Circa il vittimismo italico.

messaggio inserito venerdì 11 maggio 2012 da Edoardo

Edoardo : [post n° 290058]

Circa il vittimismo italico.

Non bisogna certo generalizzare, tuttavia secondo me è innegabile che il BEL Paese sia agli ultimi posti come competitività, meritocrazia, investimenti, libera concorrenza. E' un dato di fatto. Chi vuole emergere in un settore stuprato dal clientelismo, dal nepotismo, dalla mancanza di leggi... è bene che venga in Italia a vedere i Musei, a mangiare... ...ma si rechi altrove per avere chances. Non che altrove ti regalino qualcosa, ovviamente, e mi rattrista pensare che vi siano colleghi adulti che desumono ciò da altre affermazioni riportate in precedenza, ma altrove se hai capacità e lavori sodo ciò si può tradurre in CONTRATTI - COMPENSI - CARRIERA - CONCORSI (veri) VINTI, qui in Italia meno, molto ma molto meno. E’ altresì vero che chi è assunto qui in Italia tende a sedersi perché gode di garanzie che altrove non ci sono, e magari lavora in un’azienda incapace di incentivare e riconoscere il merito (non coi sorrisi, ma con proposte di associarsi e pagamenti con i SOLDI, non con le pizze).
Da quel che emerge sembra che le realtà tipo anglosassone siano sì molto crude e molto più volatili ( www.italiansinfuga.com/ ), ma allo stesso tempo incentivanti e meritocratiche. Là il CV pesa, pesa come sei, come rendi, da noi c’è un muro e per scavalcarlo bisogna avere mezzi che vanno al di là del merito. Questo emerge dalla sez. italiana di Archleaks, piuttosto che da altre....
E' chiaro che ci sono decine di aspetti pesanti da affrontare se vuoi riuscire fuori, altrimenti lo farebbero tutti domani, e questi dipendono dai mezzi, dal carattere e dalla fortuna, non solo dalla "bravura".
Meritiamo tutti il meglio possibile, sempre, dipende dal possibile e da cosa facciamo per meritarcelo. Si viaggia da millenni, è vero, ma si è anche emigrati per millenni e chi è emigrato a volte ha costituito proprio il valore aggiunto di questo "stanco e vecchio paese", e magari tornando lo ha pure migliorato.
Se chi non si sente stanco e vecchio ha l'ambizione di realizzarsi, penso che vada rispettato se sceglie di portare il suo cervello oltreconfine.
ponteggiroma :
Premesso che secondo me nessuno colpevolizza (almeno io) chi voglia trasferirsi all'estero perchè sicuramente vengono offerti + vantaggi di carriera, meritocrazia ecc... anzi, sicuramente non è una scelta facile mollare tutto per andare a vivere in un paese straniero, ma al contempo non farei di tutta l'erba un fascio. Personalmente ho conoisciuto tanta gente in gamba nel corso della mia carriera lavorativa a Roma che, malgrado non sia figlia di qualcuno è riuscita con il sudore e con la fatica a ricavarsi il suo spicchio di clientela e riesce a lavorare ed a campare decentemente. Vedi Edoardo il nostro settore oramai necessita di molta specializzazione e sinceramente il consiglio che mi sentirei di dare ai giovani neolaureati cher vogliano rimanere in italia è proprio questo SPECIALIZZATEVI! e vedrete che se siete in gamba nessuno potrà farvi concorrenze, sia esso figlio di questo o amico di quell'altro. Purtroppo l'università italiana non è ancora pronta per questo tipo di professione, infatti siamo tutti usciti dalla laurea che credevamo di essere dei tuttologi e con la testa piena di megaprogetti faraonici, infatti è solo dopo, se sei scaltro, che riesci a capire qual'è la vera direzione da prendere. Ovviamente parlo di libera professione e non di lavoro dipendente per il quale concordo pienamente su quanto hai postato. Auguro un grosso in bocca al lupo ai giovani neolaureati e consiglio vivamente di non mollare ... qualsiasi cosa decidiate di fare, se fatta con passione e professionalità, vi renderete conto che è un gran bel lavoro ...
Edoardo :
Belle parole di conforto, speriamo sia così. Per esperienza conosco anche gente specializzata in bioarchitettura, professionisti, che hanno ammesso sia quasi impossibile offrire tecnologie costose oggi: il cliente medio (che ti dà da mangiare) non è disposto a pagare in più. E' chiaro che se hai la fortuna/conoscenze di poterti permettere soluzioni di avanguardia a gente che spende, la specializzazione può molto più facilmente offrire quello know-how in più per farti spiccare. Ma continuiamo a parlere di ciò che ti fa passare dal 90 al 100%. Il mio discorso alludeva a chi vuol cominciare da zero ed arrivare al 90%, ovvero a chi non si può permettere di partire con grosse spinte ma deve ponderare i cmpromessi e mangiare ($$$) lavorando per forza di cose presso qualcuno.
E' chiaro che i paragoni diacronici con le generazioni dell'epoca yuppies o del boom economico sono molto marginali e mai dimostrativi di alcunchè, seppur teoricamente validi.
