Ma le università sono ancora aperte?

messaggio inserito lunedì 8 settembre 2014 da Edoardo

Edoardo : [post n° 347149]

Ma le università sono ancora aperte?

Sarà un pensiero cinico... e lo è.
Il mercato del lavoro per quelli del settore è ormai come un vecchio autobus stracolmo di gente: nessuno vuole scendere, tutti vogliono salire e qualcuno muore soffocato. Fermo restando che con l'Austerity NESSUN altro bus arriverà, tantomeno migliore... ...tutti quelli che sono fuori e vogliono salire DOVE LI METTIAMO?
Dove impera la FLEXIBILITY la gente scende, sale se è brava.. e magari un giovane occupa un posto a sedere perchè intanto passa un nuovo bus e si creano nuove opportunità, chi è più furbo sale prima, se vieni buttato fuori ne trovi un altro... ...ma nell'Italietta di oggi? (1,73 arch/1000 abitanti con geom. e ing. che firmano)?
Realmente credo sia pazzesco e giurassico mantenere un'impostazione di studi tradizionale e che non metta da subito un giovane in condizione di confrontarsi globalmente con altre realtà, promuovendo sin da subito partnership con facoltà e aziende straniere, magari cinesi.
Finchè i politicanti/infatuatori non saranno in grado di far passare altri Bus o raddoppiare i posti attuali (vera crescita) i giochetti per SPOSTARE l'occupazione sono inutili e pericolosi socialmente, e certe impostazioni culturali, se non capaci di adeguarsi ed innovarsi, per i giovani rappresentano piuttosto un trappolone, un'abbaglio.
Questo a mio avviso, ovviamente.
biba :
Tu come sempre dici cose piene di buonsenso! Però temo che alle università non interessi assolutamente nulla che i laureati che forma trovino un vero sbocco nel mondo del lavoro o che facciano la fame: che salgano, scendano, o rimangano sotto al treno! Alle università importa dei quattrini che ricevono, e di mantenere i docenti che a vario titolo mettono le mani su un qualche assegno.
Sulla lunga distanza, sicuramente, anche loro dovranno cambiare direzione se non vogliono perdere iscritti, ma io credo che ancora per qualche generazione continuerà a valere il principio che un laureato è meglio di un diplomato (a livello lavorativo ma anche sociale) e che solo studiare consente di trovare un "buon lavoro". E finché sarà così, secondo me, non cambierà niente. Ovvio che per alcune professioni l’università è indispensabile, ma se parliamo di un mestiere nel settore delle costruzioni… non direi. Ancora oggi molti genitori dicono con fierezza "mio figlio va all'università"; io sinceramente, li guardo e penso "non gli fate mica un gran favore a mandarcelo…"
Ily :
Studiare non serve solo a trovare un "buon lavoro", ma serve anche a tramandare la cultura, e anche - a mio parere - a capire meglio il mondo e ad avere più strumenti per reinventarsi (nel lavoro e fuori dal lavoro).
Edoardo :
Comunque io non voglio sparare a zero tout-court sulla valenza culturale che ha e che deve avere l'università, e ad oggi le facoltà italiane sono tra le migliori al mondo in questo... ...ne critico tuttavia il fallimento (per me) di alcuni aspetti, tra cui in prmis l'incapacità di fornire corsi specializzanti veri e l'alienazione dalle realtà aziendali/professionali (mancanza di tirocini in corso costituenti cfu, anche in Svizzera o in UE perlomeno). E' uno spreco se gli atenei, contestualmente alla formazione, non fanno nulla per portare la stessa "sul campo", interagendo con altre realtà anche a livello globale.
Ecco perchè per me le facoltà spesso sono come torri d'avorio, autoreferenziali, magari buone per riciclare qualcuno.. e dalle quali i giovani disincantati scappano facendo gli esami coi piedi, barando magari, perchè intuiscono che conta solo entrare in un buco nel "Mondo fuori", magari con una spinta.
Questo non lo scrivo per favorire una "emigrazione di massa", ma per valorizzare piuttosto talenti e competenze che possono arricchirsi già da giovani e costituire un bacino valido per l'innovazione e l'implemento della competitività in Italia in un futuro imminente.

