{"id":35,"date":"2008-10-20T01:43:25","date_gmt":"2008-10-19T23:43:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/?p=35"},"modified":"2015-04-14T02:17:53","modified_gmt":"2015-04-14T00:17:53","slug":"il-senso-dello-spazio-architettura-ed-effetti-speciali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/digitale\/il-senso-dello-spazio-architettura-ed-effetti-speciali\/","title":{"rendered":"Il senso dello spazio: architettura ed effetti speciali"},"content":{"rendered":"<div style=\"border: dashed 1px #999999; padding: 4px;\">\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: 4px;\" src=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/lavoro\/digitale\/images\/bussolati.jpg\" alt=\"\" width=\"60\" height=\"60\" align=\"left\" \/> <strong>Gaia Bussolati<\/strong>, nata a Torino nel 1972, si laurea presso il Politecnico di Torino, con votazione 110\/110, lode e menzione speciale di pubblicazione, con una tesi dal titolo &#8220;Illusione e meraviglia, l&#8217;irreale progettabile&#8221; (relatore prof. G. Comollo, in collaborazione con il prof A. Ronchetta).<\/p>\r\n<p>Durante gli anni di facolt\u00e0 lavora presso studi di architettura e design, e realizza modelli tridimensionali per uno studio di ingegneria. Frequenta 12 mesi di corsi presso la Facolt\u00e0 di Architettura di Hannover, in Germania, aderendo al progetto Erasmus. Nel 1997 scopre il mondo dei computer e inizia a lavorare come tutor di informatica presso la Biblioteca Multimediale della Fondazione Eni Enrico Mattei. Nel 2000 lavora come aiuto scenografo per il film &#8220;Ogni lasciato e&#8217; perso&#8221;, di Piero Chiambretti, dove entra in contatto con gli effetti visivi.<\/p>\r\n<p>Nel 2001 fa uno stage di un mese presso la EDI Effetti Digitali Italiani, dove tuttora lavora. Tra i progetti pi\u00f9 significativi, le pubblicit\u00e0: Mueller &#8220;delight&#8221;, Philadelphia (la fatina nel frigo), Autostrade, Kinder &#8220;Happyfania&#8221;, Alpha 159, Telecom Alice, Volkswagen Passat &#8220;coincidenze&#8221;, Morellato &#8220;the change uomo&#8221;, Togo. Ha realizzato gli effetti per i videoclip di Simona Bencini &#8220;Tempesta&#8221; e Casino Royale &#8220;Prova&#8221;.<\/p>\r\n<p>Per il cinema ha lavorato a: &#8220;Casomai&#8221; e &#8220;La febbre&#8221;, di A. D&#8217;alatri, &#8220;Occhi di cristallo&#8221; di E. Puglielli, &#8220;La cura del gorilla&#8221; di C. Sigon, &#8220;Primo Carnera&#8221; di R. Martinelli.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<h2>Intervista<\/h2>\r\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 davvero differenza tra chi progetta le citt\u00e0 del futuro e chi tratteggia scenari virtuali ma fedeli nei dettagli alla realt\u00e0? Cerchiamo di capire se il mondo degli effetti speciali \u00e8 un ambiente accogliente per architetti allergici agli stereotipi, scambiando <strong>quattro chiacchiere con Gaia Bussolati<\/strong>, che, terminati gli studi, ha pensato &#8220;ci potesse essere qualcosa di pi\u00f9 divertente da fare, applicato all&#8217;architettura&#8221;. Oggi lavora in un&#8217;importante societ\u00e0 milanese che si occupa di <strong>effetti visivi digitali per il cinema, la televisione e la pubblicit\u00e0<\/strong>, ma non rinnega la sua formazione, che le ha fatto guadagnare una &#8220;percezione dello spazio pi\u00f9 rigorosa&#8221;.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">1. Come sei entrata in contatto con EDI (Effetti Digitali Italiani), la societ\u00e0 con cui collabori?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Attraverso un incontro casuale al Future Film Festival di Bologna.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">2. Avevi gi\u00e0 esperienze lavorative e conoscenze informatiche specifiche?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Non avevo ancora dimestichezza con tecnologie tipo 3D Studio Max o Maya, per intenderci. All&#8217;epoca semplicemente volevo dedicare la mia tesi all&#8217;architettura digitale: in realt\u00e0, l&#8217;ho completata quattro anni dopo, incentrandola sul tema della progettazione di spazi irrealizzabili o irreali &#8211; rappresentabili attraverso i mezzi di simulazione (per esempio la realt\u00e0 virtuale) \u2013 e basandomi ampiamente sul lavoro che nel frattempo avevo svolto all&#8217;interno della societ\u00e0.