{"id":5,"date":"2007-09-18T16:29:35","date_gmt":"2007-09-18T16:29:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/?p=5"},"modified":"2014-07-15T16:52:35","modified_gmt":"2014-07-15T14:52:35","slug":"partecipazione-non-e-solo-progettazione-raymond-lorenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/partecipazione\/partecipazione-non-e-solo-progettazione-raymond-lorenzo\/","title":{"rendered":"Partecipazione (non) \u00e8 (solo) progettazione &#8211; Raymond Lorenzo"},"content":{"rendered":"<div style=\"border: dashed 1px #999999; padding: 4px;\">\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: 4px;\" src=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/lavoro\/partecipazione\/images\/ray_lorenzo.jpg\" alt=\"Raymond Lorenzo\" width=\"60\" height=\"60\" align=\"left\" \/> <strong>Raymond Lorenzo architetto<\/strong>, nato a New York nel 1949, laureato in Ingegneria alla Columbia University, master in Pianificazione Urbana a Harvard, docente di Urbanistica alla City University di New York dal 1980 al 1984. Presidente, responsabile tecnico scientifico e socio fondatore della Cooperativa ABCitt\u00e0.<\/p>\r\n<p>Membro del comitato scientifico del Child Friendly Cities Initiative UNICEF e del comitato di redazione del Children and Youth Enviroments Web Journal Colorado University.Ha esercitato consulenze tra gli altri per: CNR Italia, Kellog&#8217;s Foundation, UNICEF, WWF Italia, Regione Umbria, Istituto degli Innocenti di Firenze, Ministero dell&#8217;Ambiente.<\/p>\r\n<p>Ha coordinato numerosi progetti in Italia e all&#8217;estero<br \/> <em>per l\u2019elenco completo, consultare il sito di ABCitt\u00e0<\/em> <span class=\"esclamativo\"><a href=\"http:\/\/www.abcitta.org\" target=\"_blank\"> www.abcitta.org<\/a><\/span><\/p>\r\n<\/div>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>Ci sono differenze tra progettazione partecipata e fasi preliminari dell\u2019architettura? <br \/> L\u2019apporto dei destinatari al progetto sminuisce il ruolo dei tecnici? Le interessanti prospettive di lavoro per gli architetti nella &#8220;<strong>partecipazione<\/strong>&#8221; impongono un rapido chiarimento di idee!<\/p>\r\n<p>Chi meglio di <strong>Raymond Lorenzo<\/strong>, responsabile tecnico-scientifico della <strong>Cooperativa ABCitt\u00e0<\/strong> (di cui \u00e8 anche presidente e socio fondatore), pu\u00f2 presentare &#8211; con sano pragmatismo anglosassone &#8211; la situazione che attende gli architetti disposti a passare dai progetti ai \u201cprocessi\u201d?<\/p>\r\n<p>In fondo, la scelta \u00e8 meno traumatica del previsto, perch\u00e9 &#8220;<em>&#8230;anche senza avviare in tutti i progetti un processo di partecipazione,&#8230;per sviluppare un buon progetto \u00e8 necessario conoscere il luogo e interagire &#8211; se non fisicamente, almeno mentalmente &#8211; con chi lo abita<\/em>&#8220;.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<h2>Intervista<\/h2>\r\n<p class=\"risposta\"><em>di Francesca Bizzarro<\/em><\/p>\r\n<p class=\"domanda\">1. \u00c8 curioso che lei, da ingegnere, a un certo punto abbia intrapreso [con un master in City Planning ad Harward, ndr] un corso di studi pi\u00f9 vicino al curriculum dell&#8217;architetto. Come mai? Ritiene che la figura dell\u2019architetto sia pi\u00f9 predisposta alla progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>La mia formazione \u00e8 avvenuta negli anni \u201860<\/strong> in un periodo di grande fermento: <strong>ad Harward e alla Columbia<\/strong> ho avuto la possibilit\u00e0 di incontrare le \u201cmadri\u201d e i \u201cpadri\u201d di questa disciplina. Le esperienze di quel periodo, anche in ambiti legati non tanto alla partecipazione, ma all\u2019educazione al cittadino (educazione ambientale, progetti per stimolare il pensiero del bambino o dei cittadini nel ragionamento sulla citt\u00e0), mi hanno convinto che l\u2019<strong>architetto<\/strong> \u00e8 come il pedagogista: <strong>ha le competenze necessarie per portare avanti processi di partecipazione<\/strong> perch\u00e9 possiede \u2013 o dovrebbe possedere &#8211; capacit\u00e0 