{"id":157,"date":"2002-12-05T12:43:45","date_gmt":"2002-12-05T12:43:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/?p=157"},"modified":"2015-04-14T14:30:21","modified_gmt":"2015-04-14T12:30:21","slug":"berlino-reportage-fotografie-di-pier-andrea-notari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/berlino-reportage-fotografie-di-pier-andrea-notari\/","title":{"rendered":"Berlino &#8211; reportage e fotografie"},"content":{"rendered":"<h2>La prima volta a Berlino<\/h2>\r\n<p>La prima volta che ho visto Berlino avevo 11 anni e un passaporto fatto 4 anni prima, la foto non mi somigliava pi\u00f9 e il sospettoso soldato dell&#8217;allora DDR mi aveva scansionato a dovere passando pi\u00f9 volte lo sguardo dalla mia faccia alla foto sul documento e ritorno; la gag \u00e8 continuata per diversi secondi ma alla fine il sospettoso ha capito che non potevo rappresentare un pericolo per il socialismo pi\u00f9 di quanto potessero una lattina di Coca Cola o un paio di Jeans, ah\u2026<strong>era il 1982<\/strong>.<\/p>\r\n<p>L&#8217;impressione che ebbi entrando <strong>nella zona Ovest<\/strong> fu di grande vitalit\u00e0, sembrava che tutta la citt\u00e0 dovesse muoversi costantemente, che non potesse fermarsi neanche per fare pip\u00ec; tutto sembrava moderno e &#8220;occidentale&#8221;, tutto eccetto il rudere della Kaiser-Wilhelm-Gedachtniskirche, la chiesa della Rimembranza alla fine della Kurfustendamm, di cui, dopo i bombardamenti della II Guerra Mondiale, rimaneva solo il campanile e che ora \u00e8 affiancata dalla moderna Sala della Preghiera.<\/p>\r\n<p>Ovviamente opposta, <strong>la parte Est della citt\u00e0<\/strong>, a cominciare dal Checkpoint Charlie che, come tutte le aree di confine tra i due settori, appariva isolato e distanziato da tutto e da tutti.<br \/>Molte altre scene su Berlino ho visto negli anni successivi, dal cinema, con Cristiane F. o Wim Wenders di &#8220;Far away, so close&#8221;, alla televisione con le immagini della caduta del muro del 1989, alla rinascita architettonica con la nuova Potsdammer Platz ed \u00e8 per questo che, vent&#8217;anni dopo, ho voluto ritornarci.<\/p>\r\n<p>Per gli architetti l&#8217;intera citt\u00e0 \u00e8 un&#8217;unica esposizione, un allestimento in corso che vede tracciate le linee guida ma di cui ancora non si percepisce la fine.<br \/>Una tale variet\u00e0 e quantit\u00e0 di cose da vedere pu\u00f2 spiazzare sulle prime ma \u00e8 sufficiente avere una lista, una mappa e delle scarpe comode per superare l&#8217;empasse.<\/p>\r\n<h3 class=\"spaceup\">Prima tappa a Berlino: il <strong>Reichstag di Norman Foster<\/strong><\/h3>\r\n<p>La prima tappa \u00e8 stata la <strong>sede del Reichstag<\/strong> per vedere cosa poteva aver fatto Norman Foster, ormai una costante architettonica dei miei viaggi.<\/p>\r\n<p>Per chi, come me, aveva visto la Berlino della Guerra Fredda rivedere la porta di Brandeburgo, vent&#8217;anni fa una &#8220;cattedrale nel deserto&#8221; inavvicinabile da ogni lato ed ora assediata da vicino da nuovi complessi del quartiere degli affari, \u00e8 stato sorprendente; proprio li accanto: il Reichstag.<\/p>\r\n<p>Come sempre sono stato esaltato dall&#8217;inventiva di Foster, da questa sua capacit\u00e0 di creare una struttura &#8220;giocattolo&#8221; di acciaio e vetro con la passerella elicoidale che porta alla sommit\u00e0, la cui copertura \u00e8 bucata, come nel Pantheon di Roma, per ottenere un naturale ricircolo dell&#8217;aria.<\/p>\r\n<p>La sua attenzione per le soluzioni tecnologiche, oltre che per quelle formali ed estetiche, fanno capire il perch\u00e8 Foster sia onnipresente nel panorama architettonico mondiale.<\/p>\r\n<p>La struttura leggera ricorda, nella sensazione, un giardino d&#8217;inverno o una serra e fa venire voglia di correrci dentro, in lungo, in largo ma sopratutto in alto da cui si gode una visuale della citt\u00e0 incredibile.<\/p>\r\n<h3 class=\"spaceup\">Potsdamer Platz e Sony Center di Helmut Jahn<\/h3>\r\n<p>La Potsdamer Platz era in programma per il mattino dopo ma non ce la facevo e cos\u00ec sono andato a dare una sbirciata la sera stessa.