Ditemi cosa fare

messaggio inserito domenica 13 gennaio 2019 da arki_T

[post n° 416679]

Ditemi cosa fare

Sono architetto e “collaboro” ormai da parecchi anni con uno studio di ingegneria. Purtroppo la materia trattata nello studio è relativa ad un settore che non fa parte delle materie di studio di un architetto, ma al tempo cercavano architetti, io avevo bisogno di lavorare e così ho iniziato in questo studio a tempo pieno. Diciamo che ho ricoperto e ricopro tutt’ora la figura di jolly e non mi sono mai tirato indietro qualsiasi cosa mi abbiano proposto di fare, prima occupandomi di lavori inerenti al settore dello studio, poi, svolgendo attività sempre più diversificate, credetemi (studio di prototipi, percorsi per mostre, pubblicità, web, ecc).
Ogni richiesta è stata esaudita, tutto sempre e solo grazie alle mie forze, senza avere una formazione per questa o per quella attività, senza adeguati strumenti, arrangiandomi in tutti i campi, ma soprattutto senza poter rifiutare i nuovi incarichi, perchè imposti e da portare a termine senza ma e senza se.
Ora però lo studio sta vivendo un momento di forte crisi e io sono spaventato dal fatto che non so fare il mestiere dell’architetto: gli anziani dello studio non hanno tramandato il loro sapere né a me né ai miei colleghi, perché nel breve termine non portava loro guadagni, o perchè non era nel loro interesse formare professionisti che poi sarebbero potuti diventare indipendenti. Insomma sono un tuttofare ed ora sono stufo.
E se dovessi intraprendere un cammino indipendente come architetto? Personalmente non so come propormi, perché so fare di tutto ma niente che mi distingua, senza eccellere in nessun ambito, senza preparazione, senza competenze, senza esperienze.
Qualcuno di voi ha vissuto la mia stessa esperienza? Grazie
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Mah, racconti l'esperienza di molti di architetti che ad inizio carriera hanno la necessità di appoggiarsi a degli studi per apprendere il mestiere e capire cosa significa lavorare sul campo.
Il problema, comune a molti colleghi, è alienarsi per il lavoro di studio senza ricavarsi uno spazio per se e senza avere un approccio critico a quel che si sta facendo, per rendere l'esperienza (qualunque esperienza) bagaglio professionale.
Sostieni che "non sai come proporti" perchè "sai fare tutto ma niente che ti distingua" e personalmente partirei esattamente da questo semplicemente guardando l'asserzione da un'altra prospettiva. Sai fare tutto quindi puoi potenzialmente venderti in più campi (che inizialmente significa poter avere dei margini in attività molteplici che è una cosa OTTIMA), ma hai la necessità di trovare una tua strada ed un tuo core business che ti appassioni e che ti ritieni portato a sviluppare.
Quale possa essere questo core business sta a te stabilirlo e anche come arrivare a proporlo e venderlo è un problema che tu e solo tu puoi risolvere.

Non è facile ovviamente, ma certamente iniziare a prendere consapevolezza di questa necessità porta a guardare a se stessi, alla propria professionalità e al proprio futuro con un occhio nuovo ed è da qui che tutti partiamo/siamo partiti.

Forza e coraggio.
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Hai centrato il bersaglio con la tua analisi!
Ti ringrazio per avermi fornito un punto di vista esterno. Mi sto già muovendo per poter realizzare ció che sento piú vicino alle mie aspirazioni, alla mia idea dell'architetto che vorrei essere. Acquisirò professionalità nell'ambito che mi interessa e cercheró di propormi in studio in questa nuova veste, storceranno il naso perché avere un jolly fa sempre comodo. Ricoprire il ruolo del tuttofare mi sta stretto.
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SOPRATTUTTO, ritaglia tempo per te. Ritaglialo. A tutti i costi. È fondamentale altrimenti non saprai mai effettivamente cosa vuoi ma ogni decisone sarà presa sotto stress o con impazienza di agire.
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Concordo con tutti. C'è la quisquiglia che adesso per staccarsi si debbano avere delle spalle ultra-coperte economicamente, oltre che dei piani di rientro (potenziali-probabili-presumibili clienti) tali da non trasformare la cosa in un suicidio, oltre che un team di fedelissimi minimo per essere autonomi, oltre che la disponibilità (per molti) a trapiantarsi a Milano ($$$) piuttosto che a Casal del Piffero dove si è. Il problemino poi, è che con la crisi (se si può definire ancora tale) l'osmosi e la crescita naturale di transizione sono difficilissimissime da attuarsi. E non è colpa nè tua nè loro. Ovviamente la cosa peggiora se si ha famiglia.
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