di sintesi, \u00e8 in grado di realizzare una programmazione a partire da determinati obiettivi, sa analizzare il contesto, individuare tutti i fattori che contribuiscono a un progetto e, inoltre, ha dimestichezza con gli strumenti grafici di rappresentazione. <em>Devo dire, per\u00f2, che a volte la formazione degli architetti pu\u00f2 inculcare atteggiamenti in contrasto con la partecipazione: la tendenza a pensare individualmente e\/o settorialmente, a considerarsi in primo luogo un&#8217;artista, a privilegiare la \u201cforma\u201d alla \u201csostanza\u201d e altro ancora. <\/em><\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Comunque, negli Stati Uniti molti dei professionisti che trattano meglio la partecipazione sono proprio architetti, o architetti del paesaggio, che scelgono di affrontare con un approccio partecipato qualsiasi incarico, cercando di conoscere gli utenti finali e interagendo con i soggetti potenzialmente interessati dal progetto. Tutto questo anche senza la sollecitazione da parte di un\u2019amministrazione pubblica: in Italia normalmente \u00e8 l\u2019Ente pubblico che vuole gestire la partecipazione, mentre da noi sono gli stessi professionisti a rendere il lavoro di architetto pi\u00f9 partecipato.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">2. In America quindi \u00e8 il progettista che sviluppa un processo partecipativo e lo sottopone a un Ente o a un finanziatore privato per portarlo avanti?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Un processo di partecipazione pu\u00f2 essere sviluppato anche indipendentemente dagli Enti che tra l\u2019altro in America sono molti di meno.<strong> Un professionista che opera con questo metodo trova clienti, soprattutto tra le persone che non vogliono solo costruire per interessi speculativi <\/strong>o per realizzare un bel progetto,<strong> ma vedono nell\u2019architettura la valenza sociale della possibilit\u00e0 di migliorare le condizioni di chi va a vivere in un certo quartiere<\/strong>, palazzo, scuola, ufficio. Questa impostazione viene dalla partecipazione, ma anche da un approccio interdisciplinare alla progettazione, in cui si considerano importanti gli studi sociologici. Tutti gli elementi che potrebbero contribuire alla conoscenza del tempo e del luogo sono elementi importanti del processo di partecipazione, che non significa solo ascoltare, partecipare, progettare per tanti, ma anche fare riferimento a un grande retroterra di studi su temi legati al sociale in architettura, alla psicologia dell\u2019ambiente, all&#8217;antropologia urbana.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">3.Secondo lei, si pu\u00f2 affermare che il fulcro della progettazione partecipata \u00e8 una forma di dialogo, di interazione?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Noi di ABCitt\u00e0 attribuiamo grande importanza alla <strong>conversazione sociale<\/strong>, perch\u00e8 intendiamo la partecipazione come uno strumento che pu\u00f2 non solo migliorare il progetto, ma anche creare e rinsaldare il capitale sociale attraverso il processo di coinvolgimento &#8211; specialmente nei quartieri emarginati &#8211; delle persone nel progetto. <strong>Un processo gestito bene contribuisce a ricostruire quelle reti di interazioni sociali e, al meglio, di mutuo soccorso che, dopo la realizzazione di un progetto, consentono di gestire pi\u00f9 efficacemente le risorse impegnate in un determinato luogo<\/strong>. Ci sono persone che considerano la partecipazione una pratica legata a motivazioni pi\u00f9 alte di democrazia, e sostengono che, per rendere migliori le decisioni pubbliche o private, ma soprattutto pubbliche, dovrebbero essere coinvolti tutti i cittadini con diversi livelli di controllo e di potere. D\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 chi sostiene che la progettazione partecipata faccia diminuire la qualit\u00e0 del progetto, ma anche chi afferma che la qualit\u00e0 estetica di un progetto collegato a un processo partecipato \u00e8 pi\u00f9 alta. Io condivido in parte questa ultima posizione, ma non fino in fondo. <strong>Architetti come Giancarlo De Carlo, anche senza avviare in tutti i progetti un processo di partecipazione, sanno bene che, per sviluppare un buon progetto \u00e8 necessario conoscere il luogo e interagire &#8211; se non fisicamente, almeno mentalmente &#8211; con chi lo abita.