Piano di ripristino della natura, Inu: le aree di tutela siano individuate dai Comuni

Secondo lo schema di Piano di ripristino della natura (Pnr), gli spazi verdi urbani non potranno essere trasformati. Tali aree saranno individuate utilizzando la tecnologia satellitare che - afferma l'Istituto nazionale di urbanistica (Inu) «presenta ampi margini di imprecisione alla scala locale».  Infatti, «la tutela delle aree verdi richiede una precisa identificazione catastale e urbanistica dei suoli interessati, che ne riconosca le qualità ambientali, paesaggistiche e le funzionalità ecosistemiche. Difficilmente un macro-dataset centralizzato potrà rendere attuabili misure di salvaguardia su aree sommariamente individuate alla scala nazionale».

È la posizione espressa dall'Inu nell'ambito della consultazione attivata da Ispra sulla bozza del Pnr, pur riconoscendo che «l'obiettivo di evitare la riduzione degli spazi verdi urbani (Ugs) e della copertura arborea urbana (Utc) rispetto ai livelli del 2024 è pienamente condivisibile. L'Inu ritiene tuttavia che uno dei principali elementi di criticità riguardi proprio le modalità con cui il Pnt prefigura l'attuazione di tali obiettivi. 

«Evidentemente . afferma l'Inu - l'applicazione di una prescrizione di vincolo richiede alla pianificazione locale di recepire tale indicazione attraverso una modificazione degli usi del suolo o, quantomeno, attraverso una variante di salvaguardia che, tuttavia, impone di identificare con precisione catastale i suoli interessati. Per tali ragioni l'Inu ritiene che il dataset nazionale debba assumere una funzione prevalentemente ricognitiva e di indirizzo, mentre l'individuazione definitiva delle aree da sottoporre a tutela dovrebbe avvenire attraverso un processo di pianificazione comunale». Secondo l'istituto, inoltre, «l'obiettivo quantitativo fissato dal Regolamento dovrebbe essere recepito dagli enti locali mediante specifiche varianti urbanistiche, capaci di definire puntualmente usi del suolo, misure di salvaguardia e modalità di gestione». 

Va ricordato che il Pnr rappresenta un passaggio importante per proiettarsi verso il recupero degli ecosistemi terrestri e marittimi degradati e perseguire l'obiettivo di fermare il consumo di suolo, come chiede la Nature restoration law, ossia il regolamento Ue (1991/2024) entrato in vigore lo scorso agosto per imporre direttamente agli Stati membri - e senza necessità di recepimento (si tratta infatti di un regolamento) - il ripristino degli ecosistemi al fine di garantire il recupero di una natura ricca di biodiversità e contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Si tratta - in estrema sintesi - di recuperare il 20% degli ecosistemi terrestri e marittimi degradati entro il 2030 e di recuperarli tutti entro il 2050.

Il piano nazionale dovrà individuare le misure di ripristino più urgenti da attuare entro il 2032 e sviluppare una panoramica strategica di misure e azioni aggiuntive per raggiungere gli obiettivi generali di ripristino, al più tardi entro il 2050. Questo lavoro preparatorio includerà anche la mappatura delle aree in condizioni di degrado, l'identificazione delle aree da destinare al ripristino e delle misure di ripristino necessarie, nonché un calendario per la loro attuazione, le esigenze finanziarie stimate e i mezzi di finanziamento previsti.

Il Pnr deve individuare le aree verdi urbane, ossia le zone di ecosistema urbano, per quantificare la superficie di habitat che deve essere ripristinata al fine di soddisfare gli obblighi del nuovo regolamento.

Tornando all'analisi dell'Istituto nazionale di urbanistica, questa è stata condotta da un gruppo di lavoro coordinato da Andrea Arcidiacono e composto da Francesca Calace, Carolina Giaimo, Marichela Sepe, Romina D'Ascanio, Angioletta Voghera, Carmen Giannino, Valeria Lingua, Stefano Salata, Silvia Ronchi. Si legge poi nell'analisi che «un secondo elemento critico riguarda il sistema delle compensazioni. Il Pnr oscilla tra il principio di equivalenza ecologica e criteri sostanzialmente quantitativi». È necessaria tuttavia «la definizione di una metodologia di valutazione qualitativa del valore ecosistemico dei suoli urbani, da definire a livello nazionale, sulla base della quale i comuni possano procedere alla ripianificazione ambientale delle aree verdi, escludendo alla trasformazione solo quelle effettivamente connotate da un valore ecosistemico significativo e prevedendo il ripristino di quei suoli liberi a basso valore ecosistemico che possano effettivamente garantire un contributo nella ricostruzione della naturalità, nel disegno delle reti verdi ed ecologiche del sistema urbano. In particolare, le compensazioni dovrebbero essere concepite come parte di un progetto ambientale di sistema, contribuendo alla costruzione di reti ecologiche e infrastrutture verdi e blu».

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