{"id":15,"date":"2000-05-10T11:23:19","date_gmt":"2000-05-10T11:23:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/cad\/?p=15"},"modified":"2016-07-10T10:48:43","modified_gmt":"2016-07-10T08:48:43","slug":"luso-dei-blocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/cad\/luso-dei-blocchi\/","title":{"rendered":"L&#8217;uso dei blocchi"},"content":{"rendered":"Non \u00e8 facile dare una definizione di blocco. Proviamoci.\r\n\r\nIl blocco \u00e8 <b>un insieme di entit\u00e0 che vengono raggruppate a costituire una entit\u00e0 singola<\/b>.\r\n\r\nQueste entit\u00e0 hanno un riferimento cartesiano comune denominato <b>punto d&#8217;inserzione<\/b>. Qualsiasi operazione di inserimento, rotazione o modifica di scala, fa riferimento al punto d&#8217;inserzione.\r\n\r\nUn blocco pu\u00f2 essere creato in due modi: direttamente sul disegno sul quale si lavora o richiamando un disegno (dwg) esterno.\r\n\r\nIl risultato \u00e8 identico in entrambi i casi: nel disegno corrente verr\u00e0 creata una <i>definizione di blocco<\/i> alla quale si far\u00e0 riferimento ogni qualvolta il blocco verr\u00e0 inserito come entit\u00e0.\r\n\r\nOgni disegno AutoCAD, infatti, \u00e8 costituito da due sezioni o <b>tabelle<\/b>. In una (<b>tabella delle definizioni<\/b>) vengono registrate le informazioni relative ai layer, gli stili di testo o di quota, i tipi di linea, le <i>definizioni dei blocchi<\/i>, etc.; nell&#8217;altra (<b>tabella delle entit\u00e0<\/b>)sono descritte le entit\u00e0 fisicamente presenti nel disegno, le linee, i testi, i blocchi inseriti nel disegno.\r\n\r\nQuando viene importato o creato un blocco, viene creata o recuperata la definizione di quel blocco e successivamente viene registrata la sua posizione nel disegno.\r\n\r\nQuando un blocco inserito viene cancellato da un disegno (tabella delle entit\u00e0), ne rimane la sua definizione nella tabella delle definizioni. Questa definizione pu\u00f2 essere cancellata soltanto con il comando PURGE (o con l&#8217;opzione * del comando WBLOCK), soltanto se nel disegno non vi siano pi\u00f9 occorenze di quel blocco. La distinzione fra <i>definizione del blocco<\/i> e la sua <i>immagine nel disegno<\/i> \u00e8 importante per poter introdurre il concetto di <b>sostituzione<\/b> o <b>aggiornamento<\/b> del blocco. \u00c8 anche importante per chiarire come l&#8217;uso dei blocchi renda in molti casi il disegno pi\u00f9 <i>leggero<\/i> (pi\u00f9 blocchi inseriti fanno riferimento alla medesima definizione).\r\n\r\nInnanzitutto \u00e8 necessario distinguere i blocchi in <b>simboli<\/b> o <b>componenti<\/b>.\r\n\r\nPer semplicit\u00e0 definiamo <b>simboli<\/b> quei blocchi che una volta realizzati costituiscono una <b><i>libreria di elementi precostituiti<\/i><\/b><i> utilizzabili per qualsiasi disegno o progetto<\/i>. Fanno parte di questa categoria i simboli di arredo, impianti, sanitari, alberi, automobili etc. La loro caratteristica principale \u00e8 che sono utili per qualsiasi disegno, non sono legati ad un progetto architettonico specifico, e la loro creazione va ad incrementare la completezza della libreria in nostro possesso.\r\n\r\nDiverso \u00e8 il caso di quei blocchi che vengono utilizzati come <b>componenti<\/b> di un disegno complesso.\r\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/cad\/images\/blocchi1.gif\" width=\"386\" height=\"269\" \/><\/p>\r\nImmaginiamo di dover realizzare una planimetria di una certa complessit\u00e0. Ipotizziamo che il nostro intervento preveda la costruzione di 3 edifici distinti. In questo caso il disegno d&#8217;insieme conterr\u00e0 4 disegni realizzati separatamente: i 3 edifici (A B e C) e lo spazio esterno (P).\r\n<p align=\"center\">disegno d&#8217;insieme<\/p>\r\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/cad\/images\/blocchi2.gif\" width=\"386\" height=\"269\" \/><\/p>\r\nCiascuno di questi quattro componenti \u00e8 un disegno a s\u00e9;il file d&#8217;insieme conterr\u00e0 soltanto i blocchi dei quattro disegni che lo compongono. <b>Ognuna delle parti viene sviluppata separatamente<\/b>, viene definita con maggiore accuratezza man mano che il progetto si affina nei contenuti.