marco : [post n° 77827]

Nuova scala su muro in mattoni pieni...

Ciao a tutti,
sto seguendo una ristrutturazione e dovrei far realizzare una nuova scala che colleghi il piano teverna al piano rialzato al piano mansarda tutto ciò forando i solai esistenti che poggiano su due muri portanti in mattoni pieni distanti tra loro 150cm ; le mie domande sono :
dato che dovrei farci stare 2 rampe in 150cm dovrei realizzare due rampe al massimo da 75cm di larghezza?
I muri portanti sono in mattoni pieni per realizzare una scala dovrei realizzare un elemento metallico da imbullonare alla parete? e su questa inserire a mensola i vari gradini?

Mi rivolgerò sicuramente ad un ing. ma volevo un consiglio su come voi andreste ad operare, per avere almeno un'idea....GRAZIEEEEEEE!!!

Tenete conto che sarebbe uno dei miei primi lavori in proprio!! :-))))
pigmentus :
..articolo tratto da www.repubblica.it

L'idea era di garantire la privacy senza dover costruire dei muri
Ma i datori di lavoro capirono che potevano dimezzarsi le dimensioni
"Open space" addio è meglio l'ufficio di RICCARDO STAGLIANÒ
ROMA - Al suo pentimento tardivo non è stata fatta molta pubblicità. Ma poco prima di morire Robert Propst si è scusato con il mondo per la triste metamorfosi che ha subito la sua invenzione: l'"open space". Abbattendo i muri all'interno degli uffici immaginava di seminare una rivoluzione di libertà mentre ciò che si raccoglie oggi è sembra la Guantanamo dei travet, torture escluse. Celle sempre più piccole (non a caso il termine usato in America, "cubicolo", in latino era la stanzetta degli ergastolani) e alienanti che tuttavia sono diventate l'epitome del moderno luogo di lavoro in America. "Il Fidel Castro dell'arredamento da ufficio" come ironizza il mensile Fortune, nel senso che tutti lo odiano ma lui resiste imperterrito. E anzi prospera dominando, tra divisori, scaffali, e scrivanie, il mercato con un fatturato annuo di 3 miliardi di dollari l'anno che nel solo 2005 è cresciuto dell'11%.
Nel libro del '68 in cui ne gettò le basi teoriche l'allora capo della ricerca della Herman Miller aveva a cuore soprattutto la flessibilità degli spazi e la produttività dei lavoratori. Già dal nome Action Office doveva favorire il movimento, la comunicazione, la condivisione di idee tra dipendenti. Nelle foto dei prototipi si vedono delle scrivanie separate l'una dall'altra da scaffalature ariose. Ma la prassi industriale che prese il via dal '69 fu subito meno ardita, più controrivoluzionaria. L'idea era di garantire la privacy senza dover costruire dei muri, fornire a ciascun impiegato un proprio spazio da personalizzare, oltre che in orizzontale (la scrivania) anche in verticale (appiccicando fogli utili sulle paretine posticce), dove tutto fosse a portata di mano. Una volta rotta l'equazione "un dipendente = una stanza" però e costruito il "modulo", ai datori di lavoro non ci volle molto per capire che dimezzandone le dimensioni potevano stipare il doppio delle persone negli stessi locali. E risparmiare sugli affitti. Da lì alle celle d'alveare di 2,5 metri di lato tipici di molte imprese tecnologiche, call center europei inclusi, il passo è stato breve.
E anche le critiche sono diventate più taglienti. "Splendenti uffici satanici" sono definiti nel libro di Paul Thompson "Workplaces of the future". Che di certo falliscono nel proteggere acusticamente il lavoratore se uno studio della società Rankstad Usa riporta in questi giorni che il 32% di impiegati americani cita proprio "chi parla a voce alta" tra i principali fastidi quotidiani. E non vanno granché bene neppure nel garantire organizzazione stando al rapporto Gartner Group se nel 2003 il dipendente medio perdeva il 30-40% del tempo in "compiti non a valore aggiunto relativi a documenti", ovvero ritrovare le carte che gli servivano.
Dal primo modello agli attuali le migliorie non mancano. Il Personal Harbor della Steelcase offre la possibilità di regolare luce e temperatura all'interno del proprio box mentre l'A3 della Knoll ha colori allegri e il vantaggio di avere intorno un bozzolo translucido che scherma gli sguardi dei passanti evitando l'"effetto loculo" di vari suoi concorrenti. Sempre celle sono ma almeno con un bel cielo azzurro pitturato vicino alle sbarre. Al punto da giustificare l'anatema ("monolitica follia") che il loro "papà" pronunciò nel 2000 contro quei figli degeneri.
pigmentus :
..ho sbagliato..volevo aprire un nuovo post..
mario :
Lo so che è il tuo primo lavoro, ma generalmente quando si affrontano problemi che potresti ritrovarli nel futuro della tua carriera si chiede un consiglio ad un esperto, che non è detto sia un ing., e si cerca di risolverlo con le proprie conoscenze andando a ristudiare, per esempio, la tecnica delle costruzioni fatta all'università.
Se vuoi creare una scala in uno spazio di 150 cm con due rampe, mi sembra logico che ogni rampa sarà di almeno 70 cm considerando un piccolo spazio da lasciare tra le du rampe (almeno 4 o 5 cm).
Per quanto riquarda la struttura puoi tranquillamente creare una scal metallica ed ancorarla al cordolo di c.a. che generalmente si crea sul muro portante.
Oppure la scala la puoi fare tutta in c.a., però deve fare una verifica sui muri portanti perchè la scal in c.a. è molto più pesante di quella in ferro.

ps: Io non ce l'ho con gli ingegneri ma mi inalbero quando un architetto che ha fatto tutti gli esami scientifici che servono per il calcolo strutturale vada a dare soldi ad altri tecnici (ing. o architetto che sia).
ale :
Ha perfettamente ragione mario, noi abbiamo tutte le capacità e potenzialità per affrontare questi temi (abbiamo fatto un bel po di esami scientifici anche noi...); certo l'esperienza è fondamentale (come in tutti i lavori), ed è giusto che si chieda consiglio a chi ha più esperienza di noi.

buon lavoro
marco :
Ho scritto "un ing." perchè ne conosco più di uno molto bravi in calcoli e con una discreta esperienza, mentre gli architetti che conosco sono più o meno tutti al mio livello di conoscenza...quindi sarei da punto a capo....grazie dei messaggi molto utili....vado a riguardare i miei libri ...
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