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">3. Sei utente di Second Life o di altre piattaforme del cosiddetto <em>metaverso<\/em>?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Non faccio parte di Second Life per un motivo molto banale&#8230; perch\u00e9 quando le visito rimango un po&#8217; delusa. Ho letto il cyberpunk, all&#8217;epoca di Snow Crash &#8211; il romanzo che ha reso popolari termini come &#8220;avatar&#8221;: quando mi sono ritrovata ad affacciarmi su ci\u00f2 che Stephenson [l&#8217;autore del libro, ndr] aveva anticipato, l&#8217;ho trovato terribilmente retr\u00f2&#8230;non all&#8217;altezza delle mie aspettative.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">4. I mondi virtuali vanno considerati soltanto spazi per sperimentare soluzioni, o possono diventare luoghi in cui svolgere funzioni reali? Assisteremo alla trasposizione del sito Web delle Poste in una rappresentazione 3D dell&#8217;ufficio postale o alla realizzazione di uno sportello che non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente la pagina web del Comune, ma un&#8217;area tridimensionale interattiva con l&#8217;aspetto del tipico ufficio?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Penso che il momento di sperimentazione sia passato, con tutta una serie di siti molto particolari in cui veramente si analizzavano i meccanismi di interazione dell&#8217;utente con soluzioni innovative. Adesso ritengo che siti di questo genere possano evolversi in un parallelo virtuale di ci\u00f2 che \u00e8 nel mondo reale, ma <strong>solo se esiste una volont\u00e0 economica in grado di finanziarli<\/strong> e renderli il pi\u00f9 possibile verosimili. Le Poste che tu citavi possono essere un esempio di luoghi utili in un&#8217;ottica di profitto, e a maggior ragione lo sono i negozi veri e propri. Stilisti come Armani o Dolce&amp;Gabbana continueranno a usare la realt\u00e0 virtuale sul Web come vetrina e probabilmente la renderanno sempre pi\u00f9 simile alla realt\u00e0, con la possibilit\u00e0 di &#8220;entrare&#8221; nel negozio, girare e indossare modelli.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">5. Questo potrebbe favorire l&#8217;apertura di un nuovo canale di lavoro per gli architetti, o comunque per chi si occupa di realt\u00e0 virtuale, di design 3D? Esiste la possibilit\u00e0 che un giorno il committente chieda all&#8217;architetto il progetto del negozio virtuale?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Direi di s\u00ec. Nel mio piccolo ho sperimentato che, quando si tratta di costruire la realt\u00e0 virtuale, in effetti l&#8217;occhio di un architetto \u00e8 pi\u00f9 utile di quello del programmatore o del web designer. Sicuramente pu\u00f2 essere una cosa sensata affidare a un architetto la creazione di una vetrina o di uno spazio tridimensionale interattivo che \u2013 come accennavi tu &#8211; rispecchi esigenze anche funzionali.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">6. Uno dei luoghi comuni che gli speciali di <em>Architetti al Lavoro<\/em> vogliono sfatare \u00e8 quello dell&#8217;artista singolo, del creativo isolato, che ancora resiste nel campo dell&#8217;architettura. Quanto conta invece l&#8217;interazione tra competenze diverse, e come si impara a stare nel gruppo di lavoro?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Come accennavo prima, ho intrapreso un po&#8217; per caso la mia prima vera esperienza di lavoro, che poi si \u00e8 prolungata nel tempo. Ormai sono alla EDI da sei anni e mezzo: essendo cresciuta con la societ\u00e0, conosco tutti molto bene e ho un rapporto privilegiato con le cinque o sei persone che lavorano l\u00ec da pi\u00f9 tempo. Con gli altri che si aggiungono di volta in volta, costruire i gruppi di lavoro diventa pi\u00f9 faticoso, ma alla fine si trova sempre un modo per stabilire le giuste dinamiche interpersonali. Sicuramente, il fatto di provenire da esperienze e contesti completamente diversi &#8211; dalla laurea in Economia e commercio al DAMS, allo IED, etc. &#8211; aumenta le potenzialit\u00e0 del gruppo, perch\u00e9 <strong>ognuno \u00e8 specializzato nelle proprie materie e impara tutte le altre<\/strong>.