Uso di nomignoli: questione di rispetto

messaggio inserito mercoledì 12 giugno 2013 da indignata

[post n° 319251]

Uso di nomignoli: questione di rispetto

Purtroppo, come giovane architetto, mi capita sempre più spesso di vedermi affibiati nomignoli difficilmente accettabili o che scadono nell'offensivo (riferimenti all'età, al sesso di appartenenza, ecc.) da parte di architetti più grandi di me che, anzichè usare il mio nome di battesimo per chiamarmi, usano questi nomignoli inventati da loro, anche e soprattutto in pubblico. Ne ho incontrati troppi per poter dire che erano casi isolati di maleducazione e purtroppo, in qualsiasi contesto, dal rapporto di lavoro alla semplice discussione che inizia con un "buongiorno" tra sconosciuti e finisce dopo magari due ore con un "arrivederci". Se il giovane architetto è iscritto all'albo e il nomignolo (denigratorio oppure finalizzato alla derisione) è usato in pubblico, in presenza di testimoni, da un altro architetto anch'esso iscritto all'albo, è possibile appellarsi agli articoli della deonotologia professionale? Grazie.
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Senti indignata capisco il tuo disappunto ma sei un po' pesantella. Ma se uno ti sfotte vai dall'avvocato? Ma daaaai
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Effettivamente, dai può succedere, non te la prendere, ora non so quale è questo soprannome, ma come diceva Andreotti, una smentita è una notizia detta due volte che in questo caso diventerebbe: più fai casino e più quel nomignolo ti rimane appiccicato.
Quindi lascia stare, facci una risata perchè altrimenti avrai per sempre quel soprannome.
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se ti senti offesa, basta dirlo al collega..... o, cosa più pungente, trovagli anche tu un nomignolo degno per par condicio così vede se gli piace.
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No kia, forse "godrebbe" di più... vedendola innervosita, per poi mostrarsi compassionevole invitandola fuori (e magari provarci). Penso che dovreebe anzitutto mostrarsi indifferente oppure, Minettianamente, ironizzare. Ci fu una sentenza di Cassazione che diede ragione ad una segretaria alla quale il capo disse: "Lei non sa chi sono io!". Ci sono atteggiamenti e situazioni che ormai equivalgono a palpeggiamenti e abusi psicologici. Il più è dimostrarlo.
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@edoardo
non avevo pensato a questo risvolto. Allora meglio a questo punto, mostrare indifferenza.
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A me non è mai capitato, nè ho mai sentito arch più anziani rivolgersi con nomignoli verso i colleghi più giovani, al massimo il diminutivo del nome, tra pari grado, non da superiore a sottoposto.
Scusa se te lo dico ma non è che sbagli atteggiamento? Forse, inconsapevolmente, dai troppa confidenza. Oppure se lo fanno anche con i tuoi colleghi o cmq con altre persone, sei capitata in un posto di cafoni.
Boh, a meno che non sia così offensivo, io non gli darei troppa importanza.
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devo dire che non mi è mai capitato.
ma nel caso l'arma migliore rimane l'ironia. Senza mai offendere.
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Meno male che il mio capo è una donna... ;-D
Inutile il ricorso all'ordine, non è un problema deontologico ma più che altro di maleducazione.
La maggior parte di noi non arriva da un collegio svizzero ed è più o meno vaccinata per tutto, ma davvero a voi (femminucce e maschietti) non darebbe fastidio essere chiamato ciccia/ciccio o pucci dal vostro datore di lavoro o da un vostro collega davanti un cliente? A me si... e non solo se c'è il cliente davanti!
Indignata, se fargli educatamente notare la cosa non funziona, sfoggia uno dei tuoi migliori sorrisi e alla prima occasione dì al tuo collega che d'ora in poi lo chiamerai anche tu come lui...



