarà in stato di putrefazione avanzata ed i regali di Natale sotto l'alberello digitale probabilmente scaduti. Anno nuovo vita nuova, si dice: in realtà ritornare alla consolidata routine è stata quasi una coccola, ed il ritorno meno traumatico di quello che temessi. Del resto in tempi come questi avere le proprie piccole certezze conta, e non poco. In studio siamo ancora semi immersi in una situazione piuttosto "festive", o meglio da bagordo letargico post natalizio. Anzi, il conto e il riconto (ma si dirà?) della dodicesima notte è stato lo sport preferito dei colleghi anglosassoni dell'intera giornata di oggi; la dodicesima notte dopo il Natale, in cui è tradizione smontare l'albero. A giudicare dai cadaveri di alberelli miseramente abbandonati per le strade direi che qualcuno si è saggiamente avvantaggiato. A quanto pare la civiltà con la C maiuscola non è arrivata nemmeno quassù al 100%.
Al mio rientro non ho trovato novità significative, ad eccezione della chiusura della bancarella del fioraio a South End Green, che ha lasciato un cartello piuttosto commovente (sul serio), firmandosi Mr Flowers. A Febbraio rientrerà anche la collega che era in scholarship per nove mesi; non nascondo che non faccio balzi di gioia scomposta, dato che è una delle persone più antipatiche che ho incontrato, eufemisticamente - ma del resto io vado molto poco d'accordo con gli Scorpioni. Soprattutto se sono ascendente Signorinarottermeier come lei. Ad ogni modo credo sia un buon segno, se hanno deciso di riassorbirla, significa che lavoro ce n'è.
Ma la vera novità è che la cicogna volerà da queste parti (cioè, oh...non troppo vicina alla sottoscritta, per carità) due volte, ad Aprile ed a Giugno. Il primo lieto evento riguarderà il mio collega, Alex, e consorte; il quale Alex, che di primo acchito non dimostra più di undici anni, da un paio di mesi passa le pause pranzo a leggere le recensioni di passeggini e culle da neonati. Quando mi sono congratulata della lieta novella, ha sentito la necessità di informarmi che "well, you know, my wife is 33", con un'alzata di sopracciglia che sottintendeva qualcosa di simile a un "o adesso o mai più". Sulla faccia mi si è dipinto un sorrisino opaco e ho deglutito a fatica. Un mese dopo è stata la volta della collega tedesca, classe 1983, che da quando è incinta ha smesso di grugnire, accenna tentativi di sorriso e la mattina saluta. In un momento di sbalorditiva comunicatività mi ha anche mostrato l'ecografia - poco importa se al momento la sottoscritta ha confuso la panza con la testa del nascituro. Quando mi ha comunicato la novella, al di là del "oh my gosh" la prima cosa che mi è uscita dalla laringe è stata "ma sei così giovane", e lei "no no non sono giovane per avere un figlio". Ha ragione, naturalmente. Ho esibito un sorrisino ancora più opaco e ho deglutito con sovrumana fatica. Intendiamoci, non è fuori dal mondo avere un figlio a 26 anni: lo è in Italia, se sei "libera" professionista e/o laureata. Sarà la prima gravidanza che seguo in diretta giorno dopo giorno, e non nascondo che spesso l'occhio mi casca sulla sua pancia, nel tentativo di intravedere il bump, come lo chiamano qui, lo sviluppo del pancione.
Sul fronte personale si è chiuso un anno molto intenso, di scoperte, di miglioramenti, di conquiste quotidiane e di consolidamento di piccole certezze. Un anno non particolarmente brillante dal punto di vista della salute, ma che proprio per questo mi ha consentito di conoscermi meglio, dal punto di vista prettamente fisico. E questo mi ha permesso di concentrarmi, buona parte dell'anno, a una pratica per me quasi sconosciuta, quella che in senso ampio viene definita wellbeing. Che non è solo attività fisica (quella non è mai mancata), ma è un ascoltare se stessi, almeno per come la sto vivendo io, capire cosa fa bene e cosa no. A livello mentale ma soprattutto fisico, e specificamente alimentare. Non che prima mi infilassi in bocca quello che capitava (figuriamoci, sono sempre stata abbastanza fissata); diciamo che ho imparato una serie di cose che prima ignoravo. E tutto questo senza Londra non sarebbe stato possibile. Solo qui ho trovato una tale varietà di cibi etnici, healthy e curiosi, dall'estremo oriente al sudamerica, che hanno cambiato il mio approccio alla cucina e probabilmente alla vita. Del resto sono convinta che la cucina, nella concezione, nelle filosofia e nella realizzazione sia molto simile all'architettura. C'è una struttura di base, c'è dell'inventiva, a volte c'è il genio; talvolta c'è l'uso di un materiale in modo non "ortodosso" che destabilizza la percezione ma aiuta a vedere le cose sotto una luce nuova, ad ampliare la visuale mentale; c'è il materiale tradizionale accostato al materiale inusuale, che rafforza la percezione di entrambi; c'è il particolare azzeccato, a volte il tocco di genio, che non ti saresti aspettato ma senza il quale il "prodotto" finale non sarebbe lo stesso.
E potrei andare avanti....ma dopo questo ispiratissimo parallelo, mentre continua a nevicare, da Fitzjhon's Avenue vi saluto.
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metti un sabato a londra....
no, we can't. maybe
ma lasciateci provare.

(grazie della foto a Chiara Zilaghe)
io c'ero perchè mi era stato assicurato che non ci sarebbero state altre bandiere se non quella italiana e quella viola. era vero.
c'ero perchè mi avevano promesso che i toni della discussione non avrebbero assunto accenti volgari, beceri, scomposti, e che la discussione ci sarebbe realmente stata. era vero.
c'ero perchè mi avevano detto che, almeno qui a londra, la manifestazione avrebbe raccolto i malumori di tutti, da destra a sinistra, e avrebbe dato loro una voce. era vero. il titolo della manifestazione forse era fuorviante, o magari sono stati aggiunti contenuti via via che prendeva forma. ma non mi interessa. finché si grideranno cose in cui credo griderò anche io. anche da sola o con pochi intimi, all'occorrenza.
c'ero perchè mi mortifica, come italiana e come essere umano dotato di raziocinio, che in Italia si continui a definire politica una sottospecie di programma contenitore a reti unificate, un reparto geriatrico sbrindellato e sudicione, popolato di mafiosi e culi al vento.
c'ero perchè sono stufa di sentir parlare di società come un'entità evanescente a cui tutti e nessuno sembrano appartenere, a seconda della convenienza. io non sono la società, non lo sono nel bene e nel male, ma per fortuna ho ancora un corpo e una voce, e non sono evanescenti (voce soprattutto…). e questi ho portato, sabato, il mio corpo e la mia voce. insieme a tanti, tanti altri, più di quanti avessimo pensato.
