Qual'è l'architettura dei nostri tempi?

messaggio inserito venerdì 6 maggio 2011 da Edoardo

Edoardo : [post n° 261871]

Qual'è l'architettura dei nostri tempi?

Per essere chiaro su un tema a me caro e non essere frainteso lancio quest'esca:
Quanto vi sentite influenzati dalle architetture contemporanee?
Esse possono rappresentare un riferimento culturale o sono solo esibizioni tecnologiche per stupire... ...o qualcos'altro, anche di buono?
Quanti di voi leggono, guardano le riviste... ...un tempo veri must e oracoli culturali, per voi lo sono ancora?
La nuova architettura corrente ha un suo linguaggio povero o vecchio oppure si identifica in una scuola contemporanea come poteva essere il razionalismo o il post-moderno?

Insomma, l'architettura di riferimento oggi esiste, fa cultura, o è solo moda?

Grazie e a voi le risposte, io mi limiterò a leggervi.
e.c. :
Risposte:
1) Moltissimo. Anzi, sono TOTALMENTE influenzato.
2) Alcune architetture mi sembrano solo delle pure, semplici, inutili esibizioni di tecnologia. I miei architetti preferiti, invece, pur con le dovute eccezioni, non fanno questa "roba".
3) Io ne compro tantissime di riviste. E anche di libri. Ho speso una forutna e devo ancora finire di leggere tutto. Ergo: sono un compratore architettonico compulsivo. Ma ho messo su una bella bibliotechina.
4) La nuova architettura è un casino.
5) L'architettura è architettura. Hanno solo scoperto che si può "vendere" anche quella.
federico :
1) Dipende da cosa s'intende per architettura contemporanea. Comunque, certamente, non sono un passatista, nonostante finora mi abbiano obbligato a progettare solo casette dei sette nani.
2) Sono per gli architetti che non risolvono i problemi solo con la composizione, ne che si pongono solo questioni formali. Non sono per l'architettura-scultura. Cerco di essere molto attento all'aspetto partecipativo, antropologico e di contesto. Chi fa tecnologia seguendo questa barra "realista" mi piace, gli altri no.
3) Riviste non molte, anche perchè poche trattano i progetti sviscerando i temi che mi interessano, e molte volte i disegni presentati non sono molto chiari (volutamente?). Libri invece ne compro molti (due/tre al mese: anch'io ho speso abbastanza), soprattutto quelli con i cd allegati che mi forniscono una documentazione molto più esauriente e precisa.
4) Non sono un critico, quindi non saprei rispondere. E' molto difficile costruire una storiografia del contemporaneo.
5) Anche qui non saprei. Si rischia sempre di trascurare qualcosa che sul momento appare irrilevante, e che poi si potrebbe rivelare importantissimo in futuro. Comunque mi sembra che l'approccio da "architettura radicale" e anche quello decostruttivista stia iniziando a mostrare la corda ed una certa protervia. D'altra parte, il grattacielo da Emirato Arabo o il centro direzionale da new town cinese non mi sembrano neanche architettura. Ammesso sempre che tutte queste possano definirsi contemporanee. Sui nuovi esperimenti d'integrazione della sostenibilità vedo tanta confusione e poca sostanza.
Credo piuttosto che il grande fuoco divoratore della succussione delle varie correnti si stia un po' spegnendo. Siamo forse arrivati al punto di dover raccogliere un po' il bandolo delle esperienze precedenti e provare a fare una sintesi. Insomma penso sarà sempre più difficile trovare un movimento d'idee condiviso e riconoscibile su larga scala. Noi, architetti della nuova generazione saremo più dei buoni custodi che degli esploratori o dei rivoluzionari. Se questo sia un male o un bene non so dirlo.
Ily :
1) Per nulla influenzata: infatti il mio campo è (o meglio sarebbe) il restauro e non mi sono mai piaciuti particolarmente i laboratori di progettazione... e quando proprio dovevo "progettare" qualcosa l'ho sempre fatto in stile razionalista: mi piace moltissimo il razionalismo e detesto il post-moderno, tranne alcuni edifici secondo me molto azzeccati (ad esempio il Centro Pompidou, che però non è post-moderno).

2) Sicuramente il post-moderno è solo un'esibizione, un formalismo fino a se stesso... ma spesso anche il Razionalismo ha finito col diventarlo.
Per le ultime tendenze dell'architettura del 2011 non saprei, perchè non sono molto al corrente di esse. Penso invece che certi criteri e un certo tipo di architettura (ad esempio l'architettura "di sopravvivenza") possa diventare un riferimento culturale importantissimo. Ma sicuramente non i progetti delle archistar.

3) Mai comprato riviste di architettura, se non pochissime PRIMA di iscrivermi ad architettura. Preferisco di gran lunga tenermi aggiornata discutendo su questo forum e su vari altri blog/siti di architettura.
Ritengo infatti che le riviste CREINO ARTIFICIALMENTE i riferimenti culturali di rigore da seguire... i blog no, perchè alla fine si discute e quindi si possono valutare da soli le varie fonti e dare giudizi in maniera del tutto indipendente. Tuttavia ho molti libri di architettura, design e storia dell'arte, ma sono sopratutto libretti divulgativi (ad esempio l'architettura di sopravvivenza), di restauro, di tecniche costruttive tradizionali (ad esempio ho il manuale del recupero di città di castello, archeologia dei materiali da costruzione, l'atlante dell'architettura storica ferrarese, una decina di carpette con varie fotocopie di convegni sul restauro, le opere di Caniggia-Maffei ecc). Ho tuttavia anche l'atlante dell'architettura contemporanea, un libro -molto bello- sulle finiture "moderne" e alcuni classici (ad esempio "verso un'architettura di Le C. e un libretto di Giancarlo de Carlo).

3) Su questo proprio non saprei... a pelle posso dire che l'architettura di oggi mi sembra del tutto priva di regole, se non quelle che si auto-impone l'architetto. Ma non mi sembra che esistano vere e proprie "scuole" come ad esempio il Modernismo, o "regole" come ad esempio i 5 principi di Corbu. Ma ripeto: non sono esperta di architettura contemporanea.

4) Vedi sopra. Secondo me, comunque, molte architetture sono fatte sopratutto per stupire (cioè per moda), a volte a scapito della funzionalità (una volta ho letto un articolo sul Corriere della Sera in cui si spiegava che in alcune opere di archistar "piove dentro".
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