Andrea da Bolzano

domenica 27 aprile 2008

SIDA

SIDA

Eravamo impiegati su tre turni di otto ore, in squadre di due, su forni che andavano a fuoco continuo. Se non arrivava il cambio, il turno era anche di 12 ore. Per fare fronte all'enorme calore ( 900 - 1000 gradi) era necessario continuare a bere, 6, 7 anche 10 litri di acqua di viscin , o frizzina (...)

I lavoratori ai forni avevano un vantaggio, era loro garantita la priorità per il soggiorno estivo gratuito a Saiano (Na). Ma molti non ne usufruivano perché serviva quella giacca e cravatta che spesso non avevano. Oggi siamo rimasti solo 4 o 5 dei turnisti ai forni...

 

 

 

L'edificio più lungo era lungo davvero: 375m, misurato su google earth.
poi c'è il suo parallelo, più corto e poi, come un segno di diversità, uno storto, con un fronte strano, una specie di cattedrale con westwerk.

 

 

Poi, tutta diversa, con rimandi a Ledoux, con soffitti e pavimenti mosaicati, finezze di dettaglio davvero inusuali per una costruzione industriale, la centrale idroelettrica.
Per costruirla l'Adige è stato "sdoppiato", a formare una "penisola" artificiale.

 

 

 

 

E' un luogo suggestivo: non ci si potrebbe andare, ma basta scavalcare il cancelletto.
Gli edifici sono stati risparmiati da vandalismi o insozzamenti ma depredati di ogni parte metallica.

E questo in modo pienamente ufficiale a partire dal 1988 fino a quando la produzione di alluminio è stata in essere.

Rimangono reperti in ceramica di varie forme e dimensioni: oggetti di singolare design necessari alla rete di cavi elettrici.

 

 

C'è un progetto per trasformare il complesso in un grande centro di riciclaggio.

Primavera luminosa.

 

venerdì 4 aprile 2008

protesi dentaria

Quando sarò morto mi farò cremare.
E se poi dopo uno piglia l'urna delle mie ceneri e la sciaborda sentirà: tin tin tin...
Questo è un modo un po' prolisso per dire che c'ho una protesi dentaria.

Ora la prolissità in architettura, ultimamente, e soprattutto quassù in altoadige, è diventata peccato mortale.
Tant'è vero che tutti i più importanti concorsi degli ultimi anni sono stati vinti da gente che s'è presentata in commissione con progetti parallelepipedici e disegnati con il minimo di linee. E più sottili possibili.

Mi immagino che in varie commissioni giudicanti qualcuno si sia fatto entusiasmare (non mi si chieda perché) da questa spintissima secchezza.
E il minimalista progettista di turno ha vinto.
E questo in molte occasioni.

Dopo le prime costruzioni però s'è cominciato a vedere che un parallelepipedo di cemento con finestre rettangolari molto grandi e nulla più non "entusiasmava" così tanto come nel disegno.
Insomma: dal vero era bruttino.


Allora s'è cominciato a voler arricchire codesta sobrietà.
Arricchirla letteralmente.

Rimane cioè geometricamente, monoliticamente, banale ma la si va a rivestire con uno, due, tre, quattro strati di materiali con prezzi che oscillano dai 200 ai 10.000 €/mq.
Non scherzo.

Chi passa da Bolzano e si vuol fare un giro sul Talvera...
Suvvia che non è questo gran peccato la prolissità.

Primavera vera.

 

lunedì 3 marzo 2008

Nuvolette.

Nuvolette.

Gli architetti italiani, quelli bravi, ultimamente sono molto presenti alla radio e alla televisione.
Massimiliano Fuksas lo troviamo spesso da Santoro, la Gae Aulenti pochi giorni fa era alla radio da Vergassola e Riondino, Vittorio Gregotti ha animato un dibattito nientemeno che con Paolo Crepet (sic) a Sumo.

Fa anche piacere che i migliori della nostra categoria si facciano sentire, e non solo per parlare di architettura, ma della società, delle cose che vanno e di quelle che non vanno.

Tra gli altri c'è stato Sergio Staino, che dalla Giovanna Zucconi s'è messo a parlare di se, delle sue esperienze politiche passate e presenti, e anche dei sui travagli personali, dei suoi problemi fisici.
Come al solito quando un architetto ci convince anche solo un pochino se ti avvicini bene scopri che poi architetto o non lo è o non lo è più.