grazie a tutti
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nuota che ti passa...
a scanso di equivoci, esisto ancora. gli ultimi mesi sono stati abbastanza impegnativi dal punto di vista del lavoro. un cantiere che mi ha tolto tre anni di vita dovrebbe essere praticamente finito, salvo alcuni snagging items, alcune cose da sistemare. la ricerca degli snagging items per la verità sembra diventato il passatempo prediletto del cliente, anzi delle clientesse, perchè di questo si tratta: un lavoro che, tra le altre cose, ha riguardato la realizzazione di una nuova playgroup all'interno di una parrocchia. in realtà questo doveva essere una sorta di appendice a lavori più importanti, che grazie a dio sono finiti senza strascichi. in questo caso siamo invece, è proprio il caso di dirlo, in balia delle responsabili del playgroup, amabili signorine (di età variabile tra i 20 e i 70) ispirate da un solo credo, ad eccezione di quello religioso s'intende: gli architetti devono essere in grado di prevedere il futuro. perchè è per questo che li abbiamo assoldati e pagati. non mi attardo in particolari incresciosi, preciso solo che questo pool di cervelli mi ha fatto ripetutamente rimpiangere i soci. il mio boss, il gozzo più sgargiulo d'inghilterra, quando si accorge che la mia pazienza ne ha per poco (il che capita piuttosto spesso, dato che il padreterno non mi ha dotata di grosse riserve di pazienza) sorride e pronuncia la mia frase preferita: leave it with me. lascia fare a me, con il sorriso sornione di chi sa che sta per divertirsi. e sta per divertirsi sul serio, perchè ha ormai raggiunto la maturità (professionale) di chi sa che può osare dire e fare (quasi) tutto. politely, s'intende, in modo tale che alle signorine in questione rimanga il dubbio se costui le sta prendendo per il culo o no. il che, dite quel che volete, è una forma di arte. e per un lavoro che finisce (prima o poi) ce ne sono altri che iniziano o vanno in appalto. il lavoro della magione nel buckinghmshire sta andando avanti, con i ritmi sincopati della planning lady, come la chiama daniel, ovvero la signora deputata al rilascio del planning permission. la quale deve essere la versione urbanistico-edilizia della signorina rottermeier, dato che ha rigirato i nostri disegni come un calzino, per poi invitarci a ridisegnare i camini. quello che non manca mai di stupirmi ogni volta è il "filo diretto" tra architetto e tecnico degli uffici - la planning lady non è altro che l'equivalente del responsabile che lavora all'ufficio tecnico di qualsiasi comune italiano. se telefoni e la persona non c'è, lasci il messaggio e la persona veramente richiama quando torna in ufficio; se scrivi le mail all'indirizzo che ti è stato fornito, la persona veramente risponde alle mail, e con cognizione di causa, avendo cioè il disegno sotto gli occhi. alcune cose sono state decise nel corso di quella che potrebbe essere definita la versione telefonica di una partita a poker: daniel non voleva scoprire troppe carte perchè il "carico" avrebbe voluto giocarselo in futuro; dove per carico si intendono alcune soluzioni che ci avrebbero fatto guadagnare punti, da barattare disinvoltamente con altre soluzioni meno "ortodosse". ad ogni modo qui l'approccio è notevolmente diverso, e la stretta collaborazione tra le due diverse parti della barricata è una realtà totalmente sconosciuta in italia. un altro lavoro che si svilupperà con tempi geologici riguarda la realizzazione di un museo nella cripta di una delle chiese più antiche della city. per la verità gli auspici del reverendo, ed anche i nostri, sono che il progetto si autoalimenti fino a coinvolgere tutto il complesso della chiesa e degli spazio annessi; che nella loro fruizione turistica sono, attualmente, quella che dalle mie parti si definisce una "colica", cioè un qualcosa di quasi fisicamente penoso.
circa un mese fa ci sono state le reviews, ovvero le "revisioni" annuali: dei veri e propri happening nel corso dei quali il dipendente si trova faccia a faccia con i proprio datori di lavoro, più la practice manager della società (la quale ha richiesto, esaudita, la mia amicizia su facebook....e la cosa mi sgomenta un attimino), più un visitor partner da uno degli altri due studi spersi nel lontano ovest del regno. siamo stati tutti coccolati per benino, e a quanto pare il carico di responsabilità nel prossimo anno è destinato ad aumentare; cosa lusinghiera e auspicata :-).se non avessi un attimino allungato l'orizzonte temporale della mia permanenza quassu', tra un paio di mesi sarebbe stata l'ora di togliere le tende. e ancora non posso credere che davvero siano passati quasi due anni. rivedo la mia vita quassu' come i paesaggi che sfrecciano veloci intravisti da un finestrino di un treno, un fantasmagorico spettacolo di un proiettore per diapositive impazzito. il 2010 rimarro' quassu'. solo per un altro anno, il tempo di spremere fino in fondo, e ancora, questo caleidoscopio che chiamano londra. sono grata a questa città per quello che mi ha dato e mi sta dando, per il senso di indipendenza, per le amicizie che sono nate e che talora, pur nella distanza spaziale e temporale, si sono rafforzate; per gli stimoli continui e i nuovi interessi che ho modo di coltivare. e in ultima analisi, per quello che, attraverso londra, sto conoscendo di me. la crisi c'è ancora nell'aria, e viviamo tutti (almeno i segaioli come la sottoscritta) con un sottile senso di paura e instabilità; che credo sia comunque generalizzato a livello globale. c'è chi dice che la crisi sta passando, chi sostiene che questa è solo una specie di tregua e il peggio deve ancora venire. va da sé che poi ognuno il proprio disagio e la propria frustrazione li sfoga come meglio lo aggrada. personalmente sono convinta che il londinese medio li riversi all'alba nella corsia numero 7 - la cosiddetta fast lane - della piscina dello swiss cottage leisure center. qui la sottoscritta si imbatte quotidianamente negli esemplari più aggressivi della storia dell'umanità, che muniti di occhialini neri a specchio, pinne e ipod sommergibile, devolvono i loro sforzi belluini nell'ingarellarsi l'un l'altro, superando il prossimo anche da sott'acqua, meglio ancora se scalciando e inveendo. e siccome sono tendenzialmente competitiva anche alle sette meno un quarto del mattino, ne emergo un'ora dopo distrutta, ma carica per affrontare le quotidiane sfide...compreso lo spettro della crisi.
e anche per oggi... da fitzjonh's avenue è tutto.
