Vi ricordate i tariffari ?

messaggio inserito lunedì 29 settembre 2014 da DF

DF : [post n° 348534]

Vi ricordate i tariffari ?

Pubblico integralmente un'intervista apparsa il 13 dicembre 2013 su habitat-italia.it , un documento preparato da un gruppo di architetti e ingegneri per mettere a conoscenza dell’opinione pubblica il profondo stato di precarietà della libera professione in generale e di quella tecnica in particolare. Vi chiedo di notare se qualcosa , da allora, è cambiato; la mia impressione e che tutto è DRAMMATICAMENTE PEGGIORATO:

" Sulla professione di ingegnere e di architetto libero professionisti (Parte Prima)
Salve architetto/ingegnere, la prima domanda nasce spontanea: i professionisti sono una casta privilegiata ?
Questa è la definizione più corretta di “LUOGO COMUNE”, che resiste persino all’evidenza dei fatti, è il frutto di un retaggio storico culturale che appartiene almeno a 60 anni fa! Nella società civile i luoghi comuni sono stati alimentati spesso per motivi politici, razziali, o dove vi siano interessi economici rilevanti. Questo è certamente il più perfetto dei luoghi comuni, infarcito per giunta di demagogia populista, costruito su misura per essere opportunamente adoperato da una precisa categoria di utilizzatori o meglio sfruttatori dei liberi professionisti : LE IMPRESE e gli uomini della politica !

Ma allora gli ordini, non sono corporazioni, non rappresentano una lobby ?
Altro luogo comune, frutto di false informazioni demagogico populiste. Gli Ordini sono l’espressione di una autorità amministrativa pubblica, sono garanti del cittadino e più in generale della committenza e della collettività. Il compito degli Ordini professionali è il conseguimento di fini che sono voluti dallo Stato proprio per garantire da una parte il corretto esercizio della professione dei soggetti in possesso dei requisiti voluti dalla Legge, e dall’altra il controllo sulla correttezza comportamentale del professionista nei confronti dei cittadini. L’iscritto è obbligato all’osservanza di regole deontologiche, etiche e morali (Deontologia professionale), autonomamente elaborate dall’Ordine e raccolte in un Codice che statuisce gli speciali doveri propri del professionista, definendone le sanzioni, come il richiamo, la sospensione e la radiazione.
Gli Ordini rappresentano una corretta esemplificazione dei principi di “sussidiarietà” e di “terzietà”. L’Ordine professionale è lo strumento attraverso il quale si definiscono i curriculum formativi, si effettua la vigilanza, il controllo e la certificazione delle competenze (accreditamento professionale), nonché la verifica e il rispetto dei principi etici e deontologici, la promozione e lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze sulle quali l’esercizio professionale è basato.
Bisogna avere la consapevolezza che le professioni rappresentano non un muro da abbattere, una corporazione da sconfiggere, non un peso per l’economia, ma una grande risorsa del Paese. Basti pensare che il PIL prodotto dalle professioni è quasi pari a quello industriale!

Ma perchè non liberalizzare le professioni ordinistiche ?
Che senso ha? Dovremmo ammettere che le Università, le specializzazioni e i concorsi di abilitazione non servono né sono serviti a nulla. Le professioni Ordinistiche sono quelle professioni che richiedono conoscenze e capacità che si conquistano solo attraverso un percorso di studi molto lungo e serrato, per le quali a differenza dagli altri lavori, non basta la semplice apertura di partita iva per poterle esercitare. Svolgere un professione intellettuale non è come vendere pomodori, o aggiustare lavandini, o vendere biancheria intima; gli Ordini e lo Stato sono garanti nei confronti dei cittadini della preparazione sufficiente di un laureato ed abilitato, tale da poter esplicare correttamente una professione intellettuale.
Se intente la liberalizzazione del numero delle farmacie e dei notai e dei medici di famiglia, siamo perfettamente concordi, in quanto rappresentano semplicemente il mantenimento di uno status economico di una categoria, ma se intende la liberalizzazione all’accesso alle professioni sarebbe un errore madornale, ai danni della civiltà italiana, con ripercussioni gravissime in ogni settore economico e sociale.

