{"id":6,"date":"2007-09-18T16:37:36","date_gmt":"2007-09-18T16:37:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/?p=6"},"modified":"2014-07-15T16:53:05","modified_gmt":"2014-07-15T14:53:05","slug":"collaborare-per-la-sostenibilita-fausta-mecarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/partecipazione\/collaborare-per-la-sostenibilita-fausta-mecarelli\/","title":{"rendered":"Collaborare per la sostenibilit\u00e0 &#8211; Fausta Mecarelli"},"content":{"rendered":"<div style=\"border: dashed 1px #999999; padding: 4px;\">\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: 4px;\" src=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/lavoro\/partecipazione\/images\/fausta_mecarelli.jpg\" alt=\"Fausta Mecarelli\" width=\"60\" height=\"60\" align=\"left\" \/> <strong>Fausta Mecarelli Architetto<\/strong>, laureata presso La Sapienza a Roma, \u00e8 dottore di ricerca in Sviluppo Urbano Sostenibile. Ha sviluppato competenza nella didattica e nell&#8217;applicazione di metodologie per la pianificazione strategica sostenibile e la progettazione partecipata, svolgendo moduli d&#8217;insegnamento presso la facolt\u00e0 di Architettura di Roma Tre. E&#8217; intervenuta nella strutturazione di processi decisionali inclusivi per la discussione di temi di recupero urbano e per la gestione di forum su ambiente e territorio a Roma e Provincia. E&#8217; orientata alla ricerca di linguaggi architettonici sostenibili per favorire l&#8217;interazione tra stakeholder ed amministrazioni locali nell&#8217;applicazione di modelli progettuali per l&#8217;efficienza energetica. Fa parte, per la promozione della cultura dei processi decisionali inclusivi, della Consulta sulla Bioedilizia istituita dall&#8217;Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>Il percorso di <strong>Fausta Mecarelli<\/strong>, architetto e co-fondatrice dell&#8217;<strong>associazione Atelier locali<\/strong>, pu\u00f2 indicare una direzione a quanti si muovono nell&#8217;ambiente della ricerca, nel contesto universitario, ma desiderano crearsi una &#8220;via d&#8217;uscita&#8221; verso la professione.<\/p>\r\n<p>Il punto di partenza, come sempre, \u00e8 una concezione pi\u00f9 aperta del progetto: &#8220;<em>L&#8217;architetto, &#8230;, deve convogliare in una pratica di intelligenza collettiva le proposte degli altri, non solo le proprie. Studiando le strategie e le modalit\u00e0 d&#8217;azione per raggiungere gli obiettivi condivisi da tutti, deve stimolare l&#8217;immaginario delle persone&#8230;<\/em>&#8220;.<\/p>\r\n<p>L&#8217;obiettivo coincide con una creativit\u00e0 che non si sovrappone alle esigenze dei cittadini. Sar\u00e0 un compito alla portata degli architetti?<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<h2>Intervista<\/h2>\r\n<p class=\"risposta\"><em>di Francesca Bizzarro<\/em><\/p>\r\n<p class=\"domanda\">1. Ci spieghi meglio che cosa significa \u201cprogettazione partecipata\u201d.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">La progettazione partecipata si ricollega alle diverse forme di democrazia diretta all&#8217;interno delle quali ogni abitante (preferisco questo termine, perch\u00e9 pi\u00f9 denso di significato rispetto a \u201ccittadino\u201d) dovrebbe poter partecipare alla costruzione e alla trasformazione del suo ambiente di vita. La progettazione partecipata di un&#8217;opera pubblica o privata implica l&#8217;animazione di un progetto, cio\u00e8 il coinvolgimento, fin dall&#8217;inizio, delle persone, dei diretti interessati &#8211; ma non solo; l&#8217;ascolto; la fiducia degli abitanti nella capacit\u00e0 del progettista di trasformare una situazione di degrado urbano o di conflitto; la certezza nell&#8217;efficacia delle politiche. Tutto questo richiede un lavoro lungo e complesso, che quasi sempre continua anche dopo che