i post di Eleonora di agosto 2007
e vai con la paranza
ma buongiorno!!! anzi, oramai buonaseeeeeera. tra poco mi prelevano da questo frigorifero per portarmi in un paesino sperduto tra siena e grosseto (in cosiddetta zona depressa, o se non altro deprimente)per assaporare le gioie di un controllino di un rilievino. fatto dal mio collega. che sarà presente, quindi ocio agli scivoloni diplomatici. ma del resto l'oroscopo stamani fa il tifpo per me. copio e incollo: In ambito lavorativo potresti avere un battibecco con un collega che non vuole accettare la tua superiorita' (attenzione) dovrai essere diplomatica e sedare sul nascere l'evento. il mio collega (103 cm, per chi si fosse appassionato al giro vita del blog di ieri)...durante il pranzo ci ha deliziato con il racconto meticoloso di una ventiquattrore da leoni in preda a un disturbino gastroenterico. dio, un racconto straziante, molto fauve. mi ha ricordato la scena del don rodrigo morente ridotto ai minimi termini al lazzaretto nell'ultimo promessi sposi televisivo.
oggi volevo annientarvi raccontandovi, calcolatrice e fogliolino di excell alla mano e una buona dose di seghe mentali, delle mie elucubrazioni mentali di questa notte, con il vento che stropicciava le tapparelle. un lungo e ragionato regesto della mia condizione economica, senza parlar di cifre perchè siamo signori. alle cinque, quando albeggiava, la soluzione ottimale risultava: l'espatrio l'insegnamento le ripetizioni il servizio ai tavoli in qualche bettola. tutte insieme, da far quadrare come in un cubo di rubik esistenziale. e poi certo, anche la brillante libera professione. ma poi ho deciso di procrastinare il resoconto a metà agosto, così ci flagelliamo tutti insieme, io e i miei fedeli lettori che saranno rimasti sulle sudate carte.
per cui mi sa che per oggi vi saluto, che devo finire di compilare un modulino, e vi allego la foto del nostro lastrico solare dello studio e del panorama che si apprezza da questa periferia sud di siena. vi abbraccio.
sopravvivete finchè potete. a cosa? a tutto.
sciaooooooooooooooooooooo !!!!!!!!!!
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Riflessioni di mezza estate
Cari bambini, questo gioco dei dieci piccoli indiani mi piace...via via amici, parenti, colleghi vanno in ferie e rimaniamo sempre meno, a guardarsi nelle palle dell'occhi (sì, magari disse quello). e rimarrà solo uno/a...e a regola stanno facendo le valigie anche quelli che ogni mattina mi rovesciano nella casella mail l'oroscopo, dato che il suddetto sta diventanto via via sempre più stitico. Oggi il convento passa: tensione e nervosismo sul lavoro perchè nessuno sarà in grado di comprenderti (annamo bene annamo). Poi però promette in amore serata folle. Ecco questo a onor del vero un po' mi perturba, datosi che il mio popino stasera non lo vedo, e la cosa peggio è che è un gemellone pure lui. Si diceva: serata folle in amore; però poi avverte: non sprecare troppe energie.Alzi la mano chi pensava che il controllino del rilievino non si sarebbe fermato al controllino del rilievo. Difatti, al controllino del rilievino seguirà nella prossima settimana un progettino e un computino. E magari anche un treddiino, datosi che la consorte del committente pare che sia dotata di un intuito e di una perspicacia pari solo a una foca monaca mongoloide, e sulle sole piante, prospetti e sezioni brancola nel buio.
Poi vi volevo dire altre due cosine, che un po' mi stanno angustiando. Quando ero una giovane studentella, mi immaginavo che negli studi di architettura si parlasse di architettura in termini di emozioni, suggestioni; ci si confrontasse sul significato di spazio, luce, vuoto, materia. E invece sento i miei colleghi "anziani", qui allo studio intendo, che parlano di professione in termini di leasing da pagare, litigate con la telecom ( si potrà dire?) per bollette gonfiate causa telefonate fantasma, di fatture emesse nel 2004 e mai saldate. Quando l'arrampicatura sugli specchi (dei regolamenti edilizi, dei prg, delle NTA) diventerà disciplina olimpionica, saranno (saremo) tutti in nazionale. Possibile che per togliere una fila di mattoni da una finestra per adeguarla all'ottavo, in un contesto è vero, paesaggisticamente siginficativo, si debbano aspettare quattro anni? E che si debba passare dalla commisione edilizia integrata, dalla soprintendenza, dalla commissione paesaggistica? Ripeto, per allungare la finestra di 12 cm; non per costruire il pirellone sotto alle mura di monteriggioni. seghe su seghe per riaprire una finestra tamponata di 40 cmq aperta fino a 10 anni fa. insisto: mi sta bene se questo valesse per tutto, e soprattutto per tutti. vicino a dove abito, nel pieno delle crete senesi, hanno eretto (alla velocità della luce...gioia e delizia del capitale privato) una discoteca con una specie di dirigibile vetrato, un trombone azzurro traslucido sopra. tanto è vero che i primi tempi, non essendo frequentatrice di discoteche, pensavo che fosse una sala bingo. non voglio scendere nel merito della qualità architettonica, vincolata in modo imprescindibile a parametri soggettivi. dico solo che non si possono (potrebbero) usare due metri e due misure; anzi, mille metri e mille misure.