Altrimenti si rischia, dopo la cancrena, la desertificazione del Paese.
Edoardo :
Ily, io conosco tecnici diplomati che capiscono peggio il mondo di me ( o meglio ), hanno la mia età, lavorano da quasi 20 anni e sono assunti con 2.000 euro netti al mese. E non solo... ...hanno anche un ruolo che molti disoccupati (che conoscono il mondo) non hanno. Forse fanno un lavoro "brutto" però, poco culturale, ma le aziende li mandano in trasferta e pagano loro i corsi.
Ma basta guardare fuori dall'Italia, dove i laureati magari sono valorizzati, pagati per la loro professionalità, e spesso "fanno carriera".... e se fai carriera in un'azienda (o studio, anche di progettazione) non apri P.IVA per fatturare 20.000/anno per fare pratiche equivoche (se va bene).

Chiedo venia tuttavia per aver parlato di quella brutta cosa che sono i "soldi" e la parola "carriera", non volevo sporcare l'aulicità dell'Architettura pura, verso la quale ci siamo immolati anni fa, e che nutre le nostre vite (altro che gli assegni!).
Paolo :
Un mio coinquilino, uno studente tedesco che ha fatto l'Erasmus in Italia, si è laureato a 26 anni e dopo due mesi lavorava in un grosso studio a Berlino, 2.600 € al mese. Da quello che vedevo io, non c'era molta differenza tra qualità dello studio tra Italia e in Germania, ad esempio come approccio alla progettazione.
Oggi, a 33 anni fa il professore di progettazione alla facoltà di Architettura di Monaco, semplicemente avendo vinto un concorso per docente universitario, e non essendo figlio di nessun barone. Il titolare dello studio dove lavorava (un importante architetto che lavora in tutta Europa), lo aveva pregato di restare invece di accettare l'incarico all'Università, aumentandogli lo stipendio. La differenza tra l'Italia e l'estero è tutta lì.
Edoardo :
Hai detto niente.

Comunque non è di una differenza di approccio che parlo (teoria) ma di come sono strutturate le facoltà in generale e di come gli esami di introduzione alla professione in Italia siano piuttosto aleatori ed ambigui.
Per me se la fase di specializzazione COMPRENDE e prevede il contatto e l'osmosi col mondo là fuori non è un male, al di là di sporadici casi individuali, extra studi, che dicono tutto e niente (imho).

Sempre parlando di casi individuali, una mia ex compagna di corso, mediocre per quello che ho visto, è stata raccomandata in uno studio di FI perchè "amico di famiglia", altre col babbo ingegnere sapevano tutto al'esame di stato (tirocinio a casa)... ...e una mia ex compagna di scuola ha avuto a 30 anni una cattedra in matematica a Boston.

