Un'infrastruttura verde che organizza lo spazio e ne orienta l'uso, definendo una sequenza di condizioni tra loro interconnesse: una piazza polifunzionale, un percorso immersivo e una microforesta ad alta densità. Un elemento che non delimita, ma connette, costruendo una transizione graduale tra ambiti urbani e paesaggistici.
È l'«anello della biodiversità» l'elemento centrale del progetto per Piazza-Parco Bachelet a Maglie, comune in provincia di Lecce, firmato da DKA - Diele Kerciku Architetture con la partecipazione di SIT&A, Marco Antonini Architects, Studio Matera e dello Studio Scalera.
Il progetto vincitore di un concorso di progettazione, dopo aver ricevuto 4 milioni dei Fondi coesione, è stato presentato alla cittadinanza. Dopo, l'arrivo dello stanziamento, il gruppo di progettazione ha lavorato a una revisione dell'impianto progettuale originario, adeguandolo alle risorse disponibili, rafforzando alcuni temi centrali dell'intervento.
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«L'aggiornamento - fanno sapere i progettisti - ha portato a semplificare alcune parti del programma iniziale e a concentrare maggiormente il progetto sul sistema dello spazio pubblico e del paesaggio. In particolare, è stato eliminato un edificio previsto nella proposta originaria, ritenuto oggi meno necessario rispetto alle funzioni già presenti nell'area, e questa scelta ha permesso di sviluppare ulteriormente il tema dell'Anello della Biodiversità, che è diventato l'elemento strutturante della nuova Piazza-Parco».
Il concorso era stato promosso attraverso il Fondo concorsi progettazione e idee per la coesione territoriale istituito presso l'Agenzia per la Coesione Territoriale, finalizzato ad accelerare i processi progettuali nei comuni delle regioni del Mezzogiorno e del Centro Italia, tra cui la Puglia.

«Non si trattava di disegnare una nuova piazza, ma di ricostruire un sistema di relazioni oggi interrotte. Abbiamo lavorato cercando una forma di semplicità che non fosse semplificazione, ma il risultato di scelte precise. L'intervento nasce da qui: togliere ciò che creava discontinuità e costruire un equilibrio tra architettura e paesaggio. L'anello verde rende visibile questo lavoro: è un segno continuo che organizza lo spazio e lo rende riconoscibile nel tempo», raccontano Vincenzo Diele e Eljor Kerciku, fondatori di DKA - Diele Kerciku Architetture.
L'Anello della biodiversità
L'intervento di architettura urbana è fondato su un lavoro di ricerca e ridefinizione dello spazio pubblico e affronta un ambito segnato da discontinuità spaziali e funzionali, proponendo una nuova configurazione capace di ristabilire relazioni tra le diverse parti della città, attraverso un sistema riconoscibile in cui l'Anello della Biodiversità assume un ruolo centrale.


Il disegno del paesaggio introduce una stratificazione vegetale ispirata alla macchia mediterranea, attraverso l'impiego di specie autoctone e una progressiva densificazione del verde. Questo sistema non assume un ruolo puramente compositivo, ma contribuisce alla regolazione microclimatica, all'aumento dell'ombreggiamento e alla costruzione di un ambiente urbano più resiliente. A questa strategia si affianca la definizione dei materiali e delle soluzioni tecniche. Il progetto prevede l'utilizzo di pietra locale, pavimentazioni drenanti e superfici semi-permeabili, con l'obiettivo di ridurre le superfici impermeabili e migliorare la gestione delle acque meteoriche.
Il sistema vegetale contribuisce inoltre alla mitigazione delle temperature e alla costruzione di un microclima più equilibrato, migliorando la qualità ambientale complessiva. La presenza della microforesta e del percorso immersivo introduce una dimensione esperienziale, in cui il rapporto tra città e natura si costruisce attraverso transizioni progressive. L'Anello della Biodiversità diventa così un dispositivo capace di accompagnare il passaggio da una condizione urbana compatta a una dimensione più naturale e stratificata. Il progetto introduce inoltre una chiara dimensione temporale.
La realizzazione dell'Anello della Biodiversità è concepita come un processo partecipativo, in cui la messa a dimora delle essenze coinvolge la comunità e attiva una crescita progressiva del sistema vegetale. Lo spazio è quindi predisposto a evolvere nel tempo, integrando trasformazione e uso.
Una nuova centralità
Il progetto si sviluppa attraverso una riorganizzazione del suolo e una ridefinizione delle gerarchie dello spazio aperto. L'eliminazione della carrabilità di Corso Cavour consente di trasformare un sistema disarticolato in una grande piazza-parco unitaria, in cui lo spazio viene reso continuo e attraversabile. Più che introdurre nuovi elementi, il lavoro agisce sulla struttura dello spazio, chiarendo i rapporti tra percorsi, margini e aree di permanenza. All'interno di questo assetto, il sagrato della chiesa viene ridefinito come spazio aperto e integrato, capace di estendere la propria funzione oltre il perimetro liturgico e di partecipare alla vita collettiva. La sua riconfigurazione contribuisce alla costruzione di una nuova centralità, in relazione diretta con la piazza e con gli spazi circostanti. In questo quadro, lo spazio viene progettato a partire dall'uso, costruendo condizioni capaci di accogliere pratiche quotidiane, attraversamenti e momenti di permanenza.









Crediti del progetto
Cliente: Comune di Maglie
Luogo: Maglie (LE)
Anno: 2026
Stato: on going
Superficie: 10600 mq
Progetto urbano architettonico e landscape: Diele Kerciku Architetture Team: Vincenzo Diele, Eljor Kerciku, Valeria Rellori, Ida Orlando, Federica Patrizi, Sofia Guadagni
Landscape e botanica: Marco Antonini Architects
Progetto urbanistico e viabilità: SIT&A
Progetto strutture e sicurezza: Domenico Scalera
Progetto impianti: Biagio Matera
Render: Proloog
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