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">7. Dal punto di vista tecnico, quali riferimenti possono facilitare l&#8217;ingresso di un laureato in architettura nel mondo del digitale? Ci sono software che bisogna assolutamente conoscere, oppure fonti da cui non si pu\u00f2 prescindere per aggiornarsi?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">\u00c8 un ambiente in cui ognuno la pensa a modo proprio. Noi di EDI, ad esempio, lavoriamo con Linux e per il 3D usiamo un software proprietario della BUF Compagnie, che non ha un equivalente &#8220;commerciale&#8221;. In generale, comunque \u00e8 utile imparare a usare Maya o 3D Studio, perch\u00e9 sono quelli pi\u00f9 utilizzati, oppure Houdini, perch\u00e9 \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 completo. Sottolineo per\u00f2 che secondo me studiare questi <strong>software senza un&#8217;applicazione pratica pu\u00f2 rivelarsi controproducente<\/strong>: hanno caratteristiche tali che, se uno li abbandona per qualche mese, disimpara completamente a usarli. Non posso dire che si debba preferire un programma rispetto a un altro, perch\u00e9 \u00e8 il campo di applicazione a determinare la scelta del software.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">8. Nella tua esperienza e\/o nei contatti con altri professionisti \u2013 in Italia ma anche all&#8217;estero \u2013 hai verificato che esistono percorsi didattici post-laurea in grado di fornire una preparazione solida nelle materie collegate al &#8220;digitale&#8221;?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Ho avuto l&#8217;occasione di collaborare con persone provenienti dal Virtual Reality* di Torino: \u00e8 una scuola valida e forma figure molto flessibili, dinamiche, disposte anche a disimparare nozioni superate e a sostituirle rapidamente con altre. Una delle scuole migliori comunque e&#8217; Supinfocom a Parigi, ma non \u00e8 un postlaurea, dura 4 anni&#8230;. Sicuramente i corsi post-laurea possono essere utili per mettersi alla prova e cominciare a capire se si \u00e8 predisposti per lavorare in un determinato settore.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">9. Alla EDI come si selezionano i nuovi collaboratori? Utilizzate lo stage come periodo di prova per i ragazzi che stanno ancora studiando o c&#8217;\u00e8 una pratica di assunzione diretta?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Abbiamo spesso degli stagisti, che in parte arrivano dallo IED di Milano: uno dei due soci, Francesco Grisi, per un po&#8217; di tempo ha insegnato l\u00ec e quindi alcuni ragazzi si rivolgono alla societ\u00e0 perch\u00e9 la conoscono gi\u00e0. La durata media dello stage \u00e8 di un paio di mesi<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">10. Sul vostro sito sono segnalate alcune job opportunities, per\u00f2 focalizzate soprattutto sulla programmazione. Per le figure pi\u00f9 legate all&#8217;ideazione di concetti spaziali, al design, \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare un&#8217;offerta sul web?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">\u00c8 capitato nel momento in cui abbiamo ottenuto l&#8217;incarico di realizzare quel enorme progetto che \u00e8 Primo Carnera (<a href=\"http:\/\/vids.myspace.com\/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;videoid=24173872\" target=\"_blank\">The walking mountain<\/a>, regia di Renzo Martinelli) \u2013 film che uscir\u00e0 tra poco: in quel caso abbiamo preso molti freelance, cercando gente che sapesse gi\u00e0 fare <em>compositing<\/em>, perch\u00e9 si trattava fondamentalmente di creare spazi virtuali. Con un software proprietario, \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare persone che imparino velocemente a usarlo. Alcune persone ingaggiate appositamente per l&#8217;integrazione degli sfondi creati virtualmente con le scene girate dal vero sono state confermate e si sono fermate da noi. Altre purtroppo no, per una questione meramente economica&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">11. Quali sono i settori della &#8220;creativit\u00e0 digitale&#8221; (virtuale, 3D&#8230;), che offrono maggiori opportunit\u00e0 al momento, per le aziende, ma anche per chi voglia lavorare da dipendente?