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tra paure e soprattutto novita'
ma che fine ha fatto la biondina della foto, con un cappellino blu da cittina nonostante i 31 si avvicinino inesorabili? è ancora viva, e toccando ferro (e legno anche va', che quassù lo si preferisce) ha ancora il suo lavoro. un privilegio assoluto, lo voglio bello dire. una fortuna vergognosa in tempi come questi. lavoro a parte, su cui torneremo a breve, l'architettessa si è dilettata negli ultimi tempi tra: computer scassato, amenità burocratiche legate a quanto scoprirete sotto, più due clonazioni a ruota di carte di credito, una italiana, l'altra anglosassone...con la differenza che nel secondo caso, a 96 ore dalla clonazione, avevo già i soldi sul conto. nel primo caso, in nome di un'efficienza perfettamente italian style, mi sono stati richiesti un paio di chili di carta da compliare nonchè denuncia...che provvederò a fare il prossimo sabato, all'indomani del mio rimpatrio di 48 ore. al solito comando dei carabinieri, ovviamente; laddove un lustro fa, in occasione di un'altra clonazione, appresi dal carabiniere di turno, non senza turbamento, che a siena c'è il mare. ma questa è decisamente un'altra storia.
la vera novità è che ulisse ha finalmente trovato la sua nuova itaca: alla fine mi sono decisa, prima di trasformare il forno nella succursale del cassetto della biancheria. la ricerca della casa, a cui ho amorevolmente devoluto buona parte delle mie pause pranzo da inizio maggio, si è concretizzata nella seconda metà. da allora sono partite infinite transumanze le sere dopo lavoro, durante i giorni più ventosi che londra ricordi dall'inizio del millennio. il trasloco, con tutte le amenità connesse, mi ha ciucciato buona parte delle energie, fisiche, intellettuali e temporali. il lavoro e l'attività sportiva me le hanno se dio vuole esaurite, ma la soddisfazione di esserci riuscita, e da sola, mi ha ringalluzzito. la nuova casa è in una zona decisamente più carina, nella parte finale di hampstead e infinitamente più comoda sotto molti punti di vista. l'attrazione principale della zona pare sia rappresentata dalla casa del signor freud, a 150 metri dal mio uscio di casa, dove si dice che sia gelosamente custodito nientepopodimenochè il famoso lettino delle sedute psicoanalitiche. freud a parte, la zona è molto verde, pulita, a 20 minuti a piedi da regent's park e altrettanti da hampstead heath, uno dei parchi più belli e forse meno conosciuti di londra. più che un parco, un'area sterminata a bosco e brughiera a cui è stato costruito attorno. lo studio flat è su due livelli, il che mi permette di cullarmi nella beata illusione di vivere in un bilocale anzichè un mololoculo.
l'eleonora di un anno fa ci avrebbe pensato e ripensato al cambio di casa...e alla fine avrebbe detto no. le incognite di vivere a londra ora, e lavorare come architetto, sono tantissime. inutile nasconderlo: stiamo tutti, come di dice dalle mie parti, a culino stretto, con la paura cioè di essere mandati a casa dall'oggi al domani. come ho detto e ripetuto più volte, io sono nata ansiosa e la sega mentale è senz'altro la disciplina in cui eccello: ritoccando ferro e legno non siamo con le mani in mano per adesso,tutt'altro e i lavori ci sono; anche perchè come vi raccontai alcuni mesi fa, una collega starà via fino a gennaio per un master, ed i suoi lavori li abbiamo assorbiti noi. ma le carte in tavola fanno presto a cambiare. ragion per cui ho deciso che se dovevo stare in ansia comunque, quasi come filosofia di vita diciamo, tanto valeva farlo in bellezza e in una casa più...casa.
chi mi segue dall'inizio sa che il limite temporale che mi ero prefissata erano un paio di anni...nel corso del tempo ci ho preso gusto, naturalmente, londra mi ha conquistato del tutto e ha conquistato anche le tenera metà, tanto è vero che ho un attimino esteso, almeno in linea di principio, l'orizzonte temporale. ma se le cose dovessero prendere una brutta piega, mi basterebbe comunque riuscire ad arrivare a gennaio. quando parliamo della crisi, poche volte a dir la verità (sono tutti molto pragmatici) patrick scuote la spalla e di riflesso il gozzo e dice che questa è la sua terza recessione da quando lavora nello studio. e, sottintende, sono sempre sopravvissuti....e ci devono essere stati anche momenti peggiori, dato che lo studio festeggia quest'anno il 125esimo anniversario.
i progetti a cui sto lavorando adesso sono molto belli. uno è una ristrutturazione di una casa di campagna enorme nel buckinghamshire, con una serie infinita di stratificazioni, brani medievali si fondono con elementi giorgiani e novecenteschi. le stratificazioni e le "aggiunte" continue se da una parte hanno dato carattere al complesso, lo hanno reso molto confuso nella fruizione e organizzazione di spazio e percorsi. cosi' ingarbugliato che nella porzione più storica e più caratterizzata i proprietari di fatto non riescono ad abitare. il nostro intervento di conseguenza mira ad un'organizzazione più razionale dello spazio interno, unito ad alcune modifiche esterne che rispettino ossequiosamente la preesistenza; assieme a lavori di restauro vero e proprio. accanto a questo, finalmente mi è toccata la mia prima extension di una chiesa; si tratta di riprendere un progetto "vecchio" e modificarlo, ma ci sono altre extensions più piccole in altre zone della parrocchia, il tutto, e sembra la volta buona, da portare all'esecutivo. da luglio inoltre dovrebbero partire i lavori che ho seguito dall'inizio all'interno e all'esterno di un'altra chiesa... tre lavori ed un unica impresa, che ha fatto il "prezzaccio" perchè la parrocchia non aveva fondi a sufficienza: rifacimento di tre tetti con annessi lavori di recupero della pietra, un nuovo ufficio e, che non manca mai, nuova cucina e servizi. ecofriendly, ovvero mobili della cucina fatti con barattoli di yogurt e tazzine di plastica riciclate.sono proprio curiosa di vederli in opera.
negli ultimi mesi ho avuto la soddisfazione anche di aver visto diversi lavori iniziati e finiti, progetti che erano stati affidati a me e che ho potuto seguire dal rilievo al certificato finale. sarà che qui le cose si muovono più veloci, che sono stata fortunata, ma in italia non mi era mai successo; qui sono andata e vado ai meeting precontratto, ai meeting durante i lavori, vengo sguinzagliata in cantiere con elmetto e giacchino fluo con gente che ascolta quello che dico, se lo annota e, uditeudite, lo fa davvero! due di questi sono lavori di restauro vero e proprio, (pulizia della pietra, ristilatura dei giunti di malta, consolidamento strutturale e delle pietre, rifacimento del manto di copertura) su due chiese di wren nella city; un altro sono lavori prettamente di conservazione su delle tombe monumentali in un giardino-cimitero (concetto assolutamente inglesissimo) in un paesino lungo il tamigi alle porte di londra; ci sono passata oggi per un altro lavoro che dovevo controllare li' vicino e mi si è aperto il cuore a vedere le tombe pulite, consolidate e senza più "pezzi" mancanti...soprattutto perchè altre persone si raccoglievano a guardarle e sembravano compiaciute.
spero che tutto questo duri il più possibile percheè davvero mi sta dando delle belle soddisfazioni, sia come crescita personale- professionale per la quantità di cose che imparo ogni giorno, sia per la soddisfazione professionale itself.
e per stasera, da, attenzione, fitzjohn's avenue, è tutto!
