{"id":15,"date":"2007-05-08T19:48:55","date_gmt":"2007-05-08T17:48:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/?p=15"},"modified":"2015-04-14T02:15:38","modified_gmt":"2015-04-14T00:15:38","slug":"limpegno-solidale-fa-rima-con-professionalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/limpegno-solidale-fa-rima-con-professionalita\/","title":{"rendered":"L&#8217;impegno solidale fa rima con professionalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ci si pu\u00f2 improvvisare cooperanti? Decisamente no!<\/strong><\/p>\r\n<p>Viene quindi da chiedersi quale sia il metodo pi\u00f9 efficace per acquisire i &#8220;ferri del mestiere&#8221; indispensabili a chi prende parte a progetti nei Paesi in Via di Sviluppo. L&#8217;architetto <strong>Silvia Carbonetti<\/strong> \u00e8 riuscita ad avviare il suo percorso professionale grazie ad un master specifico e ad un fruttuoso apprendistato svolto a Stone Town, capitale di Zanzibar, nell\u2019ambito di un programma internazionale dell\u2019AKTC (Aga Khan Trust for Culture).<\/p>\r\n<p>Ascoltiamo la sua esperienza, basata sul presupposto che &#8220;&#8230;<em>Il ciclo del progetto \u00e8 connaturato all\u2019essenza dell\u2019architetto. I progetti di cooperazione non sono tanto dissimili, solo che&#8230; il risultato non \u00e8 un edificio!<\/em>&#8220;. E cerchiamo di tenere presente un certo pozzo&#8230;<\/p>\r\n<h2>Intervista<\/h2>\r\n<p class=\"risposta\"><em>di Francesca Bizzarro<\/em><\/p>\r\n<p class=\"domanda\">1. Quando hai deciso di lavorare nella Cooperazione allo sviluppo, di che cosa ti occupavi? Avevi seguito il classico percorso laurea \u2013 abilitazione \u2013 pratica in uno studio?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Appena conseguito il titolo, ho iniziato anch\u2019io a cercare lavoro presso altri architetti e, essendomi laureata in Restauro, ho collaborato per circa quattro mesi con uno studio che si occupava di conservazione. L\u2019esperienza \u00e8 durata pochissimo, perch\u00e8 <strong>sono andata quasi subito a Mantova per il Master del Politecnico di Milano su cooperazione e sviluppo per architetti ed ingegneri<\/strong>. Avevo provato l\u2019Esame di abilitazione nella prima sessione utile dopo la laurea, ma, non avendo superato lo scritto, contavo di riprovare alla fine del master; invece, ho dovuto aspettare altri tre anni per essere di nuovo in Italia. Mi sono abilitata solo lo scorso ottobre!<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">2. Perch\u00e9 hai sentito l&#8217;esigenza di conseguire un master post-universitario ad hoc?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">La scelta di frequentare il Master nasceva da alcune decisioni che avevo preso: non intendevo lavorare stabilmente in uno studio, l\u2019architettura italiana non faceva per me, desideravo utilizzare le mie conoscenze legando la professione allo sviluppo sociale e poi&#8230;volevo viaggiare! Decisamente, credo che senza la preparazione del Master sarei andata allo sbaraglio. <strong>Ci sono molti aspetti importanti dei progetti di cooperazione che non si possono apprendere durante i corsi universitari di Architettura<\/strong>. \u00c8 rarissimo che in quei contesti si debba semplicemente costruire un edificio, servono altri strumenti: si devono innanzitutto tenere in considerazione le risorse presenti, la sostenibilit\u00e0; bisogna conoscere le realt\u00e0 locali, le politiche, capire le esigenze. Pi\u00f9 stretta \u00e8 la vicinanza alle consuetudini del luogo, maggiori sono le possibilit\u00e0 di successo. Serve anche avere nozioni di economia, di scienze politiche, di storia, di gestione, di informatica. Tutto questo si potrebbe anche apprendere con l\u2019esperienza diretta sul campo, ma un master \u00e8 pi\u00f9 approfondito e consente di risparmiare tempo. Inoltre, alla fine del corso che ho seguito era previsto un tirocinio.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">3. Dove si \u00e8 svolto il tuo periodo di tirocinio?