Staino non lo è più: ha smesso; ad un certo punto della sua vita si è trovato nella possibilità di poter continuare a vendere le sue tavole, mai suoi disegni non eran più dettagli di progetti esecutivi ma strisce di fumetti.
Da capire poi se questo abbia comportato una minore o maggiore responsabilità.

In ogni caso lui ha scelto di chiamarsi fuori... e non ha confessato rimpianti amari in questa sua intervista.


Buio.

 

domenica 20 gennaio 2008

il demonio

Il demonio.

 


Una donna bellissima viene martoriata, presa a calci, sputi, scudisciate, sassate.
La vogliono bruciare e poi murare viva.
Continuamente vessata.
Alla fine...

E' un film straziante "il demonio " di Brunello Rondi.
Siamo nel 1963, due anni dopo di "Accattone" di Pasolini e di "La dolce vita" di Fellini.
Rondi fu collaboratore di Fellini per 25 anni, e il suo primo film fu proprio "Una vita violenta" tratto dall'omonimo romanzo di Pasolini.

La vicenda si svolge a Matera, tra i sassi.
Dove Pasolini poi girerà "Il Vangelo secondo Matteo".
Si rappresenta una comunità in preda a pazzie di ritualità magico-religiose che si accanisce in modo quasi intollerabile su la povera Purif, la protagonista.
Sembra una letterale trasposizione della teoria di E.A. Poe nella "filosofia della composizione":"...la morte d'una bella donna è il tema più poetico del mondo...".
Qui viene continuamente torturata.

Le scene dell'esorcismo e della crisi demoniaca sono state indiscutibilmente copiate da W. Friedkin per il famoso film "L'esorcista", del 1973. Uno dei massimi successi commerciali di tutti i tempi.

 

Luna quasi piena.

 

lunedì 14 gennaio 2008

Miliardi di dollari

Miliardi di dollari

Nel 2004 Riccardo Iacona fece un'inchiesta sulla ricerca in Italia: nelle università italiane.
Non c'è bisogno nemmeno di dirlo cosa è emerso.

La cosa che mi ha colpito è però che tra gli intervistati c'era un signore dell'università di Perugia che diceva di avere inventato uno strumento capace di accumulare l'energia delle vibrazioni dell'atmosfera.
Secondo lui si poteva arrivare, con un piccolo sforzo, a costruire una piastrina che potesse alimentare un apparecchio non troppo esoso di energia.
Per esempio un telefono cellulare.

Ma il povero sig. Eros in Italia non trovava nessuno che finanziasse la sua ricerca. Nè pubblico (e non c'è da stupisrsi) nè privato.
Disincantato ed anche un bel po' incazzato il Sig. Eros disse che se riusciva a trovare un po' di soldi (400.000€) bene. Altrimenti via! All'estero.

Domani sera (ore 18:00 ora italiana) ci sarà il KeyNote al MWSF 2008 (MacWorld di San Francisco) in cui Steve Jobs (papà, guru, capo di Apple) presenterà i nuovi prodotti.
Tanto per capirsi è lì che l'anno scorso presentarono l'iPhone.
Pare che quest'anno (ma pare... pare... parecchio perchè c'è grossa riservatezza intorno alle news di Apple) presenteranno qualcosa "on the air"...
Qualcuno dice che si tratterà di un computer portatile senza fili, nemmeno quelli dell'alimentazione.

 

 


 

Qualunque cosa sia ci faranno miliardi di dollari. Miliardi.
...e noi il sig. Eros lo abbiam mandato via.

 

Brutto tempo.

 

venerdì 14 dicembre 2007

il grande regista che rischiò la vita per una foto

il grande regista che rischiò la vita per una foto sfuocata.

America latina, non meglio precisato, interno notte.
Il grande regista G.F., in Sudamerica per un sopralluogo (sta girando un film sul narcotraffico), chiede di passare la serata in un locale di malavitosi, vuol vedere, almeno vedere, dal vero, i soggetti del suo film.
Lo accompagnano ma lo avvertono di stare attento, di stare molto attento, e soprattutto di non fare fotografie.
Escono, arrivano nella bettola e lui non resiste, ha con se la camera e scatta.

