Emanuele Santini vince il concorso Hostel for Hope e dona speranza alle donne tanzaniane malate di cancro

Emanuele Santini, architetto italiano co-fondatore e direttore del Masa Studio di Roma, ha conquistato la giuria del concorso internazionale Hostel for Hope, bandito per progettare un centro di degenza e riabilitazione per le donne malate di tumore e sottoposte a trattamenti chemioterapici in Tanzania.

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Emanuele Santini, architetto italiano co-fondatore e direttore del MASA STUDIO di Roma dal 1997, ha conquistato la giuria del concorso internazionale Hostel for Hope, bandito dalla ONG Pink Ribbon Red Ribbon, dall'American Cancer Society e da altre organizzazioni per progettare un centro di degenza e riabilitazione per le donne malate di tumore sottoposte a trattamenti chemioterapici in Tanzania. La vittoria è andata all'architetto romano, selezionato tra 96 partecipanti, grazie all'entusiasmo e alla soddisfazione suscitata in chi ha giudicato i progetti pervenuti.

La proposta vincitrice è stata capace di creare una comunità "home-away-from-home", una casa lontana da casa per le donne impegnate a lottare contro il cancro. Si tratta di una risposta a una necessità enorme, perchè sono migliaia le donne nel Paese costrette a percorrere grandi distanze, a pagare un alloggio o, più semplicemente, a stare a casa aspettando di morire.

Il team di Emanuele Santini ha sfruttato ingegnosità e creatività per progettare alloggi affidabili e sostenibili. A partire dal concorso, come hanno sostenuto i membri della giuria, sarà possibile trasformare i sogni in realtà, offrendo un effettivo vantaggio alle donne che necessitano di un trattamento terapico per salvare la propria vita.

Il progetto vincente si è distinto per le idee alternative che persegue, per le soluzioni esteticamente piacevoli e per la coerenza con le tradizionali tecniche costruttive. 

Il progetto

I partecipanti sono stati invitati a presentare una proposta per ospitare, durante il soggiorno ospedaliero, le donne sottoposte a trattamenti di riabilitazione, perché malate di tumore, a Mwanza, nei pressi del centro medico di Bugando, vicino al lago Vittoria. 

L'idea del progetto nasce dalla volontà di rispettare e ricreare le caratteristiche aree rurali dell'Africa subsahariana, luogo in cui attualmente vive la maggior parte dei futuri ospiti dell'ostello. Il complesso segue l'organizzazione caratteristica dei nuclei familiari delle zone rurali africane, costituite da diverse unità protette da un recinto.

Il progetto si compone di un quadrato 8x8 m dedicato agli spazi pubblici e un altro quadrato 6x6m per lo spazio privato, destinato a camere per ospiti e personale. Il volume del modulo monolitico è caratterizzato da alte e massicce pareti monostrutturali che si aprono sul tetto e permettono la diffusione della luce all'interno, oltre che la ventilazione naturale. 

Una piattaforma lineare che funge da coperchio collega i volumi in un unico elemento, ma lascia la struttura dinamica e flessibile. Le unità saranno assemblate sotto una grande copertura che funge da dispositivo di sicurezza ma, contemporaneamente, assolve a funzioni bioclimatiche ed energetiche precise.

La piastra genera aree protette, garantisce la vita della comunità, filtra spazi pubblici e privati, protegge la privacy degli ospiti dell'ostello e, all'occorrenza, può essere aperta al territorio e alla popolazione del luogo. Le attività non arrecheranno disturbo agli ospiti dell'ostello, perchè per ogni camera si è cercato di garantire privacy e relax. La grande copertura, inoltre, collega le diverse unità attraverso percorsi che si aprono al paesaggio, proprio come avviene in un villaggio rurale africano. 

La disposizione dei singoli moduli, ognuno dei quali protetto da zanzariere perfettamente integrate con l'architettura, consente di avere, sotto la piastra comune, una certa flessibilità e trasparenza spaziale, sia in senso trasversale che longitudinale, creando diverse prospettive aperte sul paesaggio e, in particolare, sul lago Vittoria. 

I principali materiali da costruzione usati sono stati selezionati con l'intento di impegnare la comunità anche nel processo di costruzione. Le murature portanti sono in mattoni fabbricati in loco utilizzando materie prime locali e assemblati da forza lavoro dell'area. 

Per maggiori informazioni visitare www.pinkribbonredribbon.org e www.masa-studio.com

 

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