la cosa numero due è legata a un girello su un blog di un architetto un po' più anziano di noi, ho capito sui 50 anni. una specie di sfogo, non troppo dissimile dai nostri. la sostanza è che lui, essendosi per così dire "emancipato" da non moltissimi anni (ricordiamo che in italia un architetto è nel pieno dello splendore a 60 anni), era sfavato perchè sentiva la pressione dei giovani, che metaforicamente arrivano da lui e lo invitano a levarsi dai coglioni. e lui dice, ma come dopo 20 anni di gavetta, inizio ora ora a prendere un po' pigolo e subito mi indicate l'uscita. come sulla giostra quando eravamo cittini piccini, che ti dicevano: dai ora basta sei grande fai salire i bimbi più piccoli. non che ce l'avesse con noi, attenzione, tutt'altro; o perlomeno non era questo che traspariva dal suo blog. però al solito si torna a riflettere sul fatto che nel pianeta dell'architettura del belpaese ci sono dei meccanismi insani che conducono a prenderti finalmente quello che ti spetta nel momento esatto in cui i tuoi coetanei, che hanno preso altre strade, se ne vanno in pensione. e questo è confermato dalle statistiche di inarcassa, che il mio "capo" mi ha sottoposto, non ho ancora capito se per annichilirmi o sollevarmi: l'età dell'oro per i professionisti è tra i 48 e i 58 anni. mah...oggi sono stata un po' meno divertente, me ne rendo conto rileggendo. sarà che pioviggina.
state bene bellini. domani l'architettessa si godrà la seconda tranche delle vacanze: visita al giardino dei tarocchi. vi racconterò. vi abbraccio forte forte.
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ferie....fuochino fuochino...
ULTIM'ORA:
mi sono appena ripresa dall'orgasmo provocato dalla notizia che Valentino Rossi è stato pizzicato per evasione fiscale per 25.000.000 € (venticinque milioni di euro), e che rischia di doverne pagare 100.000.000€ compresa la multa. Oddio mentre lo scrivo me ne sta venendo un altro....
ma buongiorno!!!! no bellini un v'ho abbandonato, sono stata risucchiata dal progettino e ultimamente pure dal modulino per l'inserimento nell'elenchino dei professionisti da sottoporre a un comune. a questo proposito ci tengo a sottolineare che nel bando allegato è vergato a chiare lettere quanto segue: l'inserimento negli elenchi è di norma condizione necessaria per partecipare alle selezioni per l’affidamento di incarichi professionali, e che agli architetti pulcini piccini picciò, può essere riservato l’affidamento di incarichi di importo non superiore a 10.000,00 a tal fine verranno invitati a rotazione a rimettere offerta. un attimo che aspetto la traduzione in cuffia...: se dopo che abbiamo magnato tutti, digerito e fatto ruttino, e se dopo non ci scappa di avere ancora fame, può darsi che se siamo buoni e sorattutto se voi siete molto buoni un paio di bricioline ve le lasciamo anche a voi. mi permetto di richiamare la vostra attenzione anche sul fatto che mentre agli architetti grandi i lavori verranno aggiudicati sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa, per noi cuccioletti batuffolosi il criterio sarà quello del prezzo più basso. sulla nostra proposta di notula naturalmente.
oh. poi vi vorrei raccontare anche del mio tour al giardino dei tarocchi, vicino a capalbio, ma essendo ancora sprovvista del contributo fotografico, toccherà rimandare. comunque volevo dire questo, che mi è rimasto nel gozzo: datosi che non c'erano dei pieghevoli a supporto della visita, mi sono vista costretta a comprare un libruccino, carino tra l'altro, scritto di proprio pugno dalla scultrice; e ho chiesto la fattura. per dare i miei dati ho lasciato il mio artistico, ragionato e prezioso biglietto da visita. e un coglione, la cui ragione di esistenza sembra essere riposta solo nell nobile scopo di prendere i biglietti di ingresso e infilarli nel cancelletto automatico di ingresso al parco, ha osato prendere per il culo, tra l'altro nemmeno a viso aperto l'ignavo, la sottoscritta.in tale frangente ho invidiato gli uomini di nehandertal che i loro attriti erano soliti risolverli serenamente a suon di clavate nelle gengive. non gli avrebbe fatto male, al bigliettaro. eh sisi...io non sono proprio tenera tenera, e come era solito dire pinocchio, farò i dispetti a chi sarà cattivo e sarò buono con chi mi dice bravo.