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">A Zanzibar. Uno dei ragazzi che frequentava con noi proveniva da l\u00ec e mi ha trovato il contatto per seguire il restauro di Stone Town, Sito Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0, curato dall\u2019Aga Khan Trust for Culture &#8211; uno dei rami dell\u2019 Aga Khan Development Network. Sono rimasta sul posto per tre mesi, con l\u2019idea di ascoltare e imparare, pi\u00f9 che di insegnare, atteggiamento &#8211; dettato dalla consapevolezza di essere appena uscita dall\u2019Universit\u00e0 &#8211; che probabilmente mi ha aiutato. Ho imparato a comunicare in swahili, ad adattarmi a un contesto cos\u00ec diverso. Ho sentito sulla mia pelle che cosa comporta la differenza di colore, anche il razzismo, l\u2019appartenere ad una classe mio malgrado. <strong>Ho imparato a fare tutto da sola, dalla A alla Z, dall\u2019idea alla realizzazione, con pochissimo a disposizione e senza tutte le strutture a cui noi occidentali siamo abituati<\/strong>. Alla fine del tirocinio, che ho cercato di prolungare il pi\u00f9 possibile, sono tornata in Italia e, appena discussa la tesi del Master, ho iniziato a cercare un modo per ripartire. Ovviamente, ho chiesto anche all\u2019AKTC: per fortuna, mi hanno risposto che avevano un posto per me. Sono rimasta con loro per quasi due anni.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">4. Che idea ti sei fatta dell\u2019Aga Khan Trust for Culture?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Prima dell\u2019esperienza a Zanzibar, non li avevo mai sentiti nominare. Anche se all\u2019inizio ero titubante, \u00e8 stata un\u2019occasione che mi ha decisamente cambiato la vita. Una precisazione: la Rete delle Agenzie Aga Khan lavora nei paesi poveri, principalmente dell\u2019Africa e dell\u2019Asia, senza distinzioni di religione, di sesso o di razza. Tra le organizzazioni che si occupano di sviluppo, \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi al mondo: c\u2019\u00e8 il settore della cultura, ma anche quello dell\u2019educazione, dello sviluppo sociale e della sanit\u00e0 (gli ospedali dell\u2019Aga Khan sono fra i migliori dell\u2019Africa orientale), nonch\u00e9 un ramo per il sostegno delle iniziative di sviluppo private. Il filo conduttore \u00e8 un estremo rispetto per le persone, la sfida a puntare sempre al massimo, a sfruttare le potenzialit\u00e0 dei talenti, creando condizioni di lavoro che stimolino la crescita personale di ogni singolo individuo e, di conseguenza, lo sviluppo in senso lato. <strong>L\u2019aspetto che mi \u00e8 piaciuto di pi\u00f9 \u00e8 l\u2019assoluto radicamento nelle realt\u00e0 locali, sia tramite il coinvolgimento delle comunit\u00e0, sia attraverso la scelta del personale<\/strong>, che normalmente \u00e8 tutto del luogo, coordinatori e dirigenti inclusi. A Zanzibar ero l\u2019unica europea a lavorare nell\u2019ufficio. Il mio manager era di Zanzibar, l\u2019amministratore del Kenya e il coordinatore paese della Tanzania. Tutto il resto del personale era locale. Gli altri europei coinvolti erano il coordinatore progetto, che si trovava a Ginevra, e un consulente per la parte di restauro strutturale che passava un paio di mesi con noi ogni tanto. Impiegando personale locale \u00e8 molto pi\u00f9 facile capire le esigenze e riuscire a rispondere adeguatamente. <strong>In pi\u00f9, le competenze acquisite rimangono nel Paese e alimentano una crescita effettiva<\/strong>. L\u2019altra caratteristica notevole \u00e8 la durata dei progetti. La presenza dell\u2019Aga Khan a Zanizibar \u00e8 durata dal 1991 al 2007: l\u2019ufficio \u00e8 stato appena chiuso perch\u00e8 non aveva pi\u00f9 il pieno appoggio del governo, ma \u00e8 evidente che in 16 anni di supporto continuo ha potuto cercare di affrontare i problemi alla radice &#8211; non di trovare soluzioni veloci per spendere un po\u2019 di soldi.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">5. Puoi spiegarci come era articolata l\u2019iniziativa in cui sei stata direttamente coinvolta?