Ma non ci sono troppi ostacoli o barriere per poter svolgere una professione?
Quale sarebbero gli ostacoli scusi ? i professionisti per poter svolgere l’attività professionale devono superare il corso di laurea, devono superare un esame di stato e devono essere iscritti nel loro Ordine professionale. In Italia i professionisti tecnici sono 10 volte numericamente superiori a quelli delle altre Nazioni europee e del mondo; che altro dobbiamo semplificare non capisco? E’ esattamente il contrario, i professionisti a causa dell’eccessivo soprannumero dovuto alle eccessive semplificazioni dei percorsi universitari, non trovano lavoro o se lo trovano ottengono RETRIBUZIONI inferiori a quelli degli extracomunitari o delle badanti, siamo arrivati al tecnico professionista del condominio !!!

Mi pare dunque di capire che i professionisti italiani sono già troppi !
Siamo in gigantesco esubero purtroppo, grazie alla moda di andare all’Università e la conseguente proliferazione mastodontica di laureati, che crea una gravissima situazione di inoccupazione di giovani e meno giovani e in generale di svendita e svalutazione del lavoro intellettuale.

È una legge di mercato così banale da comprendere che non conoscono solo gli economisti. Se domattina tutti incominciassero a vendere mele, dopo pochissimo queste non avrebbero più prezzo, avrebbero un prezzo sul mercato addirittura inferiore al costo di produzione, ovvero si riuscirebbe a venderle esclusivamente in perdita. Per questo motivo si preferisce mandare al macero la sovrapproduzione, per evitare la svalutazione e il fallimento del mercato ortofrutticolo. E’ quello che sta succedendo alla categoria dei professionisti, oggetto dell’assalto della più selvaggia liberalizzazione, di fatto già attuata da molti anni, OGGI ADDIRITTURA LEGALIZZATA!

Leggi errate hanno aumentato esponenzialmente le lauree italiane, senza tenere in considerazione le esigenze operative e reali della piazza. Ormai ci sono Università anche nei paesini più sperduti ed è raro trovare un giovane che non si rifugi nelle aule di una Università. Ci sono meccanismi perversi che fanno laureare dipendenti statali diplomanti in tempi improbabili ed assurdi, mediante strane convenzioni tra università ed enti che elargiscono crediti ingiustificati e gratuiti. In questa situazione l’offerta eccede in maniera smisurata la domanda o la richiesta di professionisti; e questo processo degenerativo produce il fallimento della categoria e lo squilibrio e l’inceppamento della macchina sociale.
Una società che sia ben equilibrata e proporzionata deve contenere nel suo “organico” tutte le professionalità: arti, mestieri e professioni, ciò affinché vi possa essere uno sviluppo armonico e un incremento della produttività del Paese.
È impensabile concepire un esercito di 10.000 Generali e 10 soldati, d’altronde è fallimentare ed improduttiva è una fabbrica che abbia 1000 direttori e 10 operai.

In Italia tutti svolgono lo stesso lavoro, le Università sorgono come funghi in ogni paese o paesino, la Nazione investe enormi energie e risorse economiche tassando i nostri portafogli, per produrre lavoratori LAUREATI in esubero di cui non ha alcuna necessità!
Nessun freno è stato posto all’ingresso agli Ordini, o ai Collegi professionali, ormai stracolmi di professionisti disoccupati e per giunta chiamati casta!

In edilizia anche prima della introduzione delle sciocche liberalizzazioni, hanno titolo ad operare uno spaventoso e sterminato numero di professionalità : architetti, ingegneri civili, ingegneri edili, ingegneri chimici, ingegneri gestionali, ingegneri meccanici, ingegneri elettronici, ingegneri elettrici, ingegneri aerospaziali, ingegneri navali, ingegneri delle telecomunicazioni, ingegneri minerari, ingegneri idraulici, ingegneri nucleari, ecc.ecc. geometri, tutte le professionalità iunior, periti industriali, periti agrari, agronomi, ecc.ecc.. In tutti gli altri Paesi europei civilizzati e anche meno civilizzati, soltanto architetti ed ingegneri hanno competenze nell’edilizia e nell’urbanistica, men che meno ne hanno i diplomati, e anche solo volendo considerare le professionalità italiane possiamo constatare che soltanto gli avvocati, per esempio, difendono nelle aule dei tribunali, non vi sono altre categorie autorizzate a farlo, soltanto i medici operano negli ospedali e nelle cliniche o firmano ricette, soltanto i farmacisti aprono le farmacie, soltanto i notai fanno i rogiti notarili, l’ambito dell’edilizia e dell’urbanistica invece, grazie ad una stolta legislazione senza precedenti al mondo, vuole che sia un “refugium peccatorum“ di molteplici e diversissime categorie che spesso non hanno in comune alcun fondamento culturale e formativo!