\r\n\r\nLa condizione essenziale affinch\u00e9 tutto funzioni correttamente \u00e8 che ciascuno dei quattro disegni abbia in comune lo stesso punto d&#8217;inserzione, vale a dire che il <b>riferimento cartesiano d&#8217;origine sia comune a tutti i componenti<\/b> (0,0,0).\r\n\r\nIl vantaggio di questo metodo consiste nella possibilit\u00e0 di poter utilizzare i componenti in modo ripetitivo senza doverli realizzare nuovamente e di poter effettuare le modifiche soltanto su un disegno.\r\n\r\nSupponiamo che l&#8217;edificio C sia costituito da 3 piani mentre gli edifici A e B siano di un solo piano.\r\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"2\">\r\n<tbody>\r\n<tr bgcolor=\"#CCCCCC\">\r\n<td>disegno d&#8217;insieme<\/td>\r\n<td>planimetria<\/td>\r\n<td>edificio A<\/td>\r\n<td>edificio B<\/td>\r\n<td>edificio C<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano terra<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>A1<\/td>\r\n<td>B1<\/td>\r\n<td>C1<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano primo<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>C2<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano secondo<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>C3<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano coperture<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>Ccop<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\nCome si pu\u00f2 notare dallo schema precedente\r\nil disegno P \u00e8 ripetuto 4 volte, mentre i disegni Acop e Bcop sono ripetuti 3 volte. Se ciascuno di questi disegni \u00e8 un componente, un blocco nel disegno d&#8217;insieme, allora non avr\u00f2 bisogno di effettuare le modifiche pi\u00f9 volte dal momento in cui \u00e8 sufficiente <b>aggiornare la definizione di quel blocco <\/b>una volta effettuata la modifica nel disegno di riferimento.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Come si realizza un disegno per componenti<\/b>\r\n\r\nNon esiste una regola aurea, ma in molti casi possiamo procedere in questo modo. Facciamo un esempio.\r\n\r\nPartiamo dalla planimetria d&#8217;insieme, ed utilizzando il comando WBLOCK selezioniamo le entit\u00e0 che appartengono all&#8217;edificio A, indichiamo come punto d&#8217;inserzione 0,0,0 ed abbiamo creato il file A.dwg. Lo stesso per gli edifici B e C e per lo spazio esterno P.\r\n\r\nApriamo un nuovo file che sar\u00e0 il nostro &#8220;disegno d&#8217;insieme&#8221;. Impostiamo come layer corrente il layer &#8220;0&#8221; ed inseriamo successivamente i file A, B, C e P sempre nel punto 0,0,0.\r\n\r\nLo stesso punto di inserzione per tutti i componenti ci permette di inserire temporaneamente nel disegno il componente che ci interessa, per poi cancellarlo prima di salvare.\r\n\r\nLe piante di tutti i livelli dello stesso edificio avranno il medesimo punto di riferimento, in questo modo possiamo realizzare facilmente tutte le planimetrie ai vari livelli, e trasportare agevolmente entit\u00e0 da un livello all&#8217;altro utilizzando il Copia ed Incolla (CopyClip e PasteOrig).\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Quando si utilizza un disegno per componenti<\/b>\r\n\r\nIn generale questo metodo si applica quando la <b>complessit\u00e0 del disegno<\/b> \u00e8 tale da renderne difficile la gestione, quando si individuano <b>parti ripetute<\/b>, o <b>quando \u00e8 necessario lavorare in gruppo<\/b>.\r\n\r\nIn quest&#8217;ultimo caso, ogni membro del gruppo di progettazione partecipa alla realizzazione di uno o pi\u00f9 componenti, che vengono assemblati a costituire il disegno d&#8217;insieme.\r\n\r\nA questo riguardo \u00e8 opportuno specificare che per componente si pu\u00f2 intendere un singolo edificio (come nell&#8217;esempio precedente), oppure una specifica tecnica particolare, oppure, come nel caso degli impianti, <b>un layer<\/b>.\r\n\r\nNella pratica professionale corrente capita sempre pi\u00f9 spesso che figure professionali che lavorano in luoghi separati concorrano alla realizzazione dello stesso progetto e quindi degli stessi elaborati.\r\n\r\nAnche e soprattutto in questi casi \u00e8 fondamentale un <b>coordinamento<\/b> che consenta a ciascuno degli operatori di lavorare in modo autonomo ma di concerto con gli altri.