«D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda». Lo scriveva Italo Calvino nelle sue «Città invisibili», condensando in poche parole forse l'idea del viaggio. Ma se al posto di «città» leggiamo «architettura», ecco che le riflessioni di Calvino ben descrivono il senso del Renzo Piano World Tour, il premio, ideato dalla Fondazione Renzo Piano, concepito come un'opportunità, molto speciale, di formazione e di studio che, giunto alla quarta edizione, permette a giovani architetti di viaggiare per 40 giorni alla scoperta dei più importanti esiti che l'architettura degli ultimi decenni ha saputo produrre.

I quattro neolaureati, selezionati nel 2020, a causa della pandemia che ha sconvolto il globo, iniziano solo adesso il loro viaggio tra alcuni dei capolavori che i più grandi interpreti dell'architettura hanno ideato. Quest'anno, per motivi logistici legati alla particolare condizione sanitaria, si è deciso di contenere l'itinerario tra i confini dell'Europa, con un unico "strappo" in Africa, ad Entebbe (Uganda), dove i quattro ragazzi visiteranno il Centro di eccellenza di chirurgia pediatrica della Ong Emergency, fondata dal compianto Gino Strada.

Un itinerario che tocca oltre 20 città, con la possibilità di visitare oltre 40 opere progettate da Renzo Piano e dal Renzo Piano Building Workshop e circa 180 da altri celebri architetti, senza dimenticare i grandi maestri come: Le Corbusier, Auguste Perret e Gerrit Rietveld. Un patrimonio che è espressione dell'arte del costruire, a disposizione per essere osservato, indagato, vissuto; pronto a rispondere alle domande, tutte personali, che ciascun giovane architetto vorrà porre.

«L'idea di questo viaggio è nata proprio perché i ragazzi potessero, visitando gli edifici, carpire aspetti che non si possono cogliere a distanza. Visitare un edificio è un'esperienza insostituibile, nonostante l'accesso alle informazioni oggi sia molto agevole. Ciascuno potrà, a seconda dei propri interessi, cogliere i particolari che più gli interessano. Ci saranno ragazzi più sensibili al dettaglio della costruzione, altri agli aspetti sociali dell'architettura: ogni esperienza dipende dalla percezione che si ha delle cose, dalla sensibilità personale e dagli interessi specifici di ciascuno. Anche osservare come gli edifici sono vissuti, abitati e utilizzati è un'esperienza importante», spiega Milly Rossato Piano, direttrice dei programmi educativi e della conservazione della Fondazione Renzo Piano.

Da sinistra a destra: Manuel Bouzas, Alberta Benedetti, Joseph de Metz, Nicholas Ryan Coates

I quattro neo-laureati scelti da altrettante Università

A scegliere i quattro neo-architetti, che hanno iniziato il loro tour da Parigi il 30 giugno, sono state quattro prestigiose Università: ciascuna, attraverso un bando pubblico, ha selezionato un giovane laureato. Nicholas Ryan Coates per la Oslo School of Architecture and Design (Norvegia), Manuel Bouzas per la Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid (Spagna), Alberta Benedetti per l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia e Joseph de Metz per l' École Nationale Supérieure d'Architecture Paris-Malaquais (Francia) sono ormai in marcia, all'inizio di un viaggio che, come negli anni passati, ha come leitmotiv dell'iniziativa «L'arte della costruzione: l'importanza dei dettagli strutturali».

L'arte del costruire

Un'attenzione, quella al dettaglio costruttivo, che «riflette l'approccio progettuale seguito da Renzo Piano e dallo studio, sin dai primi progetti con l'ingegnere Peter Rice (1935-1992, nda)», riferisce ancora Milly Rossato Piano. Lo scambio intenso e reciproco tra i due, l'architetto lo definisce un «ping-pong», che poi dà origine ad una ibridazione delle competenze che trova la sua espressione nella fusione tra le ragioni della forma e quelle strutturali, mettendo d'accordo la voglia di sperimentare con un fare artigianale. «La Menil Collection a Houston, in Texas, l'aeroporto internazionale di Osaka, in Giappone, e la chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo esprimono proprio questa attenzione», prosegue Milly Rossato Piano. Ma quell'approccio è rimasto e - sottolinea - «fa parte della quotidianità dello studio: in tutti i progetti ci sono interlocutori che aiutano ad entrare nel dettaglio». Ecco che l'invito a soffermarsi sui dettagli diventa centrale anche per i partecipanti al RPWT.