Ma gli ordini rappresentano un costo per il cittadino ?
Gli Ordini sono dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria e organizzativa, sono interamente sostenuti dagli iscritti, e non rappresentano alcun costo per il cittadino ma soltanto per il professionista, per il cittadino rappresentano invece una garanzia di una tutela.

Allora perchè tanto accanimento contro gli ordini professionali, perchè li si vuol smantellare se non rappresentano un costo per la società ?
A questa domanda non so risponderle, o meglio questa domanda richiede una risposta coraggiosa,…glie la dirò. Si tratta di fortissime pressioni esercitate delle vere lobby nazionali ed internazionali, capitalisti ed imperialisti dello Stato, che con l’eliminazione di un organo a tutela del cittadino cercano di favorire la formazione di un esercito di manovalanza intellettuale a bassissimo costo di cui potranno beneficiare esclusivamente i colonialisti dal potere economico e finanziario, finanziando di fatto il dominio dei pochi padroni rispetto a chi esercita invece una professione puramente e squisitamente intellettuale.

Come mai i professionisti sono gli unici che dovrebbero avere tariffe fisse per legge ?
Le rigiro la domanda, come mai tutti i cittadini che svolgano un qualunque lavoro sia all’interno della macchina stato che alle dipendenze di una azienda privata godono dei salari minimi sindacali ? Come mai gli stipendi degli italiani sono fissi ? Anche le imprese godono da sempre di tariffari minimi pubblici regionali e nelle gare d’appalto devono rispettare il principio dell’offerta economicamente più conveniente che tiene in considerazione diversi parametri tra cui qualità, curriculum e prezzo, e qualora applichino ribassi eccessivi rispetto i listini ufficiali o vengono scartate o devono produrre la cosiddetta giustificazione del prezzo, ovvero un esame analitico dei costi affinché si dimostri che il ribasso non è frutto di una speculazione improponibile.
Le dirò di più vale la pena riflettere su alcune leziose contraddizioni, quale il fatto che la normativa sui lavori pubblici vincola alla non ribassabilità i costi relativi alla sicurezza dai quali vengono esclusi però paradossalmente quelli relativi ai compensi professionali relativi alla progettazione e alla gestione della sicurezza stessa.
Non è ben chiaro a questo punto il perché solo i liberi professionisti intellettuali non debbano avere un criterio di proporzionalità tra il LAVORO, le risorse economico-intellettuali investite e la retribuzione.

Lei s’immagina se lo stato liberalizzasse gli stipendi degli italiani? a parità di concorso si potrebbe dar lavoro a chi offre il prezzo più basso, pur di assicurarsi almeno un piatto di fagioli i lavoratori accetterebbero qualunque condizione di lavoro, o di falso lavoro, e le assicuro che vi sarebbero retribuzioni da terzo e quarto mondo, senza contare che lavori così svolti sarebbero assolutamente inutili ed improduttivi! E’ ciò che sta accadendo ai liberi professionisti dopo l’eliminazione dei minimi tariffari !

Qualcuno ha detto che le tariffe minime e massime garantiscono il cliente, è vero ?
Certamente il cliente mediante le tariffe, può controllare il giusto prezzo da corrispondere per un giusta e regolare prestazione e può verificare se vi sia stata o meno una richiesta eccessiva, in tal caso può rivolgersi all’ordine di appartenenza per pretendere una sanzione al professionista ! Senza tariffe ognuno potrà chiedere troppo o troppo poco, non ci sarà nessun criterio di garanzia per il cittadino.