<\/strong><\/p>\r\n<p class=\"domanda\">4. Nella situazione italiana, la progettazione partecipata pu\u00f2 rappresentare un effettivo sbocco professionale, sia da freelance, sia da dipendenti di strutture come ABCitt\u00e0?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Quando sono arrivato dagli USA nell\u201985, a parte due o tre \u201cpazzi\u201d sperimentatori, non si parlava proprio di progettazione partecipata. <strong>Adesso c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 apertura perch\u00e8 sono proprio gli strumenti dell\u2019urbanistica a richiedere la partecipazione. <\/strong>Inoltre esistono anche pi\u00f9 scuole che la inseriscono &#8211; bene o male &#8211; nei loro programmi. Noi non siamo una cooperativa di architettura, cio\u00e8 facciamo partecipazione fino alla consegna del progetto, ma non possiamo progettare \u2013 anche se stiamo pensando a come riorganizzarci. Normalmente ci affianchiamo agli enti locali o ai professionisti privati incaricati dei progetti, per curare la costruzione del percorso di partecipazione ed <em>interpretare <\/em>i risultati per \/ con i progettisti &#8230;<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">5. &#8230; c&#8217;\u00e8 anche un ritorno economico? Questa pratica progettuale consente poi di vivere del proprio lavoro?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Io direi che finora in Italia \u00e8 tutto troppo legato agli investimenti pubblici. Questo vuol dire essere legati agli umori dei politici, ai tempi, ai cambi&#8230; Come ABCitt\u00e0 stiamo curando diversi contratti di quartiere (CdQ) qui a Milano, nell&#8217;hinterland. Abbiamo lavorato un po&#8217; anche in Umbria nella prima fase dei CDQ II&#8230;<strong>\u00e8 molto difficoltoso relazionarsi all&#8217;apparato pubblico: nel privato, invece, intravedo margini per i giovani che abbiano spirito di iniziativa<\/strong>. Comunque, un mestiere cos\u00ec complesso non s&#8217;inventa, ci vuole formazione.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">6. Formazione teorica o formazione diretta sul campo?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Direi tutte e due. <strong>Diretta sul campo<\/strong> \u00e8 molto pi\u00f9 importante, <strong>ma deve essere affiancata da studi teorici<\/strong>, cio\u00e8 da riflessioni e, a volta, dall&#8217;insegnamento&#8230; \u00c8 quello che stiamo facendo anche noi. Ci mettiamo al servizio della gente come cooperativa, ma in parallelo ci aggiorniamo continuamente&#8230; Ogni volta che un progetto ci porta in un nuovo ambito, facciamo ricerche, studiamo, invitiamo anche consulenti che magari non sono del nostro campo, ma si intendono pi\u00f9 di noi di mediazione di conflitti o di rapporti interculturali. <strong>La liberalizzazione delle tariffe e della professione potrebbe far aumentare questo tipo di opportunit\u00e0<\/strong>, perch\u00e9 sappiamo che la percentuale destinata all&#8217;architetto certe volte \u00e8 irrisoria rispetto al compito che gli viene assegnato, sopratutto per piccoli progetti&#8230; Se per\u00f2 uno pu\u00f2 aumentare il costo e presentare un progetto migliore proprio perch\u00e9 applica la progettazione partecipata&#8230;il discorso cambia!<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">7. Esiste un limite alla partecipazione dei destinatari del progetto allo sviluppo del progetto stesso?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Evidentemente dei limiti ci sono. In Italia esistono anche delle leggi che non consentono di andare oltre un certo punto&#8230;poi dipende dal rapporto che le persone hanno con il progettista. Personalmente credo che l&#8217;abitante non sappia pi\u00f9 dell&#8217;architetto o del progettista riguardo al loro mestiere, ma magari riguardo ai propri bisogni, alla propria speranza per il futuro&#8230;Il discorso risente anche un po&#8217; del contesto: <strong>dove c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 immaginazione e pi\u00f9 povert\u00e0, c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per un ambiente autocostruito dalle persone, ma affiancate dagli architetti<\/strong>.