Post leggero...

messaggio inserito mercoledì 26 maggio 2021 da pop.arch

pop.arch : [post n° 447410]

Post leggero...

Chiedo per un amico... Secondo voi quanto è importante la condivisione della propria vita privata con i colleghi (narrazione delle attività svolte durante il week-end, ad esempio) per poter essere "accettati" presso uno studio di architettura? Mi riferisco al "periodo di prova" in cui si viene catapultati in una realtà nuova con persone sconosciute ed essere valutati solo per la propria simpatia?
Vi avevo avvisato che era un post leggero...
d.n.a. :
La risposta è molto soggettiva, diciamo che va più a carattere che altro, nel senso che se uno è un chiacchierone, magari ti racconta anche che ha fatto l'amore la sera prima (magari millantando prestazioni mirabolanti) mentre se uno è timido, forse che racconti che è fidanzato.
E' l'essere valutati solo per la simpatia che mi fa pensare, o meglio, se entro in uno studio di architettura, dove non sono conosciuto nelle mie abilità, essere valutati a simpatia non è il massimo per collaborare (intendo a livello professionale).
Poi la gente è molto varia, quindi non puoi piacere a tutti come non puoi dispiacere a tutti, ne consegue che, sopratutto se sei su uno studio con molte anime, legherai più con qualcuno che con altri.
Se siete in tre e tu stai antipatico agli altri due, beh è un altro discorso..
arch_mb :
Mah. Secondo me quando si entra in un ambiente nuovo, prima di aver modo di "prendere le misure" con i nuovi colleghi, è bene tirare un po' indietro piuttosto che sbracarsi. Come dice d.n.a., mi piacerebbe sapere di esser valutata per le mie capacità, prima che per qualsiasi altra cosa... Il tutto con grandi sorrisi e disponibilità, ovvio, poi se uno è estroverso qualche battuta in più ci sta,
sclerata :
mah guarda, non ho lavorato in uno studio di architettura, era un'impresa con suo ufficio tecnico, personale, commerciale ecc... quindi "colleghi " ne avevo parecchi e di tutti i tipi.

Io sono una persona riservata e mi sono sempre fatta gli affari miei (ed ero anche tonta probabilmente perchè credo di essere stata l'unica a non aver visto le tresche tra alcuni colleghi...) e quelle 2 confidenze che ho fatto così pour parler nel momento in cui, vagamente, ma forse, ho manifestato l'intento di allargare la famiglia, si è tramutato tutto in mobbing da parte del capo, sfociato in un delirio. Quindi dei 2 soggetti con cui avevo parlato sono corsi subito a dirlo al capo. Non ho la certezza di chi sia stato, nel dubbio sospetto entrambi.

Col senno di poi quel posto era (ed è ancora a quanto pare) una gabbia di matti piena di invidiosi/lecchini, ma da lì ho imparato.
Fine di tutto, bocca cucita sugli affari miei con tutti, anche col più simpatico.
pop.arch :
Condivido tutte le vostre risposte...alla fine dei conti il mio amico ha peccato di ingenuità perché già durante il colloquio conoscitivo gli era stata buttata lì una frase del tipo che se fosse risultato una persona non simpatica la collaborazione sarebbe finita lì...Tirando le somme ritengo che non si sia perso niente.
Ily :
Diciamo che essere "simpatici" - o meglio, saper convivere in gruppo - in un ambiente condiviso è comunque importante! Penso che dover condividere la stanza sette od otto ore al giorno con una piaga lamentosa, pessimista e piantagrane non sia il massimo della vita, no?
ponteggiroma :
diciamo piuttosto che "dipende" dall'ambiente lavorativo in cui ti trovi. Ho lavorato in posti dove per avere la voglia di fare il simpatico dovevi far uso di roba forte
pop.arch :
Riassumendo posso affermare che, nella situazione del mio amico, per poter collaborare nello studio di architettura doveva: fare il suo lavoro, nel contempo raccontare i fatti suoi, fare il simpatico, ridere alle battute del "capo"... Aggiungerei il tutto per 5 euro/ora...
ponteggiroma :
ah, lo vedi? Nel post iniziale avevi omesso la paga, se l'avessi fatto da subito ci saremmo risparmiate tutte le elucubrazioni di cui sopra
pop.arch :
Conoscere la paga oraria avrebbe condizionato la tua risposta? Se si in che modo?
ponteggiroma :
semplicemente avrei evitato di legarla alla condizione lavorativa in quanto sarebbe già stata manifestata da te tale condizione
desnip :
Beh, ma "fare il simpatico" è una cosa, raccontare i fatti propri un'altra... La simpatia, la giovialità, il fare 4 chiacchiere in pausa caffè parlando di cosa ha fatto il Napoli o del film che hai visto al cinema ci sta, accennare anche vagamente a voler allargare la famiglia come è successo incautamente a sclerata è purtroppo meglio evitarlo.
Un po' di leggerezza in un ambiente lavorativo ci vuole, altrimenti la vita diventa veramente pesante. Ho avuto la fortuna di lavorare sempre in ambienti piacevoli, cosa che si è rivelata utile anche per i frequenti viaggi di lavoro. Ma penso che i miei colleghi sapessero davvero il minimo indispensabile della mia vita privata.
Avvisami quando qualcuno risponde
Non mandarmi più avvisi

Se vuoi essere avvisato quando qualcuno interviene in questa discussione, indica un nome e il tuo indirizzo e-mail.