L’eliminazione delle tariffe nuocerà e trufferà 3 volte il cittadino : la prima volta perché chi è tra i collusi con alcuni organi di approvazione delle pratiche potrà chiedere somme smisuratamente alte, ben più elevate della tariffa, avvalendosi del “suggerimento” FORZATO dell’amico politico o del personaggio che maneggia la macchina autorizzativa delle licenze e che indirizza il cittadino nel rivolgersi al professionista virtualmente “associato”; la seconda volta è perché avrà una prestazione molto spesso assolutamente non rispettosa della legislazione nazionale tecnica, urbanistica, statica, termica di sicurezza ecc.ecc.; la terza volta perché la fatturazione “a piacere” con le tariffe liberalizzate, comporta naturalmente il pagamento delle tasse “a piacere” con grave danno alle casse dello stato, situazione che si ripercuote su tutti i cittadini.

Ma scusi allora anche i commercianti dovrebbero pretendere i minimi sui prodotti che vendono ?
Per tutte le categorie di lavoratori sia nel pubblico che nel privato, lo Stato dovrebbe imporre dei retribuzioni minime calibrate in base agli effettivi costi, oltre le quali s’incorre nella possibilità di truffa e di concorrenza sleale o nella probabilità di svolgere un lavoro con retribuzione al di sotto della soglia di dignità umana. Con un tariffario minimo il lavoratore autonomo dovrebbe pagare effettivamente tasse minime su tutti i prodotti o le prestazioni svolte, senza possibilità di evadere o di fatturare “a piacere” come attualmente accade!!!

Oltretutto sempre più frequentemente assistiamo a vere e proprie gare di brigantaggio nel cercare di spuntare il prezzo più basso.

Le imprese pur di aggiudicarsi gare pubbliche o private ledono i più elementari principi del buon costruire, non rispettano le normative, o gli ordini impartiti dalla Direzione dei Lavori, dalla Coordinazione sulla sicurezza, assumono operai a nero, abbandonano i rifiuti edili senza il dovuto smaltimento a termini di legge, risparmiano sul calcestruzzo, sull’acciaio, sugli intonaci, su materiali e le tecniche costruttive che rendono termicamente efficiente l’edificio, cercano di utilizzare una volumetria maggiore dell’assentito per avere un maggior introito in fase di alienazione, tagliano sui costi di sicurezza speciale e sui costi di sicurezza legati alle singole lavorazioni, falsificano documentazioni, risparmiano sui professionisti assumendo incompetenti timbratutto sottratti ad altri lavori, magari dipendenti pubblici coinvolti nel processo autorizzativo per poter “spingere” la pratica, nonostante le evidenti carenze sotto il profilo progettuale e normativo, sfruttano la “manovalanza” intellettuale tecnica di bassissimo costo pronta ad assecondare qualunque idea speculativa e contra legem, stipendiano professionisti rendendoli succubi del signoraggio di chi elargisce economie, che necessariamente chiuderanno uno o due occhi nel progettare, nel valutare, nel dirigere, nel consigliare, nel coordinare ecc.ecc.
Cosa vuol dire? Che qualche tecnico dipendente pubblico approfittando della sua posizione all’interno della macchina autorizzativa, o della visibilità rispetto alla committenza lede gli interessi dei cittadini a favore della speculazione edile, dello sfruttamento del territorio e quindi della cattiva costruzione?
Purtroppo è così la Federazione infatti nelle Linee Guida di riforma propone l’assoluta incompatibilità tra lavoro pubblico o dipendente dalle aziende e la professione autonoma. Ci sono evidenti conflitti di interesse che non possono essere sanati in nessun modo, in teoria il dipendente che volesse svolgere il lavoro autonomo deve chiederne il permesso al dirigente, in pratica il permesso non viene mai chiesto o non viene mai negato, dipende dalla discrezionalità di un uomo che come tutti è suscettibile di influenze di varia natura