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">8. In un&#8217;ottica di partecipazione, i GIS possono facilitare l&#8217;aggiornamento, la crescita delle strutture, delle citt\u00e0, dell&#8217;architettura, in relazione al cambiamento degli utenti, dei cittadini?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Sistemi in grado di documentare la situazione attuale potrebbero essere di grande utilit\u00e0, per comunicare ai cittadini l&#8217;evoluzione di un luogo, consentendogli di interagire ed eventualmente cominciare a cambiare la situazione. <strong>Lo scopo sarebbe guidare i processi in base al dato reale o, per lo meno, quanto pi\u00f9 vicino alla realt\u00e0<\/strong>&#8230;Comunque bisogna puntualizzare. C&#8217;\u00e8 chi cerca di far passare l&#8217;informazione come partecipazione, per esempio alcuni enti: l&#8217;informazione non \u00e8 la partecipazione, per\u00f2 l&#8217;informazione chiara, obiettiva e in evoluzione, come quella offerta dai GIS, \u00e8 fondamentale per qualsiasi processo di pianificazione e anche di partecipazione.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">9. In altri Paesi sono state realizzate esperienze in questo senso?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Alcuni giovani stanno cominciando a sperimentare in Inghilterra, <strong>utilizzando dispositivi come l&#8217; i-pod o gli altri lettori mp3, per accedere a dati che sono nell&#8217;ambiente virtuale<\/strong>, anche per permettere di riprogettare delle aree sulla base del feedback di chi vi \u00e8 entrato con strumenti informatizzati. La valutazione da parte delle persone che visitano uno spazio pu\u00f2 essere comunicata e aggiornata in tempo reale.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">10. Mi sembra di capire che ABCitt\u00e0 ricorra a collaboratori esterni o comunque a figure che integrano il nucleo fondatore. Quali canali utilizzate? Vi rivolgete ad agenzie di <em>recruiting<\/em>?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><em>Su questo argomento, passo la parola ad <strong>Annalisa Rossi Cairo<\/strong>, Responsabile Generale di ABCitt\u00e0.<\/em><\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>Le modalit\u00e0 di reclutamento dei collaboratori sono state diverse nel tempo<\/strong>, perch\u00e9 strettamente correlate alla nostra situazione del momento, alla quantit\u00e0 e alla qualit\u00e0 delle commesse che abbiamo. Inizialmente, per molto tempo, il gruppo dei senior ha coinvolto nuovi collaboratori attraverso la modalit\u00e0 del <strong>tirocinio<\/strong>. Da parte dell&#8217;universit\u00e0 riceviamo tantissime richieste, di persone che vogliono fare un&#8217;esperienza di stage presso di noi. Spesso \u00e8 successo che le persone, dopo lo stage, per assonanze e affinit\u00e0 non soltanto sui contenuti, ma anche rispetto al modo di lavorare, siano poi rimaste con noi e abbiano quindi rappresentato una crescita per ABCitt\u00e0. Il Politecnico di Milano, oppure Scienze ambientali o Scienze dell&#8217;educazione: diciamo che queste sono le tre macroareee da cui abbiamo attinto finora. <strong>Ora abbiamo bisogno di profili pi\u00f9 specializzati<\/strong> e quindi ci stiamo muovendo in modo diverso&#8230; Comunque, uno dei grossi bacini di reclutamento rimane il Politecnico.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">11. Al di l\u00e0 del forte legame con la Lombardia o, comunque con il territorio che gravita intorno al Politecnico, vi siete rivolti anche a Universit\u00e0 di altre parti d&#8217;Italia, per non dire d&#8217;Europa?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>S\u00ec. Abbiamo presso di noi anche moltissime persone provenienti dallo IUAV di Venezia, da Roma, da tutta Italia<\/strong>. Naturalmente Milano \u00e8 predominante, perch\u00e9 comunque anche il tam tam, le conoscenze costituiscono un canale fondamentale.