poi vi volevo raccontare anche un'altra cosina. diciamo che alcuni giorni fa avevo un appuntamento con un collega più anziano, che avrebbe dovuto darmi, tra le altre cose, dei consigli sulla professione. i consigli di questo collega anziano, che ricopre un po' il ruolo del grande puffo della situazione, sono stati: vai a lavorare nell'ufficio tecnico perchè così avrai un fisso mensile; lecca il culo così tanto da necessitare un trapianto di lingua; iscriviti alle liste del tribunale anche se non sai una mazza, tanto che ti frega; e se poi hai del lavoro piccolo mostriciatt...ehm, piccola cara, condividilo amorevolmente con noi architetti grandi che ti vogliamo tanto bene. ma tanto bene eh: tanto che abbiamo insieme a bersani, che dio lo strabenedica, inventato l'abolizione dei minimi tariffari. così noi architettini implumi possiamo lavorare a gratis o quasi non solo per gli architettoni grandi, ma anche per i committenti. nel corso della mia carriera (chiamiamola così, va'), gli architetti che non si preoccupavano di soldi, che potevano permettersi di essere pagati dopo cinque anni con il mega sconto, erano quelli che sostanzialmente lavoravano per hobby; c'è chi fa le parole crociate, chi coltiva aloe vera, e chi fa l'architetto. e vi dico un'altra cosa. io, come quasi tutti qui dentro mi pare d capire, arranchiamo per sopravvivere. non per comprarsi la macchina nuova, non per andare in vacanza, ma per sopravvivere. se mi "costringi" anche a lavorare per farci pari mi seghi le gambe. dalll'inizio. l'architettino giovane che si può permettere di lavorare a rimessa è quello che ha ricevuto in dono da papà e mammà una cospicua dote, fatta di case di proprietà, conti in banca elevati e via discorrendo. questa signori non è libera concorrenza, è una darwiniana selezione naturale, basata non sulle capacità, ma sul conto in banca di mamma e babbo. dice, sì, ma è per inziare, per cominciare a farti conoscere, a farti clienti. ebbene, l'80% dei clienti continuerà ad esigere da noi le stesse tariffe da volontariato che gli abbiamo praticato all'inizio. il mare è pieno di pesci: se non lo soddisferemo, troverà presto un altro architettino giovine che gli farà il ribassone, e in culo. io sarei felice se, senza aprire qui una succursale del parlamento, mi faceste notare anche gli aspetti positivi e mi aiutaste a ricredermi. lo dico fuor di retorica, evidentemente c'è qualcosa che mi sfugge. un ragazzo che conosco, architetto, si lamentava perchè era costretto a farsi pagare il progetto di una cerchiatura, chiavi in mano, (con tutti annessi e connessi), la bellezza di 200 euro; come faceva a sopravvivere? il pomeriggio lavorava nellimpresa edile del babbo. e il cerchio si chiude.
mah...la buona novella è che forse con oggi pomeriggio l'architettessa con la cappellessa blu è ufficialmente in ferie...fino al 20. questo naturalmente se non avesse ufficiosamente da sbrigare una serie di pratiche burocratiche connesse alla brillante libera professione, che la terranno inchiodata alle sudate carte fino a fine settimana. questo per rassicurare il caro lorenzo, che mi dava per dispersa o meglio, per vacanziera. e che fa il cenerentolo, ma si è fatto una vacanzina nello yemen un mesetto fa...aspetto ancora le foto :-P
bene bellini. vi abbraccio forte. la parola d'ordine è una sola, come al solito: sopravvivere sopravvivere sopravvivere. sciaoooooooooooooooooo!!!!!
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e ferie siano!!!!!!
Cari bambini, buonasera!!!! ma...ma...ma lo sapete che l'architettessa è quasi quasi in ferie? e che se non fosse per una serie di scartoffie e noiosità burocratiche, non sarebbe in studio? E lo sapete che tutto sommato sono cose che potrebbe fare a casa ma siccome è affetta da una forma acuta di disagio mentale preferisce stare qui, nei suoi 1,80 metriquadri??