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Mi sembra che il web come prospettiva di lavoro sia un po&#8217; tramontata in questi ultimi anni, mentre il filone delle realt\u00e0 virtuali tipo Second Life, che citavamo prima, mi sembra pi\u00f9 in salute. Il <strong>settore degli effetti speciali, anche se in Italia non attraversa una fase di particolare espansione, all&#8217;estero offre sicuramente grandissime opportunit\u00e0<\/strong>.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">12. In Italia quindi gli effetti speciali sono considerati quasi un fattore secondario&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Si tende pi\u00f9 che altro a conteggiarli come la &#8220;cosa in pi\u00f9&#8221;: quando il budget \u00e8 molto limitato, sono il primo costo che si taglia. Lo stesso discorso vale anche per la pubblicit\u00e0: si fanno gli effetti se rimangono i soldi, altrimenti si cerca di riciclare qualcosa del passato. Insomma, un investimento negli effetti speciali come intervento creativo e primario, basilare per un mezzi di comunicazione come la pubblicit\u00e0, i telefilm, o il cinema, in Italia sono pochissimi a farlo. Ci sono registi che ci credono particolarmente e lo considerano la base del loro lavoro, per cui costruiscono intorno all&#8217;effetto speciale la storia. Normalmente, avviene il contrario.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">13. Verso quali Paesi converrebbe indirizzarsi?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>In questo momento il centro del mondo degli effetti speciali \u00e8 Londra<\/strong>. Naturalmente va considerata Los Angeles. Parigi ha la BUF Compagnie e altre societ\u00e0 molto importanti, come anche l&#8217;Australia. La Nuova Zelanda, poi, rappresenta un caso a parte: la sua economia adesso \u00e8 basata sulla Weta, una societ\u00e0 incredibile, forse la pi\u00f9 completa al mondo, creata per &#8220;Il Signore degli Anelli&#8221;. Il mercato orientale per noi occidentali \u00e8 un po&#8217; nascosto, per\u00f2, a vedere i lavori che fanno&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">14. Ti riferisci all&#8217;India e agli altri Paesi emergenti?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">L&#8217;India, cio\u00e8 Bollywood, ma anche la Corea, dove ci sono registi che riescono veramente a creare scene impressionanti, con effetti 3D e ricostruzioni di spazi virtuali.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">15. Qual \u00e8 il fattore che permette a un Paese di diventare un punto di riferimento nel campo degli effetti speciali?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Al di l\u00e0 della predisposizione delle persone, che senza dubbio incide, credo sia tutta una questione di investimenti economici. In America o a Londra chi lavora negli effetti speciali arriva a guadagnare 3 o 4 volte i compensi che si ottengono in Italia e, dato che su un film non lavorano 20, ma 20000 persone, alla fine i budget sono enormi. Alla base c&#8217;\u00e8 la convinzione che pi\u00f9 persone, pi\u00f9 competenze e pi\u00f9 soldi contribuiscono a ottenere un lavoro meglio riuscito.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">16. Il mercato \u2013 consideriamolo internazionale \u2013 del &#8220;digitale&#8221; \u00e8 abbastanza ricco da giustificare la nascita di nuove aziende? Ci sono spazi per chi decide di dare vita a una realt\u00e0 che si occupi di architettura digitale o effetti speciali?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>Sicuramente c&#8217;\u00e8 spazio per piccole societ\u00e0, a patto per\u00f2 che riescano a individuare una nicchia di riferimento<\/strong>. Per esempio, so che qualche anno fa a Torino \u00e8 nata una societ\u00e0 che si \u00e8 specializzata nelle pubblicit\u00e0 per la Ferrero, mentre ci sono anche quelli che realizzano solo sigle per MTV. Nel digitale per gli effetti del cinema, invece, non c&#8217;\u00e8 cos\u00ec tanto spazio per una societ\u00e0 &#8211; grande o piccola \u2013 che decida di entrare nel mercato, perch\u00e9 comunque in Italia le produzioni sono veramente poche.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">17. La EDI ha clienti di altri Paesi?