<br \/>Essendo un polo di attrazione non solo per i turisti ma anche per gli stessi berlinesi tutta l&#8217;area brilla di luci e lucine, cinema e locali, turisti e gente comune ed il fatto che la stazione della metropolitana sia ancora da terminare \u00e8 solo un dettaglio trascurabile.<\/p>\r\n<p>Il Sony Center di Helmut Jahn, vero centro di attrazione, una piazza coperta meglio apprezzabile di giorno, a dire il vero, per la possibilit\u00e0 di godersi lo spettacolo della sua copertura ed il suo centro a terra con uno specchio d&#8217;acqua che prosegue in aggetto, sul lucernario del parcheggio sottostante, diventando una sorta di &#8220;lama liquida&#8221;, mi accoglie tutto festoso e pieno di vita.<\/p>\r\n<p>i seguito, a raffica, la torre di vetro della DB ancora di\u00a0Helmut Jahn alta 100 metri, mentre di fronte partono i due complessi di Hans Kolhoff e di Renzo Piano quest&#8217;ultimo che si distacca, per il suo tipico linguaggio architettonico, dall&#8217;Hi-Tech tutto acciaio e vetro degli altri, per vestire i suoi edifici, che culminano con la torre alta 60 metri, con del laterizio che d\u00e0, cos\u00ec, una immagine pi\u00f9 tradizionale di se anche se di moderna concezione.<\/p>\r\n<p>Una grande area ancora libera, che ospiter\u00e0 nuovi edifici, lascia vedere la schiera di complessi firmati da Richard Rogers e Arata Isozaki per uffici ed abitazioni, un melting pot di shopping center, uffici, cinema e residenze.<\/p>\r\n<h3 class=\"spaceup\">Neue Stadtgalerie di Mies van der Rohe<\/h3>\r\n<p>Poco distante, proseguendo la\u00a0Potsdamer Strasse in direzione del fiume (il Landwehrkanal) ci troviamo sulla destra la Neue Stadtgalerie di Mies van der Rohe, un pezzo di storia dell&#8217;architettura moderna, una di quelle cose che si sono studiate e viste mille volte sui libri e che finalmente si vede dal vivo, si tocca, si misura, si ridimensiona, e che, proprio per questo, diventa reale e pi\u00f9 &#8220;nostra&#8221;, un po&#8217; come se si incontrasse Fonzie per strada e si notasse che non \u00e8 poi cos\u00ec alto come si vedeva in TV.<\/p>\r\n<h3 class=\"spaceup\">Da Berlino Ovest a Berlino Est<\/h3>\r\n<p>Tutto a Berlino parla di Architettura; quello che era il <strong>Checkpoint Charlie<\/strong>, ora si trova in piena <strong>Friedrichstrasse il lungo asse commerciale che porta da Est ad Ovest<\/strong> infischiandosene delle idee politiche e che ospita prestigiosi edifici come le <strong>Galeries Lafayette di Jean Nouvel<\/strong>, con il suo caratteristico vuoto interno, il coloratissimo <strong>Sch\u00fctzenstrasse District<\/strong>, a pochi passi dal Checkpoint, che Aldo Rossi ha regalato alla citt\u00e0 nel pieno del suo rinnovamento o ancora il <strong>Jewish Museum di Daniel Libeskind<\/strong>, struttura articolata in cemento rivestito in lastre di zinco, piena di riferimenti storici come da sua abitudine.<\/p>\r\n<p>Proseguendo la <strong>Friedrichstrasse verso Est si arriva alla Orianemburg Strasse quartiere-paradosso ex DDR<\/strong> i cui palazzi diroccati e cadenti vengono affiancati da negozi e caff\u00e8 alla moda; \u00e8 qui che si vede la vera nuova Berlino, quella fatta da persone di ogni genere che vivono lo stesso quartiere, da squatter che occupano palazzi abusivamente, a businessmen all&#8217;ora dell&#8217;aperitivo.<\/p>\r\n<p>Il tessuto urbano a maglie pi\u00f9 o meno regolari porterebbe il visitatore a farci un breve giro superficiale per poi dirigersi verso zone pi\u00f9 commerciali ma il consiglio \u00e8 di addentrarsi nei vicoli, simili ad androni e cortili privati, nel suo interno, senza paura. Si scoprir\u00e0 cos\u00ec un dedalo di stradine che si insinuano tra i palazzi che sfociano in piccoli slarghi con caff\u00e8, atelier di Architettura e di Design, un vero mondo quasi nascosto che ad oggi \u00e8 uno dei ricordi pi\u00f9 belli che ho di questa citt\u00e0.