Oggi mi pregerei di raccontarvi del mio tour ricreativo-culturale al Giardino dei Tarocchi. Però volevo iniziare il post con un applauso di incoraggiamento a Lorenzo (d'ora in poi: lo Yemenita), che da domani sarà tra i "diversamente occupati". con lo Yemenita ci conosciamo da un terzo della nostra vita, e abbiamo condiviso gioie e dolori dell'università...è una persona veramente in gamba, e gli auguro di trovare presto la soddisfazione che merita.
Oh, e veniamo a noi. Innanzitutto, la sottoscritta si è documentata lungamente sui tarocchi (a posteriori da brava fava), cercando su e giù su internet. Diciamo subito che nella maggior parte dei siti che ho trovato mi si proponeva di farmi i tarocchi on line, di leggermi la mano (on line sempre), e qualcuno, così en passant, anche audaci incontri con signorine desnude.
Comunque sono venuta a capo di qualcosa, quanto bastava comunque per questo discorso. Ho pertanto appreso che i Tarocchi sono un tipo di carte da gioco, diffusesi in Europa tra fine medioevo e inizio rinascimento; di origine ignota, forse milanese (strano vero?), ma certamente non hanno nulla a che vedere con teorie esoteriche che le voglioni provenienti dall'Egitto dei Faraoni. Il mazzo, 78 carte, è costituito da due parti. Le 22 figure denominate originariamente "Trionfi" e ribattezzate dagli esoteristi "Arcani Maggiori", sono quelle che ci interessano, e mostrano un'iconografia di palese derivazione cristiana: il diavolo, la fede, la temperanza, la giustizia...Le altre 56 figure, chiamate "Arcani Minori" non sono altro che le tradizionali carte da gioco a semi italiani: coppe, danari, bastoni, spade. La differenza tra le due sequenze è stata sottolineata dagli esoteristi in questo modo: gli Arcani Maggiori, contengono simboli universali, riconducibili ad esperienze di vita particolari; i Minori sono una sorta di "punteggiatura" dei responsi. Questa era una piccola premessina per chi, come me, aveva questa inconfessabile lacuna. Una cusiosità, per concludere: gli Arcani Maggiori sono incisi nella pietra all'interno del Duomo di Siena; risalenti al Tre-Quattrocento, sono sintomatiche dell'interessamento di molti capi della chiesa e di alcuni papi, verso l'astrologia, l'esoterismo, e l'alchimia. Fine premessina.
Ma cos'è il Giardino dei Tarocchi? In senso oggettivo-descrittivo è un gruppo di ventidue sculture monumentali, installate su una collina a pochi passi dal mare, alcune delle quali praticabili e "abitabili", liberamente ispirate agli Arcani Maggiori; costruite in cemento armato, sono ricoperte da un caleidoscopico mosaico di specchi, vetri, ceramiche, rilievi.
Ma la lettura del libriccino di cui parlavo ieri dice di più. Per la scultrice (Niki de Saint Phalle, morta pochi anni fa), e per tutti coloro che per vari anni si sono dedicati alla realizzazione, è stato un viaggio fantasmagorico, una sperimentazione onirica; vissuto con un'immedesimazione quasi febbrile, corale e appassionata nel significato delle carte come interpretazione delle esperienze di vita, perennemente in bilico tra il dilemma: "I Tarocchi sono solo un gioco o indicano una filosofia di vita?". In cui ciascuno può trovare e ha trovato alcune risposte ai propri problemi, o anche solo un suggerimento sul modo di affrontarli. Le difficoltà di ogni genere collegate alla realizzazione del parco, sono considerate da Niki un "itinerario iniziatico" da "percorrere per avere il privilegio di creare questo giardino".
Come da documentazione fotografica allegata, e per confessione stessa della scultrice, il Parco è debitore del Parc Guell di Gaudì: "capii che mi ero imbattuta nel mio maestro e nel mio destino. tremavo in tutto il corpo. sapevo che anche io un giorno, avrei costruito il mio Giardino della Gioia". Siamo nel 1955; Niki ha 25 anni. Ventiquattro anni dopo darà inizio a quella che considera "la più grande avventura della mia vita". Il Giardino si trova su un terreno di proprietà di alcuni amici, che approvano il progetto, anche se poi diventerà molto più grande di come era stato concepito. L'artista lavora in preda a una sorta di febbre, nonostante vari acciacchi che per un lungo periodo le impediscono di usare le mani e di camminare. Il tarocco-scultura dell'Imperatrice diviene la sua casa, e il luogo d'incontro per tutti quelli che lavoravano al progetto.
L'entrata di ingresso al giardino è stata progettata da un amico di Niki de Saint Phalle, tale Mario Botta.
