architettura

messaggio inserito sabato 11 giugno 2005 da X

X : [post n° 53011]

architettura

a proposito del discorso su i nuovi orientamenti dell'architettura vorrei ricordare che gli innovativi Robert Venturi e Mies V. d. R. hanno progettato di tutto e visto di tutto e nonostante tutto non vengono insegnati nelle nostre facoltà come dovrebbero...
gi :
da poco ho riletto la riedizione aggiornata di learning of las vegas. a me sinceramente me li hanno inculcati abbastanza venturi e mies. certo...li hanno appena citati se paragoniamo le mezz'ore dedicate a loro...e le decine e centinaia di ore dedicate ai mostri sacri, per me solo mostri: Le Corbusier, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti. messi in ordine decresente. fatico ancora oggi a capire chi di quei tre meriti la palma d'oro come peggior architetto. l'arcimboldi e la bicocca hanno fatto il possibile...ma certe brutture di rossi sono davvero insuperabili. le c. sta sull'olimpo. a lui tendono tutti ma nessuno lo raggiunge per fortuna...
tanta pubblicità a tanta mediocrità è subito spiegata: TEORIA.
teoria e università vanno a braccetto. l'università d'architettura ha senso fin quando reggerà il mito teorico di Le C. sennò l'università diventerebbe un atelier e guai! guai se ci fosse contaminazione fra il mondo lavorativo della progettazione e dei compromessi col committente...col mondo sacro dell'università. gestita da teorici della progettazione che pur di non farsi cambiare una finestra dal committente darebbero via il culo. sapessero almeno disegnare bene quella finestra li capirei pure.
quelli no. sono per la teoria. tutto deve essere perfettamente giustificato da un principio intellettuale meglio se storico sociologico.
subito hanno cercato di acchiappare eisenman e metterlo al loro servizio. ed ecco che eisenman è diventato lo zimbello di turno. adorato dal mondo accademico. giustamente deriso da quei filosofi (pochi ma buoni) che ancora non si sono fatti trascinare nello star system degli architetti.
comunque non so se avete mai letto un romanzo di andy warhol. beh ha scritto un romanzo che è la trascrizione (poveri i ragazzi della sua factory che hanno dovuto fare tutto loro) di un discorso registrato di un'intera giornata. è stato sbobinato e trascritto senza alcuna correzione o introduzione. insomma immaginate questi che mentre parlano camminano per strada, entrano nei locali, vengono interrotti da telefonate etc.etc. insomma un romanzo complesso da leggere. sperimantale. ecco. rossi e gregotti che c'entrano? c'entrano nel senso che, contrariamente al loro intento, scrivono in modo incomprensibile. non sanno scrivere. complicano le banalità. evitano di spiegare. io leggo sempre gregotti su la repubblica. ogni volta cerco di capirlo e ogni volta finisco il suo articolo ridendo. due giorni or sono ha elogiato biraghi (accademico rampante, collaboratore di casabella - e il cerchio si chiude ) per il suo magnifico libro su tafuri (ulteriore chiusura del cerchio).
autoreferenziale sia il suo discorso elogiativo. sia il suo modo di scrivere. e credetemi: io di recensioni scritte da critici del calibro di carlo bo. carlo bo ripeto. ne ho lette molte. e le ho sempre capite. il problema è che gregotti quando vuole indossare i panni del critico lo fa a modo di bonito oliva. quelli che vorrebbero parlare d'arte ma parlano a se stessi. quelli che coniano neologismi non avendo nemmeno un briciolo della bravura letteraria e inventiva che ne so di joyce o mettiamo gadda o mettiamo di bruschi per stare alla critica e nemmeno un residuo della capacità divulgativa dei giganti della critica d'arte e dell'architettura. mi vengono in mente longhi. poi ci metterei bruschi per l'architettura.
insomma amano la pessima architettura. la pessima scrittura.
e queste 'eminenze' devono insegnare ai ragazzi a diventare architetti?
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