Ily : [post n° 213697]

Il ruolo dell'architetto

Ritengo che molti professionisti "affermati" pensano che il ruolo del tecnico (architetto, geometra o ingegnere) sia quello di "lavorare", tradotto, di guadagnare il più possibile costruendo, cementificando e sopratutto incoraggiando i palazzinari a costruire ovunque possibile. Alberghi e centri congressi in mezzo al nulla -nebbia d'inverno e zanzare d'estate, megacentri direzionali a due passi dallo svincolo dell'autostrada, case nuove in posti lontanissimi e scomodissimi, villette a schiera che sono una vera follia ambientale, hanno costi assurdi di manutenzione e impongono uno stile di vita stressante (devo prendere la macchina anche per andare a comprare il pane, l'unico negozio è il megacentro commerciale aperto 24/7/366, ogni sera mi faccio un'ora di fila a passo d'uomo per tornare al lavoro).
Io mi chiedo perchè?
Perchè s'è persa l'ETICA che il nostro essere architetti imporrebbe, il RISPETTO per il territorio che deriva dalla comprensione della sua storia, delle sue stratificazioni?
Qual'è, insostanza, il ruolo dell'architetto? Siamo solo PALAZZINARI? Io credo (spero) di no.
Varyare :
Bella domanda...me lo chiedo anch'io!!!Quando mi trovo a parlare con la gente mi rendo conto che la gente neanche sà cosa facciamo noi in realtà, o meglio cosa potremmo fare. Ma il vero problema è: noi, architetti, lo sappiamo? Secondo me no. Almeno a giudicare da quello che vedo.
Paolo :
Si è perso il senso dell'etica perchè ormai tutto quello che si fa , lo si fa solo per profitto; sono le imprese e quindi i palazzinari che hanno l'economia in mano, e quindi condizionano di conseguenza l'Architettura (continuo nonostante tutto ad usare la "A" maiuscola).
Se le imprese e i grandi gruppi commerciali decidono che per far soldi si debbano costruire i grandi centri commerciali, di conseguenza gli Architetti progetteranno i centri commerciali, vicino alle tangenziali e col deserto attorno, con una qualità architettonica che a volte è apprezzabile ma comunque distaccata dalla storia e dalle dinamiche del territorio così come noi le intendiamo.
Poi è un caso particolare l'Italia; all'estero inghilterra, germania, Francia) c'è pure una grande speculazione, ma almeno la qualità architettonica ha una dignità ancora valida, cosa che in Italia abbiamo dimenticato dai tempi dele sperimentazioni architettoniche degli anni 60/70. Ciao
Campanellino :
Ily sono assolutamente d'accordo con te!
Ogni tanto ci sono qui in bacheca dei post di nostri colleghi allarmati perché in Italia non ci sono più grandi opere, non si può più costruire, non c'è più territorio da divorare...gente che chiede consiglio su dove sia meglio emigrare per poter costruire di più.
Come se il nostro lavoro fosse finalizzato solo alla soddisfazione personale di vedere costruite le nostre idee o, peggio ancora, a guadagnare speculando il più possibile.