l&#8217;opera \u00e8 stata realizzata, almeno tra le persone che hanno partecipato. Parliamo quindi di processi continui, anzi di processi decisionali inclusivi, perch\u00e9 l&#8217;obiettivo \u00e8 di non escludere nessuno dall&#8217;ascolto e dall&#8217;espressione. Quando interviene a modificare una parte anche piccola della citt\u00e0, l&#8217;architetto urbanista, che svolge una professione di utilit\u00e0 sociale, dovrebbe essere sempre consapevole del suo dovere di rivolgersi in primo luogo agli abitanti, cio\u00e8 ai gruppi di interesse, alle comunit\u00e0 locali, ai soggetti deboli. Purtroppo le scuole di architettura non sempre alimentano questa sensibilit\u00e0.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">2. Come si \u00e8 avvicinata a queste tematiche? Quanto ha influito la sua preparazione universitaria?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">In Italia, dove ho svolto i miei studi universitari, la progettazione partecipata ha visto poche, anche se esemplari, esperienze tra gli anni &#8217;70 e &#8217;80 (ricordiamo Giancarlo De Carlo per il Villaggio Matteotti, Renzo Piano a Otranto e al Ghetto di Roma, l&#8217;Associazione Ecopolis a Milano e, negli anni &#8217;90, Avventura Urbana a Torino), ma nei corsi di composizione architettonica l&#8217;argomento non veniva trattato. Parliamo dei lontani anni &#8217;80, ma anche ora la situazione non \u00e8 molto cambiata. Diversi anni dopo la laurea, avendo collaborato ad alcune esperienze di pianificazione tradizionale, mi sono iscritta a un corso di perfezionamento in \u201cProgettazione interattiva sostenibile e sistemi multimediali\u201d tenuto presso la facolt\u00e0 di Architettura di Roma Tre dai professori Giangrande e Mortola, iniziatori e convinti portabandiera di questo approccio alla progettazione. In seguito, ho lavorato, sia nella ricerca, frequentando il corso di PhD \u201cSviluppo urbano sostenibile\u201d, sia nella sperimentazione, con gli altri membri dell&#8217;unit\u00e0 di ricerca di Roma Tre, in alcuni contesti romani (Centocelle Vecchia, quartiere Marconi, rione Monti), avendo modo di applicare le metodologie della partecipazione che avevo nel frattempo appreso (Planning for Real, Strategic Choice, A Pattern Language). Infine, ho sentito il bisogno di abbandonare l&#8217;ambito universitario e di intraprendere l&#8217;attivit\u00e0 associativa di Atelier Locali, insieme ad altre colleghe che avevano percorso una strada analoga alla mia. Nel corso della mia permanenza all&#8217;Universit\u00e0 ero venuta in contatto con gli esponenti della rete italiana della partecipazione (soprattutto gruppi del nord Italia: Milano, Torino, Venezia, Firenze), che basavano la loro attivit\u00e0 professionale sulla partecipazione. La mancanza di gruppi con questa competenza al centro e soprattutto al sud mi ha motivato a provare! \u00c8 un modo innovativo di svolgere la professione di architetto, e dalle pubbliche amministrazioni proviene una crescente richiesta di rendere sostenibili, cio\u00e8 condivisibili, le scelte di pianificazione \u2013 progettazione.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">3. Mi sembra di capire che corsi di perfezionamento e master siano solo il primo passo&#8230;<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Secondo me ancora pi\u00f9 efficaci sono gli stage e i tirocini che i neolaureati possono compiere presso le pubbliche amministrazioni &#8211; ammesso che siano disponibili i fondi per istituirli. Un altro ambito per poter integrare le conoscenze \u00e8 quello dei corsi di formazione istituiti dai programmi regionali e comunitari, ma a mio parere contano molto l&#8217;autoformazione (ci sono manuali molto dettagliati, specialmente in lingua inglese, che descrivono metodi, tecniche e casi studio: N.Wates, Community Planning Handbook, Londra, Earthscan, 2000; D. Wilcox, Guide to Effective Participation, Londra, Development Trusts, 1998; in Italia il manuale \u201cA pi\u00f9 voci\u201d a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e l&#8217;autoimprenditorialit\u00e0 per lo start-up di iniziative di lavoro autonomo.