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charity e dintorni
c'è una cosa in cui gli inglesi sono nettamente superiori agli italiani....voglio dire, a parte l'esattezza delle previsioni meteorologiche, il giardinaggio e l'affidabilità dei mezzi di trasporto (e magari anche si, la scarsa evasione fiscale ed il rispetto della legge...ma non ci infognamo nella retorica...): i charity shops. non si può dire di essere vissuti a londra se almeno una volta non si è entrati e non si è indugiato in un charity shop....e da lì alla dipendenza assoluta il passo è breve. provare per credere. charity-chic, questo il termine che è stato coniato nemmeno tanti anni fa. gli inglesi, di entrambi i sessi, adorano mixare con disinvoltura il nuovo con il vintage, o meglio, con il second hand: la nuova moda, che di fatto non è una moda, è la customization, la personalizzazione del proprio stile; e l'eleganza un po' trasandata è tipica british, se ci pensate, casuale o studiatissima che sia. (la seconda che ho detto).
si conta che londra abbia almeno 500 charity shops, che vendono a prezzi stracciati oggetti donati dai proprietari, devolvendo gli incassi in beneficenza. Londra pullula di regali etici e di prodotti fair trade, dal thè alla sapone per i piatti...e il charity è la tappa obbligata per chi cerca il bestseller nuovo a 99p o la borsina glam; ma anche per l'intellighenzia dei quartieri posh, entusiasta, evidentemente, all'idea di convertire in un certo modo il consumismo in opere benefiche. Oxfam, cancer research, marie curie, scope,save the children, help the aged sono solo alcuni nomi; negozi che pullulano a west hampstead e kentish town dove abito e lavoro (e quando dico pullulano intendo letteralmente cinque negozi in 100 metri), ma (e con prezzi leggermente più alti dovuti alla migliore qualità della merce) anche in south kensington, notting hill, chelsea.
da fuori non sono mai particolarmente attraenti o glamour, ma non serve di certo: si tratta di realtà sempre molto radicate nel quartiere, e chi ci va, per donare o comprare o entrambi, lo fa regolarmente, come abitudine; non è un caso che ai cambi di stagione i negozi strabuzzino più del solito di scatoloni di cartone. gli interni sanno spesso di soffitte impolverate, di armadio della nonna, di quegli odori che non sono né buoni né cattivi, ma appartegono al background memo-olfattivo di ognuno, e pertanto suscitano, in senso etimologico, simpatia.
dentro si trova veramente di tutto: dal candelabro baroccone al libro di cucina francese, dalle giacche di daks alle camicie di pink, dai 33 giri dei police al cofanetto di tutte le stagioni di friends. alcuni di questi hanno sezioni specificamente dedicate: il vintage vero e proprio, il capo di marca, molti di questi hanno pure l'ardire di proporre seasonal sales, i saldi di stagione. è risaputo che la filosofia charity è indissolubilmente legata al gene anglosassone, ma c'è dell'altro: il fascino dell'acquisto second hand, il possedere un oggetto (sia esso un libro, una cintura, un vestito) che ha una storia, che ha fatto parte di più esistenze.
ma non è tutto: qui a londra, vip e charity appartengono indissolubilmente allo stesso circolo virtuoso: i vip sono allo stesso tempo clienti e donatori...kylie minogue, keira knightley, victoria beckham pare che siano clienti abituali. l'architettessa naturalmente ha sviluppato una mania ossessivo compulsiva per i charity, amorevolmente fomentata dalla dolce metà, oserei dire quasi più ehm...incline di me a tozzolare alla ricerca dell'affare, o anche solo a tozzolare per il gusto di farlo; questi shops sono gonfi di umanità, di esistenze vissute che saltano fuori, come il genio della lampada, da una dedica su un libro, il bordo sbrecciato di una tazzina, un rammendo nascosto in un cappotto.
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ferita a morte
si parte, di nuovo, per casa. le foglie nuove spuntano verdi fluorescenti dai rami degli alberi, le vedo crescere ogni giorno, diventano più verdi e forti dalla mattina alla sera. le osservo la mia finestra, da cui vedo passare l'underground che da queste parti si fa overground....da questa casa che non so per quanto ancora rimarrà mia. avevo quasi deciso di cambiare e di non rinnovare il contratto, avevo anche smesso di aspettare "un segno", adesso sono in bilico. adesso forse il segno è arrivato. io cambio casa perchè ne voglio una più grande, più carina, più comoda. 20,000 miei connazionali la casa non ce l'hanno più. la notizia del disastro ovviamente è arrivata anche quassù, assieme a quelle immagini di volti stravolti e impietriti, sporchi di sangue e di fango, di bambini con le braccia fasciate e di anziani avvolti nelle coperte a due a due, a farsi forza. ma è arrivata in qualche modo attutita - e forse non poteva essere altrimenti. chi non è "abituato" ad eventi di questa portata non può capire, immagino. gli italiani il terremoto ce l'hanno nel dna, quando ho detto ai miei colleghi che di terremoti ne avrò sentiti almeno una decina in tutta la mia vita sono rimasti sbigottiti. ma in tutto questo non si riesce a rendersi conto di cosa siano 280 morti, 20,000 persone senza casa, senza ricordi, senza vestiti, senza "banalità" come le fotografie della laurea o il vestito da sposa custodito nell'armadio. come naturalmente non ci si rende conto forse di cosa significhino paesi e città che non esistono più. i cronisti della BBC si prodigano a spiegare ai propri connazionali in cosa consista esattamente una scossa sismica, descrivono cosa sentono, il rumore, descrivono la paura. ho visto servizi della BBC dove i miei connazionali in lacrime dicevano ai giornalisti inglesi che stavano bene, che era tutto ok, che almeno erano vivi...una signora diceva che tutto il mondo si preoccupa per loro, ma che stanno bene, che ce la faranno, che gli stranieri non devono preoccuparsi. mi sono sentita orgogliosa di essere italiana forse più in questo momento che non davanti allo stuolo impressionante di vigili del fuoco, forze dell'ordine e volontari...uno spettacolo che purtroppo mi viene da dire ci è familiare. siamo figli contraddittori e incoerenti del terremoto di messina, dell'alluvione di firenze, dell'irpinia...evadiamo allegramente le tasse e cerchiamo di fregare il prossimo, siamo tendenzialmente razzisti e diffidenti verso chi parla l'italiano con accento diverso, ma davanti alle sciagure di questo genere si spiegano eserciti di volontari, ci precipitiamo nei centri di raccolta con le braccia colme di generi alimentari, pannolini, vestiti. da sondrio a capo passero, senza distinzione. io sono di lacrima forse facile, ma assieme alle foto impressionanti e paurosamente spietate di morte e disperazione pensare a tutto questo mi ha commosso....e provocato il fugone al bagno dove poter sfogare le lacrimucce. ci sarebbero migliaia di altre cose da dire. come sempre in questi casi. io adesso ho solo tanta voglia di tornare a casa, sentirmi italiana in italia...e riabbracciare mia sorella, il babbo e la mamma con il solito sentimento, istintivo, viscerale e egoistico, che poteva succedere a noi e invece non è successo.