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Il programma a cui ho lavorato, il \u201cCommunity-based Rehabilitation Programme\u201d, iniziato nel 1998 e concluso nel 2005, era piuttosto complesso e cercava di affrontare il problema della conservazione della citt\u00e0 sotto molteplici aspetti. <strong>La parte di restauro degli edifici era solo la punta dell\u2019iceberg<\/strong>: l\u2019intervento si articolava a vari livelli, da quello istituzionale a quello dei semplici cittadini. Le diverse componenti del progetto, oltre alla mera ristrutturazione di alcuni edifici per abitazione di propriet\u00e0 pubblica, riguardavano: la formazione di personale specializzato in interventi di conservazione; la sensibilizzazione della popolazione sul tema della conservazione e sul valore da dare alla citt\u00e0 storica; la sensibilizzazione degli amministratori locali sull\u2019importanza della conservazione del patrimonio culturale; il sostegno alle istituzioni governative che si occupano della conservazione della citt\u00e0; la ridefinizione dei contratti di locazione (il 50% degli edifici sono di propriet\u00e0 pubblica, utilizzati come case popolari e abitati dalla parte pi\u00f9 povera della popolazione); il sostegno per l\u2019istituzione di un sistema di database per poter conoscere gli edifici, controllare i contratti di affitto, monitorare le entrate; la creazione di comitati di affittuari per gestire la situazione sociale degli edifici (ogni edificio era abitato da un minimo di tre a un massimo di venti famiglie, con ogni stanza dell\u2019edificio occupata, in media, da una famiglia); <strong>la creazione di un centro dove sia i tecnici sia i semplici cittadini potessero acquisire tutte le informazioni sulla conservazione e sui problemi degli edifici<\/strong>, inclusi quelli di propriet\u00e0; e per ultima &#8211; ma importantissima sotto l\u2019aspetto della sostenibilit\u00e0 &#8211; la creazione di una ONG locale (Zanzibar Stone Town Heritage Society) con il compito di gestire il programma alla fine della fase di finanziamento.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">6. Un intervento mirato a rivitalizzare il patrimonio culturale dei Paesi in Via di Sviluppo riceve la stessa considerazione &#8211; in termini di concessione di fondi, risorse umane e strumenti tecnici &#8211; di progetti come la costruzione di un ospedale, l\u2019impianto di un sistema d\u2019irrigazione o la difesa dal rischio idrogeologico?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">In linea di massima <strong>si rischia di incappare nel pregiudizio che la conservazione sia un lusso che paesi in via di sviluppo non si possono permettere<\/strong>. E\u2019 relativamente costosa e si ha sempre l\u2019impressione che non possa apportare gli stessi benefici &#8211; che so &#8211; di un progetto di water-san. Pur non condividendo una visione cos\u00ec riduttiva, finora ho visto pochissime iniziative indirizzate concretamente al patrimonio culturale tangibile. Anche per la stessa Stone Town, negli ultimi venti anni gli unici progetti di recupero sono stati quelli dell\u2019AKTC, di SIDA, della cooperazione tedesca (in minima parte), della cooperazione italiana, con un piccolissimo contributo. E dire che nella citt\u00e0 gli edifici continuano a crollare: sono passati da una media di dieci all\u2019anno negli anni \u201890, agli attuali tre all\u2019anno, ma nessuno sembra proccuparsene. <strong>In Africa Orientale esistono tantissimi siti archeologici completamente abbandonati<\/strong>, alcuni anche inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell\u2019Unesco. Penso a Kilwa, sulla costa sud della Tanzania: \u00e8 nella lista dei siti in pericolo e in questo momento un progetto francese sta cercando di evitare che le rovine vengano cancellate. Una goccia nel mare, per un posto che ha veramente tanto da dire. Soprattutto considerando quanto poco si sa della storia africana e quanto poco \u00e8 rimasto del patrimonio tangibile. Si rischia di convincersi che la maggior parte delle opere da tutelare si trovi nel mondo occidentale: invece, semplicemente, nel resto del mondo il patrimonio culturale non \u00e8 conosciuto e protetto.