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">4. Quale \u00e8 &#8211; o potrebbe essere &#8211; il ruolo degli architetti nella progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">A partire dagli anni &#8217;90, diventando pi\u00f9 complesse le realt\u00e0 urbane, la pubblica amministrazione e gli enti locali hanno dovuto indirizzare la propria attivit\u00e0 in base a criteri di economicit\u00e0, efficacia, pubblicit\u00e0 e trasparenza. Tale orientamento presuppone la partecipazione dei privati alla formazione della volont\u00e0 pubblica e la garanzia di effettiva conoscibilit\u00e0 dell&#8217;azione della pubblica amministrazione. Per quanto riguarda le trasformazioni del territorio, l&#8217;architetto, in quanto esperto tecnico, deve farsi interprete di questa volont\u00e0 e garantirne la trasparenza attraverso la partecipazione alla progettazione\/pianificazione. L&#8217;architetto, assumendo un ruolo attivo (o pro-attivo), deve convogliare in una pratica di intelligenza collettiva le proposte degli altri, non solo le proprie. Studiando le strategie e le modalit\u00e0 d&#8217;azione per raggiungere gli obiettivi condivisi da tutti, deve stimolare l&#8217;immaginario delle persone, contribuendo a indirizzarle, in uno scambio che procede dall&#8217;esperto tecnico all&#8217;esperto abitante, e viceversa. Gli architetti diventano comunicatori nell&#8217;interazione con gli abitanti, ma anche educatori e formatori; animatori, nel provare a dare impulso attraverso iniziative, eventi, workshop all&#8217;autopromozione sociale degli abitanti &#8211; specialmente nei territori pi\u00f9 difficili delle periferie urbane; facilitatori, nei momenti di lavoro di gruppo sulle tematiche generali o specifiche. Inoltre, quando il processo di decisione \u00e8 avviato, forniscono supporto e accompagnamento, collocandosi come mediatori tra l&#8217;Amministrazione e i soggetti interessati nell&#8217;attuazione di procedure o strumenti urbanistici. .<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">5. Pu\u00f2 citare uno o pi\u00f9 interventi in cui l&#8217;apporto degli architetti \u00e8 stato determinante?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">In Italia ci sono molti esempi pi\u00f9 o meno recenti dell&#8217;attivazione di Forum di Agenda 21 Locale e dell&#8217;attuazione dei programmi complessi: Patti territoriali, PRUSST, Piani di accompagnamento sociale ai PRU, Contratti di Quartiere, Programmi Urban e Urbact e altri programmi con finanziamenti europei che prevedono processi partecipativi. Per non parlare di iniziative autogestite da reti locali e associazioni &#8211; a Roma (rete sociale Monti), a Milano (riqualificazione dei quartieri ERP, Ticinese, Bovisa, Gallaratese e del Quartiere Adriano) e in varie zone delle citt\u00e0 del nord Italia. Il panorama \u00e8 in continua evoluzione. Comunque l&#8217;architetto partecipativo deve integrare le sue competenze con quelle dei sociologi urbani, degli antropologi sociali, dei grafici\/web designer, degli ecologi, degli economisti&#8230; coerentemente con una visione integrata dei problemi<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">6. Esistono differenze fra contesto italiano e panorama europeo e internazionale?