Stazione unica appaltante: i vantaggi illustrati in una circolare

In una circolare inviata ai prefetti il ministro dell’Interno invita a costituire queste strutture per rafforzare la prevenzione contro le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.

Con una circolare indirizzata ieri ai prefetti delle province italiane il ministro dell’Interno Maroni li invita ad attivarsi per favorire l’istituzione delle Stazioni uniche appaltanti, fornendo elementi in più sull’utilità di questo nuovo strumento antimafia previsto dalla legge n.136/2010 (Piano straordinario contro le mafie, nonchè delega al Governo in materia di normativa antimafia).
 
L’organismo, i compiti del quale sono individuati dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 30 giugno 2011, ha infatti la funzione di curare la procedura della gara di affidamento nel suo complesso, con notevoli vantaggi per le amministrazioni aderenti. La Stazione unica è infatti, nel disegno normativo, una struttura professionale altamente qualificata che assicura maggiore efficacia all’azione amministrativa grazie alla concentrazione delle procedure di gara in un unico organismo dedicato, consentendo così di «meglio focalizzare l’attività di prevenzione delle infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, che attualmente viene condotta su una pluralità di stazioni appaltanti».

L’amministrazione aggiudicatrice ha la facoltà di aderire alla Stazione, spiega la circolare, «nella consapevolezza che ciò contribuisce a rafforzare l’economia legale e a innalzare il livello di prevenzione delle infiltrazioni criminali», ricevendo così supporto dal momento dell’individuazione dei contenuti dello schema di contratto fino a quello dell’individuazione del contraente privato e della stipula, compresi gli adempimenti relativi a eventuali contenziosi sulla procedura.
Ma l’organismo è un’alleato in più sul piano del monitoraggio antimafia anche per i prefetti, che possono chiedere alla Stazione unica «ogni informazione che possa essere utile a tal fine».

La struttura, secondo il dpcm, può avere un’operatività territoriale regionale, provinciale e interprovinciale, comunale e intercomunale. Con la sua istituzione si profila, in sostanza, lo sviluppo di «una moderna funzione di governance nel settore dei contratti pubblici» intesa come «capacità da parte delle Amministrazioni interessate di indirizzarsi verso un obiettivo unitario, sulla base dei principi di legalità, economicità e efficienza, senza sovrapposizioni e nel rispetto delle diverse competenze».

(Fonte: Ministero dell’Interno)

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