partecipazione a bandi

messaggio inserito giovedì 4 giugno 2020 da micha

[post n° 432996]

partecipazione a bandi

buonasera a tutti, scrivo perché sono diventato un giovane architetto di 40 anni e ho smesso di lavorare a 10 euro l'ora per un collega che ha lavoro ma non ha abbastanza braccia. Questa scelta è stata ovviamente liberatoria ma sono arrivati i primi problemi ed ora che vorrei partecipare a qualche gara mi è venuto un dubbio enorme per cui chiedo il vostro aiuto. Ma se ho lavorato su progetti importanti che mi permetterebbero con facilità di rispondere ai requisiti professionali di molti bandi ma non l'ho fatto in prima persona ma come collaboratore del succitato collega, posso ugualmente indicarli nel mio portfolio? Quindi posso considerare l'esperienza di sfruttamento comunque alla fine tutto sommato utile oppure è stata una mera schiavitù? Un caro saluto a tutti e soprattutto a quelli che mi aiuteranno a risolvere l'enigma. Grazie e buon lavoro.
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Non ho certezze in merito, ma ho ragione di credere che se la tua partecipazione alla progettazione non è ufficializzata (non vieni menzionato, per intenderci), dovresti trovare una strada (tutta in salita), quantomeno per dimostrarla. Sempre che poi, la legge, preveda che il tutto sia sufficiente. Non ho mai approfondito, perché vittima dello sconforto/frustrazione dell'escluso.
Francamente è una tematica a me molto cara, nel senso che il solo pensarci mi fa inc@zz@re come una belva. I famosi requisiti economici e professionali li trovo un'assurdità profondamente discriminatoria. Ho un'abilitazione che, in teoria, mi rende una potenziale "arma di distruzione di massa". Posso aver partecipato, in qualità di schiavo, alla progettazione di aeroporti o centrali nucleari. Posso, per un privato, progettare il restauro di un castello "simil Versailles" o un albergo a Las Vegas. Per il pubblico, però, se in carriera, ho firmato due SCIA ed una decina di CILA, non mi è concesso di partecipare ad una gara per una c@zzo di pista ciclabile o per la pavimentazione di una piazza.
Di questo passo, si ritroveranno, nell'arco di un ventennio, senza tecnici dotati dei mitologici requisti. O forse no. Ne rimarranno una manciata, rari come i panda, che per culo o raccomandazione, si spartiranno la torta (gli auguro, per lo meno, che la torta sia di bambù e di non avere mai occasione di accoppiarsi, proprio come gli indolenti plantigradi bianco-neri).
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Ho pensato che recuperando le fatture in cui indicavo il motivo della collaborazione potrei avere almeno una chance ma chissà. Anche a mettersi insieme in 400 se si fanno solo pratiche piccole non si potrà mai arrivare a qualcosa di più e, come se non bastasse, i lavori sotto i 40k vengono assegnati per affidamento diretto. Quindi tra il marcio e la muffa.
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Concordo con @Archifish ed aggiungo che il requisito si dovrebbe acquisire attraverso sicuramente una comprovata ufficialità dell'incarico e "proporzionalmente" al proprio ruolo/partecipazione.
Anche io sono un giovane (libero) professionista coinvolto in alcuni raggruppamenti temporanei per gare di affidamento, e qualche tempo fà feci una domanda simile al mio Ordine (Roma), il quale rispose - sintetizzo - che per l'acquisizione dei suddetti requisiti tecno-prof. non è sufficiente l'aver partecipato, ma è necessaria la dimostrazione in qual misura (comprovata esperienza/fatturato personale e non globale).
Questo significa (a meno di non essere smentito e credetemi ne sarei felicissimo) che sarebbe riconosciuto un requisito corrispondente alla percentuale assegnata in rtp: se, ad esempio, il Costo dell'Opera è di 1.000.000€ e io partecipo come mandatario al 10% (propria aliquota di partecipazione) significa che avrò, a fine mandato, svolto un lavoro corrispondente ad appena 100.000€.

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