Architetti, belli ma poveri

Una lettera aperta, firmata dalle Associazioni di Giovani Architetti di Milano, Venezia, Genova, Treviso, Trento, Lecce e Vicenza, per rispondere all'articolo di Fabio Savelli "Architetti-choc: giovani, poveri ma felici. E il sogno ora è diventare dipendenti", pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 16 novembre e incentrato su una recente indagine che ha interessato gli iscritti under 40 dell'Ordine di Torino.

All'origine del documento, l'esigenza di formulare alcune riflessioni, prendendo spunto dal tema affrontato dal giornalista, e soprattutto l'urgenza di sfatare il mito dell'architetto "creativo e contento", emerso ancora una volta dalle pieghe della ricerca torinese.

Pur condividendo in generale l'analisi condotta da Savelli a partire dai dati statistici contenuti nel rapporto "I giovani architetti, la professione, la crisi", i rappresentanti delle associazioni contestano l'etichetta "poveri ma felici" con cui l'articolo definisce gli architetti trentenni.

Le Associazioni che sottoscrivono la lettera non accettano l'idea che l'apprezzamento per le caratteristiche del proprio lavoro possa compensare le difficoltà e le incertezze sul  futuro con cui si misurano i progettisti nei primi anni - e non solo - della carriera .

"Viviamo una condizione di grande disagio economico e sociale e proprio per questo non possiamo ritenerci felici. Certo, a differenza di altre categorie, molti di noi hanno il privilegio, l'unico, di fare il lavoro per cui hanno studiato e che vivono con estrema passione. Il nostro sogno non è però diventare dipendenti, ma avere la possibilità di continuare a godere di questo unico privilegio con il giusto riconoscimento economico e sociale".

La lettera indirizzata al direttore del Corriere della Sera da MAGA, AGAVE, PDA, AGATV, AGATN, AGALE e VAGA - alcune delle associazioni riunite a livello nazionale dal GiArch (Coordinamento dei Giovani Architetti Italiani) - include considerazioni sugli ostacoli che ogni laureato in architettura incontra al suo ingresso nella professione: tirocini a titolo gratuito, lavoro dipendente camuffato da consulenza, familismo, tariffe al ribasso, concorrenza sleale, necessità di continuo (e costoso) aggiornamento.

"Vorremmo parlare e confrontarci quindi su aspetti di diritto del lavoro applicati alla nostra professione, sulla promozione della qualità in architettura, su un'efficace campagna di informazione che prima di iniziare il percorso di studi e alla fine della laurea possano dare gli strumenti minimi per iniziare a esercitare la nostra bellissima professione".

La percezione stereotipata dell'architettura, sommata alla dimensione ridotta degli studi, alle distorsioni della burocrazia e a una certa rigidità degli Ordini rispetto alle attuali necessità degli iscritti, contribuisce ad ampliare la distanza tra progettisti  italiani e omologhi europei, danneggiando in primo luogo gli architetti più giovani.

In un periodo di profonda crisi finanziaria e di ripensamento della pratica professionale, qualsiasi processo di liberalizzazione dovrà tenere conto delle problematiche concrete che collegano il discorso sulla professione di architetto alla riflessione generale su concorrenza, normativa previdenziale e formazione.

Per approfondire:

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