{"id":5188,"date":"2016-06-22T13:22:09","date_gmt":"2016-06-22T11:22:09","guid":{"rendered":"http:\/\/yea.professionearchitetto.com\/?p=5188"},"modified":"2016-08-22T12:10:14","modified_gmt":"2016-08-22T10:10:14","slug":"london-internet-museum-al-primo-posto-il-team-inglese-che-ha-vinto-in-casa-propria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/2016\/06\/london-internet-museum-al-primo-posto-il-team-inglese-che-ha-vinto-in-casa-propria\/","title":{"rendered":"London Internet Museum: al primo posto il team inglese che ha vinto in casa propria"},"content":{"rendered":"<p>Il concorso di architettura per il <a href=\"http:\/\/www.professionearchitetto.it\/concorsi\/notizie\/22129\/London-internet-museum\" title=\"Concorso di architettura per il London Internet Museum\">London Internet Museum<\/a>, promosso dall&#8217;organizzazione Bee Breeders lo scorso febbraio,\u00a0\u00e8 giunto all&#8217;epilogo.<\/p>\r\n<p>Era stato chiesto ai partecipanti di formulare una proposta che fosse in grado di coniugare la fisicit\u00e0 del monumento con il concetto astratto dello sviluppo tecnologico. La sovrapposizione di questi due pensieri ha dato vita a progetti originali e ben pensati che hanno messo in seria difficolt\u00e0 la giuria chiamata a scegliere la migliore tra tante proposte eccellenti.<\/p>\r\n<p>I giudici hanno espresso la loro preferenza a favore dei progetti che non erano legati a ipotesi precedenti e che si discostavano dagli archetipi associati alla tecnologia contemporanea, come gli edifici interamente vetrati che, spesso, vengono associati alla sede della Apple.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.01.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"420\" \/><\/p>\r\n<h3>1\u00b0 posto \/ &#8220;404: NOT FOUND&#8221; &#8211; Shaun McCallum e Aleksandra Belitskaia<\/h3>\r\n<p>Il vincitore del concorso di architettura per il London Interne Museum \u00e8 <strong>404: NOT FOUND<\/strong>. Il progetto, firmato dal team inglese composto da Shaun McCallum e Aleksandra Belitskaja per la University of Dundee, si \u00e8 distinto per il suo allontanamento dall&#8217;architettura d&#8217;autore e per la capacit\u00e0 di interpretare l&#8217;edificio come un insieme processi e di risorse. L&#8217;idea \u00e8 il frutto di un esperimento per i partecipanti, che hanno creato una piattaforma di collaborazione attraverso la quale mettere in atto i desideri degli utenti.<\/p>\r\n<p>Il blocco costruttivo, definito dai fruitori, \u00e8 l&#8217;elemento che genera l&#8217;architettura. <strong>Il modulo di partenza pu\u00f2 essere manipolato e moltiplicato<\/strong>, pu\u00f2 essere aggregato <strong>per creare configurazioni sempre diverse<\/strong> e un&#8217;eterogeneit\u00e0 di texture, di materiali e di spazi. 404: NOT FOUND crea una <strong>nuova tipologia di museo<\/strong> che si allontana dalla forma prestabilita della scatola bianca e lascia agli utenti la possibilit\u00e0 di partecipare e di definire autonomamente lo spazio che preferiscono.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.02.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"420\" \/><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.03.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"380\" \/><\/p>\r\n<h3>2\u00b0 posto \/ &#8220;TRANSISTOR&#8221; &#8211; Ryan Anthony Ball<\/h3>\r\n<p>Il secondo premio \u00e8 stato assegnato al progettista statunitense Ryan Anthony Ball. <strong>TRANSISTOR<\/strong>, questo il titolo della proposta, si allontana dall&#8217;architettura contemporanea nell&#8217;ambito digitale e, invece,<strong> elabora una tipologia che si collega al contesto storico produttivo<\/strong>. Lo schema progettuale \u00e8 quello di una ferrovia industriale, essendo composto da una serie di corridoi lineari sormontati da un soffitto illuminato e intervallati dalla presenza di cortili aperti.<\/p>\r\n<p>TRANSISTOR appare quasi come una denuncia, come una critica velata che si manifesta nella ripetizione ritmica degli spazi interni, come un attacco alla reiterazione infinita della digitalizzazione contemporanea. Il punto di forza della proposta risiede nella versatilit\u00e0 degli ambienti, che potrebbero diventare facilmente location per mostre ed esposizioni.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.04.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"403\" \/><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.05.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"404\" \/><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.06.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"403\" \/><\/p>\r\n<h3>3\u00b0 posto \/ &#8220;UNLIMITED POSSIBILITES&#8221; &#8211; Micha\u0142 Daniszewski<\/h3>\r\n<p>Il terzo posto \u00e8 andato a un progetto polacco firmato da Micha\u0142 Daniszewski e intitolato<strong> Unlimited Possibilities<\/strong>. Il maggior merito di questa idea risiede nella chiara associazione mostrata tra l&#8217;internet museum e il monumento digitale.<\/p>\r\n<p>Il progetto si sviluppa su due linee: <strong>la rappresentazione di un ologramma fuori terra e l&#8217;abolizione del concetto tradizionale di museo<\/strong> con le sue funzioni per quanto riguarda la porzione di edificio che si sviluppa sotto terra. La forma dell&#8217;ologramma evoca meraviglia e alterit\u00e0, inserendosi come un nuovo importante segno all&#8217;interno di una citt\u00e0 storica.<\/p>\r\n<p>Essendo quasi completamente interrato, l&#8217;edificio sembra non avere un luogo ben preciso facendosi portavoce di una natura virtuale, ovvero quella di internet. La scelta dell&#8217;ologramma sembra essere legata all&#8217;incapacit\u00e0 di rappresentare materialmente ci\u00f2 che non ha nulla di fisico, proprio avviene per ci\u00f2 che \u00e8 in rete.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.07.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"420\" \/><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/up\/yea\/2016\/06\/London-Internet-Museum.08.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"420\" \/><\/p>\r\n<p>Per ulteriori informazioni sull&#8217;esito del concorso \u00e8 possibile visitare la pagina <a href=\"https:\/\/londoninternetmuseum.beebreeders.com\/\" target=\"_blank\" class=\"blank\" rel=\"nofollow\">www.londoninternetmuseum.beebreeders.com<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concorso per il London Internet Museum ha un vincitore. Si tratta del team inglese autore di &#8220;404: NOT FOUND&#8221;, il progetto che, contrariamente a quanto suggerisce il titolo (in italiano &#8220;Non trovato&#8221;), ha trovato la chiave per la vittoria..<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5255,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[580,20],"class_list":{"0":"post-5188","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-notizie","8":"tag-bee-breeders-architecture-competitions","9":"tag-risultati-concorsi-internazionali"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5188"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5188\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.professionearchitetto.it\/yea\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}