Riforma professioni. L'opinione di 587 architetti

messaggio inserito mercoledì 15 febbraio 2012 da redazione p+A

[post n° 283518]

Riforma professioni. L'opinione di 587 architetti

L'Ordine Architetti Torino sollecita i suoi iscritti ad esprimersi sulla riforma delle professioni. Scetticismo su società di professionisti e liberalizzazioni. A sorpresa, in molti auspicano un potenziamento del ruolo degli Ordini e sono in pochi a volerne l'abolizione.
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[p+A news: Riforma-professioni-L-opinione-di-587-architetti]
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io non so più cosa pensare, solo il 9% ha compilato il questionario...leggedo i post degli ultimi tempi su questa bacheca si lamentano tutti degli ordini che non fanno nulla per tutelare la categoria, sembra che siano tutti pronti a scendere in piazza e fare rivoluzioni poi appena un ordine propone un semplice questionario che, forse inutile ma forse poteva essere un punto di partenza verso un cambiamento, nessuno nemmeno lo compila. Può darsi che mi sfugga qualcosa non essendo dell'ordine di Torino, ci sarà un motivo di cui non sono a conoscenza per questa scarsa partecipazione; mi chiedo se sia semplice menefreghismo o se la gente è talmente sfiduciata da non riuscire più a vedere una via d'uscita.
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Ci sono molti degli attuali presidenti degli ordini, anche molto grandi, che sono stati eletti da meno del 10% degli iscritti. Questo dà la misura dell'attenzione generale ai problemi comuni.
La scarsa partecipazione, opposta a una quantità enorme di lamentele, è indice di disimpegno e di mancanza di senso civico. È pigrizia, e ignoranza, non sfiducia. Troppo facile dire che me ne frego perché non vedo una via d'uscita. Nessuno, dall'alto, troverà mai una via d'uscita per te, se non sei tu stesso a cercartela.
Se non te la cerchi, se non parli, se non ti esprimi, se non partecipi, se non voti, vuol dire che te la sei meritata. Ma poi non lamentarti...
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tra i risultati emersi, invece mi sorprende il 50% a favore della formazione obbligatoria continua perchè finora, parlando con i colleghi di un po' tutte le età oltre a leggere i pareri sul forum, non ho trovato nessuno a favore
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Sissi, secondo me la formazione continua, se fatta bene è utilissima e tenderebbe ad elevare un pochino le sacche di ignoranza che permeano la ns categoria, ed anche l'unica vera ragione per la quale gli ordini debbano esistere, altrimenti, almeno per quello che fino ad ora hanno fatto, servono solo per dare cariche e stipendi a loro stessi, agli impiegati e a sanzionare deontologicamente gli iscritti..direi quindi un po poco...sul fatto poi che questo tipo di iniziative, cioè i sondaggi, possano servire realmente, ho grossi dubbi, perché secondo me gli architetti hanno veramente poca voce in capitolo da un punto di vista "lobbistico"...
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Salve,
Nel testo dell'articolo leggo: " ,,, oggetto di dibattito tra i rappresentanti delle professioni e in discussione al Parlamento con la conversione del decreto liberalizzazioni"... .
Chiedo all'articolista un approfondimento sul tema della rappresentanza delle professioni e (soprattutto) dei Professionisti.
A me non risulta che questa rappresentanza esista.
Mi spiego: gli Ordini Professionali sono Enti di Stato ad iscrizione obbligatoria, e i Consigli Nazionali sono solo magistrature (di ordine superiore agli Ordini), niente di più e niente di meno. Tutti sono Enti finalizzati (dall'organizzazione autoritaria dello stato italiano dal 1923 al 1945) al controllo politico dei professionisti e alla tutela del Committente dalle sue iniziative scorrette (anche politicamente). Il comportamento scorretto politicamente è ancora oggi (dopo la fine del regime e 65 anni di Repubblica) sanzionabile e presente nelle Leggi di questa Repubblica.
Gli Ordini furono anche inquadrati nell'organizzazione "sindacale" corporativa, abolita con l'avvento dello Stato Repubblicano. Nella Costituzione, per i vari Consigli Nazionali (era ancora viva l'eco dei tribunali speciali) era prevista la cancellazione per il 1953 (poi mai avvenuta).
Le leggi che regolano e governano gli Ordini (e il CNA) sono sempre quelle emanate dal 1923 al 1945. Purtroppo il nostro Paese è (almeno nel campo delle strutture di rappresentanza dei professionisti) ancorato a un passato inconcepibile per un paese moderno e liberale.
Rispetto agli altri paesi della Comunità Europea e soprattutto agli Stati Uniti, dove la Fondazione (libera) dell'AIA (Istituto degli Architetti Americani) risale addirittura al 1857, siamo alla preistoria.
La prima "burocratizzazione" (si fa per dire) avviene, negli USA, solo nel 1919 con la creazione del Registro Nazionale degli Architetti (NCARB); e oggi l'AIA continua a prosperare e a rappresentare a pieno titolo i propri (liberi) Iscritti, chi non si iscrive può tranquillamente esercitare, una volta conseguito il titolo rilasciato da NCARB (che qualunque Architetto deve conseguire per esercitare).
Il regime di preistoria nel quale gli Iscritti agli Ordini degli Architetti operano, ha immediate conseguenze (nefaste) primaditutto sulla struttura della qualità del servizio reso alla Comunità Nazionale, poi sulla qualità della stessa Figura Professionale dell'Architetto sempre più opaca e impantanata in deprimenti guerre sulle briciole degli incarichi con le altre "categorie" professionali (geometri, ingegneri, periti edili, periti industriali, periti agrari...) in totale assenza di precise Competenze professionali di ciascun Operatore Professionale. Insomma tutti fanno tutto in un demenziale stato di confusione sui Ruoli Professionali. L'opposto di quanto succede in Francia, Inghilterra, Paesi Scandinavi.
Termino sottolineando il fatto che a tutt'oggi, nonostante le recentissime Disposizioni del Governo (che mi auguro non vengano stravolte- e che gli Ordini e il CNA hanno costantemente osteggiato), non siamo assolutamente in presenza di un coerente quadro di Riforma, ma in presenza di interventi slegati fra loro.
In ultimo la Formazione Obbligatoria per ragion di Stato non fermerà il degrado di questa Professione, ma lo accentuerà se non si agisce su altri e ben più moderni strumenti, come ad esempio la libertà di Associazione (per il recupero della Rappresentanza), la riduzione degli Ordini a Registri regionali, e la distinzione netta delle Competenze nella realizzazione dei processi: costruttivi, di modifica territoriale e di intervento sui Beni Culturali (già operante in tutti i Paesi Civili).