Un gruppo di ragazzacci comincia ad agitarsi, ad indicare la compagnia; sono adolescenti, 13, 15 anni.
Escono, sono in quattro in auto, un taxi, ad un certo punto il tassista comincia ad agitarsi, a piangere di paura: s'è accorto di essere seguito.
Anche gli altri danno segni di paura.
Il grande regista G.F. a quel punto consiglia di cambiare itinerario e di andare in una piazza dove aveva visto, nel tragitto di andata, una guardia armata.
Lo fanno, ma i ragazzacci li seguono.
Non desistono.

Un accompagnatore del grande regista G.F. decide -o la va o la spacca-  di dare agli assaltatori la macchina fotografica: l'afferra, esce dall'auto e con fare autoritario grida ad uno dei ragazzacci di avvicinarsi. Questi, nessuno sa perchè, si spaventano e fuggono.
Scampato pericolo.
Poi il grande regista G.F. si renderà conto che la foto era sfuocata.

Il grande regista G.F. è Giuseppe Ferrara che ierisera è venuto a Bolzano a presentare un suo film: "guido che sfidò le brigate rosse ".


Alla fine della proiezione si è intrattenuto con noi (pochi) avventori e ci ha regalato qualche riflessione e qualche aneddoto della sua carriera.
Dopo tutti sono usciti.

Fuori del cineforum me lo trovo davanti.
E' vicino al muro, una borsa a tracolla ed in mano una busta piena di dvd dei suoi film.
M'è venuto spontaneo domandargli:
"Ma com'era Volonté? ...come persona?"
Mi guarda con una espressione stanca, pare che non abbia tanta voglia di rispondere, ma sbaglio.
Si appoggia al muro e con un bel tono di conversazione dice:
"Un grande attore, attentissimo. Nel mio film ha interpretato Moro in modo eccezionale. Meglio non si sarebbe potuto. Ma..."
Lo anticipo:
"...forse troppo maniaco?"
Mi guarda di nuovo, con un'espressione sorpresa, e aggiunge:
"No... no, non volevo dire questo: si drogava.
L'ho visto una volta, in meno di tre ore scolarsi una bottiglia di Fernet. E rimanere perfettamente lucido.
Era un uomo che voleva morire.
E c'è riuscito"
Io dico:
"E' stato il più grande attore italiano. Forse tutto il suo magnetismo derivava proprio da questa sofferenza"
mi dice Giuseppe Ferrara:
"Certamente si! era il più grande attore italiano. Era un depresso"

Poi ci hanno raggiunto gli altri e siamo andati via.

Era il più grande attore italiano ...era un uomo che voleva morire.

Sole, tanto vento e foglie che volano.

 

martedì 11 dicembre 2007

Give me that old time religion

Give me that old time religion

 

be' mi' tempi quando Benigni era Benigni.

Ultimamente l'ho sentito a recitar Dante:
"vergine madre, figlia di tuo figlio..."
... eddiobono com'è bello questo verso, com'è difficile, com'è veeeEEeero... madonninamia.

Bah.
...che poi a leggerlo bene si capiva subito che la religione era una grossa fregatura.
E lo dice uno molto devoto come me.

Invece a Bolzano un paio di settimane fa è venuto Piergiorgio Odifreddi che porta in teatro, in giro per l'Italia, una bella rappresentazione che si intitola: "matematico e impertinente, un varietà differenziale".


A un certo punto s'è messo a parlare di poesia e citando Ezra Pound l'ha definita: "linguaggio carico di significato al massimo grado".
... da lì in poi è andato in discesa: cosa c'è più carico di significato di una formula?
prendiamo:

E=mc2
 

cinque simbolini (sei: sottinteso un per) che descrivono una cosa parecchio complicata, carica di significato insomma, certamente si, certamente al massimo grado.

 

Ma noi che siamo architetti potremmo pensarne un'altra di formule: dato un materiale, che curva dovrà descrivere un arco per poter resistere al massimo al suo stesso peso?

Y=logcosx

 

L'ha trovata un grande architetto: Sergio Musmeci. Poco fumo e tanta ciccia insomma. La poesia "carica di significato al massimo grado"

...ma mai, mai beniteso, così densa come "vergine madre, figlia di tuo figlio..."

 

Buio, freddo.