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G20
pare che il presidente abbia fatto buon viaggio. " e come potrebbe essere altrimenti" commentava il sagace cronista della bbc questa mattina, decantando i lussi e le comodità dell'air force one "sicuramente a lui sarà concesso anche di mandare i messaggini in volo".
il sciur presidente e la sciura hanno toccato terra ieri sera attorno alle otto a stansted "l'aeroporto della ryanair", come la stampa inglese ha fatto notare più volte; per evitare casini di ogni tipo ai comuni viaggiatori, è stato fatto atterrare nella pista di atterraggio privata di al fayed, il noto proprietario di harrods. ad accoglierlo il primo ministro brown, naturalmente. a bordo dell'elicottero presidenziale obama e signora hanno fatto rotta verso la residenza dell'ambasciatore americano a regent's park. ed è con una certa emozione che vi informo che martedì sera dal mio monoloculo di loveridge road, intenta a spadellare nel mio wok gigantesco (taglia da sagra paesana per intenderci) broccoli con la soba, il Marine One (che volava anche abbastanza bassino) l'ho visto...o almeno mi cullo in questa idea , del resto il monoloculo di cui sopra si trova effettivamente tra stansted a regent's park. che qualcosa stava accadendo al mio parco preferito lo avevo subodorato da sabato pomeriggio, quando l'ho attraversato sotto una grandinata di una certa importanza diciamo, di quelle da raccontare ai pronipoti. mentre esprimevo il mio più intimo sentire con l'accompagno di espressioni colorite, benedicendo il guizzo di genio che la mattina mi aveva suggerito di lasciare a casa l'ombrello, l'occhio è cascatp su una ventina di, boh, operai comunali, mi verrebbe da dire, con il loro bravo giubbetto fluorescente. il loro compito sostanzialmente era posizionare delle mostruose barriere simili a sottomarini nucleari, con una specie di muletto ,lungo il semicerchio dell'inner circle che va da avenue road a baker street. nella mia beata ingenuità ho pensato che si stesse preparando una qualche manifestazione, legata sì al G20, ma non immaginavo che il sciùr presidente avrebbe dormito a due chilometri dalla sottoscritta. una scelta quasi azzardata, dato che a meno di 100 metri si trova la moschea centrale di londra, immensa e bellissima...nonchè tana, a quanto pare, dei musulmani militanti più incazzati, che sovvenzionano hamas.
ma la vera protagonista del G20 è "la bestia", la limousine corazzata che sembra uscita direttamente da gotham city: costruita dalla general motors per la risibile cifra di 250.000 sterline, ha una soprastruttura in titanio, ed è capace di difendere l'augusto passeggero da attacchi chimici, reca con sé bombole di ossigeno, fiancate rinforzate di acciaio di svariati centimetri, telecamere per la visione notturna, manca solo il "razzo missile con circuiti di mille valvole", ma non solo: può viaggiare con le gomme a terra ed è equipaggiata con flaconi del sangue del presidente, dovesse rendersi necessaria una trasfusione in corsa. qualche giornalista buontempone o distratto ieri l'ha ribattezzata "the breast", il petto, o detto in buon senese "la poccia"; nonostante che questa mostruosa meraviglia di scienza e tecnica di materno abbia decisamente ben poco.
il security team di obama ha già effettuato tre visite a londra nei mesi passati: il primo era un semplice "site survey" così per rompere il ghiaccio, seguito dalla "pre-advance visit", per ultimo l'"advance trip", che ha avuto luogo la settimana passata: lo scopo era l'individuazione di punti deboli, la ricerca di veleno nel cibo e nell'aria e possibili cimici ambientali.
beatamente ignara di tutto quanto, ho iniziato a toccare con mano l'avvicinarsi del G20 martedì in cantiere, dove un patrick stranamente ma comprensibilmente incazzato ha fatto pelo e contropelo all'implume capocantiere di uno dei cantieri che abbiamo nella city, per la mancanza di misure di sicurezza adeguate nei ponteggi. non credo che abbia comunque dormito sonni tranquilli, nonostante la promessa dell'impresa di piazzare qualcuno di piantone mercoledì e giovedì, una sorta di dissuasori umani. i bancari e tutti coloro che lavorano nella city sono stati consigliati di vestirsi casual, nel caso dovesse risultare assolutamente essenziale presentarsi al lavoro, ma molti di loro faranno "festa"; come faranno festa i negozi, di ogni genere, che nel tardo pomeriggio di martedì, nelle strade attorno a bank, stavano tamponando le enormi vetrate con pannelli di compensato, ripresi da telecamere probabilmente di ogni parte del mondo. scendendo le scale della metro a bank ho avuto veramente l'impressione, sotto un cielo stranamente plumbeo per i parametri a cui ultimamente siamo abituati, che davvero londra ha gli occhi di tutto il mondo puntati addosso.
in chiusura, la chicca di cui non potevate fare a meno. a bordo della bestia di cui sopra, gli obama si sono recati a buckingham palace, accolti da una rosavestita eliabetta II, che ha omaggiato la coppia con una foto di lei e del consorte, autografata e incorniciata in argento; il regalino degli obama è stato un iPod personalizzato, contenente un video della visita in Virgina di sua maestà. questo presidente gggggggiòvane ci piace...e comunque secondo il guardian, "apparently, her majesty is delighted"
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il mio monday meeting....