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@indignata
Mi sembra, la tua, una reazione esagerata ... penso che sia più utile "perdere" tempo a fare nuove esperienze e/o trovare nuovi incarichi piuttosto che stare dietro a queste cose ... tanto il collega o cliente "simpatici" li troverai sempre ...
... e te lo dice una che non più di 5 mesi fa le è stato chiesto di mostrare la carta d'identità perché non credevano che potessi essere già architetto davanti al cliente che mi vedeva per la prima volta!!
Secondo te come avrei dovuto reagire considerando che ne ho 36 di anni!?!?!
Semplice ... ho sorriso e mentre mostravo il tesserino degli architetti li ho ringraziati per avermi fatto un complimento, visto che sembro più giovane! Ma poi ... messo via sorriso e tesserino ho mostrato professionalità e competenza ...
Alla fine dell'incontro mi davano rispettosamente del lei e mi chiamavano con il mio titolo e non per nome, né per nomignoli!
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Io manco ce l'ho il tesserino....
Comunque al prossimo che mi frega la merendina mentre sto in bagno lo denuncio al............ l'Italia è il paese degli avvocati, ecco a cosa servono!
Indignata questa si chiama ironia, mica ti offendi? :)
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Io le persone le misuro dal rispetto che mostrano di avere verso gli altri . Cerco di evitare chi non conosce rispetto ed educazione , e quando si creano contingenze in cui sono costretta ad avere a che fare con persone irrispettose divento molto pericolosa .
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Patri ha più o meno capito. Diciamo che siamo della serie "ueee, ciccia, senti, vieni qui un attimo" quando meno te lo aspetti. Fino ad ora mi sono sentita chiamare "ciccia", "bella", "bimbetta", "bimbina","schiavetta" come termini meno offensivi e poi tutta la casistica dei sinonimi di "stupida" ed "incapace", quando magari devo collaborarci. Il tutto spesso alla presenza di altre persone, clienti in comune compresi, e nei contesti più diversi. Non è divertente perchè se ne escono di punto in bianco, in maniera imprevedibile e quando te ne accorgi, il danno ormai è fatto. E se non reagisci, tutti quelli intorno a te si sentono autorizzati a trattarti alla stessa maniera. Il fatto di dire che sono anch'io un architetto non serve a niente: gli altri architetti mi guardano in faccia, ri-notano che sono giovane e se ne fregano perchè pensano che non sia vero.
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Mi viene quasi il dubbio che Plag abbia ragione e che il divario tra l'essere rispettata e il non esserlo sia quello di tirare fuori il tesserino. Effettivamente chi vede la scritta "iscrizione all'Ordine degli Architetti ... numero ...." sul mio curriculum, mi da del tu, ma evita certi atteggiamenti che invece sono una costante di chi non ha mai visto questa scritta attribuita a me. Dite che è tutta una questione di età presunta?
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cmque c'è da dire che Indignata frequenta un ambiente di buzzurri perchè se usano quegli appellativi, solo questo sono.
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i consigli di mio padre muratore per essere rispettata in cantiere e sul lavoro ( e già questo la dice lunga e conferma la situazione di indignata): appena arrivi dì buongiorno e presentati a tutti mettendoli a loro agio, ma appena inizi a lavorare fai vedere che non hai paura di niente e nessuno e ne sai più di loro. Sii molto fiscale e se serve fatti rispettare con i mezzi che hai...(chiaramente è una parafrasi di un linguaggio molto più "forbito")
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kia, purtroppo mi è capitato in tutti gli studi professionali in cui ho lavorato e adesso anche in una situazione dove bisogna solamente discutere. Evidentemente avrò la calamita. Purtroppo gli architetti più vecchi non si rivolgono mai a me come tra pari grado, ma sempre da superiore a sottoposto (anche al di fuori di un rapporto di lavoro) usando questi termini. E nel momento in cui li metti in crisi dimostrando di saperne più di loro, passano da "ciccia" ad "incapace", soprattutto davanti agli altri.
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@pepina complimenti al papà!
e per dirla tutta è lo stesso consiglio che mi hanno dato prima di affrontare il mio primo cantiere e che tutt'ora seguo alla lettera!!