Come detto, si tratta di raffigurazioni liberamente ispirate alle carte dei tarocchi; in questo senso è di fondamentale importanza secondo me la lettura del famoso libriccino, per capire il significato che le ha voluto dare, con una forte connotazione soggettiva ed introspettiva. Alcune sono collegate tra loro quasi senza soluzione di continuità, e diventano palpabili, percorribili, attraversabili, esplorabili; permettono visuali preferenziali sull'intero complesso o a volte fungono da cannocchiali, che inquadrano una determinata parte del parco o di una scultura. Spesso sono delle "uova di pasqua", che rivelano al proprio interno ambienti, grandi o piccoli, sorprendenti; come sorprendenti sono i dettagli delle tessere dei mosaici, per l'accostamento dei colori, dei motivi, dei disegni incisi sulle ceramiche, delle figure a rilievo.
Un senso di ubriacatura, di vertigine quasi cubista, di galleggiamento colorato è quello che si prova ad esempio nel cortile circondato da colonne, che collega la Torre con l'Imperatore. Un ambiente debitore, come detto, del Parc Guell, ma non per questo meno coinvolgente e accattivante.
Non potendovi raccontare di ogni scultura singolarmente, ne ho scelte alcune che, per varie ragioni, mi hanno impressionato. Un po' "al femminile", se vogliamo.
La forza, carta n. XI: una delicata fanciulla domina un feroce drago, tenendolo legato a un guinzaglio invisibile. Il mostro che la fanciulla deve ammaestrare è dentro di lei. Superando questa prova difficile ella scoprirà la sua forza.
La papessa, carta n. II: il potere femminile dell'intuizione, una delle chiavi che portano alla saggezza. Rappresenta il potenziale dell'irrazionale inconscio. Spiegare gli avvenimenti solo con la logica e i ragionamenti significa rimanere vincolati alla superficie e non riuscire a penetrare la realtà con l'immaginario e la visione istintiva.
La morte, carta n. XIII: il grande mistero della vita; senza la morte la vita stessa sarebbe priva di significato. Carta di rinnovamento: essere coscienti della morte significa non rimanere intrappolati nelle vanità della vita.
L'imperatrice, carta n. III: la Grande Dea. Al tempo stesso madre, puttana, emozione, magia sacra e civiltà. La scultrice come detto ha vissuto per anni al suo interno di questa madre protettiva.
Spero di non avervi annoiato. Il Giardino dei Tarocchi è stato per molti anni una delle mete dove avrei voluto andare, ed in piccolo una sorta di viaggio della vita, come lo sono l'Islanda e Petra. Con il rischio di caricarlo troppo di aspettative e di rimanere delusa; e forse è anche per questo che a volte pur avendo avuto la possibilità, avevo rinunciato. E poi mi sono detta: "Ora sono pronta".
Statemi bene, bellini, io da domani forse sono veramente in vacanza!!! Vi scriverò comunque. Un abbraccio forte a tutti, occupati, disoccupati, diversamente occupati....e ricordiamoci...sopravvivere sopravvivere sopravvivere!!!
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ritorno all'ovile
cari bambini buondì!!!!!!! , è con balzi di gioia scomposti che vi annuncio di aver fatto ritorno all'ovile, altrimenti noto come unovirgolaotto metri quadri. un applausino di incoraggiamento grassssie; l'oroscopo di oggi giura che ho una carica energetica eccellente, e che sarò carina (attenzione) con chi mi circonda; fatto quest'ultimo che credo non capiti dalla seconda asilo...
o come mi state bellini?? sussù lo so che vi avevo promesso di scrivervi, ma siccome sono un'adorabile bugiarda, alla fine mi sono lasciata prendere per la manina dalle vacanze...e senza farmi pregare nemmeno troppo, a onor del vero. e se devo dirla tutta, sono state delle vacanze gradevolissime, che mi pregio di riassumere approfondendo gli argomenti nei giorni a venire, cominciando da oggi.