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">7. Ritieni che esistano iniziative di Cooperazione pi\u00f9 adatte a valorizzare il contributo degli architetti?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Chiunque lavori nella cooperazione sa che deve adattarsi a essere un po\u2019 di tutto. Per quanto riguarda le costruzioni, economia, funzionalit\u00e0 e praticit\u00e0 prevalgono, senza considerare che i materiali locali sono spesso molto limitati. <strong>Soprattutto in Italia, le organizzazioni non governative che lavorano con persone dotate di competenze specifiche sono poche<\/strong>. C\u2019\u00e8 sempre spazio per l\u2019apporto degli architetti, ma spesso si realizzano solo scatoloni con un tetto. Dal mio punto di vista, ritengo che la nostra \u201cmarcia in pi\u00f9\u201d, rispetto ad altri professionisti, sia l\u2019abilit\u00e0 nel risolvere i problemi utilizzando le risorse effettivamente disponibili. \u00c8 ovvio che il ragionamento deve essere esteso a un ambito pi\u00f9 ampio di quello architettonico. Il <strong>ciclo del progetto \u00e8 connaturato all\u2019essenza dell\u2019architetto. I progetti di cooperazione non sono tanto dissimili, solo che&#8230; il risultato non \u00e8 un edificio<\/strong>! Del resto, come mi ha fatto notare un amico qui a Nairobi, non siamo proprio architetti, siamo archi-tutto!<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">8. In base alle esperienze condotte finora, c\u2019\u00e8 comunque un settore della Cooperazione che ti attrae di pi\u00f9?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Non posso ancora dire di avere scelto un settore in particolare. Per ora sto cercando di sondare il terreno e di acquisire esperienza, perch\u00e9 i posti disponibili per gli architetti nella cooperazione allo sviluppo sono pochi e richiedono sempre lunga esperienza in cantiere (in media, minimo cinque anni). Finora tutto quello che ho fatto mi \u00e8 piaciuto tantissimo. Mi sono occupata di restauro e valutazione di progetti di sostegno istituzionale, mentre in questo momento sono a Nairobi con una ONG italiana che lavora nelle baraccopoli. Sto supervisionando la costruzione di un ospedale e coordinando due progetti di sostegno sociale, uno per bambini orfani, uno per famiglie con disabili, oltre a tutta una serie di attivit\u00e0 a corollario: scrittura, coordinamento e rapporto sui progetti, gestione dei budget etc. <strong>Spesso sento di non fare proprio il lavoro dell\u2019architetto&#8230; ma mi piace lo stesso, anzi, anche di pi\u00f9<\/strong>.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">9. I tuoi colleghi interessati ad avvicinarsi al mondo della Cooperazione, quale percorso dovrebbero seguire? Esiste il rischio di trovarsi coinvolti in progetti gestiti con fini non (solo) umanitari?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Ho fiducia nella sensibilit\u00e0 delle persone: se un progetto non persegue solo fini umanitari, penso sia semplice rendersene conto e regolarsi di conseguenza. Come ci si avvicina al mondo della cooperazione? Cercando di costruire un curriculum che risponda al profilo del cooperante. Imparando le lingue. Studiando. Facendo esperienze. Da subito. <strong>L\u2019aspetto che pi\u00f9 danneggia la cooperazione \u00e8 la mancanza di professionalit\u00e0<\/strong>, anche se vedo che le cose stanno rapidamente cambiando, soprattutto nei Paesi dell\u2019Europa del Nord. Si devono seguire corsi specifici, perch\u00e9 non ci si improvvisa cooperanti dalla mattina alla sera e non \u00e8 cos\u00ec scontato che \u201cfare qualcosa sia meglio che fare nulla\u201d. Anzi, spesso si commettono errori di valutazione perch\u00e8 non si conosce bene il contesto in cui si opera e non si hanno gli strumenti o l\u2019esperienza per valutarlo. <strong>Mi viene in mente un aneddoto ascoltato da un professore durante il master<\/strong>. Si trattava della costruzione di un pozzo: il pi\u00f9 vicino era a 5 km, per cui si decise di trivellarne uno all\u2019interno del villaggio. Beh, questo semplice gesto priv\u00f2 le donne del pretesto per il loro unico momento di libert\u00e0 della giornata.