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">In passato abbiamo lavorato con i polacchi, qualche volta con i russi e adesso stiamo realizzando la pubblicit\u00e0 della Sprite cinese.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">18. Mi sembra di capire che la tua laurea in architettura sia stata un momento, ma che poi la tua professionalit\u00e0 si sia sviluppata indipendentemente&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Provengo da una famiglia di architetti e la scelta di intraprendere un percorso diverso \u00e8 stato in parte casuale, in parte voluto: ho visto come funzionava il lavoro nello studio di mia zia e alla fine <strong>ho pensato che ci potesse essere qualcosa di pi\u00f9 divertente da fare, applicato all&#8217;architettura<\/strong>. Ho scelto lo spettacolo perch\u00e9 indubbiamente lo trovo pi\u00f9 creativo; inoltre, non mi interessava progettare case, non l&#8217;ho mai preso in considerazione. Ti racconto un episodio. Durante l&#8217;Erasmus in Germania ho seguito un workshop tenuto da un architetto danese: alla fine mi ha guardato con l&#8217;espressione seria e mi ha detto &#8220;&#8230;<em>mah, secondo me, potresti andare a lavorare alla Disney, perch\u00e9 tutto sommato con l&#8217;architettura reale, quella con le fondamenta, tu non c&#8217;entri proprio niente<\/em>&#8230;&#8221;.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">19. Che capacit\u00e0 ritieni ti abbia comunque dato (o anche non dato) la tua formazione come architetto?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>Credo di avere una percezione dello spazio pi\u00f9 rigorosa<\/strong>. Nella creazione degli effetti speciali, quello che funziona, anche se non \u00e8 corretto, di solito va bene&#8230; in questo senso noto la differenza tra un effetto realizzato da me, o, in generale, da una persona che ha studiato lo spazio e cerca di rappresentarlo nella maniera pi\u00f9 corretta, e chi fa funzionare altri aspetti, magari importantissimi, che io non noto. In definitiva, c&#8217;\u00e8 una grande differenza tra la forma mentis di un architetto e quella, per esempio, di un programmatore.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">20. C&#8217;\u00e8 un lavoro a cui tieni particolarmente che vuoi segnalare?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Sicuramente, il progetto a cui tutti noi della EDI abbiamo partecipato nel corso di questo ultimo anno: gli effetti digitali del film su Carnera. Io ho realizzato la scena iniziale e quella finale: la prima con vista da un dirigibile su uno stadio pieno di gente e l&#8217;altra con un transatlantico che si allontana. \u00c8 stata una ricostruzione spaziale molto impegnativa, un modello tridimensionale faticosissimo, pieno di texture, di dettagli. Alla fine, l&#8217;aspetto pi\u00f9 impegnativo \u00e8 cercare di ottenere un risultato verosimile, perch\u00e9 una cosa \u00e8 un render per uno studio di architettura, un&#8217;altra far pensare alla gente che si tratti di un &#8220;girato&#8221;. Un altro lavoro che mi fa piacere ricordare, perch\u00e9 ci sono molto affezionata, \u00e8 la caffettiera de &#8220;La febbre&#8221; di Alessandro d&#8217;Alatri: c&#8217;\u00e8 la macchina da presa che viene fuori dal beccuccio di una caffettiera da cui sta uscendo il caff\u00e9. Anche se si trattava di una scena brevissima, ha richiesto molta fatica e mi ha dato pi\u00f9 soddisfazione perch\u00e9 l&#8217;ho realizzata tutta io.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<h2>Per saperne di pi\u00f9:<\/h2>\r\n<ul>\r\n<li>EDI (Effetti Digitali Italiani) <a href=\"http:\/\/www.effettidigitali.it\" target=\"_blank\">www.effettidigitali.it <\/a><\/li>\r\n<li>Virtual Reality &amp; Multi Media Park <a href=\"http:\/\/www.edu.vrmmp.it\/view.php?page=scuola\" target=\"_blank\">www.edu.vrmmp.it\/view.php?page=scuola<\/a><\/li>\r\n<li>Supinfocom <a href=\"http:\/\/www.supinfocom.net\" target=\"_blank\">www.supinfocom.net<\/a><\/li>\r\n<li>Weta Workshop <a href=\"http:\/\/www.wetaworkshop.co.nz\" target=\"_blank\">www.wetaworkshop.co.nz <\/a><\/li>\r\n<\/ul>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 davvero differenza tra chi progetta le citt\u00e0 del futuro e chi tratteggia scenari virtuali ma fedeli nei dettagli alla realt\u00e0? 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