sab. munita di elmetto e vestiti da battaglia, ho fatto il mio primo viaggio al centro della terra
dom. mercatino delle crete di asciano (e dico poco....), montepulciano con sbronza lenta e sistematica alimentata sapientemente con un'approfondita frequentazione di tutte le enoteche-degustazioni, sarteano
lun. mart. isola di giannutri con pernottamento abusivo sul cosiddetto molo (ma non lo raccontate in giro perchè per ora l'abbiamo fatta franca)
merc. ferragosto: la giornata è iniziata con una puntatina in bici a gaiole (45 km, io, la bici e il solleone) + montalcino, sant'antimo e tour classico della valdorcia
giov. palio
ven. firenze
sab. castiglioncello
dom. marina di grosseto
lun. a vedere un paio di case (lo scopo del gioco è vederle, immaginare di metterci gli artigli sopra e abitarle, ed infine deprimemi perchè nn me le potrò permettere per i prossimi 105 anni)
ohh...ma iniziamo subito allora. innanzitutto volevo ringraziare e salutare Marco, che oltre ad essere entrato nell'eletta schiera dei lettori del blog, mi ha iniziato ai piaceri della speleologia. marco è un ingegnere (di quelli innocui però :-P), di siena, che mi ha confessato di far parte del club dei trentenni laureati, super formati, masterizzati eccetera che faticano per portare a casina 1000 euri. tutto il mondo è paese, quindi. bene (si fa per dire).dovete sapere che la speleologia, assieme all'aragosta, al vibromassaggiatore per le natiche, a un viaggio in transiberiana e a mille altre cose, è (era) nella mia personalissima lista delle "cose da provare prima di passare a miglior vita e chissà mai che possano piacermi". e la volete sapere tutta? mi è piaciuta, eccome!
chi di voi mi ha seguito ultimamente avrà letto che nutro un certo interesse per la geologia, tanto da accarezzare l'ipotesi di prendermi, soldi pemettendo, una seconda laurea...e dalla geologia alla speleologia il passo è breve. quindi, dopo aver provato un anno fa quasi preciso l'ebbrezza del volo in mongolfiera (il signor verne sarebbe fiero di me), sabato scorso mi sono infilata come un verme nelle cavità del sottosuolo, vicino a monteriggioni, nella cosiddetta Buca a' Frati. così battezzata perchè qualcuno, probabilmente sotto l'effetto di qualche stupefacente, ha intravisti "scolpiti" nella roccia un paio di frati.
personaggi e interpreti: l'architettessa, che per l'occasione sfoggiava al posto della berretta blu un luccicante elmetto rosso luminomunito ed un fiero herpes sul labbro superiore (che perdura, per la cronaca); la dolce metà dell'architettessa, che ha il pregio di condividere entusiasta come un bimbo qualsiasi esperienza, il marco di cui sopra, ivan, valentino.
armi e munizioni: elmetto rosso, due pile da 4.5 volt acquistate la mattina stessa e scadute nel settembre 2002, abbigliamento adatto all'evenienza (quello che adopro quando mi dedico al rotolamento nella melma assieme ai maiali), scarponcini, macchina fotografica.
si inizia con la discesa nell'antro, muniti di corda; i primi due metri sono riuscita a farli tenendomi alla corda, gli altri 5 sono rotolata sul deretano senza ritegno alcuno. con l'alibi che così non cadevo.all'interno la grotta si divide diciamo in tre
ambienti, situati a tre diverse altezze, con piccoli antri minori. lo spettacolo all'interno era entusiasmante, con cavità gocciolose ricchissime di piccole stalattiti in formazione,
laghetti ormai prosciugati con resti luccicanti e trasparenti di calcite, e altri ancora che, sotto la crosta nera indurita nascondevano quello che in gergo di chiama "latte di monte" che altro non è che calcare non solidificato, pastoso, molto simile alla ricotta.
nella zona più bassa un'altra sorpresa. le stalattiti non scendono giù ortogonali al suolo, secondo la gravità, ma tendono ad arricciolarsi descrivendo un'ellisse; fatto curioso che non ha ancora trovato una spiegazione scientifica.
premesso per onestà giornalistica che la grotta è per definizione per neofiti, mi sono cimentata in alcune "prove dello speleologo", riscuotendo credo un discreto successo e una cospicua collezione di lividi ed ematomi. di cui vado modestamente fiera...
devo ammettere che oltre all'aspetto scientifico e naturalistico, assolutamente eccezionale, per me si è trattato anche di una prova, anzi di tante piccole prove. il mio incubo ricorrente, da che ho memoria, consiste nell'essere costretta a passare per passaggi strettissimi, che si fanno sempre più angusti. la grotta è stata l'occasione per affrontare questa paura: ho strisciato in pertugi larghi poco più del mio spessore per distesa, mi sono infilata in buchi da cui non ero sicura di passare, prendendo la mia paura per la collottola e buttandomela alle spalle, convinta da sempre che per superare la paura l'unico modo è affrontarla, di petto e senza pensarci tanto.