<\/p>\r\n<p>Una febbre edilizia pi\u00f9 che architettonica avvolge il settore Est, pieno di spazi vuoti e non che stanno man mano lasciando il passo a nuovi moderni edifici.<\/p>\r\n<p>Da Alexander Platz, storica piazza teatro della uccisione di Rosa Luxemburg e di mille altre tappe decisive per la citt\u00e0, tra le quali il corteo che nel 1989 port\u00f2 alla capitolazione del regime socialista tedesco, partono gli ampi viali costeggiati da squadrati edifici ex-socialisti ed \u00e8 qui che ora cercano casa artisti, Architetti e Designer, \u00e8 qui che si respira la storia, quella vecchia, con il &#8220;muro&#8221; a due passi e quella nuova con la antenna della televisione da cui si pu\u00f2 godere un panorama unico.<\/p>\r\n<p>Berlino \u00e8 una citt\u00e0 controversa con una parte che \u00e8 avanti e l&#8217;altra al suo inseguimento; tanti, forse troppi, sono gli interventi architettonici in corso, la citt\u00e0 \u00e8 immensa ma il suo carattere \u00e8 fin troppo urbano con una intensa attivit\u00e0 edilizia che rischia di soffocare con la sua ingerenza.<br \/>L&#8217;impressione che si ha \u00e8 di vera e propria &#8220;fame&#8221; di rinnovamento o meglio di adeguamento al resto dell&#8217;Europa con il risultato di essere una delle capitali pi\u00f9 interessanti dal punto di vista architettonico, ma anche di diventarne la pi\u00f9 edificata ed, urbanisticamente parlando, intensiva.<\/p>\r\n<p>Una passeggiata all&#8217;interno del Tiergarten, l&#8217;immenso parco al centro della citt\u00e0, \u00e8 obbligatoria, come lo \u00e8 prendere la metropolitana di superficie (la S-Bahn) per fare un giro e vedere la Berlino di tutti i giorni da un particolare punto di vista.<br \/>Un consiglio: al n\u00b0 58 della Kurfustenstrasse (fermata metro U-bahn della Nollendorfsplatz) c&#8217;\u00e8 il primo Einstein caf\u00e9, che non deve essere confuso con gli altri fatti in serie modello Starbucks,<br \/>che si trova in una vecchia palazzina con giardino liberty; un caff\u00e8 in cui \u00e8 stato anche Hemingway (ma in fondo dove non \u00e8 mai stato!?), un posto ideale dove \u00e8 indispensabile fermarsi per assaggiare i dolci della casa assaporando l&#8217;atmosfera suggestiva dei primi del &#8216;900 magari bevendo un caf\u00e8 au lait.<\/p>\r\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-157 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.professionearchitetto.it\/up\/viaggi\/2002\/12\/berlino-notari-2002-20.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"187\" height=\"168\" 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Institute of British Architects), dell&#8217;ARB (Architects Registration Board) e dell&#8217;Ordine degli Architetti di Roma, si laurea in Architettura a Roma.<\/p>\r\n<p>Lavora in Italia come project architect di edifici pubblici per poi trasferirsi a Parigi dove collabora con studi di fama internazionale come Architecture-Studio e MBA Architecture (gi\u00e0 Marcel Breuer Associates) su concorsi internazionali, progetti d&#8217;architettura e interior design.<\/p>\r\n<p>Successivamente si trasferisce a Londra dove si dedica principalmente all&#8217;interior design per progetti come One New Change, un edificio per negozi ed uffici firmato Ateliers Jean Nouvel nella City of London. Stabilitosi in Italia svolge la sua attivit\u00e0 di architetto di interni e consulente per professionisti e studi di architettura tra Roma, Parigi e Londra.<\/p>\r\n<p>Dal 2001 pubblica su Agenzie Giornalistiche e siti web, articoli, interviste, recensioni e fotografie di architettura.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dinamismo di un&#8217;intera citt\u00e0 alla ricerca del rinnovamento.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[18],"class_list":{"0":"post-157","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-viaggi","7":"tag-berlino"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/157","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=157"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/157\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}