I giovani specializzati OGGI sono sottopagati e precarizzati con più gusto (parlo di non privilegiati, di gente che deve lavoare).
Per il resto, ponteggi, quoto il tuo discorso ottimista.
ponteggiroma :
No no io non parlo di quello che ti fa passare dal 90 al 100%, io parlo di gente che dopo 15 -20 anni di vita da schiavi dentro studi professionali ed imprese a cercare di rubare esperienze e conoscenze che permettano un domani di avere qualche possibilità di sbocco professionale a costo di compromettere la vita privata ed i divertimenti (perchè ovviamente si guadagna troppo poco e male...e bisogna lavorare sodo) ad un certo punto si rende conto che può muoversi sulle proprie gambe ed inizia a muoversi a piccoli passi, ma partendo sempre do 0%. La direzione da prendersi poi è anche una questione di coincidenze, casualità spesso non dettate dalla nostra coscienza (o forse si inconsciamente). Poi ... quelli che guadagnano senza lavorare non li prendo in considerazione sinceramente sono persone con cui ho poco con cui condividere.
Ps io non appartengo all'epoca degli yuppies, sono un pò più giovane :-)
Edoardo :
"Bisogna lavorare sodo" "Sacrificare i divertimenti"... ...ma per favore, questi luoghi comuni moralistici te li puoi risparmiare. Credo che le conoscense "rubate" siano condizione necessaria ma non sufficiente per avviarsi in Italia. Solo il fatto che ci si rassegni a doverle rubare per me è degradante, ed è in questo degrado che emergono invece le differenze reali (non la melassa) tra chi ha i mezzi e chi non li ha, malgrado i 20, ma facciamo anche 50 anni a strisciare flagellandosi negli studi. La tua visione che riporti lascia intendere che lo sfruttamento sia contemplabile e ben accetto, e ciò mi fa pensare che hai qualche interesse o condizione di privilegio per accettarlo, cosa che non può fare certo chi considera il lavoro come un "lavoro" e la professione libera come uno status particolare, sempre nell'ambito del "lavoro". Non c'è per me dicotomia tra la libera professione e la professione non libera, ed in quest'ottica apprezzo molto più certe realtà straniere, ove col lavoro si cresce negli studi o nelle aziende (con ritmi e pressioni tremende magari) piuttosto che il laissez faire italiano ove chi può può e chi non può deve fare lo schiavo mantenuto (da chi?). Per questo ho consigliato al ragazzo 23enne di valorizzarsi altrove emancipandosi piuttosto che farsi mantenere a produrre fatturato per qualcuno a cui è dovuto.
Alla fine i discorsi sono paralleli, tu forse consideri naturale la microframmentazione degli studi in Italia io meno, tu consideri normale fare 20 anni da schiavo in una "bottega" che in realtà è un'impresa... io per nulla, tu consideri un passo obbligato mettersi in proprio (il che ha dei costi) io non necessariamente e, semmai, quando lo decido io.
ponteggiroma :
mah...
hb :
non bisogna generalizzare. Generalizzare è sbagliato. E come lo dimostro? Generalizzando, a mia volta.
sil :
la concorrenza non esiste in questo paese, non esiste competizione, e dove non esiste competizione non può esistere crescita in un settore, perchè nessuno riceve uno sprono a fare meglio. La mia voglia imperante di andarmene oramai è cosa nota, ma non centra con la crisi o con il settore, io da sempre, avrei voluto voglia di andare via, una volta finita l'università. La mia fortuna-sfortuna è che ho sempre lavorato, e quindi, facevo fatica a mollare un lavoro, il mio, per finire (dove? e a fare cosa?). Quello che mi sta molto spaventando dell'"estero" (passatemi il termine assolutamente in generale) è l'ignoranza. Vi giuro che, a volte si fa fatica a parlarci, ma non per un problema di lingua. In primis le agenzie di lavoro, sembra che per reclutare i loro dipendenti prima gli diano una botta in testa, e poi, per essere assolutamente sicuri di assumere un imbecille, gliene diano un altra. Non capiscono niente. E la cosa veramente deprimente è che temo davvero che tutto il mondo sia paese, da questo punto di vista. Le furberie ci sono everywhere, purtroppo. chiaro che qui ci sono praticament solo quelle (vista l'ultima marchettona richiesta da un tecnico comunale ad un cliente, una cosa mai vista nè sentita prima.... tecnico vent'enne... ammazza, vengono su proprio bene in questo paese, già da piccolini, sono imparati)
desnip :
"le agenzie di lavoro, sembra che per reclutare i loro dipendenti prima gli diano una botta in testa, e poi, per essere assolutamente sicuri di assumere un imbecille, gliene diano un altra."

Ma è esattamente lo stesso sistema con cui li reclutano qui!
milena :
si con la differenza che a noi architetti non ci calcolano proprio alle agenzie di lavoro! mai visto un annuncio di ricerca di architetti e poi magari ti propongono il solito call center oh! ma l'hai letto il mio CV o non l'hai letto?? incredibile...
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