@indignata
agli inizi, quando lavoravo in uno studio c'era il titolare che mi chiamava dal cantiere davanti al cliente, operai ecc. e me ne diceva di ogni ... così da mascherare i suoi errori e mostrando al cliente che fosse colpa mia!
il primo mesetto l'ho lasciato fare perché volevo capire se era "un caso" o "un vizio" ... e poi ... quando ho capito che era proprio un vizio... tutte le volte che mi chiamava e "iniziava lo spettacolo" gli buttavo giù il telefono! ti dico solo che ha smesso !
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ciao.....ogni tanto una storia allegra:
al mio primo giorno di lavoro in studio, prima esperienza, davo del lei al mio capo, lui ad un certo punto si gira e mi fa:"dammi del tu, dobbiamo lavorare assieme e non è il caso di certe formalità"........detto da un architetto "anziano" mi ha fatto piacere......peccato che poi non pagasse, ma questa è un altra storia!
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Io ultimamente, a seguito di queste esperienze,ho smesso totalmente di dare del tu e lo uso ed esclusivamente con architetti miei coetanei. Non mi interessa se dobbiamo lavorare insieme o andare al bar a prendere il caffè, ma io do del lei. Il "peccato poi non pagasse" ormai, a furia di esperienze negative, sto imparando a valutarlo: quando ti mettono troppo a tuo agio (evidentemente tutti gli altri candidati non hanno accettato) vuol dire che non pagano, o pagano meno di quanto pattuito oppure sbraitano, insultano,usano nomignoli. Una volta mi è stato detto: "l'architetto ama avere lo studio pieno di collaboratori" e dopo due minuti: " Ma sei deficiente? I layer di autocad ti ho detto mille volte di non usarli perché non servono a niente! Non sai lavorare, sei un'idiota!". Dopo dieci minuti "scusa, chi è che ti ha detto di non usarli? Ho in studio un'incapace che non sa usare autocad!" (il titolare non sapeva usarlo). Scene del genere sono normali negli studi di architettura (a me sembrano prese in giro belle e buone, senza senso - si arriva alla contraddizione- ideate per ottenere una reazione, motivazione valida per una arrabbiatura e quindi sfogarsi) oppure ho una calamita particolare?
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"Ma sei deficiente? I layer di autocad ti ho detto mille volte di non usarli perché non servono a niente! Non sai lavorare, sei un'idiota!".

Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh?!? E come fai a dare gli spessori, il tipo della linea, il colore della linea... E se hai un disegno molto pesante, come fai a lavorare agevolmente?!? Questa è una delle migliori che abbia mai sentito.