 

mercoledì 28 novembre 2007

UQBAR

 

Girando in Flickr si scopre uno che ha trovato un modo davvero bello, hopperiano, dechirichiano, metafisico di rappresentare le architetture .

Uno che architetto non è.

Ma ci sa fare, accidenti se ci sa fare. 

 

 

 

 


Si chiama Guglielmo , è di Milano.

 

Buio freddo.

 

 

venerdì 23 novembre 2007

Gergo

Gergo.


Segue conversazione telematica avvenuta in giorno 22.11.2007 tra un ingegnere meccanico e il sottoscritto architetto.
Per rendere comprensibile il raffinato idioma si è resa necessaria una traduzione in italiano che precede il testo meramente tecnico riportato in corsivo.



Madrid ore 10.06 am


Buongiorno a Lei egregio architetto.
Vorrei sottoporLe una piccola problematica circa una traduzione che mi attanaglia.
Potrebbe gentilmente riferirmi la traduzione italiana del termine "grout"?
Presumo che si tratti della "malta".
Questo deriva dal fatto che qui nelle mie vicinanze taluni colleghi mi sconsigliano di avere continuità tra le superfici di contatto tra acciaio e calcestruzzo.


O!
Mi dici in italiano come si dice grout? E’ la malta?
Perché mi diano che il calcestruzzo e’ mellio non mettello a contatto cor metallo mentre il grout si si pole?


Bolzano ore 10:29 am


Buongiorno a Lei distinto ingegnere,
è un piacere sentirla.
Nondimeno devo confessarle la mia completa ignoranza circa il termine di cui mi domanda delucidazioni.
Ritengo tuttavia opportuno avvisarla che trovo alquanto strano (lo dico pensando alle armature)  che suoi colleghi non ritengano opportuno un contatto tra calcestruzzo ed acciaio.


eeEEEHHH???
grout???
oicchell'é???
ir carcestruzzo non si pole a contatto cor metallo???
e seondo te ir gemento armato con cosa é armato???
cor marzapane???
gaolulí


Madrid ore 10:38 am

Mi meraviglio della sua mancanza stimato architetto.
Il "grout" è una malta particolarmente 'gentile' e che si può adoperare laddove non vi siano funzioni portanti.
Ottima al fine di ottenere dei livelli piani o di riempimento. Presumo debba anche chiamarsi "inerte" ma Le domando una conferma.
Per quanto concerne il contatto cemento/metallo era riferito al caso di dover porre una cornice metallica a contatto di una struttura cementizia gettata in opera.
In quel caso (mi dicono) è più opportuno interporre un materiale "a perdere".


Sei un ignorante.
Il grout e’  come una carcina che non si ritira guasi nulla e non ha funzioni strutturali importanti, serve piuccheartro per ripiená, livella etc. (credo che in ingegneria si chiama inerte ma volevo che me lo 'honfermassi)
Il discorzo del metallo è per dì che se vuoi mette nel cemento presempio una cornice e voi che rimanga ferma un ci rimane. Per questo si usa la tennica :
a)       der polisterolo perso
b)       der cinese perso


Bolzano 10:46 am


Credo, stimatissimo professionista, che Lei alluda a pomici o polistiroli denominati appunto "inerti" in virtù del fatto che non collaborano alle proprietà leganti del conglomerato. La malta di cui parla ha si potere legante ma non particolari validità dal punto di vista strutturale: se volesse illustrarmi l'uso a cui codesta malta è destinata forse potrei esserLe di maggiore ausilio.

Ignorante sei te!
Gli inerti sono sassi, riempimenti di pomici, polistirolo ecc.
quella che dici te é la malta (pisano: carcina).
che non puó essere usata come il calcestruzzo (che quando secca é pietra) ma comunque é legante (quando secca appiccica)
normalmente si usa tra mattone e mattone (per esempio)
se tu mi dici cosa cazzo ci vorresti fà con cotesta carcina...


Madrid ore 11:02

Illustrissimo architetto,
ritengo a questo punto opportuno, vista la complessità della costruzione, un consulto telefonico. Lei è al corrente della tecnica del "polistirolo a perdere"?


Dopo ti chiamo e te lo dio perché sono opere che paiano la nasa.
Il polisterolo perzo lo conoscevi?


Bolzano 11:12 am

Inclito ingegnere,
presumo possa trattarsi di una tecnica con cui si usa immergere nel conglomerato materiale di sfrido.