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Molte! Infatti, a chi ne abbia la possibilit\u00e0, consiglio un periodo di formazione in Olanda, Gran Bretagna o Scozia, paesi che hanno una lunga tradizione, risalente agli anni della ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale: fu allora che venne sviluppato il metodo dei future studies per la costruzione di scenari preferibili e si diffusero iniziative attraverso associazioni di assist architect per il community design\/ planning. Anche negli USA la progettazione partecipata vanta una storia di decenni: dall&#8217;advocacy planning (anni &#8217;60, Davidoff) alle sofisticatissime ricerche e sperimentazioni di Christopher Alexander che, a mio avviso, \u00e8 il massimo teorico della progettazione sistematica. Nell&#8217;Europa dell&#8217;est pare sia in corso l&#8217;applicazione di pratiche partecipative attraverso semplici tecniche come Planning for Real, mentre nei Paesi del sud del mondo (America Latina, Africa, Asia) \u00e8 importante il ruolo delle ONG nella facilitazione\/accompagnamento ed \u00e8 diffusa, pi\u00f9 che la partecipazione, l&#8217;autocostruzione attraverso tecnologie che utilizzano materiali naturali (balloon- frame, adobe-pis\u00e9, bamboo, ecc.)<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">7. Come si avvia un progetto come Atelier locali? Quali sono i passaggi fondamentali per seguire il vostro esempio?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">In questo campo difficilmente si pu\u00f2 lavorare da soli, a meno di non essere molto fortunati e poter collaborare a programmi gi\u00e0 avviati da qualche pubblica amministrazione: bisogna costituirsi in associazione, onlus o cooperativa di lavoro insieme ad altri colleghi. Oltre alle competenze su metodi, tecniche e approcci, \u00e8 utile avere capacit\u00e0 progettuale &#8211; nel senso di visione chiara delle finalit\u00e0 e delle strategie, spirito organizzativo, predisposizione al lavoro e all&#8217;apprendimento cooperativo. Va fatta moltissima promozione presso gli enti e gli utenti potenzialmente interessati, il che implica la ricerca insistente di contatti con le amministrazioni e presuppone uno studio continuo della normativa che regolamenta la pianificazione e lo sviluppo del territorio. Occorre porre attenzione ai bandi e rispondere a quelli pi\u00f9 interessanti, organizzare eventi per la promozione della progettazione partecipata, seguire convegni e seminari, scrivere articoli sulle tematiche d&#8217;interesse, produrre pubblicazioni.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">8. Quanto contano la politica e i referenti istituzionali nell&#8217;attuazione di progetti finalizzati a valorizzare le specificit\u00e0 di comunit\u00e0 e quartieri?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Direi che sono essenziali i riferimenti ai processi partecipativi inseriti dai politici nei propri programmi e soprattutto il grado di priorit\u00e0 con cui intendono avviarli in questo o quel quartiere. Tuttavia occorre non sottovalutare il moto di sviluppo che pu\u00f2 provenire dal mondo delle nuove progettualit\u00e0 locali, del terzo settore in cui si sta sempre pi\u00f9 diffondendo la consapevolezza di un uso pi\u00f9 responsabile delle risorse grazie all&#8217;autorecupero, all&#8217;autocostruzione o al co-housing.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">9. C&#8217;\u00e8 spazio per neolaureati e giovani architetti nella progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Mi auguro che in questo settore ci sia sempre pi\u00f9 spazio per i neolaureati in architettura. Anche gli architetti di lungo corso a volte si mostrano interessati, ma prevale il loro scetticismo \u2013 per non dire ostilit\u00e0 \u2013 verso la partecipazione, che sentono come una defraudazione del loro ruolo di esperti tecnici. In fondo Atelier Locali sta lavorando anche su questo versante, attraverso la promozione, con tutte le difficolt\u00e0 che si incontrano in Italia (ma \u00e8 un discorso che vale per quasi tutti i settori lavorativi). In