mostre di architettura
 
  professione Architetto
 

aggiornamento
20 dicembre 2002

  Dove e quando
 

Openspace, via Marconi 1, Milano
dal 19.12.02 al 02.02.03

Orari
ma/ve h.11-19, sa/do h. 11-17
chiuso 25/26 dicembre 2002
01 gennaio 2003

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Quartieri Milano
Un progetto di gruppo A12 + stephen waddell
| premessa | i quartieri | materiali della mostra | gruppo A12 | Stephen Waddell |

Premessa

Con Quartieri Milano gruppo A12 prosegue la propria ricerca sulla condizione urbana contemporanea. Il progetto, realizzato grazie al contributo del Settore Giovani del Comune di Milano, si propone di articolare una riflessione sulle trasformazioni della città contemporanea sui modi con i quali viene abitata, attraverso una rilettura dei caratteri fisici, spaziali ed ambientali dei quartieri milanesi realizzati durante gli anni cinquanta.

Il progetto si sviluppa attraverso una mostra ed un volume. Al lavoro di osservazione e descrizione (immagini e video) di gruppo A12 si affianca il progetto fotografico dell’artista canadese Stephen Waddell. Vengono proposti in questo due differenti punti di vista sulla medesima realtà urbana nell'intenzione di costruirne una visione frammentaria e accidentata che possa determinare una differenza molteplice di giudizi.

La mostra sarà anche occasione per un seminario di discussione che si terrà nel mese di gennaio (data da definire) a cui saranno invitati a partecipare, tra gli altri, Paolo Fareri, Paola Di Biagi, Francesco Infussi, Cino Zucchi autori di contributi presenti nel volume Quartieri Milano.

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Abitare la città oggi: quartieri come pretesti

La città è per eccellenza luogo di sovrapposizioni e continue riscritture di differenti modi di intendere e costruire lo spazio urbano che si sono sedimentati nella materialità delle sue differenti parti. Osservare la città contemporanea significa non solo guardare al nuovo, ma anche a come modelli del passato vengono reinterpretati e vissuti oggi, alla luce dei bisogni e delle pratiche che l’abitare contemporaneo comporta. La scelta di osservare, selezionare e e descrivere i caratteri dei quartieri di edilizia pubblica realizzati nel periodo postbellico a Milano si inscrive in questa prospettiva, partendo dall’ipotesi che quelle esperienze, seppure legate alle contingenze del particolare periodo storico, abbiano espresso e tradotto in forme una carica innovativa e ideologica e una rilfessione sulla dimensione dell’abitare che oggi appare dimenticata.

Il quartiere QT8, il quartiere Harrar o il quartiere Feltre per fare alcuni esempi, pur nelle loro differenze, hanno rappresentato alcuni degli episodi più interessanti della storia dell’urbanistica milanese e italiana. Il sogno del Movimento Moderno, alimentato dalle necessità della ricostruzione postbellica e dalla necessità di offrire nuovi alloggi, trovava in quelle occasioni le condizioni per poter realizzare gli assunti della propria teoria. In una condizione di forte ripensamento delle regole e vincoli normativi, i progetti degli architetti chiamati a sperimentare nuove forme di abitare e nuove tecniche costruttive, hanno dato vita a quartieri carichi di innovazione e del desiderio di rifondare su nuove basi le regole dell’abitare moderno.

A distanza di cinquant’anni questi episodi, oramai assorbiti nel tessuto urbano consolidato della città, possono essere interpretati come esempi di modelli abitativi, che non si ritrovano nella storia della costruzione della città contemporanea. Il contesto sociale e politico nel quale è maturato il progetto per il quartiere è profondamente mutato e rispecchia le trasformazioni che hanno investito la città contemporanea: è cambiata la committenza, che da pubblica e centralizzata è esplosa in una moltitudine di soggetti, sono cambiati gli stili di vita, ma soprattutto è venuta a mancare quella spinta ideologica e idealista che poneva l’idea della comunità al centro delle sperimentazioni sulla forma della città. Se la città oggi si costruisce e si trasforma seguendo altri parametri e altre finalità, questi quartieri continuano ad essere una testimonianza di un modello possibile di fare architettura, di realizzare perti di città e in generale di abitare.

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Due sguardi contrapposti: i materiali della mostra

La mostra non ricostruisce un percorso storico nè restituisce le vicende che hanno accompagnato un periodo complesso della storia urbana milanese, ma assume queste parti di città come campi sui quali esercitare, oggi, lo sguardo. All'esercizio descrittivo dei caratteri dei quartieri osservati, fatta a partire da un approccio attento ai caratteri fisici del luogo, è affiancata e contrapposta l’interpretazione che di quegli stessi spazi ci viene suggerita dal lavoro di un artista.