Un cordiale saluto,
Beppe Rinaldi
Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC di Firenze
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Ringraziamo l'architetto Rinaldi per il contributo. Con l'occasione segnaliamo che sono in corso consultazioni analoghe a questa di Torino, come quella, aperta a tutti, che trovate sul sito dell'Ordine Architetti Firenze, o quell'invito alla discussione dello stesso Consiglio Nazionale Architetti.
L'obiezione sulla rappresentanza ci trova largamente d'accordo. La rappresentatività sarebbe effettiva se l'adesione fosse volontaria e non obbligatoria, come avviene per le associazioni nei Paesi anglosassoni. E magari è anche quest'obbligo ad aderire che determina la scarsa partecipazione, e non solo a un forum online: sono molti i Consigli provinciali eletti con percentuali che non superano le due cifre.
Formalmente però la rappresentanza esiste, ed è costituita da Ordini, Consigli Nazionali e dal Comitato Unitario delle Professioni. Spetta a loro il compito di avere un senso.
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In risposta a Sissi sulla scarsa partecipazione al sondaggio del nostro Ordine torinese, direi che non si tratta di menefreghismo o sfiducia.
Con altri liberi professionisti abbiamo tentato di coinvolgere parecchi colleghi con una iniziativa slegata dall'Ordine. A parole tutti sembravano daccordo con le istanze - non sopprimere gli Ordini, mantenere le tariffe minime, modificare la normativa sulle gare, ecc.- Tentativo fallito per varie ragioni, forse la principale quella di non esporsi, specialmente di coloro che operano con la pubblica amministrazione.
Un gruppo abbastanza numeroso che si è formato all'interno della comunità di Inarcassa ha invece proposto degli emendamenti al disegno di legge 3110/2012, iniziativa che ha avuto una scarsa pubblicità ma con buone possibilità di successo.
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