P.S. Conosci uno spericolato speleologo che mi aiuti a recuperare la mascella? Sai è franata quasi al centro della terra...
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P.P.S. Gli hai detto di cambiare spacciatore?
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Di belle io ne ho sentite parecchie: da chi non voleva i layer e poi li voleva, chi voleva a tutti i costi il disegno quotato di autocad generato attraverso l'esportazione del modello da 3d Studio Max, chi mi diceva di modificare il disegno in una determinata maniera (con tanto di disegnino guida su foglio A4) e poi se ne usciva con la domanda di chi mi avesse detto di modificarlo (serve una risposta?). E poi la serie di insulti e di nomignoli compreso chi mi chiamava con i nomi più svariati, escluso ovviamente il mio. Dici quindi che non sono io a mancare di pazienza ma sono questi architetti ad essere unici (e si spera rari, anche se queste rarità le incontro tutte io?)?
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io al mio primo al primo capo davo del tu e lo chiamavo architetto, dopo 3 giorni mi ha detto di chiamarlo per nome perche' gli sembrava che usassi il termine architetto come un dispregiativo
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indigintata...in ogni realtà ci sono persone maleducate e meno, io sono anni che combatto con un impresa che a capo a una persona in gamba, ma veramente molto superba....di frasi tipo quelle ne ho subite e ne subisco ogni minuto ogni giorno, condite con negazioni della realtà, contraddizioni, arriviamo anche agli insulti A ME se un qualsiasi fornitore o altra persona magari manda un fax poco chiaro o con un errore. Ma io che cosa c'entro? Altro? ne ho a milioni...parlare ad una terza persona per evidenziare magari una dimenticanza ..."lo sa che qui per leggere una quota serve la lente di ingrandimento", Insulti e commenti sul fatto che se non si muove lui noi siamo tutti incompetenti e sappiamo solo tenere il "culo" sopra la sedia.....si arriva a sentirsi dire, quando magari spiega una cosa che non c'entra neanche niente con il ns lavoro (immagina quando si parla di un macchinario o similare) che saremmo noi a dover pagare per quello che ci insegna e non noi ad essere pagati....si vive nel terrore ogni giorno e purtroppo questo passa il convento. esistono una infinità di persone così....e purtroppo ci tengono anche per il collo...perché pensano "ma tanto dove va questo senza di me" ...
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Il problema è che nel mio caso spesso non c'è un rapporto di lavoro o comunque, se c'è, non porta ad una remunerazione. Quindi nel momento in cui pensano "ma tanto dove va questo senza di me" la risposta è che di posti non remunerati ne trovo quanti ne voglio. Quindi se dovessi sopportare perchè devo portare a casa la pagnotta, me ne farei una ragione, ma siccome offendono ed in più non pagano (o non c'è un rapporto di lavoro), non capisco perchè dovrei stare lì a sentirmi insultare anche in pubblico.
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Che vergogna! questo non mi è mai capitato, ma comunque è moto comune trattarci da ragazzini, capisco per la poca esperienza, ma il rispetto non deve mai venire a mancare! ...bah!
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e allora, scusa, rispondi a tono, perché sinceramente a me di cosa pensa la gente non me ne frega nulla, ma se mi offendono o fanno accuse personali trovano pane per i loro denti, lavoro o no, remunerato o no, subordinato o no, il rispetto e l'educazioni non hanno livelli di sorta....diciamo che se è il "capo" si sopporta per un po' di più...ma in ogni caso se capitasse a me, superato un limite accettabile un bel VAFFA se lo prendono, chiunque sia...sopratutto in risposta ad un insulto.
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Che poi quando questi capi e capetti da quattro soldi capiranno che un collaboratore (o un dipendente) felice è un collaboratore che lavora di più e meglio sarà sempre troppo tardi.
Esempio: tu mi dai uno stipendio dignitoso, e io se serve mi fermo oltre l'orario, viceversa, scappo più veloce di paperinik. Tu mi dai le ferie quando voglio io? E io (anche inconsciamente) ti ricambierò mettendoci molto più impegno. Tu mi lodi davanti ai grandi capi, senza prenderti meriti non tuoi? La mia autostima va a mille e raddoppierò i miei sforzi per essere lodato di nuovo...
Non mi sembra ci voglia una laurea in psicologia per capirlo: funziona anche coi figli, o cogli studenti di una classe (l'insegnante che sottolinea sempre i miglioramenti, anziché far notare solo i difetti e gli errori ottiene risultati più rapidi dai suoi studenti), o con i giocatori di una squadra di calcio.
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@Ily è un gatto che si morde la coda, io ho parlato chiaramente una volta con il mio "capo" quando voleva prendere un aiuto (per me pensa un po') mi disse.."per un imprenditore un collaboratore valido è quello che gli dai 1000 e ti rende per 10000"....bella scoperta, meglio vivere con due pensioni che con una sola....MA VA??? Io penso che sia verissimo quello che tu dici, ma psicologicamente si instaura un rapporto marcio se l'imprenditore ragiona così, chiunque esso sia; questo perché se tu mi dai "POCO" per come la vedo io allora io ti rendo poco, perché per me non vale la pena prendere responsabilità o ammazzarsi per il "POCO"...tu vedi che io ti rendo da "POCO" e non mi darai mai di più fino a che non rendo almeno 10 volte tanto...chi si muove prima? Si rimane fermi..con l'imprenditore che sfrutta il massimo che può e ti succhia fino al midollo per poco e tu che continui a dargli poco in quanto pensi sia ingiusto come ti tratta....