...in sicilia, alle volte, all'uso del polisterolo ci va uno che lo chiamavano "boccalone".
qui da noi un po' meno, ma nulla vieta.


Madrid 11:17am


In che senso "di sfrido" stimato collega?


Perché boccalone?


Bolzano 11:23 am

Intendo con codesta locuzione qualunque entità (organica o inorganica) diciamo: "di troppo".


boccalone: uno che teneva troppo la bocca aperta, che parlava troppo...
o ma a madridde ti sei rincoglionito?


Madrid 11:32am

Capisco stimato architetto,
mi vorrei dilungare un momento ad illustrarLe la tecnica del "cinese a perdere": si prendono taluni operai (cinesi) e li si dispongono lungo l'asse della gettata ventura allo scopo di premurarsi di avere la esatta posizione degli alloggiamenti nel conglomerato cementizio.
Mi sovviene: la avevo informata del fatto che presso la nostra azienda si producono dei lanciatori di volatili per effettuare crash test sulle pareti delle fusoliere dei velivoli? Vorrei ventilare l'ipotesi di usare ratti in luogo di polli da allevamento.


No la tennica del cinese a perdere e’ la seguente:
Prendi un cinese lo metti nel fosso e ni dai il ferro che vo che stia diritto e ni dici:
“arreggi vi arreggi ví arreggi ví un momento” e strá, la gettata di gimento.

Un so se t´ho detto che tra le altre cose qui si fa un lanciatore di polli vivi supersonici:
Serve pevvedé se i finestrini dell'aerii reggano all’impatto cor i piccioni  e anche per provare la digeribilitá dei volatili dei motori d'aerio.
Un lavorino motivante, via. Quando si prova faccio il video e te lo mando. Lo vollio prová coi tarponi.


Bolzano 11:41am

Desumo che per un lavoro delicato in cotal guisa fosse necessaria una persona della Sua sensibilità: me ne compiaccio esimio collega.

...é per quello che hanno preso una persona delicatina come te.



Madrid 12:53am


Grazie architetto,
dovrò produrre un filmato ad altissima velocità per riprendere gli effetti degli impatti. Avrò quindi bisogno di una adeguata illuminazione. Ho intenzione di brevettare la "modalità raffica".


Devo filmá il tarpone che si spiaccica nel muro a 15.000 fotogrammi al secondo (per vedé bene al rallentatore che scoppia) e per fa questo mi ci vole tanta luce ma tanta.
Poi ci voglio mette anche il “modo mitra”.


Bolzano 12:57am


Complimenti vivissimi per la Sua avventura professionale, presumo che codesti animaletti debbano essere sparati vivi contro le pareti vitree delle fusoliere.
Attendo conferma.


sei spettacolare sei...
coll'armadillo un lo fate l'esperimento?
(ma m'immagino che codesti animaletti ce li sparate vivi nel vetro)


Madrid 01:04pm


Caro architetto,
questa è una norma prescrittiva per i crash test da effettuarsi su taluni velivoli: il "rigor mortis" incrementerebbe eccessivamente le conseguenze dell'impatto, per non parlare di un eventuale congelamento. Ci organizzeremo in senso di anestetizzare le bestiole prima del lancio. Ma non sarà semplice.


E’ una norma di prova Airbus e Boeing.
Devano esse vivi  perché sennó col rigor mortis ....
......E SFONNANO TUTTO SFONNANO....
Se poi fossero congelati un ti dio... butti giú le case,
Si penzava di addormentalli con una punturina ma si vedrá se si fa un sistema che ni aggancia il collo quando li spara e nielo strappa.
Si guarda perché a priori non dovrebbe valé perché ci andrebbero sparati di becco nei finestrini.


Bolzano 01:25 pm


Capisco stimato ingegnere,
consideri però che se davvero volesse simulare credibilmente l'impatto allora dovrebbe usare altri uccelli che non i polli i quali raramente volano oltre certe quote (peraltro molto basse).


si.
ho capito.
è anche vero che è difficilino che l'aroprani si trovino un pollo che vola.
a essè pignoli dovresti fà il test solo colle aquile reali in via d'estinzione.
così le finisci.


Madrid 01:30pm


Un ti rede... i polli son dappertutto.

