{"id":8,"date":"2007-09-18T16:45:40","date_gmt":"2007-09-18T16:45:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/?p=8"},"modified":"2014-07-15T16:53:36","modified_gmt":"2014-07-15T14:53:36","slug":"architetti-nella-complessita-partecipare-per-affrontare-una-crescita-metodologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/job\/partecipazione\/architetti-nella-complessita-partecipare-per-affrontare-una-crescita-metodologica\/","title":{"rendered":"Architetti nella complessit\u00e0: partecipare per affrontare una crescita metodologica"},"content":{"rendered":"<div style=\"border: dashed 1px #999999; padding: 4px;\">\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: 4px;\" src=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/lavoro\/partecipazione\/images\/massimo_bastiani.jpg\" alt=\"Massimo Bastiani\" width=\"60\" height=\"60\" align=\"left\" \/> <strong>Massimo Bastiani architetto<\/strong>, svolge attivit\u00e0 professionale maturando la propria esperienza nei settori dell&#8217;urbanistica ambientale ed architettura ecologica.<\/p>\r\n<p>Docente presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Roma la Sapienza Facolt\u00e0 di Architettura LUDI, Corso di Progettazione Ambientale dal 2003. Esperto valutatore della Commissione Europea per il V\u00b0 e VI\u00b0 Programma Quadro per la DG TREN (Transport and Energy).<\/p>\r\n<p>Esperto di progettazione partecipata e National Monitor dell&#8217;Unione Europea, D.G. XIII della metodologia European Awareness Scenario Workshop (EASW). Componente del Consiglio Direttivo di Eurosolar Italia dall\u2019agosto1994. Componente della EU Photovoltaic Technology Platform \u2013 Working Group2. Amministratore e ricercatore senior, della societ\u00e0 Ecoazioni operante nella realizzazione di progetti integrati per la promozione dello sviluppo locale sostenibile. Coordinatore e consulente in progetti pilota Nazionali e programmi Europei di ricerca. Responsabile scientifico e metodologico in numerosi processi di Agenda 21 Locale.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>La dimensione europea della partecipazione ha determinato un forte impatto sul rapporto tra progettisti ed enti locali: \u00e8 cambiata la terminologia, si sono create figure nuove e inediti contesti operativi. Incontriamo l\u2019architetto <strong>Massimo Bastiani<\/strong>, amministratore della societ\u00e0 <strong>Ecoazioni<\/strong>, per cercare di capire come tutto questo possa offrire prospettive di lavoro ai laureati in architettura. Se \u00e8 vero che \u201csono ormai quasi quindici anni che le leggi prevedono forme di decisione inclusiva, come le conferenze di servizi, gli accordi di programma&#8230;\u201d, allora forse \u00e8 arrivato il momento di scoprire come ci si prepara al lavoro di squadra e al confronto \u201ccon un\u2019utenza allargata\u201d.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<h2>Intervista<\/h2>\r\n<p class=\"risposta\"><em>di Francesca Bizzarro<\/em><\/p>\r\n<p class=\"domanda\">1. Pu\u00f2 mettere in relazione architettura e progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>La progettazione partecipata sta cambiando il modo di lavorare di architetti ed urbanisti in tutta Europa<\/strong>. Seguendo un percorso che va dall\u2019ascolto, alla comunicazione fino alla definizione delle idee progettuali si possono condividere esperienze sui luoghi e sulle persone che li abitano, che altrimenti sarebbe difficilissimo raccogliere. E\u2019 chiaro che un percorso del genere non \u00e8 semplice n\u00e9 scontato. I fattori da considerare sono molti: affinch\u00e9 una simile impresa possa funzionare <strong>sono necessarie specifiche competenze e approcci metodologici che difficilmente si improvvisano<\/strong>. Fondamentale poi la scelta degli interlocutori, che \u00e8 una questione complessa e delicata.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">2. Che cosa l\u2019ha spinta a occuparsi di progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Mi sono accostato molti anni fa a questa tematica, convinto della necessit\u00e0 di ribaltare il punto di vista, la prospettiva con la quale svolgevo la mia professione. Lavorando nel settore della ricerca progettuale, sviluppando progetti pilota e sperimentali, ho verificato in prima persona una certa distanza tra le innovazioni che tentavamo d\u2019introdurre e le comunit\u00e0 a cui erano destinate. Condividere il metodo \u00e8 stata una sorta di \u201cscelta obbligata\u201d. <strong>I miei studi universitari non contemplavano la progettazione partecipat<\/strong>a. Ricordo che mi colp\u00ec molto il Villaggio Mateotti realizzato a Terni da Giancarlo De Carlo&#8230;e anche il fatto che il processo partecipativo alla base del progetto fosse poco considerato dai miei docenti.