e quando uscimmo a riveder le stelle, lividosa, sporca come un cucciolo di maiale, sudata e tanto tanto stanca, erano passate quasi tre ore; mi sono sentita, nel mio microcosmo, più forte, e pronta a fare il mio ingresso ufficiale nel gruppo speleo di siena. per questo ringrazio ancora marco che è stato disponibilissimo fin da subito e che ha reso possibile quello che fino a una settimana prima valutavo come una remotissima possibilità. mi scuso anzi se il linguaggio adoperato è stato assolutamente poco scientifico e del tutto inadeguato, e confesso candidamente che delle cose che ci ha raccontato ne ricordo un 60%, presa com'ero dalla speleofascinazione. e ringrazio la mia dolce metà, che sorrideva come un bimbo prima di entrare in grotta e sorrideva ancora di più quando ne è uscito.
ovvia cari, ci si vede domani allora. battete un colpo voi che ci siete, che mi fate compagnia mentre mi dedico alla stampa 1: 1 degli elementi di una rampa; piastrella per piastrella. vi abbraccio. sciaooooooooooo!!!!!!
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Scontro tra titani
ma buongiornooooo! anzi...buonaseraaaa! l'onda lunga delle cosiddette ferie continua a quanto pare a farsi sentire, dato che pur non avendo sostanzialmente da fare una mazza ho trascurato i miei fedeli lettori. con una promessa non mantenuta di raccontare le mie ehm...vacanze low profile; promessa che non so quando manterrò, forse nei lunghi e piovosi pomeriggi invernali, quando ripensare ai 60 gradi di giannutri con zaino da interrail in spalla pieno sarà un ricordo che scalda il cuore e le membra. ma come sono poetica, quasi pìssera. ora mi resetto.
la settimana è iniziata malissimo; con la gomma della bici bucata, dopo un paio di madonne, ho dovuto ripiegare su corsetta mattutina; che se mi ha riappacificato con il jogging o footing o quello che è (con cui ho sempre avuto un conflitto non risolto), e ringalluzzito sulle personali potenzialità di quello che in termini tecnici si chiama "fiato"...mi ha devastato gli arti inferiori. al secondo giorno (oggi) accuso serie difficoltà nella deambulazione, paragonabile a quella caratteristica di chi soffre di emorroidi. piegarsi per raccogliere un foglio, entrare in macchina, salire le scale sono attività che rasentano la soglia della tortura; il bidet è una quasi mission impossible. come al solito mi rincuora l'oroscopo: in questa giornata riuscirai ad adattarti dinanzi a qualsiasi situazione e troverai il lato positivo di ogni cosa. Allora sto in una botte de fero. A proposito...un caloroso bentornato al dirimpettaio simone.
Questo premesso, vorrei farmi perdonare raccontandovi della gita fuori porta cui ho avuto l'onore di partecipare lo scorso venerdì. Sotto quello che i meteorologi definiscono "tempo instabile con locali rovesci a carattere temporalesco anche di forte intensità", chi la mattina alle sette e mezzo fosse passato in via massetana davanti a nannini, avrebbe visto un inusuale assembramento di n. 32 architetti con congiunti al seguito, fra battute da caserma, ritardi e giustificazioni improbabili, imbarazzante abbigliamento da mare. Il volantino recava la dicitura "Visita alle cantine d'autore - Rocca di Frassinello di Renzo Piano e Petra di Mario Botta". Scritto proprio in fondo, dimesso e piccino picciò, le modalità del pranzo, vero scopo inconfessato ed inconfessabile della gita. Dopo lunghe ed estenuanti trattative per la formazione delle macchine, che avrebbero fatto apparire l'organizzazione dello sbarco in normandia una robetta da pischelli, si parte. Destinazione Gavorrano e Suvereto (Maremma)
Visita alla Cantina di Renzo Piano.
Considerazioni preliminari, sgamate nel corso dell'attesa e pronunciate da stimati professionisti: "Se hanno chiamato Piano per la cantina, il vino deve far cacare"; "A me mi sembra una caserma dei pompieri"; "Manca la scritta mercatoneuno, poi è come un grande magazzino"; "Gliel'hanno fatto fare solo perchè era Renzopiano"; "Voglio andare a pranzo".
Dal di fuori si presenta come una forma molto semplice, schiacciata, di un rosso vivo, definito "rosso maremma"; in alto svetta la torre acchiappa-luce, un semplice parallelepipedo che con un gioco di specchi incanala la luce all'interno
della barriccaia. l'impatto ambientale, che comunque è stato considerato e valutato attentamente, non è poi così low profile (eh oh, mi garba il termine). Si riconosce la mano di piano (che fa anche rima) per la purezza quasi minimalista degli interni, che mi hanno ricordato molto il padiglione di mies. Il vero fiore all'occhiello è la barriccaia, che è effettivamente uno spazio di rara suggestione: in una sorta di arena a terrazze degradanti, in pianta un quadrato di 40x40 metri, 2500 barriques sono lì che ti guardano, immobili e quasi fiere; con scorci quasi alla kubrik.