 



Piove, piove,... piove.

 

 

sabato 17 novembre 2007

Addio

 

 

...Lei aveva una gonna chiara e camminava un po' avanti a me sulla pensilina che porta ai treni. È lì che mi ha detto che era finita, poco prima di partire. Non era né allegra né felice. Le stazioni sono il posto ideale per certe malinconie. Non volevo che finisse così. Ma tutte le parole che ho trovato per fermarla non avevano risonanza. Subito dopo camminava già verso il suo scompartimento. Avrei voluto richiamarla. Lei se ne andava per sempre. La pensilina si era riempita improvvisamente di silenzio. A trenta metri di distanza la mia donna, una figurina lontana e sola, sembrava che radunasse lentamente tutte le ombre della sera attorno alla sua gonna. Ti resta solo un nodo alla gola.

Addio Cristina! (*)

 

E.

 

 

(*)G. Gaber "Addio cristina" da "parlami d'amore Mariù", 1987 

Ho venduto la macchina: freddo 

 

 

 

domenica 28 ottobre 2007

G.A.S.



...si perché
la bellezza dei vent'anni
è di poter non dare retta
a chi pretende di spiegarti
l'avvenire, poi il lavoro e poi l'amore...


Noialtri del clan GAS non ci sentiamo quasi mai soddisfatti.
Ci incontriamo e ci parliamo delle nostre vicissitidudini, di quanto spesso il mondo del lavoro sia frustrante e doloroso.
...frustrante e doloroso.

Ma io comincio a non sentirmi più tanto giovane.
Son quasi ai quaranta.
E tutte queste parole...
Proprio un paio di post fa si parlava dell'importanza del parlare (scusate il giuoco di parole).

Iersera ho visto un film capitale:
"Terra promessa" di Amos Gitai.
Proprio sulla gioventù rovinata.
Sulle nuove schiave.

E' un film bellissimo, crudo, forte e devastante.
Ed è un film che si può non ascoltare:
non che non si parli, ma i dialoghi son tutti confusi e circostanziali: lo si potrebbe guardare senza audio.
Solo due dialoghi costruiti (forse (anche) scritti(?)):
-una prostituta che chiede aiuto ad una turista col risultato di mettere anche lei nei guai.
-una vecchia maîtresse laida che parla d'amore ad una delle sue protette (sic).

Poi niente.
Niente discorsi per il resto del film.
E c'è un momento in cui due ragazze cominciano a conoscersi, ad amarsi.
Ma il dialogo è risolto solo con immagini che si accavallano dei ricordi dell'una e dell'altra.
Loro zitte: si sente una musica.

...noialtri forse parliamo troppo.

...si ma qui
che l'amore si fa in tre
che lavoro non ce n'è
l'avvenire è un buco nero in fondo al tram

...si ma allora
ma che gioventù che è?
ma che primavera è?
e la tristezza è lì a due passi
tocca il culo e ride...
lei!(*)

(*) Enzo Jannacci "io e te"

caldo d'Ottobre



 

sabato 27 ottobre 2007

Geometria delle masse

Santiago Calatrava è scultore, architetto e ingegnere, oltre che un bell'omo.
Le sue sculture sono sempre ardite: da un punto di vista strutturale si fatica a credere che possano star su: 
 
 
 
Riesce a realizzarle per la sua grande conoscenza della geometria delle masse. La disposizione magistrale dei gravi nello spazio.
 
Poi c'è qualche bischero al mare che non si sa come raggiunge li stessi risultati senza sapere una sega della geometria delle masse.
 
Allora si parla di geometria della massa: nel senso della geometria popolare: ECCOLA .
(Se un giorno lo incontrassi gliela regalerei anche a lui la cravatta d'oro :D) 
 
Solicchio pallido. 
 

 

 


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Afflitto dalla patologia di architetto dalla fine del 2000. Cambia, in meno di cinque anni, tre ordini professionali e altrettante residenze. All'attivo un numero imprecisato di progetti mai realizzati ed uno molto più precisato di realizzati. Il decorso lo conduce sempre più all'idea che non ci possa essere vita senza disegno. Ma disegni senza vita… quelli si.

Andrea da Bolzano

Andrea da Bolzano
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17/10/2009 Lodola

......

ciao Andrea!
indovina chi sono??

Suggerimento-varese :-)))

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