Cosa vuol dire che i professionisti assunti dell’organico delle imprese chiudono un occhio?
È umano farlo ed è umano chiederlo per i titolari. La federazione in proposito evidenzia l’enorme conflitto di interessi in un professionista assunto da una azienda di costruzioni, i liberi professionisti devono mantenere autonomia decisionale e non devono mai dipendere da interessi economici e specolativi delle imprese. Chi firma un progetto, ne dirige i lavori o ne coordina la sicurezza, o ne firma una certificazione qualsiasi deve essere soggetto terzo indipendente e non legato in nessun modo da alcun rapporto di dipendenza all’impresa.
È giusto ma sarebbe facile eludere questa norma … si assume un professionista nell’organico, si fa redigere un progetto ad uso e consumo speculativo dell’impresa e poi si fa firmare da un terzo!
Èè quello che accade quasi sempre al giorno d’oggi, la guardia di finanza o l’agenzia delle entrate dovrebbe accorgersene, quando si emette fattura per poche migliaia di euro per un progetto di il cui valore è di milioni di euro, dove il professionista si presume abbia utilizzato ed aggiornato decine di software costosissimi lavorando per anni, li è certa la prestazione fasulla. E un prestazione fasulla resa su opere di edilizia o di architettura si configura come reato di inaudita gravità ai danni della collettività, questo reato è assolutamente sponsorizzato dai sostenitori delle selvagge liberalizzazioni delle tariffe minime. La federazione in proposito nelle Linee Guida, evidenziando la pericolosa problematica, propone che si possa lavorare anche alle dipendenze di una impresa ma esclusivamente a tariffa professionale. In tale maniera le imprese saranno scoraggiate ad assumere soggetti timbratutto per 3 soldi, in quanto dovrebbero pagarli egualmente a tariffa, si eviterà anche il vergognoso sfruttamento dei giovani e meno giovani soggiogati dal potere delle lobby delle imprese, che in caso di lavoro dipendente avrebbero i loro minimi salariali al pari degli altri lavoratori dipendenti, le tariffe minime professionali.

Potrebbe accadere ugualmente anche se si lavorasse con le tariffe minime
Certo potrebbe accadere, ma le probabilità che accada in tala caso, sarebbe largamente inferiore, oggi è addirittura consuetudine, le imprese sfruttano il soprannumero e la svalutazione dei professionisti tecnici per loro uso e consumo!
Perché per i professionisti intellettuali l’eccessiva concorrenza sarebbe ancor più pericolosa?
L’eccessiva, selvaggia e spietata concorrenza generata dalla ondata barbarica delle liberalizzazioni, porta sempre all’imbarbarimento della civiltà, e se ciò avviene per le imprese in misura decuplicata avviene per i professionisti.
Stiamo producendo il fallimento della macchina sociale attraverso la perdita dei diritti, delle garanzie acquisite, attraverso una anarchica deregolamentazione, stiamo creando un sistema labile soggetto all’andamento di un mercato perverso, anarchico, dove tutto è profitto, è interesse personale, una società che crea miseria, povertà, ansia, che riesce a degenerare le azioni dell’uomo più onesto e perbene.

Gente che ha investito in cultura e gente che ha investito in termini di danaro per creare una certezza, per avere un futuro, per avere un lavoro seppur autonomo ma dignitosamente retribuito e capace di assicurare certezze, si ritrova ad essere precaria, si ritrova a stringere tra le mani un inutile pugno di polvere.

Una concorrenza spietata oltre ogni logica impedisce di vivere una vita serena, naturale, porta ad atteggiamenti di nevrosi collettiva. Tassisti che rischiano di fallire perché la torta viene tagliata in troppe fette, negozianti che vedono aprire decine di attività concorrenti a pochi metri senza una regolamentazione e un limite, o che vedono prezzi al ribasso tali da essere giustificati soltanto attraverso il “metodo” dell’evasione fiscale, o la truffa, professionisti che proliferano come i funghi senza avere certezza di introito proporzionale al lavoro.

Ci ritroveremo a svolgere da un giorno all’altro i più disparati lavori, l’imbianchino che perdendo il lavoro farà il cuoco, il meccanico che si ritroverà a fare il mastro muratore, ciò porta alla svalutazione di mestieri e professioni, alla mancata specializzazione, alla proliferazione del mercato degli improvvisati tuttologi, porta la mancata esperienza e crescita in alcun settore, al deterioramento della struttura sociale.

Si colpiscono le uniche attività che producono ancora qualcosa, che mandano avanti la nazione, che costruiscono il presente e futuro della società, per regalare le economie nelle mani dei grandi gruppi capitalisti nazionali ed internazionali. Il diktat è quello di appiattire la massa per arricchire i pochi eletti in un sistema in cui qualunque piccola realtà economica o culturale e professionale tende a sparire per cedere il posto all’imperante dominio incontrastato del freddo signoraggio delle banche e delle economie mondiali.