...alla fine è toccato anche alla sottoscritta. il temibile monday meeting e la sua "talk" di 45 minuti si sono abbattuti su di me lo scorso lunedì, 2 march...ho aspettato questa data per due mesi, con un'ansia paragonabile forse solo al giorno della mia tesi. e del resto avevo scelto proprio come argomento la mia tesi, discussa ahimè nel lontano luglio 2004: il restauro della villa di poggio santa cecilia, un piccolo borgo abbandonato vicino a siena, naturalmente.


munita di portatile e di stampine A4, ma soprattutto (e questa è stata senz'altro la scelta vincente) di focaccine a quadrupla lievitazione di marks & spencer pomodoro e basilico, ho conquistato la platea; soprattutto quando gli ascoltatori hanno scoperto che le focaccine erano calde calde. ci mancava la tovaglina a scacchi e un fiasco di vino, poi pareva la reclam dell'italia, ma va bene così. sono stata contenta per loro perchè credo che abbiano visto qualcosa di significativo (a prescindere dal "valore aggiunto" del mio lavoro), dal punto di vista storico-architettonico...e io mi sono goduta un tuffo nel passato, riscoprendo la magia di un luogo che per me ha significato tantissimo; ma suppongo sia così per tutte le tesi. insomma, per quest'anno ho dato...nel dietro le quinte del mio cervello si si è già insinuata la preoccupazione per la scelta del tema al mio monday meeting del 2010, questo per farvi capire l'entità del mio lato oscuro, diciamo.
per il resto la vita scorre sui binari consueti, la mia latitanza è sintomo fortunatamente di un certo carico di lavoro; che tenderà ad aumentare immagino, come per gli altri: una delle colleghe tedesche da lunedì va via per nove mesi per fare un corso di specializzazione (che nelle sue descrizioni ha assunto più la parvenza di un corso di sopravvivenza) alla SPAB, la society for the protection of the ancient buildings. l'idea è prendere 4 persone, tendenzialmente architetti o operanti a vario titolo nel settore, caricarli su una macchina con tende, sacchi a pelo, torce eccetera, e farli scorrazzare a destra e a manca per il regno unito, ad approfondire le tecniche costruttive fondamentalmente degli edifici antichi, di pregio e non. descritto così ha un che di reality show con un vago sapore di campo scout (il listone delle cose da portare sembrava presa paro paro dal manuale delle giovani marmotte), ma sono convinta che sia un'esperienza splendida...sempre che non si finisca a scannarsi con i compagni di viaggio naturalmente. sono previste esercitazioni pratiche, lettura di libri e manuali ed estenuanti sessioni ai pub dei paesini che via via toccheranno nel loro pellegrinaggio.
e senza quasi essermene resa conto siamo già a marzo; regent's park, la mia tappa obbligata per arrivare in centro, ha ricominciato a chiudere alle sette; le giornate sono ancora freddine, ma si stanno allungando; sugli alberi hanno iniziato a spuntare le gemme rosa pallido e i prati si stanno ricoprendo di tappeti infiniti di narcisi. lo scorso anno fu uno spettacolo eccezionale e devo dire per me completamente inatteso; i più fedeli di voi si ricorderanno senz'altro descrizioni entusiastiche e per non dire invasate, condite da primi piani di fiori gialli presi da ogni angolazione. una monomania botanica con la quale ho convissuto per almeno due mesi, e che naturalmente non vi risparmierò nemmeno quest'anno. e continuo a convivere anche con la monomania del trasloco, bisogna che mi decida prima di iniziare ad usare il forno come succursale del cassetto della biancheria.
l'arrivo della primavera a londra è uno spettacolo splendido, devo ammettere che l'ho sentito di più lo scorso anno quassù che non, paradossalmente, quando stavo in campagna...sarà perchè in una città come londra, LA città per eccellenza, si rimane sempre stupiti dall'eccezionale presenza di verde; anche la city, il cuore pulsante (un po' malaticcio a dire il vero ultimamente) del mondo finanziario, pullula di giardini minuscoli. e passata la primavera, per l'esattezza a luglio o piu' realisticamente a settembre, ci dovrebbe essere una "exhibition" dello studio per cui lavoro, e che quest'anno compie 125 anni...per adesso stiamo raccogliendo (stanno anzi) materiale e cercando la location, che dovrebbe essere quasi certamente la cripta della chiesa di st. martin in the field: guardando la national gallery è la chiesa sulla destra, con un campanile slanciatissimo e una tradizione lunghissima di evening concerts a lume di candela; il nostro studio ha lavorato al restauro negli ultimi 3 anni (almeno), per cui capiterebbe a fagiolo. staremo a vedere
e per adesso, da una loveridge road immersa in un'alba arancio fluorecente, vi saluto.
sciaoooooooooooooo!
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craisis...
AVVISO AI NAVIGANTI
confesso che a volte me lo chiedo se il blog lo leggete per davvero, prima di scrivere....ma oggi mi devo essere svegliata male e sono polemica. a tutti quelli che chiedono informazioni per venire a londra, lamentandosi della situazione italiana (che peraltro conosco benissimo, dato che ci ho lavorato per quasi sei anni):
IN QUESTO MOMENTO VI SCONSIGLIAMO VIVAMENTE DI VENIRE.
e speriamo che così sia più chiaro
lo so che siete pieni di buona volontà, che l'inglese se anche non lo conoscete siete disposti ad impararlo, che venite da anni di sacrifici in italia, eccetera: queste cose purtroppo quassù non interessano a nessuno. tantomeno se non siete inglesi. non è stronzaggine: è ovvio che a parità di competenze e di preparazione gli inglesi assumono preferibilmente inglesi. anche solo perchè riescono a scrivere una relazione tecnica e a parlare con un ingegnere con molta più disinvolutra di un italiano. o di un greco o di un francese.
mi dispiace moltissimo, davvero: mi sento quasi in colpa a volte per aver trovato il lavoro con una facilità vergognosa. ma era un anno e mezzo fa.
QUINDI CONSIGLIO A TUTTI DI ASPETTARE MOMENTI MIGLIORI, SI SPERA L'INIZIO DEL 2010.
...ma oggi non ho capito che mi succede, ma non ho mica finito: in tanti mi avete scritto, da quando sono quassù, e tutti avete ricevuto una risposta privata, una mail lunga, personalizzata (non un melaC melaV per intendersi, da lettere standard), ragionata. il 90% di voi ha intascato senza manco aprir bocca per ringraziare. mi dispiace, oggi lo so che sono antipatica, ma non credo che sia un nostro dovere in termini assoluti rispondere: lo facciamo perchè ci sembra giusto e abbiamo il "privilegio" di avere un blog, ma al tempo stesso sarebbe anche carino ringraziare chi ha dedicato il proprio tempo a rispondere. per onesta' devo anche dire che con alcuni di voi ci scriviamo da un pezzo, e che e' nata una "amicizia" virtuale molto carina che a volte mi tiene e mi ha tenuto compagnia :-).
