Se c'è un edificio che più di ogni altro riesce a condensare il rapporto con la storia, centralità dello spazio urbano e proporzioni e misura, questa è sicuramente la Basilica Palladiana di Vicenza. 

Andrea Palladio, si sa, era un fuoriclasse: intervenne su una struttura medievale esistente, imperfetta e irregolare, senza mai volerla cancellare, propendendo per una trasformazione in dialogo con il tessuto urbano circostante. Oltre che nel rigore progettuale, infatti, la grandezza della Basilica sta sicuramente nella sua ricerca di relazione con la città, dove le logge - oltre a caratterizzare la facciata - producono ombra, profondità e connessioni visive con la piazza.

Entrare in relazione con questo capolavoro, simbolo di un'architettura che va oltre l'immagine per costruire uno spazio collettivo, non è sicuramente un'impresa facile. Una sfida per il fotografo Guido Harari, classe 1952, tra i protagonisti della cultura contemporanea - in mostra negli spazi della Basilica fino al 26 luglio - ma ancor più per lo studio Tres Architettura+Ingegneria, incaricato di curarne l'allestimento.

Attivo dagli anni Settanta, Guido Harari si è fatto conoscere per aver fotografato artisti, musicisti, scrittori e personalità della cultura internazionale attraverso uno sguardo intimo e narrativo.
L'incontro tra la sua fotografia e la Basilica Palladiana mette, così, in dialogo due mondi apparentemente lontani: da una parte l'intimità intensa e spesso teatrale dei ritratti dedicati alla musica e allo spettacolo, dall'altra la misura classica e monumentale dell'architettura di Palladio. 

Grazie all'allestimento, organizzato come una sequenza di 7 ambienti fortemente connotati, le immagini di Harari - sospese tra energia scenica e introspezione - trovano nella Basilica uno spazio capace di amplificarne il carattere iconico, trasformando la mostra in un confronto tra memoria contemporanea e grande tradizione architettonica italiana.

foto: © Cesare Gerolimetto

L'allestimento di Tres Architettura + Ingegneria 

L'itinerario visivo attraverso 300 fotografie - di volti di musicisti, artisti, intellettuali, scienziati e attivisti - racconta l'umanità di ciascuno, evitando l'effetto icona.

Articolata in 7 sezioni che seguono la cronologia della carriera di Harari, la mostra occupa lo spazio associando a ogni ambiente una diversa maniera di fotografare.

"Il nostro approccio progettuale per l'allestimento della mostra di Guido Harari - affermano Giorgio e Giulio Simioni, fondatori di TRES - scaturisce dalla volontà di istituire una forma di dialogo consapevole con la monumentale spazialitàdel salone dei Cinquecento della Basilica, nel tentativo di donare al pubblico un'esperienza di visita cherenda leggibile e manifesta la relazione di reciproco rispetto e valorizzazione tra il "contenitore" e il "contenuto" ".

A guidare il visitatore sono infatti "ambienti" ed "atmosfere", una sequenza ordinata di sezioni, in continua relazione tra loro e con l'imponente architettura medievale del salone.

Varcata la soglia d'ingresso, il primo ambiente che si incontra è la Cameretta, simbolica ricostruzione della stanza di Harari adolescente, densamente popolata di tutta l'iconografia che ha ispirato l'artista, dai poster alle pareti, alle riviste musicali, fotografie, pagine di diario, fino a copertine di dischi, autografi e memorabilia.

Si entra, poi, nel mondo della musica dal vivo, ovvero il Concerto, dove il visitatore chiamato a vivere la duplice prospettiva vissuta dall'artista in prima persona, prima come spettatore-fotografo (dalla piccola tribuna) e poi come live-reporter sul palco a fianco dei suoi musicisti/beniamini.

Da qui, attraverso una piccola rampa, il percorso di visita conduce al retroscena, caratterizzato da due pareti convergenti a specchio che delimitano il passaggio, portandoci proprio nel Backstage, importante capitolo della vita artistica di Harari.

Seguono poi il Concerto e l'ampia sezione della Musica che mi gira intorno, dilatando la visione anche verso l'architettura della Basilica e le sue solide pareti murarie che si intravedono sull'intero perimetro.

Al termine della rampa, un piccolo portale comprime il percorso della visita per giungere verso il cuore dell'esposizione, la Selva, il Pantheon dell'arte fotografica di Harari. Qui lo spazio esplode e si dilata in tutte le direzioni: le immagini, sospese dalla copertura della Basilica Palladiana , occupano lo spazio centrale della sala, mentre pareti espositive leggere dialogano con la grande parete nord dell'edificio.

Ne deriva un allestimento essenziale, in cui le fotografie di Guido Harari entrano in relazione diretta con l'architettura della Basilica, accompagnando il visitatore in un percorso continuo tra immagini e spazio.

La mostra attraversa alcune delle figure più rappresentative della cultura contemporanea: da Fabrizio De André a Bob Dylan, da Vasco Rossi a David Bowie, fino a Wim Wenders, Renzo Piano, Giorgio Armani e Roberto Baggio, un insieme eterogeneo di musicisti, artisti, intellettuali e protagonisti della cultura che racconta epoche, linguaggi e sensibilità diverse.

All'uscita, infine, una sezione in continuo aggiornamento raccoglierà invece gli scatti realizzati nella "Caverna Magica", destinati a comporre il capitolo dedicato alla città, dal titolo "Gli Occhi di Vicenza".

"GUIDO HARARI. INCONTRI - 50 ANNI DI FOTOGRAFIE E RACCONTI"
27 marzo - 26 luglio 2026

dove
Basilica Palladiana, Vicenza 

orari
martedì - domenica | ore 10 - 18

biglietti
intero: 12 euro | ridotto: 10 euro

+info: mostreinbasilica.it

Tres Architettura+Ingegneria: tra pratica e filosofia progettuale

TRES architettura+ingegneria nasce dall'esperienza di Giorgio Simioni, oggi affiancato da Giulio Simioni e da un gruppo di giovani collaboratori, all'interno di una pratica che integra architettura e ingegneria in un unico processo progettuale.
Lo studio lavora tra restauro, nuova costruzione e rigenerazione, con particolare attenzione al rapporto tra edificio, paesaggio e contesto urbano. 

Tra i progetti più significativi si ricordano la riqualificazione del comparto industriale LAMEC a Cittadella, il restauro di Villa Borromeo Fantoni a Fontaniva e il recupero di un antico maso a Selva di Cadore, dove il tema della trasformazione dell'esistente diventa occasione di rilettura del territorio.
Parallelamente, lo studio sviluppa una ricerca sullo spazio domestico attraverso diverse residenze unifamiliari e sul progetto d'interni con lavori come "Kintsugi", ispirato all'estetica giapponese della riparazione.

Le fotografie di Aldo Amoretti

foto: © Aldo Amoretti

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