Sarebbe il caso di lasciare da parte certi stupidi deliri di onnipotenza e ricordarsi l'etica della nostra
professione, che dovrebbe ricercare soluzioni qualitative sotto tutti i punti di vista (estetico, funzionale, sociale, ambientale, della mobilità, ecc...), il che può voler dire anche non costruire NULLA.
Ily :
Io penso che l'architetto sia al servizio del contesto in cui opera, e non viceversa; quando leggo certe recensioni che dicono cose del tipo "l'ironia del progetto che traspare nelle soluzioni formali..." (ad esempio in un progetto come la Casa Danzante di Praga) io penso: l'ironia?!? In un progetto?!? Ma stiamo parlando di un edificio o di una vignetta satirica? E' un palazzo o il Vernacoliere?
Ho visto certi casali "restaurati" che da splendide dimore padronali settecentesche di campagna erano diventati assurdi "blob" postmoderni, perchè l'architetto aveva voluto "rileggere" e "attualizzare" il costruito stravolgendo il ritmo delle aperture per inserire finestre tonde e/o grandissime... Perchè?! Cui prodest?
Ily :
Comunque basta confrontare la qualità architettonica di un centro storico con quella delle periferie immerse nel verde (i miei amici abitano in mezzo al verde in zone "ben servite", ma in dieci minuti a piedi arrivo in piazza, e a 20 c'è il più bel parco pubblico di Bologna).
Campanellino :
Comunque questo atteggiamento è molto comune tra gli architetti...anche quando lavoravo in studio ricordo che più di una volta il mio capo ha bocciato le mie proposte progettuali perché "l'intervento dell'architetto non era riconoscibile"...e ti sto parlando di ristrutturazioni di appartamenti, una cosa che sarebbe da fare in maniera assolutamente personalizzata su chi lo spazio lo andrà a vivere, facendo riunioni approfondite per conoscere la persona, le esigenze, le abitudini, le richieste. E invece questi presupposti passavano sempre in secondo piano rispetto al bisogno di dar sfogo sl proprio "estro" (e metto tra virgolette viste certe oscenità che spesso si celano dietro questa parola).
Se uno ragiona così già nel piccolo progetto privato vuol dire che davanti all'opportunità di progettare qualcosa di un attimino più ampio...svalvola!!!
SR :
Innanzitutto mi fa piacere che se ne parli, perchè vuol dire che o con malessere o per presa di coscienza i nodi al pettine stanno arrivando. Viviamo in un contesto sociale-economico non favorevole, voglio dire si mercifica tutto al fine del profitto...in alcuni casi non si produce manco ricchezza ma solo trasferimenti di danaro. Ho spaziato un pò, scusate. Il problema è evidente: si costruisce ovunque e in malo modo per profitto! Ma non possiamo fare di tutta un'erba un fascio, allora diciamo che chi progetta correttamente, valutando la qualità architettonica, l'attenzione per chi andrà a viverci, ecc., viene adombrato (osservate alcune riviste di secondo piano, ho notato progetti molto meritevoli). Il problema, secondo me, è che si sono abbandonati alcuni principi cardine della progettazione. Anche l'Urbanistica è in fallimento, o meglio poco consona alla soluzione dei problemi, urbani e non, che non sto qui ad elencare, ve la risparmio ;)
Allora mi/vi pongo una domanda: può la qualità architettonica essere un valore aggiunto? Cioè è possibile che non si capisca che avere una casa di "qualità architettonica" può essere più redditizia? Come mai i costruttori non hanno capito questo? Come mai gli architetti non si impongo facendo capire questo? Allora anche se i Grandi Maestri del passato, ne cito uno solo Michelangelo, si fossero comportati come oggi, non avremmo quelle perle che ci invidia tutto il mondo! La committenza allora era diversa, più colta a cogliere i geni...ma non mi sembra abbiano perso dal punto di vista economico, anzi quelle perle si "vendono" ancora oggi a prezzi turistici, sollevando le sorti di una comunità/civiltà, rendendola orgogliosa.
Dobbiamo prendere coscienza che dipende anche da noi e capire che le Ville del Palladio sarebbero visitate anche se fossero sulla Luna! Perchè? Meditiamo e diamo nel nostro piccolo ogni occasione per consigliare chi ci chiama che progettare secondo certi principi è anche dare dignità a se stessi e ad una Civiltà, che sarà se no ricordata solo per i danni che ha prodotto.

Scusate la lungaggine, sono stato prolisso, ma vi auguro il meglio a tutti, sinceramente!
Buon lavoro.
Ily :
L'aristocrazia del Rinascimento era fatta di cavalieri che si riunivano in circoli filosofici e letterari, e di dame che parlavano correntemente il latino e ispiravano i poeti di corte... Oggi siamo ridotti a veline, ex veline, fotografi di pessima moralità, dirigenti rampanti e politici di infimo ordine.
Diciamo che tra la committenza e la classe dirigente (anche borghese) rinascimentale e quella di adesso c'è la stessa differenza che c'era nel I secolo d.C. tra Mecenate e Trimalcione: adesso siamo al livello di Trimalcione. Il resto viene da se.
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