..è vero, oggi l'architettessa è di un'antipatia imbarazzante.
ad ogni modo....sono in Italia, aspetto il principe inconsorte che arriva col trenino dal profondo Nord e poi ce ne andremo a scorrazzare per le Crete.
happy valentine's day to you all!!!
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13 febbraio
Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare, quando verrà al Tuo cielo
laddove in pieno giorno risplendono le stelle.
(...)
Dio di misericordia, il tuo bel paradiso
l'hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso.
Per quelli che han vissuto con la coscienza pura,
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura.
(...)
Fabrizio De Andre' - Preghiera di Gennaio
Spero non vi dispiaccia se ho delegato i miei pensieri alle parole di uno dei nostri piu' grandi poeti.
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la crisi vista da me
ce la sto mettendo tutta, credetemi. ogni giorno. sto profondendo tutto l'impegno che posso nel cercare di preoccuparmi seriamente della crisi. dall'italia mi arrivano mail angosciate e ansiogene, del tutto obbiettive e per nulla catastrofiche: l'UK è oggettivamente sull'orlo della bancarotta statale, è evidente che sono al collasso e hanno i giorni contati, è indubitabile che sono un popolo alla deriva, è lampante che il rimpatrio immediato è l'unica soluzione praticabile. prima che sia troppo tardi, prima che orde di inglesi, a milioni, affamati e incazzati si rovescino nelle strade a menarsi le mani l'un l'altro per l'ultimo tozzo di pane dell'isola. deve essere questa l'immagine che di londra viene veicolata nelle televisioni italiane. mi sono stati linkati articoli di autorevoli luminari nel settore dell'economia per dissuadermi dal folle proposito di rimanere ancora quassu'. per mia (s)fortuna di autorevoli luminari ne conosco pochi e nessuno nel settore, e incerta se dare credito o no ad illustri sconosciuti, ho optato per la seconda opzione...per farla breve, nemmeno questa estrema ratio mi ha persuasa al rimpatrio. e sì che tendenzialmente non mi si definirebbe ottimista, anzi direi che ho un certo talento nel crearmi problemi, ingigantirli, autoalimentarli; l'esercizio scellerato e autolesionistico della sega mentale è un'attività in cui, dopo anni di pratica, sfioro l'eccellenza; se fosse una disciplina olimpionica sarei in nazionale. per essere credibile e per onestà intellettuale devo ammettere che l'UK ha visto momenti migliori; sui giornali si dice che è la crisi peggiore dai tempi della indimenticabile signora thatcher, dal 1981 per l'esattezza; che è vero, migliaia e migliaia di posti di lavoro sono saltati, che alcune banche sono fallite, che alcuni negozi hanno chiuso; conosco persone che sono state licenziate, e ho notato che questo natale è stato sottotono rispetto a quello passato. ma affermare che la gran bretagna intesa come nazione è a un passo dalla bancarotta mi sembra quantomeno azzardato. non mi attarderò in paragoni oziosi tra l'italia e l'UK, perchè sono cose dette e ridette, e non è di questo che voglio parlare; una per tutte: è vero, alcuni studi stanno licenziando...ma in italia quando mai hanno assunto? salvo casi sporadici, quanti architetti sono stati regolarmente assunti, con un regolare contratto, in uno studio del belpaese? che questo non sia un buon momento per venire quassù lo diciamo a tutti; che non è più come un anno fa, lo ripetiamo da un pezzetto. per quanto mi riguarda continua comunque a non esserci paragone tra la vita che conducevo in italia e quella che faccio quassù. in termini economici E di soddisfazione professionale; parlo del tipo di lavori che faccio; parlo del rispetto con cui vengo trattata, nonostante sia un architetto giovane E donna; parlo delle responsabilità che mi vengono affidate. certo questa serenità e questo benessere derivano dall'avere un contratto, un posto fisso; che come concetto in italia mi dava l'orticaria; certo non voglio fare la dipendente a vita, ma quassù, e soprattutto di questi tempi, non me la sentirei di lasciare il posto fisso. e per adesso la crisi mi tocca abbastanza di striscio, proprio in virtù di un posto in questo studio che, almeno per il momento, ha difficoltà nel senso opposto, cioè a trovare personale per non affogare nei lavori (ma non voglio alimentare false speranze...cercano un senior conservation architect con notevole esperienza in UK). detto fuor di metafora, ammetto serenamente di aver avuto un culo vergognoso a 1)essermi laureata in conservazione, 2)aver deciso di venire quassù, 3)averlo fatto nel momento giusto. per quello che ne so oggi, dovremmo avere lavoro sufficiente almeno per tutto il 2009, anno che i famosi luminari di cui sopra definiscono il peggiore; sfangato questo, inizierà la ripresa. almeno così si dice...in un momento in cui tutti, se da una parte ammettono di non capirci una mazza, dall'altra si sentono pronti a dare consigli non richiesti e a offrire il loro punto di vista. catastrofico, s'intende. vista da questa prospettiva "privilegiata" la vita quassù in tempi di crisi può avere risvolti positivi. parlo dei mega sconti, parlo delle offerte nei supermercati, nei grandi magazzini, nei ristoranti. bighellonando su gumtree in una pallosissima domenica di pioggia ho avuto anche l'impressione che i prezzi degli affitti stiano leggermente diminuendo. il pallino del trasloco ancora non mi è passato... e mi passerà solo quando avrò traslocato, probabilmente. ovunque ci si rigiri, la parola d'ordine è battere il credit crunch. da questo punto di vista andare a far la spesa ora regala delle grosse soddisfazioni...ripeto, dalla posizione privilegiata di chi ha un lavoro ragionevolmente "a tempo indeterminato" come si direbbe in italia. in televisione e nei giornali non vedo allarmismi come quelli a cui geneticamente, in quanto italiana, sono abituata: la tendenza generale è di fornire tips, consigli, su come fare a risparmiare: dalle bollette al detersivo, dall'assicurazione dell'auto al sunday roast. addirittura direi che è la situazione congeniale al gene anglosassone: individuazione della situazione di allarme e conseguente pianificazione della sua gestione. reazione del tutto analoga quella del gene italico: individuazione della situazione di allarme, moltiplicazione per dieci dello stesso e conseguente pianificazione dell'esercizio dello scaricabarile. ma ovviamente sono opinioni della biondina che vedete lassù in alto, che sorride sotto la berretta celeste. niente di scientifico, per carità; nè, tantomeno, politically correct. ma sono davvero stufa di tutti coloro che, dall'italia, mi vengono a dire che a londra si vive male; sono anche un po' stufa di sentir sempre e comunque parlare di questa crisi, che è globale, mondiale, e incontrollabile, per cui nessuno di noi può fare niente; e sono anche stufa di tutti coloro che per questo motivo si arrotolano su sè stessi, prigionieri di un loop mentale secondo il quale nell'immediato futuro moriremo tutti di fame. nel mio piccolo sono convinta, anche solo per serenità personale, che i momenti come questo aguzzano l'ingegno; e che forse e' bene tenere i piedi per terra e non lasciarsi andare a isterismi di massa, tenendo certo un occhio vigile su portafoglio e conto corrente; ma che proprio chi non si arrotola su sè stesso e continua a tenere le antenne ritte, con un approccio un attimino più positivo, sarà chi ne uscirà più indenne...questo è il pensiero e mio augurio, con un ritardo imbarazzante, per il 2009 :-)
....da loveridge road, un abbraccio a tutti.