Dato per scontato che COMUNQUE gli imprenditori ragionano quasi tutti allo stesso modo, posso dirti per esperienza che in molte situazioni la gratificazione non sempre sia la strada giusta, perché oltre a tanti in gamba sfruttati, ci sono anche veri lavativi, che se li lodi anche per una sola cosa fatta bene ti rendono meno e si adagiano....
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Ma allora qual'è la strategia giusta, John? Mettere l'anima e il corpo nel lavoro, e lasciare solo le briciole per tutto il resto (amici, compagno/a, figli, passioni, interessi, insomma tutte le cose della vita).
So di datori di lavoro che chiamano i sottoposti anche quando questi sono in ferie, e si arrabbiano se non rispondi subito (e non vale dire: ero a fare una gita a 3000 metri, e il telefono non prendeva, perché ti cazziano). Però poi quando hai bisogno tu, per una cosa a cui tieni molto (fosse anche solo la recita della figlia, o la laurea di un amico) li devi supplicare e te lo fanno pesare come se fosse chissà quale regalo. Ti pare giusto?
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Trovare un equilibrio Ily con SE STESSI, senza avere troppi doveri morali o sensi di colpa. Il lavoro è un aspetto della vita NON LA VITA!! Questi episodi li vivo ogni giorno...il segreto, crearsi un confine, sai quante volte mi capita di essere coinvolto in discorsi anche di "famiglia" dell'impresa o mi vengono chieste cortesie? io faccio tutto...poi se un giorno capita che sto di m......perché magari ho avuto il cane dal veterinario operato di urgenza e sto sveglio tutta la notte ed il giorno successivo ero uno zombie mi veniva detto: "i problemi personali non devono influenzare il lavoro"....dopo ANNI penso che ci debba essere un CONFINE. Non me ne frega nulla delle cazziate, se il lavoro è fatto e fatto in tempo, delle paturnie di persone che hanno fatto del lavoro l'UNICA ragione di vita e sono aride, non me ne frega nulla, mi limito al mio dovere...basta con i sensi di colpa, oltretutto per come si viene trattati. Ora sinceramente se avessi la recita del figlio o problemi di altro genere mi limito ad avvertire, possono venire giù i muri per gli strilli...dentro bisogna ripetersi che la vita è una e propria...purtroppo alcuni di noi, educati in un certo modo e con una certa cultura, tendono a prendere a cuore cose che neanche sarebbero di competenza. Sembra quasi un dovere morale sentirsi in colpa un giorno che si ha la febbre e non si va in studio perché il lavoro rallenterà...ma scherziamo? in altri ambiti lavorativi c'è gente che sciopera, denuncia, sbatte i pugni per un giorno di ritardo nei pagamenti o che le ferie le considera, giustamente, un diritto e non scende a compromessi. Scusate se mi sono dilungato ma se non si comincia a far capire a questi signori che non sono onnipotenti solo perché dal loro portafoglio dipende il ns mutuo non se ne esce....vendo le patate piuttosto, ma sinceramente, a livello umano non mi sento subordinato a nessuno....anzi
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NOVANTADUE MINUTI DI APPLAUSI!!! Tu hai ragione su tutta la linea!!! io la penso esattamente come te, e un giorno vorrei avere il piacere di offrirti uno spritz! Se tutti ragionassero come noi, e come te, non saremmo in queste condizioni!
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"I problemi personali devono restare fuori dal lavoro"

Ecco, così ci vorrebbero: senza problemi, senza esigenze personali, senza "fattori di disturbo" (malattie, figli, amori, affetti), senza sentimenti e sensibilità. Praticamente dei robot. Come i plotter che si spengono alla sera e non danno problemi.
Peccato che invece siamo persone.
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Lascia stare Ily, oggi il PC si è riavviato da solo, ho chiesto un attimo di pazienza e il "capo" (70 anni) davanti a me ha detto..."devo impararmi ad usarli prima o poi sti cosi, voi non ci capite un c....., vuole vedere archité che con me non si spegne?avrà fatto lei qualcosa di sbagliato".......

non solo abbiamo davanti persone che ci considerano macchine, ma sono persone frustrate, superbe, che si incazzano con Dio se piove e si ferma il cantiere....ecco perché spero di diventare autonomo totalmente e non in parte il prima possibile.
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Ehhhhhh ma se il capo è così frustrato perché non se ne sta a godersi la pensione?!?
Brutta cosa parlare senza saperne un'h--- Ti sono solidale John!!! E ti faccio un grosso in bocca al lupo...
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Crepi il lupo, Ily, se andasse in pensione morirebbe, esiste solo il lavoro, fa di tutto per non tornare a casa, fa di tutto per occuparsi anche i sabati e le domeniche........il periodo purtroppo è quello che è e da solo è tosta, forse mi dovevo staccare prima, ma ormai ingoiare per ancora un po' dato che ormai mando giù da 7 anni almeno....vabbè sono andato troppo nel personale.....in bocca al lupo anche a te....
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