Non solo, il viaggio può anche essere colto come un allenamento volto ad osservare l'architettura nella vita quotidiana delle persone insieme alle relazioni - solitamente complesse - che intercorrono tra architettura, cultura e spirito del luogo. Il viaggio diventa così anche una palestra per la futura professione. «Non si può cominciare a lavorare su un progetto se non si è stati sul posto e se non si è capito il contesto», ci ricorda ancora Milly Piano.

Il supporto di diversi attori

A sostenere e finanziare il RPWT 2022, oltre alla Fondazione Renzo Piano, ci sono: la Fundación Botín, storica fondazione spagnola che ha come fine la creazione di sviluppo a partire dal talento creativo, Selvaag Gruppen, developer e operatore real estate norvegese e The Vitra Design Foundation cui si deve la nascita e la crescita del ben noto museo di design a Weil am Rhein, in Germania. Collabora al progetto, sin dall'inizio, ProviaggiArchitettura.

La narrazione

professionearchitetto seguirà gli spostamenti dei quattro architetti-viaggiatori con articoli e post sui social. Un'occasione per riflettere e approfondire alcuni tra i più elevati esiti che l'architettura ha saputo produrre, a partire da nuovi e spontanei punti di vista, ossia attraverso gli occhi e le riflessioni dei giovani architetti, che, con taccuino alla mano, ogni giorno condenseranno le loro osservazioni in schizzi, congeleranno in scatti i loro punti di vista e appunteranno le loro riflessioni. Saranno come degli inviati speciali che ci aiuteranno a scoprire qualcosa in più e di inedito di architetture, anche meno note o in fase di costruzione.

Un assaggio delle tappe

Il viaggio comincia dalla Ville Lumière, dallo studio parigino del Renzo Piano Building Workshop, per poi andare alla scoperta delle numerose opere dell'architetto genovese, si inizia proprio da Parigi con la Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, il neonato campus dell'École Normale Supérieure Paris-Saclay e il cantiere per la ristrutturazione di un edificio del 1927, considerato, all'epoca, il più bel cinema d'Europa.

Abbandonata la Francia, non mancherà una visita al celebre Vitra campus a Weil am Rhein, in Germania, con architetture iconiche di Ando, Buckminster Fuller, Gehry, Grimshaw, Hadid, Herzog & de Meuron, Sanaa, Shinohara e Siza.

Tanti i capolavori di Piano e del RPBW che i giovani architetti potranno studiare nel dettaglio. Immancabili le visite al museo Nemo, il Centro nazionale per la scienza e la tecnologia nel cuore di Amsterdam, a Potsdamer Platz a Berlino, all'Astrup Fearnley Museum di Oslo, al grattacielo The Shard di Londra, al Centro Botín, il polo dell'arte che con la sua vibrante pelle ceramica si affaccia sulle acque della città di Santader, al centro culturale della fondazione Stavros Niarchos realizzato a Kallithea, alle porte di Atene, con l'Opera nazionale greca, la biblioteca nazionale e un parco pubblico di 170mila mq, nati da una collina artificiale con vista sul mare e sull'acropoli. Ed ancora: l'Istanbul Museum of Modern Art nello storico quartiere Beyoğlu, che attende di essere inaugurato e l'ampliamento della sede del Cern a Ginevra, attualmente in costruzione.

Sono solo alcune delle tante tappe dell'intenso itinerario. Non mancherà l'Italia con il Children's Hospice che sta per essere completato a San Lazzaro (Bologna), la Lingotto Factory e il grattacielo Intesa San Paolo a Torino, il polo industriale Pirelli a Settimo Torinese, l'Auditorium Parco della Musica a Roma e l'Auditorium del Parco all'Aquila.

Ma, le opere di Renzo Piano e del RPBW non saranno che il 20% delle architetture che l'itinerario prevede. Fanno parte del programma di viaggio tanti capolavori, ideati, solo per fare alcuni nomi, dai maestri dell'architettura del calibro di Le Corbusier, Auguste Perret, Gerrit Rietveld, Hendrik Petrus Berlage. E poi le opere di noti architetti e studi, come: Tadao Ando, Jean Nouvel, Dominique Perrault, Christian de Portzamparc, Toyo Ito, Peter Zumthor, Mvrdv, Richard Rogers, Rafael Moneo e tanti altri.

Al termine di ogni esperienza di viaggio del RPWT un libretto, edito da Lettera22, racconta con parole, schizzi e fotografie le opere visitate dagli architetti-viaggiatori.

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