\r\n\r\nQuindi \u00e8 possibile che una serie di operatori realizzino, ad esempio, i componenti architettonici, altri operatori si occupino degli impianti o delle strutture. Ciascuna di queste parti sviluppate separatamente deve avere caratteristiche comuni, tali da far s\u00ec che l&#8217;operazione di assemblaggio non comporti alcun problema.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Come si aggiornano i componenti<\/b>\r\n\r\nA differenza dei riferimenti esterni (Xref), l&#8217;aggiornamento dei blocchi esterni al disegno non \u00e8 automatico.\r\n\r\nSe modifico il disegno A1.dwg, apro il disegno &#8220;piano terra.dwg&#8221; che lo contiene, per poter vedere aggiornate le modifiche devo effettuare la <b>sostituzione del blocco<\/b>.\r\n\r\nNel caso specifico il comando da utilizzare \u00e8 INSERT. Viene selezionato il file da inserire (A1.dwg) e si risponde affermativamente alla successiva richiesta di modifica della definizione del blocco.\r\n\r\nEsiste un metodo analogo che prevede l&#8217;aggiornamento automatico, ed \u00e8 l&#8217;uso dei riferimenti esterni <b>XREF (eXternal REFerence)<\/b>.\r\n\r\nIn questo caso la <i>definizione del blocco <\/i>non viene registrata nel disegno, ma viene aggiornata ogni volta che lo si apre.\r\n\r\nL&#8217;unico svantaggio che deriva dall&#8217;uso di questo sistema, consiste nella moltiplicazione dei nomi di layer, stili, tipi di linea per ciascuno dei riferimenti esterni contenuti nel disegno. Il layer muratura del disegno A1 viene denominato A1|Muratura, che \u00e8 diverso da B1|Muratura e cos\u00ec via. Lo stesso vale per i tipi di linea, gli stili di testo e di quota.\r\n\r\nQuesto meccanismo, se da un lato permette di controllare singolarmente (ad es.) ogni layer di ciascun XREF, rende particolarmente noiosa qualsiasi operazione di modifica delle impostazioni in presenza di un numero elevato di riferimenti esterni.\r\n\r\nPer questo ed altri motivi si consiglia di utilizzare gli XREF con molta parsimonia e solo se strettamente necessario.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Il modello 3D realizzato per componenti<\/b>\r\n\r\nSe il metodo del disegno per componenti viene applicato nel disegno bidimensionale soltanto per progetti complessi, diventa quasi indispensabile per poter realizzare modelli 3D anche di media difficolt\u00e0.\r\n\r\nLe difficolt\u00e0 di visualizzazione e di selezione delle entit\u00e0, fanno s\u00ec che la frammentazione in componenti sia la condizione necessaria per avere un controllo efficace del modello 3D.\r\n\r\nUn esempio: un complesso di edifici viene realizzato dall&#8217;insieme dei singoli edifici realizzati separatamente. E ancora: ciascun edificio pu\u00f2 essere l&#8217;unione dei suoi quattro lati e di una copertura. Per ciascuna delle facciate si possono individuare elementi ripetitivi (finestre, balconi, elementi decorativi) che possono essere realizzati separatamente. E cos\u00ec via sino ai minimi termini, ma senza esagerare, altrimenti ci si perde&#8230;\r\n\r\nNon \u00e8 facile dare una definizione di blocco. Proviamoci.\r\n\r\nIl blocco \u00e8 <b>un insieme di entit\u00e0 che vengono raggruppate a costituire una entit\u00e0 singola<\/b>.\r\n\r\nQueste entit\u00e0 hanno un riferimento cartesiano comune denominato <b>punto d&#8217;inserzione<\/b>. Qualsiasi operazione di inserimento, rotazione o modifica di scala, fa riferimento al punto d&#8217;inserzione.\r\n\r\nUn blocco pu\u00f2 essere creato in due modi: direttamente sul disegno sul quale si lavora o richiamando un disegno (dwg) esterno.\r\n\r\nIl risultato \u00e8 identico in entrambi i casi: nel disegno corrente verr\u00e0 creata una <i>definizione di blocco<\/i> alla quale si far\u00e0 riferimento ogni qualvolta il blocco verr\u00e0 inserito come entit\u00e0.\r\n\r\nOgni disegno AutoCAD, infatti, \u00e8 costituito da due sezioni o <b>tabelle<\/b>. In una (<b>tabella delle definizioni<\/b>) vengono registrate le informazioni relative ai layer, gli stili di testo o di quota, i tipi di linea, le <i>definizioni dei blocchi<\/i>, etc.; nell&#8217;altra (<b>tabella delle entit\u00e0<\/b>)sono descritte le entit\u00e0 fisicamente presenti nel disegno, le linee, i testi, i blocchi inseriti nel disegno.