Il movimento e il trasporto delle barriques, per essere riempite, svuotate e pulite, avviene attraverso bracci telescopici che si allungano. Niente lusso o sfarzi all'interno, solo cemento a vista che esalta la presenza imponente delle barriques in rovere. Sulla terrazza si sviluppa una struttura in vetro e acciaio inox, trasparente e leggera, alla mies, appunto; in cui e' stato ricavato uno spazio di 500 mq, colorato ma con misura, con pareti mobili , per accogliere i visitatori, per degustazioni eccetera.
Chi ha assaggiato il vino sembra confermare le ipotesi iniziali, lanciandosi in commenti arditi: "E' meglio la sciacquatura di botte che ci danno alle cene di contrada".
Visita alla Cantina di Mario Botta.
Considerazioni preliminari sgamate nel corso dell'attesa e pronunciate da stimati professionisti:: "Se hanno chiamato Botta per la cantina, il vino deve far cacare"; "Effettivamente dall'esterno è tutto un altro stile"; "Gliel'hanno fatto fare solo perchè era Mariobotta";"Voglio andare a pranzo".
Il progetto di Botta, in cui è ovviamente riconoscibilissima la sua predilezione per le forme pure, è sostanzialmente un imponente cilindro attorniato da due ali, due parallelepipedi. Il piano superiore del cilindro è inclinato, e spezzato a metà da una scalinata; il piano inclinato è poi diviso in due anelli: quella più vicina alla scala è a sua volta una gradinata, le cui "alzate" sono delle bocche di luce, non percepibili dall'esterno a causa della distanza; l'anello più esterno è un giardino pensile, che ospita degli ulivi, e che rende la struttura quasi parte del paesaggio circostante, minimizzando in maniera efficace l'impatto. Il tutto è trattato con della pietra locale pare a bassissimo costo (20 euro a mq si dice), un caldo calcare bianco rosato; da lontano l'effetto è quasi quello del laterizio. Pare che l'idea folgorante, della forma architettonica intendo, sia venuta al proprietario, che ha poi incaricato il signor Botta della "messa in forma" (manco fosse un paio di scarpe). Pare. Così recita il sito http://www.petrawine.it/petra.html. E così diceva la guida, abbigliata con una stroboscopica magliettina rosa sgargiula. Il quale proprietario, dicevamo, non è solo l'illuminato committente; ma anche imprenditore di successo nel settore delle costruzioni, in particolare nell'edilizia industrializzata applicata alle grandi costruzioni (prefabbricati), profusi a larga manica all'interno della cantina.
Gli nterni sono splendidi, in modo particolare le barriccaie; grandi ambienti voltati (con volte, appunto, prefabbricate), caratterizzate da un attento studio dei materiali, della loro messa in opera, della luce; che conferiscono a questi ambienti un'atmosfera quasi sacra; un grande santuario, silenzioso, imponente dedicato evidentemente al vino. Veramente molto suggestiva, impressionante in senso positivo.
l match, e il signor Piano non ce ne voglia, si è risolto quasi all'unanimità: Botta1-Piano0. Un onesto pareggio pare per la qualità del vino.
La giornata è poi proseguita con il pranzo frugale: sette antipasti, due primi, frittura, patate fritte. Una situazione che a molti ha ricordato un pranzo nuziale, considerato anche l'impegno temporale: due ore e mezzo. Sensazione acuita dai ripetuti brindisi e dal comportamento dell'organizzatore, che per tutto il tempo ha girato per i tavoli come uno sposino novello per fare due paroline con tutti.
Ovvìa giù. Logorroica come al solito. Era tanto che un vi scrivevo ma...ehm...mi sono rimessa in pari...
Vi abbraccio bellini. A presto!!!!! ...e come al solito, la parola è una sola: sopravvivere, sopravvivere, sopravvivere.
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sul finir della giornata
Signori, è con sommo piacere che dò il benvenuto a un lettore d'eccezione...Alessandro Grazi, vi ricordate che ve ne avevo parlato? L'artista che ha dipinto il Palio di Luglio. Sono emozionata...cose come queste allietano non solo un finir di serata lavorativa!
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Cittini! Sono Eleonora, laureata nel 2004. Toscana fiera fino al midollo, ho rimbalzato tra Firenze e Siena per tre anni, per poi cedere a una vocina che da troppo tempo mi chiamava lontano. E ora, abbandonata la città dove il rosso del mattone si sposa col bianco del travertino, da sotto la diletta Torre del Mangia mi sono spostata sotto al Big Ben. Una senese a Londra... o Londra alle prese con una senese?
Sotto le torri - una senese a Londra
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