P.S. in Germania 2.600 al mese corrisponde a un 1.300-1.500 da noi ed è appannaggio di molti lavoratori in disparati campi.
Ily :
Edoardo, secondo me la facoltà di architettura è molto ambivalente come tipo di formazione e qualità formativa, quindi in parte posso darti ragione.
Secondo me i laboratori di progettazione così come sono strutturati (o almeno come erano strutturati ai miei tempi, cioè negli anni 2001-2004) era solo una perdita di tempo, e NON ti insegnavano a progettare in modo credibile. Si, erano un modo per riciclare professori dall'ego ipertrofico.
Ho trovato invece altri corsi (sopratutto i miei opzionali di restauro) di un livello eccellente: tra le altre cose ho imparato a usare un laser scanner, ho fatto un cantiere scuola a Pompei di quattro giorni (completamente gratis, vitto, alloggio e trasporto pagato dall'università), ho toccato affreschi del '300 e fatto lezione davanti ad affreschi del '300, ho imparato a riconoscere i vari tipi di pietra naturale, e molto, molto altro ancora.
Altri corsi erano molto utili: ho trovato molto interessante l'esame di economia urbana, che adesso (pur non avendo frequentato il corso) mi permette di capire molto bene certe dinamiche politiche ed economiche. Sto anche usando quelle nozioni proprio in questi giorni, per scrivere le Osservazioni al RUE.
Buono anche l'esame di diritto urbanistico, ottimi gli esami di informatica (ho imparato a usare Photoshop) e pianificazione territoriale.
Edoardo :
Io invece ho subito un esame di restauro obbligatorio al primo anno e seminariale (follìa pura) decontestualizzato e dannoso nei confronti dei classici che ho a fatica dato dopo. Questo a causa dell'ego ipertrofico dell'allora preside.
Poi corsi di ingegneria pura senza progettazione, progettazione senza tecnica, urbanistica senza indici, ecc. ecc..
Anch'io imparai il CAD (molto da solo) ma non c'entra... quello che dico è altro, è un qualcosa di operativo e che travalica le disquisizioni sui corsi, va oltre, e porta ad esempio gente con le tue competenze a fare uno stage (valente CFU) in Francia, a 24 anni, in uno studio QUALIFICATO che si occupa di restauro e presso il quale, una volta laureata, lavori assunta per fare l'architetto restauratore, pagata... per poi tornare o rimanere là.
Paolo :
In un Paese sviluppato e in crescita economica, anche un architetto che non ha eccelso all'Università ha la possibilità di lavorare in uno studio, un'impresa di costruzioni, aprendo uno studio o tentando i concorsi pubblici. Bisogna che ci mettiamo in testa che siamo un Paese fallito. Si dice sempre che in Italia ci sono troppi laureati, ma le statistiche europee invece ci bacchettano perchè ce ne sono pochi rispetto alla media UE. La verità è che manca il lavoro, quello con la "L" maiuscola dei grandi investimenti, e non tutti i laureati riescono a collocarsi nel loro settore, non "girano soldi" insomma.
Edoardo, vorrei vedere quanti nostri colleghi in Italia, dopo la laurea, hanno trovato lavoro con uno stipendio di 1.300/1.500 €, avendo la possibilità di crescere e migliorarsi se in gamba, e avendo pari possibilità di altri se vogliono tentare un concorso all'Università, nelle Soprintendenze, nei Ministeri.
Queste cose nel nostro Paese sono pura utopia, la maggiorparte di noi si barcamena per sopravvivere, e si apre P. iva solo per non sapere cosa altro fare.
E la colpa, lo ripeto, secondo me non è dell'Università; non credo all'estero vi sia una preparazione nelle facoltà di Architettura che superi nettamente quella nostra. Anzi, e cito sempre la Germania, mancano materie scientifiche per il calcolo del cls, che sono di competenza degli ingegneri. Il collega tedesco che ho citato prima, restava stupito nel vedere nella nostra facoltà materie come statica o scienze delle costruzioni che, pur non paragonabili alla facoltà di ingegneria, sono un approccio scientifico al calcolo strutturale.
Sono le possibilità lavorative e di pari opportunità di un Paese a fare la differenza, le lacune universitarie si potrebbero colmare stando a contatto concretamente con il mondo del lavoro, ed avendo una retribuzione congrua al tuo contributo che in italia è mascherata dagli stage.
Edoardo :
Prendi la tua frase Paolo, colloca l'ultima parola (stage) all'interno dell'oggetto di discussione e troverai una chiave per capire ciò che ho criticato... ...che, ripeto, non è la formazione teorica di base ma altro.
Architettura è anche una facoltà tecnica, non è "filosofia".
Il fatto che siamo un paese fallito deve spingere le facoltà ad "internazionalizzarsi" e "uscire dal guscio". Il tipo di formazione deve flessibilizzarsi a questa realtà, altrimenti alla lunga soccomberà e tra due-tre generazioni faremo tutti gli sciuscià ai cinesi e ai tedeschi.
Alle :
"Si dice sempre che in Italia ci sono troppi laureati, ma le statistiche europee invece ci bacchettano"

guarda che per numero di architetti non credo ci batta nessuno in europa, neppure tutta l'europa messa assieme ci batte
Arch&Cons :
L'università italiana offre una cosa molto importante: la versatilità. Il mercato del lavoro italiano invece è esattamente il contrario ed il tuo primo lavoro sarà quello che farai per il resto della tua vita. Se inizi a lavorare montando le viti delle forbici, nessuno ti prenderà mai in considerazione per affilarle. Quindi basta che nessuna azienda abbia bisogno per 10 anni di un avvitatore e tu resterai disoccupato per 10 anni. Poi basta che nell'annuncio chiedano qualche altro requisito folle (tipo un limite d'età) e tu sei di nuovo fuori. Quindi altri 10 anni ad aspettare (intanto nessuno ti vuole per fare nessun altro tipo di lavoro). E pensare che ai miei genitori bastava consegnare il curriculum e passavano dal settore tessile a quello metalmeccanico senza grandi problemi, oppure da contadino diventavi ferroviere perchè vincevi il concorso pubblico anche se non avevi mai fatto il ferroviere in vita tua ...
Arch&Cons :
Ora anche se hai studiato architettura come tutti, se inizi facendo rendering, verrai preso in considerazione sempre e solo come renderista ... un lavoro che si può fare anche senza laurea.
DR COSTA :
Da noi a 30 anni sei finito, cercano solo neolaureati da sfruttare e le aziende solo under 29 per avere gli sgravi fiscali e gente da formare il minimo indispensabile e non persone già formate e con esperienza. É il mercato del lavoro italiano che é malato. Infatti siamo un paese fallito senza futuro, siamo un paese per dipendenti pubblici e pensionati.
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