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">3. Come si collocano gli architetti nella progettazione partecipata?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>L\u2019architetto diventa parte di un team che raccoglie al suo interno competenze diverse<\/strong> e deve essere in grado di confrontarsi con un\u2019utenza allargata, acquisendo strumenti e competenze per trasformare in progetto gli stimoli che riceve. Si tratta di accettare la sfida della complessit\u00e0 e non tentare di semplificare i processi che si hanno di fronte. L\u2019attenzione ad ambiente e partecipazione sta ampliando la \u201ccassetta degli attrezzi\u201d in dotazione agli architetti.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">4. Pu\u00f2 citare una o pi\u00f9 esperienze in cui l\u2019apporto degli architetti \u00e8 stato determinante?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Innanzitutto, <strong>i tanti contratti di quartiere<\/strong> portati avanti in tutta Italia, laddove del resto sperimentazione e coinvolgimento delle comunit\u00e0 erano esplicitamente richiesti nei Bandi.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">5. Progetti didattici come la Scuola Superiore di Facilitazione possono integrare la formazione universitaria?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Gli architetti, come altri professionisti, devono considerare <strong>la necessit\u00e0 di una formazione e di un aggiornamento continuativo nel tempo<\/strong>. Corsi come quelli della Scuola Superiore di Facilitazione servono per ampliare le conoscenze metodologiche sulla gestione di gruppi o sulle diverse tecniche a disposizione. Anche perch\u00e8, per quanto riguarda la partecipazione, improvvisare pu\u00f2 essere \u201cpericoloso\u201d.<strong> Un processo partecipativo pu\u00f2 attenuare i conflitti, ma pu\u00f2 anche esasperarli<\/strong>: pu\u00f2 moltiplicare i veti o dare adito a ricatti. Pu\u00f2 produrre decisioni sagge che riescono a comporre i diversi punti di vista dei partecipanti in una visione condivisa dell\u2019interesse generale, ma pu\u00f2 anche generare pessimi compromessi che reggono pochissimo.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">6. Rispetto ai processi di partecipazione, come si colloca il nostro Paese nel panorama europeo e internazionale?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Essenzialmente, <strong>in Italia la partecipazione \u00e8 stata una \u201criscoperta\u201d<\/strong>, mentre in altri contesti &#8211; come quelli anglosassoni &#8211; \u00e8 stata acquista come \u201ccorredo genetico\u201d. Mi \u00e8 capitato di lavorare con grandi professionisti inglesi come John Thompson &amp; Partners e constatare di persona quanto risultassero semplici e naturali <em>community planning<\/em> complessi che impiegavano decine di persone ed erano studiati fino nei minimi dettagli.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">7. Quanto contano la politica e i referenti istituzionali nell\u2019attuazione di progetti finalizzati a valorizzare le specificit\u00e0 di comunit\u00e0 e quartieri, e orientati a proporre un uso pi\u00f9 responsabile delle risorse?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>La politica conta molto, ma \u00e8 necessario non farsi condizionare<\/strong>. Capita spesso che un Sindaco o un Assessore, trovandosi di fronte a una questione complessa, decida di convocare i soggetti interessati, riunire i diversi partner, coinvolgere le associazioni che operano in un quartiere o anche i singoli cittadini che vi risiedono. La scelta di aprire un processo partecipativo \u00e8 talvolta compiuta volontariamente (e informalmente) da un amministratore pubblico che ritiene utile allargare la platea dei decisori e responsabilizzarli. In alcuni casi \u00e8 incoraggiata (o addirittura prescritta) dalla legge. <strong>Sono ormai quasi quindici anni che le leggi prevedono forme di decisione inclusiva, come le conferenze di servizi, gli accordi di programma o i diversi istituti che passano sotto il nome di programmazione negoziata<\/strong>. Il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini \u00e8 esplicitamente previsto in programmi di riqualificazione urbana come i gi\u00e0 citati contratti di quartiere. L\u2019Unione Europea ha dato un fortissimo impulso in questa direzione: \u00e8 quasi impossibile trovare un programma comunitario in cui non compaiano, con grande rilievo, espressioni come partenariato, coinvolgimento dei cittadini, partecipazione.