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">10.Nei paesi terzi, hai mai riscontrato forme di discriminazione o semplice diffidenza &#8211; da parte delle popolazioni locali, ma anche dei coordinatori delle ONG &#8211; verso le cooperanti?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Intendi problemi di genere? No, mai successo. Al contrario, essere donna pu\u00f2 aprire tante porte. Per esempio, <strong>al mio posto, un uomo a Zanzibar avrebbe avuto molti pi\u00f9 problemi a entrare nelle case, regno delle donne<\/strong>; io ero libera di farlo e, allo stesso tempo, essendo bianca, mi veniva automaticamente riconosciuto uno status sociale particolare, che mi permetteva di partecipare del mondo degli uomini. Sul lavoro non mi sono mai sentita discriminata. Mi sono state date opportunit\u00e0 che mai avrei sognato di ricevere in Italia. Forse, sento pi\u00f9 il peso della mia et\u00e0, che del fatto di essere donna.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">11.Raccontaci la pi\u00f9 recente esperienza \u201csul campo\u201d che ti ha ripagato delle energie investite finora nella Cooperazione allo Sviluppo.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Operare sul campo \u00e8 la componente che preferisco, anche se comporta delle rinunce. Il sacrificio pi\u00f9 difficile \u00e8 restare lontano dai miei amici e dalla mia famiglia, e vedere che i legami si assottigliano sempre di pi\u00f9. <strong>In compenso, per\u00f2, si incontrano persone straordinarie<\/strong>, che hanno scelto il tuo stesso tipo di vita, vedono il mondo intero come loro casa, parlano con disinvoltura tre o quattro lingue, hanno vite piene, non si pongono limiti e non hanno avuto paura di mettere tutto in discussione. <strong>Proprio perch\u00e9 questo lavoro che ho scelto di fare mi rende cos\u00ec felice, ogni giorno, ogni sguardo, ogni sorriso, ogni piccolo traguardo mi ripagano<\/strong>. Soprattutto quando si riesce a realizzare qualcosa che migliora davvero la vita delle persone.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Forse la cosa che mi ha fatto commuovere di pi\u00f9 ultimamente sono le lettere di ringraziamento di alcuni ragazzi che abbiamo supportato per consentirgli di continuare gli studi fino alle scuole superiori. Calore puro.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">\u00a0<\/p>\r\n<hr noshade=\"noshade\" size=\"1\" width=\"99%\" \/>\r\n<p class=\"risposta\">Per maggiori informazioni <strong>sulla realt\u00e0 di Stone Town<\/strong> e di altre aree di intervento dell&#8217;AKTC, si pu\u00f2 consultare il sito <a href=\"http:\/\/www.archnet.org\" target=\"_blank\">www.archnet.org<\/a> (sviluppato in collaborazione con il MIT).<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Un altro aspetto notevole della Rete Aga Khan, infatti, \u00e8 la diffusione delle informazioni acquisite, la condivisione dei risultati raggiunti, la collaborazione con gli studenti e con il mondo accademico.