Ma quali sono in sostanza le differenze apprezzabili tra attività commerciale e attività’ professionale, viste sul piano economico
Le grandi differenze tra una prestazione intellettuale resa e un prodotto commerciale in vendita sono:
1. Il professionista non vende prestazioni prendendole dalla scaffale o dalla bancarella di frutta e verdura, ma le elabora di volta in volta attraverso l’utilizzo dell’ingegno e dell’intelletto nonché del bagaglio culturale formativo che deve essere costante e continuo, utilizzando strumenti software ed hardware che richiedono costi, aggiornamenti, ed elevate conoscenze, rischiando penalmente e civilmente anche e soprattutto per errori commessi da terzi;
2. Il professionista intellettuale svolge prestazioni in ogni caso che influiscono sull’intera collettività, anche e soprattutto quando le stesse sono rese nei confronti di committenza privata, e la qualità non può essere soggetta a ribasso per poter assecondare le esigenze speculative di un palazzinaro o di un committente privato, ciò rappresenterebbe una gravissimo danno al Pese, alle economie, alla Città, alla sicurezza delle persone e dei lavoratori, all’ecosistema, alla risorse energetiche, alla qualità della vita e del lavoro della gente, ecc.ecc.
3.Se lei trova un annuncio di una Mercedes nuova a 1000 euro sicuramente le viene un dubbio che possa esser rubata o comunque una truffa. Ma mentre lei è in grado di discernere il reale costo del prodotto, non sarà in grado di percepire l’effettivo costo di una prestazione professionale intellettuale., possiamo verificare difformità di prezzo tra studio e studio che oscillano anche del 1000*1000. Secondo lei questo perché!? e secondo lei come mai ciò non avviene nelle attività commerciali o nelle imprese o nelle attività artigianali? Glie lo spiego io, perché un commerciante di auto come quello di broccoli, o di baccalà ha comunque un prezzo minimo sotto del quale non può scendere, che si chiama prezzo di costo, un professionista eventualmente o perché truffatore o perché messo di fronte alla spietata concorrenza data dall’evidentissimo soprannumero, timbrando una prestazione svolta da un dipendete di una azienda non ha alcun costo e dunque non ha limiti al ribasso della prestazione…una prestazione fasulla può esser svolta senza alcun costo !!!

Quindi la liberalizzazione delle tariffe di un mercato così saturo porta alla svalutazione delle prestazioni e alla creazione di presupposti di illegalità diffusa?
Esattamente, in proposito giova ricordare che il Governo Federale Tedesco ha aggiornato da poco le tariffe obbligatorie per le prestazioni di ingegneri e architetti affermando testualmente che : “Scopo della prescrizione di tariffe minime è la prevenzione di una competizione sconsiderata, che metterebbe a repentaglio la qualità delle prestazioni professionistiche, nonché contribuire alla protezione dei consumatori.

QUINDI …
E non solo, l’art.36 della Costituzione: recita «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa»;

Ma perché le tariffe appaiono così alte?
Ha detto bene, “appaiono”, ma non lo sono! Le tariffe minime di ingegneri e di architetti sono ferme al 1987, prima ancora della trasformazione da lira in euro. Le tariffe del libero professionista devono tenere in considerazione:
1.la mancata continuità temporale degli incarichi;
2. devono considerare che i tempi impegnati par assolvere la prestazione, portano necessariamente alla rinuncia di altri lavori;
3. devono ammortizzare innumerevoli costi di studio;(acquisto ed aggiornamenti periodici di software, hardware, consumabili, strumentazione, bollette adsl, corrente elettrica , acqua, riscaldamento, condominio, immondizia, fitto dello studio, telefono, ecc.)
4. devono essere proporzionate al ristoro per l’eventuale malattia, per l’infortunio, e per le ferie; (anche noi ci ammaliamo!! o no??)

5. devono garantire una pensione di vecchiaia;(anche noi diventiamo vecchi …o no??)

