Inarcassa: in aumento le cancellazioni, crediti verso gli iscritti per 912 milioni di euro

I dati del bilancio consuntivo 2017

Ammontano a 912 milioni di euro i crediti che l'Inarcassa vanta verso i suoi iscritti. Il dato emerge nel Bilancio consuntivo 2017 che il Comitato nazionale dei delegati ha approvato nelle riunioni del 19 e 20 aprile. La cifra, riportata nel bilancio, è aggiornata al 28 febbraio 2018 ed è cresciuta di quasi 29 milioni rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. 

L'anno si è chiuso con un avanzo economico di 614,8 milioni di euro e una crescita del patrimonio netto che, alla fine del 2017, ha superato i 10,1 miliardi di euro, contro i 9,5 dell'esercizio precedente. 

Quanto alla dinamica degli iscritti, questi risultano in leggera riduzione rispetto al 2016 (-0,2%). Inclusi i pensionati contribuenti, ossia i pensionati che continuano a svolgere la libera professione, gli iscritti al 31 dicembre risultano 168.109. A calare sono gli iscritti che godono della contribuzione ridotta, in pratica gli under 35, il cui numero si è ridotto del 5,6% rispetto all'anno precedente. Un calo più che ripianato dall'incremento del numero di pensionati contribuenti, cresciuti in numero del 7,2% rispetto al 2016. Sul totale degli iscritti hanno pesato anche le cancellazioni.

Nonostante il numero degli under 35 sia in discesa, «dopo la flessione degli anni precedenti, nel 2017 è tornato ad aumentare il flusso dei neoiscritti under 35, con un incremento del +13,2% rispetto al 2016. Al suo interno continua a crescere, a ritmi sostenuti, la componente femminile: tra gli ingegneri l'aumento, in un solo anno, è del 18%».

Si fa sentire il divario tra Nord e Sud. Caso estremo la Calabria, dove il reddito medio degli architetti è sceso sotto la soglia dei 10mila euro.

912 milioni di crediti verso i professionisti

Di quei 912 milioni vantati, circa 270 milioni di euro non rappresentano crediti scaduti alla data di chiusura del bilancio,  ma sono legati alle dilazioni e alle rateizzazioni concesse ai professionisti (agevolazioni che Inarcassa ha messo in piedi per favorire gli iscritti già da alcuni anni, come la dilazione del conguaglio e il pagamento a rate dei minimi). 

Restano comunque circa 640 milioni di euro, che rappresentano una somma considerevole, su una parte dei quali sono state avviate azioni. In particolare - si legge nel bilancio - «risultano avviate, in base alla procedura interna di gestione recupero del credito, azioni per circa 280 milioni di euro, pari al 44% dell'importo dei crediti scaduti. Di tale importo circa 100 milioni sono stati già affidati all'Agenzia delle Entrate Riscossione, mentre circa 160 milioni sono oggetto di recupero giudiziale».

Circa 270 milioni sono stati inseriti nella "voce" Fondo svalutazione dei crediti, dunque, si tratta di una somma che si ritiene di non riuscire a riscuotere. 

«In corso d'anno - si legge ancora nel bilancio -  sono state avviate attività di recupero per un valore complessivo di circa 114 milioni di euro comprensivi di: provvedimenti di messa in mora su professionisti inadempienti, propedeutici all'affidamento delle azioni di recupero; affidamenti per recupero giudiziale mediante decreto ingiuntivo; recupero del credito mediante trattenuta mensile; riscossione tramite ruolo esattoriale (Agenzia delle Entrate Riscossione)».

Quanto alle iniziative di recupero, queste sono state «attivate utilizzando i canali attualmente a disposizione dell'Associazione. In tal senso, al tradizionale recupero in via giudiziale, si è affiancato, nel corso del 2017, quello a mezzo ruolo esattoriale. Dopo la sottoscrizione, a fine 2015, della Convenzione tra l'Adepp ed Equitalia, Inarcassa ha avviato le attività propedeutiche al convenzionamento per la riscossione dei contributi non versati. Tale percorso, concluso a giugno 2017 con la sottoscrizione della Convenzione, ha subito diverse battute d'arresto legate alle vicende connesse alla definizione agevolata, la cosiddetta "rottamazione", e a quelle soggettive dell'Agente della Riscossione».

«Nell'attuale contesto e con gli strumenti a disposizione - da quanto si legge sempre nel bilancio consuntivo 2017 - per ipotizzare una forte riduzione del credito, si dovrebbe immaginare una sensibile ripresa del Paese e della propensione individuale al pagamento ovvero, in alternativa, la reingegnerizzazione del sistema di riscossione coattiva (giudiziale e stragiudiziale) e l'introduzione di procedure efficienti che consentano il recupero nell'esercizio di affidamento non consentite al momento agli Enti Previdenziali Privatizzati».

Cancellazioni in crescita

«Sul totale degli iscritti hanno pesato due fenomeni di segno contrapposto - si legge nel bilancio -: la riduzione delle iscrizioni lorde e l'incremento delle cancellazioni. Nell'ultimo decennio il flusso annuo di iscrizioni lorde è gradualmente passato da valori medi di 12.500 unità (tra il 2007 e il 2010) a poco più di 10.000 unità nel 2017. Nello stesso periodo le cancellazioni hanno invece registrato un andamento opposto: da valori medi di circa 6.500 unità (2007-2010) si è passati, nel 2017, a 10.400 unità».

Monte redditi leggermente in calo

Nel 2016 il monte redditi è risultato leggermente in calo rispetto al 2015. Si è passati dai 4 miliardi e 61 milioni ai 4 miliardi e 31 milioni. Più o meno costante il reddito medio (è cresciuto dello 0,5% rispetto al 2015), che si attesta intorno a 24.700 euro.

Le differenze territoriali: il Sud in sofferenza

Al Nord la crescita del reddito medio 2016 è stata pari al +2,6%. I dati migliori sono stati registrati in Lombardia (+3,2%) e nelle regioni del Nord-Est: Friuli Venezia Giulia (+13,1% a seguito di una dinamica particolarmente sostenuta degli Architetti), Veneto (+2,3%) e Trentino Alto Adige (+2,0%).

Al Centro, il reddito medio è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente (+0,6%), con una punta negativa in Umbria (-0,7%), cui si contrappongono i dati in crescita delle Marche (+1,3%) e del Lazio (+1,1%).

Al Sud e nelle Isole si sono registrate, al contrario, significative riduzioni pari, rispettivamente al -6,7% e al -4,3%. Il calo più consistente è quello registrato in Campania (-11,1%), seguono Calabria (-10,5%) e Basilicata (-9,0%). I livelli del reddito medio rimangono significativamente inferiori rispetto alla media del Paese; in Calabria, quello degli architetti è sceso al di sotto della soglia dei 10 mila euro.

di Mariagrazia Barletta

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