sostanza il nostro lavoro rientra in una tendenza del mercato e del lavoro chiamata S.O.S. (salviamo la nostra societ\u00e0) e indirizzato verso l&#8217;impegno e la responsabilizzazione sul fronte dell&#8217;ambiente, dell&#8217;educazione e dell&#8217;etica. Tale tendenza \u00e8 in crescita secondo i pi\u00f9 recenti rapporti di ricerca del settore, ma nel nostro Paese le strutture organizzative (specialmente quelle istituzionali e normative) stentano a innovarsi con la rapidit\u00e0 che richiederebbe l&#8217;incalzare dei problemi ambientali. Anche la \u201ccollaborazione\u201d tra gli enti di governo del territorio \u00e8 spesso una chimera con la conseguenza di stalli prolungati. Per intraprendere la professione di architetto partecipativo direi quindi che c&#8217;\u00e8 da tenere lo sguardo rivolto verso un orizzonte di lungo termine, motivati da un forte spirito di ricerca.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">10. Ci sono competenze o ruoli per i quali Atelier locali ricorre a collaboratori esterni? Se s\u00ec, attraverso quali canali avviene la ricerca e il successivo contatto con i potenziali candidati?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Pu\u00f2 succedere che per eventi di particolare rilievo ci si debba rivolgere ad artisti. A volte per gli incontri partecipativi o sessioni tematiche dei Forum di Agenda 21 abbiamo bisogno di esperti su particolari aspetti ( energia, economia, sociologia, ecologia, ecc.), oppure di figure di supporto (accoglienza, verbalizzazione), ruoli che possono essere svolti da neolaureati. In genere, molti laureandi o dottorandi ci contattano via e-mail e noi puntualmente li coinvolgiamo, se occorre; ma oltre a inviarci il curriculum, chiedono di poterci incontrare per avere indicazioni e approfondimenti relativi ai loro lavori di tesi.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">11. Pu\u00f2 segnalarci le prossime iniziative di Atelier locali?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Ci auguriamo di poter proseguire iniziative gi\u00e0 intraprese: il processo avviato per partecipare il PTPG della Provincia di Roma e le fasi di attuazione di processi di Agenda 21 Locale. Inoltre, stiamo prendendo contatti con alcuni Municipi e comuni della Provincia di Roma per avviare processi di accompagnamento delle fasi attuative dei piani urbanistici approvati.<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">\u00a0<\/p>\r\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9<\/strong><\/p>\r\n<p><strong>Atelier Locali &#8211; Associazione per una progettazione sostenibile e partecipata <\/strong><a href=\"http:\/\/www.atelierlocali.org\" target=\"_blank\">www.atelierlocali.org<\/a> | <a href=\"mailto:info@atelierlocali.org\">info@atelierlocali.org<\/a><\/p>\r\n<p><em>Siti curati da Atelier Locali<\/em>:<\/p>\r\n<ul>\r\n<li><a href=\"http:\/\/www.provincia.roma.it\/context.jsp?ID_LINK=326&amp;area=18\" target=\"_blank\">www.provincia.roma.it\/context.jsp?ID_LINK=326&amp;area=18<\/a><\/li>\r\n<li><a href=\"http:\/\/www.comune.roccadipapa.rm.it\/Agenda21\/index.html\" target=\"_blank\">www.comune.roccadipapa.rm.it\/Agenda21\/index.html<\/a><\/li>\r\n<li><a href=\"http:\/\/www.corviale.net\" target=\"_blank\">www.corviale.net<\/a><\/li>\r\n<\/ul>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il percorso di Fausta Mecarelli, architetto e co-fondatrice dell&#8217;associazione Atelier locali, pu\u00f2 indicare una direzione a quanti si muovono nell&#8217;ambiente della ricerca, nel contesto universitario, ma desiderano crearsi una &#8220;via d&#8217;uscita&#8221; verso la professione.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":{"0":"post-6","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-partecipazione"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}