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">8. Ritiene che la progettazione partecipata possa rappresentare una reale opportunit\u00e0 lavorativa \u2013 autonoma o dipendente \u2013 per i laureati in architettura?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\"><strong>Ritengo che certamente sia un modo per ampliare la capacit\u00e0 degli architetti<\/strong> di orientarsi all\u2019interno di un mercato che ci presenta sempre nuove sfide, <strong>di stare dentro a una societ\u00e0 che<\/strong> cambia di continuo e che<strong> richiede sempre nuovi profili professionali<\/strong>.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">9. Come si avvia un progetto di Ecoazioni? Quali sono i passaggi fondamentali per un libero professionista che voglia seguire il vostro esempio?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Oltre ad una formazione di base nel settore delle metodologie e tecniche di partecipazione consiglierei, in particolare ai giovani, di <strong>farsi un\u2019idea diretta attraverso stage formativi<\/strong>. Noi in questi anni abbiamo avuto decine di stagisti che hanno principalmente avuto l\u2019occasione di constatare \u201cdall\u2019interno\u201d come nasce e si conduce un processo partecipativo.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">10. Ci sono competenze o ruoli per i quali Ecoazioni ricorre a collaboratori esterni? Se s\u00ec, attraverso quali canali avviene la ricerca e il successivo contatto con i potenziali candidati?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">A chi, come noi, opera a livello nazionale, un processo partecipativo richiede in primo luogo di confrontarsi con contesti sempre diversi. <strong>La scelta \u00e8 quella di integrare il nostro team con risorse locali che facilitano le relazioni in situ<\/strong> e fanno avviare la nostra fase di ascolto ancora prima di iniziare il progetto. Le modalit\u00e0 di reperimento di tali risorse sono varie e dipendono dai contesti territoriali. Selezioniamo candidati anche <strong>attraverso una \u201cbanca dati\u201d<\/strong>, basata sui curriculum che ci vengono inviati spontaneamente da coloro che vogliono collaborare o fare stage con noi.<\/p>\r\n<p class=\"domanda\">11. Pu\u00f2 segnalarci le prossime iniziative di Ecoazioni?<\/p>\r\n<p class=\"risposta\">Attualmente le attivit\u00e0 su cui ci stiamo impegnando e che prevedono la partecipazione, sono: la VAS del Piano Strutturale dei comuni del consorzio faentino; il progetto strariflu, strategia di riqualificazione fluviale partecipata del Parco Oglio: l\u2019introduzione della VAS nella pianificazione comunale con la Provincia di Ascoli; le Linee Guida per redazione del Piano Urbano della Mobilit\u00e0 (PUM) del Comune di Pesaro e due progetti INTERREG IIIB uno sulla rivitalizzazione dei centri storici ed uno sui nuovi quartieri ecologici. E\u2019 comunque possibile essere aggiornati sulla nostra attivit\u00e0 e consultare materiali relativi ai nostri progetti consultando il nostro sito <a href=\"http:\/\/www.ecoazioni.it\" target=\"_blank\">www.ecoazioni.it<\/a><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9<\/strong>: ECOAZIONI per uno sviluppo locale sostenibile <a href=\"http:\/\/www.ecoazioni.it\" target=\"_blank\">www.ecoazioni.it<\/a><br \/> via B. Ubaldi, Centro Direzionale &#8220;Prato&#8221; &#8211; 06024 Gubbio (PG) <br \/> Tel. 075-9222693 Fax 075 \u2013 9272282 <br \/> E-mail: <a href=\"mailto:massimo.bastiani@uniroma1.it\">m.bastiani@ecoazioni.it<\/a> &#8211; <a href=\"mailto:massimo.bastiani@uniroma1.it\">massimo.bastiani@uniroma1.it<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimo Bastiani architetto, svolge attivit\u00e0 professionale maturando la propria esperienza nei settori dell&#8217;urbanistica ambientale ed architettura ecologica. 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