Garzoni di bottega, artisti... ...e i mecenati?

messaggio inserito mercoledì 15 ottobre 2014 da Edoardo

[post n° 349459]

Garzoni di bottega, artisti... ...e i mecenati?

Sento parlare spesso di architetti che campano di concorsi e fanno gli artisti. Parlo di gente con studi, ovvero gente che si è emancipata dalla figura del garzone di bottega e, non si sa come, si è messa a fare l'artista... e si sa, a meno che non si abbia un mecenate l'artista non è un lavoro.
Ora, per completare il trittico pre-industriale, ci sarebbe bisogno di una terza figura: il mecenate.
Ahimè tuttavia, ufficialmente il mecenate manca.
Chi è dunque che sostiene questi giovani e meno giovani "artisti" che, con una botta di conti, dovrebbero a mio avviso chiudere per cercarsi un lavoro?
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hai ragione Edoardo. Detta in termini più moderni, mancano i soci con il capitale.
Credo per tre motivi. La legge consente questo tipo di commistione da neanche un anno. Le società di professionisti, non sono affatto diffuse come in altre nazioni. Secondo motivo. Gli incarichi, in Italia, generalmente non vengono assegnati per merito professionale. Terzo. Un privato che vuole investire, perché dovrebbe fare impresa in un settore, la progettazione, praticamente in coma?
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... terzo-bis: perchè il privato dovrebbe investire qui, in Italia?

Personalmente, quando sento parlare di questi personaggi (a parte il fatto che mi paiono rari, dopotutto) penso sempre che o i mecenati sono i genitori (più generalmente la famiglia, con tutto ciò che questo comporta: case di proprietà - magari più d'una, rendite di qualche tipo ecc), o che hanno delle attività non ufficiali in nero.
Se campano di arte DEVONO essere poveri. Altrimenti non è un'arte, ma un'hobby.
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E quanti ce ne sono; basta girare in rete e vedere siti di architetti giovani pieni di fantastici progetti ( solo rendering) concorsi concorsi.
Ma dato che i concorsi tolgono un sacco di tempo, che le SCIA e le altre pratiche edilizie pure, dove lo trovano tutto questo tempo e direi soldi per fare anche i concorsi.
Secondo me hanno dietro una famiglia (magari professionisti, imprenditori ecc) che paga per lo studio e le altre spese investendo sulle capacità della prole.
Magari poi vincono un concorso importante e poi da cosa nasce cosa.
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....ops... chiedo venia per "un'hobby" con l'apostrofo!
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Mah, secondo me l'artista commerciale può benissimo campare vendendo le sue opere, appositamente studiate per soddisfare le tendenze del mercato dell'arte: un meccanismo spiegato alla perfezione da Bruno Munari in uno dei suoi libri!
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