Le due sezioni complementari e contrapposte della mostra intendono instaurare un dialogo che si confronta sia sul piano dei linguaggi sia su una differente interpretazione degli spazi urbani osservati. La prima sezione, realizzata da gruppo A12 restituisce attraverso sequenze di immagini e video, differenti temi. Sette televisori, allestiti nello spazio centrale dell’Open Space, mostrano al visitatore in sequenza le mappe dei quartieri, le differenti declinazioni del rapporto tra edifici e spazi verdi, il sistema dell’accessibilità e il rapporto con il contesto, dettagli dei materiali usati, gli episodi di "manomissione" cui sono stati soggetti gli spazi dei quartieri, la natura degli spazi collettivi, per fare alcuni esempi. La seconda sezione si compone delle fotografie che restituiscono l’interpretazione che l’artista canadese Stephen Waddell dà di questi luoghi.

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gruppo A12

è un collettivo di architetti nato a Genova nel 1993, attualmente attivo tra Genova e Milano. Lavora intorno ai temi dell’architettura, dell’urbanistica e dell’arte contemporanea con strumenti e modalità espressive eterogenee, affiancando alla progettazione architettonica e urbana, attività didattiche e di ricerca e la realizzazione di mostre e installazioni in Italia e all’estero.

Ha partecipato a diversi concorsi di architettura, ottenendo il primo premio nel concorso per la riqualificazione delle aree lungo le Ferrovie Nord Milano Cadorna-Bovisa, con Stefano Boeri (1994), nel concorso della Regione Liguria per piattaforme di riciclaggio rifiuti (1996), con Isabella Artuso e nel concorso "Europan 5" a Biel/Bienne in Svizzera (1999). Nel 1997, vincendo il concorso "Opera prima", ha realizzato un edificio di 25 alloggi a Borghetto Lodigiano (Milano). Nel 2000 è stato invitato ai concorsi ad inviti per la realizzazione degli infobox del Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Roma presso la Biennale di Venezia, e della Triennale di Milano.
Dal 2000 ha realizzato diversi progetti di allestimento di mostre ed esposizioni tra cui l’allestimento della mostra "Uniforme", PittiImmagine Stazione Leopolda, a Firenze e al museo P.S.1 di New York, USA e quello della mostra "Urgent Painting" presso il Musée d'art moderne de la Ville de Paris, Parigi.

Ha partecipato a mostre ed esibizioni con installazioni e progetti. Nel giugno 2000 ha partecipato con Udo Noll e Peter Scupelli alla "VII Mostra Internazionale di Architettura. Biennale di Venezia" con il progetto web "parole", un archivio dinamico della città contemporanea, che ha successivamente ricevuto il Premio speciale "internationaler medienkunstpreis 2000", SWR Südwestrundfunk e ZKM di Karlsruhe. Ha lavorato con installazioni e interventi metropolitani sul tema dello spazio pubblico in occasione della Biennale dei giovani artisti a Torino (1996), e di "manifesta 3" a Lubiana, e "Fuoriuso" a Pescara (2000). Nel 2002 ha realizzato le mostre personali "N33 51.917' E130 47.808'" presso il Center for Contemporary Art di Kitakyushu, Giappone; "12.11.1972" presso la galleria Pinksummer di Genova, "Genève / l'image habitable" presso la galleria Attitudes di Ginevra, Svizzera, e ha partecipato Biennale di Shanghai 2002 con il progetto "Mobile Biennale Building 3000TM".

I lavori di gruppo A12 sono stati pubblicati in diverse riviste e libri di arte e architettura.
gruppo a12 è composto da Nicoletta Artuso, Andrea Balestrero, Gianandrea Barreca, Antonella Bruzzese, Maddalena De Ferrari, Fabrizio Gallanti, Massimiliano Marchica.

Per il progetto quartieri milano ha collaborato l'architetto belga Francis De Wolf

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Stephen Waddell

è nato a Vancouver, Canada nel 1968, dove nel 1994 termina i propri studi d’arte presso la MFA University of British Columbia, Vancouver, Canada.
Formatosi come artista figurativo, Stephen Waddell utilizza contemporaneamente la pittura e la fotografia come strumenti espressivi della propria ricerca artistica. Il suo lavoro ha da sempre avuto a che fare con "l’arte della descrizione", avvicinando la maggior parte della sua produzione a "quello stile documentario" che attraversa la storia dell’arte.
Dal 1997 vive e lavora tra Berlino e Vancouver e partecipa a mostre ed esposizioni in Europa e in Canada.

Mostre personali dei suoi lavori sono state realizzate nel 2002 a Berlino presso la galleria Wissenschaftskolleg (Consigned to the Street) e a Vancouver presso la Monte Clark Gallery (New Pictures); nel 2001 a Vancouver presso la Monte Clark Gallery (Il Killer), a Lucerna alla Raum für Aktuelle Kunst (Stephen Waddell) e a Stoccarda presso l’Akademie Schloss Solitude (Conspirators, 2000 e Stephen Waddell, 1997).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui nel 2001 Roy Arden, Scott McFarland, Howard Ursuliak, Stephen Waddell, Jeff Wal, presso la Monte Clark Gallery a Toronto; nel 2001 Solitude im Museum alla Staatsgalerie di Stoccardae al Musée d'art Moderne a St.Etienne; nel 1999 Pictures of Pictures, Arnolfini presso la Bristol & Norwich Gallery a Norwich e After Photography presso la Monte Clark Gallery a Vancouver; nel 1995 EAST international al Sainsbury Centre for Visual Arts, Norwich Gallery.

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