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Nella &#8220;<strong>Biblioteca digitale&#8221; di ArchNet<\/strong> <a href=\"http:\/\/archnet.org\/library\/documents\" target=\"_blank\">http:\/\/archnet.org\/library\/documents<\/a>, chi \u00e8 interessato all&#8217;approfondimento pu\u00f2 effettuare il download delle seguenti pubblicazioni:<\/p>\r\n<ul class=\"risposta\">\r\n<li>Silvia Carbonetti, <br \/> <a href=\"http:\/\/archnet.org\/library\/documents\/one-document.tcl?document_id=9481\" target=\"_blank\">Baseline Survey of 836 Nyumba Ya Moshi House Rehabilitation<\/a> (2004)<\/li>\r\n<li>Silvia Carbonetti,<br \/> <a href=\"http:\/\/archnet.org\/library\/documents\/one-document.tcl?document_id=9482\" target=\"_blank\">Muhajir Makame Baseline Survey of 2052-55 House Rehabilitation<\/a> (2003)<\/li>\r\n<li>Il sito ufficiale dell&#8217;Aga Khan Trust for Culture \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.akdn.org\/agency\/aktc.html\" target=\"_blank\"> www.akdn.org\/agency\/aktc.html<\/a><\/li>\r\n<\/ul>\r\n<div class=\"toc\">\r\n<div class=\"box3 box3elenco\">\r\n<h3 class=\"widget-title\"><a title=\"Architetti al lavoro: progettare lo sviluppo\" href=\"\/job\/cooperazione\/architetti-al-lavoro-progettare-lo-sviluppo\/\">progettare lo sviluppo<\/a><\/h3>\r\n<ul>\r\n<li><a title=\"La condivisione del fare: il progetto tra solidariet\u00e0 e incontro di culture\" href=\"\/job\/cooperazione\/la-condivisione-del-fare-il-progetto-tra-solidarieta-e-incontro-di-culture\/\"><strong>La condivisione del fare: il progetto tra solidariet\u00e0 e incontro di culture<\/strong>. intervista a <strong>Chiara Rigotti<\/strong>, architetto di Torino<\/a><\/li>\r\n<li><a title=\"L\u2019impegno solidale fa rima con professionalit\u00e0\" href=\"\/job\/cooperazione\/limpegno-solidale-fa-rima-con-professionalita\/\"><strong>L&#8217;impegno solidale fa rima con professionalit\u00e0<\/strong>. intervista a <strong>Silvia Carbonetti<\/strong>, architetto da Stone Town a Nairobi<\/a><\/li>\r\n<li><a title=\"Da protagonisti a mediatori: architetti costruttori di dialogo\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/da-protagonisti-a-mediatori-architetti-costruttori-di-dialogo\/\"><strong>Da protagonisti a mediatori: architetti costruttori di dialogo<\/strong>. intervista ad <strong>Antonello Iuorio<\/strong>, presidente di ASF Italia<\/a><\/li>\r\n<li><a href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/trasferimento-di-competenze-per-uno-sviluppo-locale-duraturo\/\"><strong>Trasferimento di competenze per uno sviluppo locale duraturo<\/strong>. intervista a <strong>Simonetta Alberico<\/strong>, architetto presso la Provincia di Torino<\/a><\/li>\r\n<li><a title=\"Quando la passione diventa opportunit\u00e0 di crescita professionale\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/quando-la-passione-diventa-opportunita-di-crescita-professionale\/\"><strong>Quando la passione diventa opportunit\u00e0 di crescita professionale<\/strong>. intervista a <strong>Veronica Moresco<\/strong>, presidente di ASF Liguria<\/a><\/li>\r\n<li><a title=\"Collaborare per cooperare\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/collaborare-per-cooperare\/\"><strong>Collaborare per cooperare<\/strong>. intervista a <strong>Marcello Balbo<\/strong>, professore allo IUAV di Venezia<\/a><\/li>\r\n<li><strong><a title=\"Corsi e Master\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/corsi-e-master\/\">Cooperazione corsi e master<\/a><\/strong><\/li>\r\n<li><strong><a title=\"Cooperazione allo sviluppo in Italia\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/cooperazione-allo-sviluppo-in-italia\/\">Come funziona in Italia?<\/a><\/strong><\/li>\r\n<li><strong><a title=\"In giro per il mondo \u2013 Organizzazioni Non Governative (ONG)\" href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/cooperazione\/in-giro-per-il-mondo-organizzazioni-non-governative-ong\/\">Panoramica nel mondo<\/a><\/strong><\/li>\r\n<\/ul>\r\n<\/div>\r\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci si pu\u00f2 improvvisare cooperanti? Decisamente no! L&#8217;architetto Silvia Carbonetti \u00e8 riuscita ad avviare il suo percorso professionale grazie ad un master specifico e ad un fruttuoso apprendistato svolto a Stone Town, capitale di Zanzibar, nell\u2019ambito di un programma internazionale dell\u2019AKTC (Aga Khan Trust for Culture).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":{"0":"post-15","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-cooperazione"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}