6. devono essere proporzionate all’incertezza del reale introito; (il committente può decidere autonomamente di non pagare, inventando le più improbabili scuse, che con la mala giustizia e i tempi biblici di una sentenza al giorno d’oggi, si trasformano in un’arma per delinquere e per rubare illecitamente le nostre prestazioni!)
7. devono essere proporzionate al rischio sia sotto il profilo civile che penale, cui in special misura gli ingegneri e gli architetti sono sottoesposti; rischio paradossale ed insensato cui le leggi attuali espongono chi svolge la professione id architetto o di ingegnere anche per errori svolti dalla committenza o da terzi!!!
8. devono tenere in considerazione i costi e i tempi per i corsi di aggiornamento professionali.
9. devono tenere in considerazione i tempi enormi per poter redigere qualunque prestazione, che s’interfaccia necessariamente con decine di pareri e di colloqui con i funzionari degli Enti imputati alle approvazioni delle autorizzazioni edilizie.
DUNQUE NON È POSSIBILE ALCUN RAFFRONTO CON LA TARIFFA ORARIA DI UN DIPENDENTE DEL PUBBLICO IMPIEGO CHE NON È SUSCETTIBILE DI ALCUNA PREOCCUPAZIONE O DI INDETERMINATEZZA.

Dunque nessun privilegio a svolgere la professione intellettuale autonoma?
No anzi, le faccio una breve elencazione di quali sono i veri privilegi, che non appartengono certamente ai liberi professionisti:
•stipendio certo, che in caso di crisi dell’economia aumenta addirittura il potere d’acquisto,
• tredicesima e quattordicesima certi,
• pensione assicurata,
• eventuale cassa integrazione,
• sussidi ed incentivi di ogni genere,
• ferie e malattie pagate,
• indennità riconosciute per malattie ed infortuni di varia natura,
• periodo di maternità retribuito;
• congedo parentale;
• giorno libero;(chiedete ad un libero professionista quante volte all’anno si concede un giorno libero? Senza poi recuperarlo durante la notte!!!)
• 5 o massimo 8 ore di lavoro/giorno, contro almeno 15 ore/giorno di un professionista autonomo, sempre che non si lavori anche la notte(nel periodo delle consegne);
• corsi di aggiornamento pagati dallo Stato;
• utilizzo di strutture lavorative pagate dallo stato,
• di hardware e software pagati dallo stato,

• utilizzo di consumabili pagati dallo stato,
• nessun fitto da pagare per uno studio,
• così nessuna quota condominiale,
• nessuna utenza elettrica, telefonica, della linea adsl, dell’acqua, dell’immondizia,
• nessuna preoccupazione del fermo delle attrezzature che sia legata allo stipendio che sempre viene garantito, nonostante l’improduttività del lavoratore;
• certezza dello stipendio mensile e della data in cui viene introitato;
• nessuna spesa e nessun tempo sottratto al lavoro o al tempo libero per rincorrere per mesi o anni il cliente moroso;
• sabati e domeniche e giorni di festa allegri e spensierati, senza l’assillo delle consegne o dei mancati pagamenti, o della mancata clientela;
• nessuna spesa per l’usura o rottura delle strumentazioni;
• nessun rischio di lavorare per rimetterci(ormai circostanza frequentissima);
• nessun rischio di inique e medievali sanzioni per errori commessi da terzi;
• nessun rischio che il cliente s’inventi improbabili pecche o la mancata soddisfazione rispetto alle prestazioni effettuate pur di non pagare; e dunque di dover ricorrere a procedimenti giudiziari o stragiudiziali lunghissimi e dispendiosi per avere riconosciuta semplicemente la retribuzione spettante;

E potremmo continuare ancora……… come avrà ben capito si tratta dei lavoratori dipendenti statali

Mi faccia degli esempi … per esempio, quanto costa una prestazione, non so quanto costa una DIA o una SCIA?
Finalmente arriviamo alla dimostrazione concreta di ciò che stiamo dicendo. Mi consenta, la domanda è troppo generica, è come se lei mi stesse chiedendo, quanto costa un’automobile? Dipende a quale tipo di lavorazioni è indirizzata, dall’ammontare del costo dei lavori, e dalle responsabilità cui è soggetto il professionista, tutti paramenti che influenzano il minore o maggior costo della prestazione.
DR COSTA :
Le uniche cose cambiate sono la disponibilità di lavoro e le "tariffe".
Il lavoro è sparito quasi del tutto e le "tariffe" sono ancora più basse.
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