\r\n\r\nQuando viene importato o creato un blocco, viene creata o recuperata la definizione di quel blocco e successivamente viene registrata la sua posizione nel disegno.\r\n\r\nQuando un blocco inserito viene cancellato da un disegno (tabella delle entit\u00e0), ne rimane la sua definizione nella tabella delle definizioni. Questa definizione pu\u00f2 essere cancellata soltanto con il comando PURGE (o con l&#8217;opzione * del comando WBLOCK), soltanto se nel disegno non vi siano pi\u00f9 occorenze di quel blocco. La distinzione fra <i>definizione del blocco<\/i> e la sua <i>immagine nel disegno<\/i> \u00e8 importante per poter introdurre il concetto di <b>sostituzione<\/b> o <b>aggiornamento<\/b> del blocco. \u00c8 anche importante per chiarire come l&#8217;uso dei blocchi renda in molti casi il disegno pi\u00f9 <i>leggero<\/i> (pi\u00f9 blocchi inseriti fanno riferimento alla medesima definizione).\r\n\r\nInnanzitutto \u00e8 necessario distinguere i blocchi in <b>simboli<\/b> o <b>componenti<\/b>.\r\n\r\nPer semplicit\u00e0 definiamo <b>simboli<\/b> quei blocchi che una volta realizzati costituiscono una <b><i>libreria di elementi precostituiti<\/i><\/b><i> utilizzabili per qualsiasi disegno o progetto<\/i>. Fanno parte di questa categoria i simboli di arredo, impianti, sanitari, alberi, automobili etc. La loro caratteristica principale \u00e8 che sono utili per qualsiasi disegno, non sono legati ad un progetto architettonico specifico, e la loro creazione va ad incrementare la completezza della libreria in nostro possesso.\r\n\r\nDiverso \u00e8 il caso di quei blocchi che vengono utilizzati come <b>componenti<\/b> di un disegno complesso.\r\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/cad\/images\/blocchi1.gif\" width=\"386\" height=\"269\" \/><\/p>\r\nImmaginiamo di dover realizzare una planimetria di una certa complessit\u00e0. Ipotizziamo che il nostro intervento preveda la costruzione di 3 edifici distinti. In questo caso il disegno d&#8217;insieme conterr\u00e0 4 disegni realizzati separatamente: i 3 edifici (A B e C) e lo spazio esterno (P).\r\n<p align=\"center\">disegno d&#8217;insieme<\/p>\r\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/cad\/images\/blocchi2.gif\" width=\"386\" height=\"269\" \/><\/p>\r\nCiascuno di questi quattro componenti \u00e8 un disegno a s\u00e9;il file d&#8217;insieme conterr\u00e0 soltanto i blocchi dei quattro disegni che lo compongono. <b>Ognuna delle parti viene sviluppata separatamente<\/b>, viene definita con maggiore accuratezza man mano che il progetto si affina nei contenuti.\r\n\r\nLa condizione essenziale affinch\u00e9 tutto funzioni correttamente \u00e8 che ciascuno dei quattro disegni abbia in comune lo stesso punto d&#8217;inserzione, vale a dire che il <b>riferimento cartesiano d&#8217;origine sia comune a tutti i componenti<\/b> (0,0,0).\r\n\r\nIl vantaggio di questo metodo consiste nella possibilit\u00e0 di poter utilizzare i componenti in modo ripetitivo senza doverli realizzare nuovamente e di poter effettuare le modifiche soltanto su un disegno.\r\n\r\nSupponiamo che l&#8217;edificio C sia costituito da 3 piani mentre gli edifici A e B siano di un solo piano.\r\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"2\">\r\n<tbody>\r\n<tr bgcolor=\"#CCCCCC\">\r\n<td>disegno d&#8217;insieme<\/td>\r\n<td>planimetria<\/td>\r\n<td>edificio A<\/td>\r\n<td>edificio B<\/td>\r\n<td>edificio C<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano terra<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>A1<\/td>\r\n<td>B1<\/td>\r\n<td>C1<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano primo<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>C2<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano secondo<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>C3<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td>piano coperture<\/td>\r\n<td>P<\/td>\r\n<td>Acop<\/td>\r\n<td>Bcop<\/td>\r\n<td>Ccop<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\nCome si pu\u00f2 notare dallo schema precedente\r\nil disegno P \u00e8 ripetuto 4 volte, mentre i disegni Acop e Bcop sono ripetuti 3 volte. Se ciascuno di questi disegni \u00e8 un componente, un blocco nel disegno d&#8217;insieme, allora non avr\u00f2 bisogno di effettuare le modifiche pi\u00f9 volte dal momento in cui \u00e8 sufficiente <b>aggiornare la definizione di quel blocco <\/b>una volta effettuata la modifica nel disegno di riferimento.