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[Non] Riesco a postare!!!!
ho stirato e passato l'aspirapolvere. ho liberato il comodino da stratificazioni di oggettistica variamente inutile, collezionata nel corso degli ultimi sei mesi. lo stesso dicasi per il portagiornali nell'ingresso, che nel corso del tempo era diventata la succursale del cestino della carta. si parte. l'ultima volta che ero seduta sul letto e guardavo fuori l'albero davanti casa aveva ancora il 70% delle foglie. ogni volta che mi fermo mi rendo conto con sgomento di quanto passi velocemente il tempo quassù.
natale sembrava infinitamente lontano, sembrava lontano il temporaneo ritorno all'ovile, i profumi di arancio e cannella, il mercatino di natale di hyde park, le incredibili vetrine di selfridges e nigella lawson in tv. l'unica persona che conosco, a parte una mia vecchia zia, che sarebbe capace di imburrrare e friggere nello strutto un pezzo di lardo di colonnata. aggiungendo un filo d'olio d'oliva a crudo perchè è healthy, con il solito sorriso serafico e budinoso.
gli ultimi giorni sono stati densi di avvenimenti; l'ultima settimana di lavoro è stata tutt'altro che una lenta corsa verso il natale: è stata una corsa e basta. come in ogni paese dotato di apparato burocratico, la maggior parte delle scadenze coincidono con la fine dell'anno solare; e la maggior parte delle scadenze coincidono con il momento esatto in cui il datore di lavoro si ricorda che tali scadenze esistono. bè in realtà non è andata esattamente così, mi hanno assicurato; e, dio me ne guardi, ho un'alta opinione di patrick e del suo gozzo ballerino. fattostà che mi sono ritrovata gli ultimi 3 giorni di lavoro a dover preparare una richiesta di contributo all'english heritage, con tutti i "trimmings" del caso....disegnini, relazioni, dichiarazioni, foto, resoconti, piani di manutenzione. questo dopo aver mandato via un appalto lunedì. ma non solo: quando giovedì sono stata a consegnare il pacco, appena rientrata sono stata informata che un altro appalto doveva assolutamente uscire il 22, ieri. eppure mi rendo conto che in situazioni come queste, dove un po' più di pressione si fa sentire, ci sguazzo beata come una paperella.
il tutto ovviamente intervallato da estenuanti sessioni di christmas cards signing, ovvero di bigliettini da firmare, a quintali. che quest'anno sono diventate dei veri e propri happening, a quanto pare: tutti seduti alla tavola rotonda della sala riunioni, la penna in una mano e nell'altra un gigantesco pezzo di stollen, arrivato per posta dalla premurosa mamma di una delle ragazze tedesche; al centro del tavolo una statuina di un boscaiolo con la pipa che fumava fuori l'incenso più potente del sistema solare. anyway, alla fine ovviamente siamo sopravvissuti a consegne, piani di manutenzione, stollen, bigliettini e boscaioli sfumacchioni. e anche alla partenza di amici con i quali tanto tempo avevo passato negli ultimi mesi...amici che hanno lasciato un bel vuoto. e in mezzo a tutto questo, un nuovo lutto in famiglia, il terzo da quando son quassù...un altro vuoto, di sapore ben diverso, un altro funerale che ho mancato, un senso di colpa in più. un altro componente del mondo dell'eleonora bambina che se ne è andato; proprio quando l'eleonora è quassù, proprio nell'anno che l'eleonora ha compiuto 30 anni.
si'...quest'anno ho proprio voglia di tornare a casa per natale, me ne sono resa conto domenica quando, davanti alla solita banda di babbi natale con le trombe che suonava silent night in oxford street mi sono messa a piangere. a mia difesa posso affermare che era una versione molto lenta e struggente e che erano solo lacrimucce che pungevano gli occhi; e dare un'occhiata al costume troppo corto di uno dei babbi natale, che da sotto il ginocchio lasciava intravedere jeans e all star, ha aiutato a vedere le cose sotto un'altra prospettiva. domani a quest'ora starò arrivando a gatwick con la mia borsa targata "aci - firenze". e domani sera le mie colline, addormentate nel torpore dell'inverno, mi daranno il benvenuto. mia sorella mi verrà a prendere a firenze alla stazione e il viaggio verso siena sarà di consueto e sano spettegolìo. i miei mi verranno incontro per le scale vestiti da casa, il babbo con la tuta blu e la mamma con gli occhiali e il golf verde. l babbo mi prenderà la borsa mentre abbraccerò la mamma, aspettando di essere abbracciato a sua volta. in casa troverò il mini presepe con il mini albero e il busto del bisnonno agghindato in qualche modo. la porta si chiuderà alle nostre spalle....e allora sarà veramente natale. e da loveridge road è tutto.
buon natale a chi parte e a chi ritorna, a chi nun se move de casa e a chi attraversa il globo. a presto :-)
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Cittini! Sono Eleonora, laureata nel 2004. Toscana fiera fino al midollo, ho rimbalzato tra Firenze e Siena per tre anni, per poi cedere a una vocina che da troppo tempo mi chiamava lontano. E ora, abbandonata la città dove il rosso del mattone si sposa col bianco del travertino, da sotto la diletta Torre del Mangia mi sono spostata sotto al Big Ben. Una senese a Londra... o Londra alle prese con una senese?
Sotto le torri - una senese a Londra
linkario:
- I have a blog...siore e siore, Silvia M.
...la mia quasi vicina di casa kilburnese - Il mio personalissimo paese dei balocchi...organico
l'ultima delle mie fissazioni - con l'obbiettivo in spalla...
...tra toscana, londra, lombardia, vienna, campania, cina... - i Reali Parchi londinesi
....una goduria - ArchitettureInViaggio
In viaggio con lo Yemenita - il viaggio della mia vita
...che è ancora un sogno nel cassetto - Una delle mie fisse: le "passeggiate"
Gnamo gnamo si va a fare du' passi
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