Portogallo, trionfo italiano al concorso per il museo del complesso archeologico di Rabaçal

progetto di Sossio De Vita, Sara Maduro e Raffaele Sarubbo (office x) e Giuseppe Parisi

È quasi interamente italiano il team vincitore del concorso internazionale indetto dall'Orden dos Arquitectos - Secção Regional Norte volto alla realizzazione del Museo per il Complesso Archeologico della Villa Romana di Rabaçal, in Portogallo.

Tra le 18 proposte presentate trionfa infatti il raggruppamento composto da Sossio De Vita (Italia), Sara Maduro (Portogallo) e Raffaele Sarubbo (Italia) di office x e Giuseppe Parisi (Italia), quattro giovani architetti già noti per numerosi concorsi vinti in ambito pubblico e interventi in contesti privati.

Secondo la giuria "il progetto favorisce la lettura della nuova architettura in relazione alla preesistenza, imponendosi come immagine netta nel paesaggio", sottolineandone inoltre le caratteristiche di «leggerezza espresse nei piani orizzontali dei tetti dei resti archeologici, l'idea di chiusura e apertura simultanee, nonché la capacità di spazio aperto a varie attività favorendo lo svolgimento di eventi en plein air.»

Un progetto che parte dalla lettura del paesaggio circostante e dalla imponente presenza dell'acqua, fattore determinante anche in termini storici, capace di influenzare le forme di occupazione urbanistiche e architettoniche oltre che sociali ed economiche, che trova al contempo la logica compositiva per la sistemazione progettuale e la tutela dell'area archeologica.

Paesaggio come museo e museo come percorso per scoprire le rovine

Su una superficie di circa 204.870 metri quadrati, l'intero complesso appare come un recinto, pensato per delimitare e proteggere le vestigia archeologiche che risultano così "sospese nel tempo". In questo modo il paesaggio diventa museo, e il museo si struttura come un percorso, estensione delle bellezze naturalistiche instaurando relazioni tra interno ed esterno.

Fulcro del progetto e profonda fonte di ispirazione dell'ordine compositivo è infatti la presenza dell'acqua, elemento di notevole rilievo all'interno dell'area in quanto la villa preesistente ne possedeva un bacino a base ottagonale, oltre al sistema della piccola terma che attingeva l'acqua dal vicino affluente per essere riscaldata. Allo stesso modo, anche nella fattoria si allevava una moltitudine di animali e si coltivava un esteso territorio agricolo grazie alla presenza dell'acqua.

Partendo proprio dall'importanza del fiume Mondego, elemento strutturante del territorio, la proposta integra il complesso archeologico a partire dalle linee d'acqua esistenti, con funzione di guida per la percorrenza attraverso la creazione di punti interesse strategici nelle aree di contatto tra elementi costruiti e paesaggistici.

Il disegno progettuale si concentra quindi nella realizzazione di un nucleo centrale, elemento di riferimento all'interno dell'area con funzione espositiva. La visita dell'area archeologica è invece segnata dalla relazione che il visitatore instaura con l'uliveto perimetrale agli scavi, nel quale i tronchi e le colonne della copertura si fondono in un unico tetto.

Le coperture che proteggono le vestigia archeologiche, sorrette da esili pilastri in acciaio, si sviluppano ad un'altezza superiore a quella dell'edificio/recinto, in modo da non interferire con la vista degli scavi.

Ne deriva l'effetto di un tetto galleggiante, la cui materialità in legno e acciaio rafforza ulteriormente l'idea di leggerezza e flessibilità nel tempo, con particolare attenzione verso l'importante raccolta delle acque piovane, che crea uno specchio d'acqua leggibile dai punti più alti dell'area, funzionando da cisterna idrica per la zona degli scavi.

di Elisa Scapicchio

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