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Come si realizza un disegno per componenti<\/b>\r\n\r\nNon esiste una regola aurea, ma in molti casi possiamo procedere in questo modo. Facciamo un esempio.\r\n\r\nPartiamo dalla planimetria d&#8217;insieme, ed utilizzando il comando WBLOCK selezioniamo le entit\u00e0 che appartengono all&#8217;edificio A, indichiamo come punto d&#8217;inserzione 0,0,0 ed abbiamo creato il file A.dwg. Lo stesso per gli edifici B e C e per lo spazio esterno P.\r\n\r\nApriamo un nuovo file che sar\u00e0 il nostro &#8220;disegno d&#8217;insieme&#8221;. 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Ciascuna di queste parti sviluppate separatamente deve avere caratteristiche comuni, tali da far s\u00ec che l&#8217;operazione di assemblaggio non comporti alcun problema.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Come si aggiornano i componenti<\/b>\r\n\r\nA differenza dei riferimenti esterni (Xref), l&#8217;aggiornamento dei blocchi esterni al disegno non \u00e8 automatico.\r\n\r\nSe modifico il disegno A1.dwg, apro il disegno &#8220;piano terra.dwg&#8221; che lo contiene, per poter vedere aggiornate le modifiche devo effettuare la <b>sostituzione del blocco<\/b>.\r\n\r\nNel caso specifico il comando da utilizzare \u00e8 INSERT. Viene selezionato il file da inserire (A1.dwg) e si risponde affermativamente alla successiva richiesta di modifica della definizione del blocco.\r\n\r\nEsiste un metodo analogo che prevede l&#8217;aggiornamento automatico, ed \u00e8 l&#8217;uso dei riferimenti esterni <b>XREF (eXternal REFerence)<\/b>.\r\n\r\nIn questo caso la <i>definizione del blocco <\/i>non viene registrata nel disegno, ma viene aggiornata ogni volta che lo si apre.\r\n\r\nL&#8217;unico svantaggio che deriva dall&#8217;uso di questo sistema, consiste nella moltiplicazione dei nomi di layer, stili, tipi di linea per ciascuno dei riferimenti esterni contenuti nel disegno. Il layer muratura del disegno A1 viene denominato A1|Muratura, che \u00e8 diverso da B1|Muratura e cos\u00ec via. Lo stesso vale per i tipi di linea, gli stili di testo e di quota.\r\n\r\nQuesto meccanismo, se da un lato permette di controllare singolarmente (ad es.) ogni layer di ciascun XREF, rende particolarmente noiosa qualsiasi operazione di modifica delle impostazioni in presenza di un numero elevato di riferimenti esterni.\r\n\r\nPer questo ed altri motivi si consiglia di utilizzare gli XREF con molta parsimonia e solo se strettamente necessario.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<b>Il modello 3D realizzato per componenti<\/b>\r\n\r\nSe il metodo del disegno per componenti viene applicato nel disegno bidimensionale soltanto per progetti complessi, diventa quasi indispensabile per poter realizzare modelli 3D anche di media difficolt\u00e0.\r\n\r\nLe difficolt\u00e0 di visualizzazione e di selezione delle entit\u00e0, fanno s\u00ec che la frammentazione in componenti sia la condizione necessaria per avere un controllo efficace del modello 3D.\r\n\r\nUn esempio: un complesso di edifici viene realizzato dall&#8217;insieme dei singoli edifici realizzati separatamente. E ancora: ciascun edificio pu\u00f2 essere l&#8217;unione dei suoi quattro lati e di una copertura. Per ciascuna delle facciate si possono individuare elementi ripetitivi (finestre, balconi, elementi decorativi) che possono essere realizzati separatamente. E cos\u00ec via sino ai minimi termini, ma senza esagerare, altrimenti ci si perde&#8230;","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile dare una definizione di blocco. Proviamoci. Il blocco \u00e8 un insieme di entit\u00e0 che vengono raggruppate a costituire una entit\u00e0 singola. Queste entit\u00e0 hanno un riferimento cartesiano comune denominato punto d&#8217;inserzione. Qualsiasi operazione di inserimento, rotazione o modifica di scala, fa riferimento al punto d&#8217;inserzione. 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