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">12. Al momento, quali sono le figure che possono essere pi\u00f9 interessanti per realt\u00e0 come la vostra? Mi riferisco comunque sempre a laureati in Architettura, pianificatori&#8230;Quale caratteristica devono avere (conoscenza delle lingue, particolari tecniche di interazione&#8230;)?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>La conoscenza delle lingue \u00e8 molto importante<\/strong> e, in particolare, \u00e8 fondamentale la dimestichezza con l&#8217;Inglese, dal momento che ci muoviamo in un ambito fortemente legato alla cultura anglosassone. Il lavoro nella progettazione partecipata \u00e8 riconducibile a <strong>due ruoli principali<\/strong>: uno \u00e8 <strong>il facilitatore<\/strong>, che lavora sul territorio con le attivit\u00e0, con i gruppi e facilita il coinvolgimento degli abitanti; l&#8217;altro, quello che noi chiamiamo il <strong>coordinatore di progetto<\/strong>, che \u00e8 non soltanto il responsabile dell&#8217;equipe di cui fanno parte i facilitatori, ma deve anche coordinare il gruppo locale del progetto, un gruppo territoriale composto da tutte le figure coinvolte &#8211; istituzionali e non. Il coordinatore deve avere competenze a 360 gradi, conoscere la materia, i contenuti su cui viene costruito il processo, la strategia della partecipazione, ma conservando la flessibilit\u00e0 necessaria per riuscire a muoversi nella complessit\u00e0 e relazionarsi con le istituzioni. Deve possedere quindi anche sensibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di ascoltare, ponendosi come una risorsa e non come un docente in cattedra!<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">13. In Italia sar\u00e0 difficilissimo trovare figure del genere&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">S\u00ec&#8230; mentre quella del facilitatore \u00e8 pi\u00f9 diffusa.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">14. ABCitt\u00e0 \u00e8 coinvolta nelle iniziative della Scuola di Alta Formazione per la progettazione partecipata&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>Abbiamo formato un consorzio di tre gruppi<\/strong>: <strong>Ilex<\/strong>, che opera sul paesaggio; <strong>Focus Lab<\/strong>, un gruppo di Modena che lavora sopratutto nel campo di agenda 21 (urbanistica, piani strategici complessi &#8211; sociali e ambientali); e noi di <strong>ABCitt\u00e0<\/strong>, che siamo pi\u00f9 concentrati sul filone dell&#8217;urbanistica sociale e dell&#8217;infanzia. Abbiamo formato questa scuola pensando che potesse riempire lacune nella formazione&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">15. Anche in alternativa a un master?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Voglio puntualizzare che il percorso formativo da noi organizzato non \u00e8 riconosciuto (non abbiamo mai compiuto i passaggi burocratici necessari). Abbiamo visto, per\u00f2, che il ritorno \u00e8 comunque importante. <strong>Cerchiamo di rivolgerci a giovani professionisti che vogliano entrare nel settore&#8230;alcuni sono bravi, interessati, e, se si crea un feeling, dopo lavorano con noi.<\/strong>..<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">\u00a0<\/p>\r\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9, visitare il sito<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.abcitta.org\" target=\"_blank\"> www.abcitta.org<\/a><\/p>\r\n<p>oppure contattare: <br \/> <strong>ABCitt\u00e0 societ\u00e0 cooperativa sociale onlus<\/strong> <br \/> via Pinamonte da Vimercate 9 I &#8211; 20121 Milano <br \/> telefono +39.02.29061816 fax +39.02.89071397 e.mail <a href=\"mailto:abcitta@abcitta.org\">abcitta@abcitta.org <\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono differenze tra progettazione partecipata e fasi preliminari dell\u2019architettura?<br \/>\nL\u2019apporto dei destinatari al progetto sminuisce il ruolo dei tecnici? 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