Singapore? Si può !!!
"il dito nella piaga"
Ieri, su di un volo che mi portava a Copenhagen mi e' capitato tra le mani un interessantissimo articolo scritto su "la Repubblica" che penso possa servire da risposta a tutti quelli che possono cadere nel "luogo comune" che, chi e' lontano dall'Italia, sia necessariamente "anti-Italia".
L'articolo e' scritto da Giulio Ferroni, e per chi lo volesse leggere nella versione originale lo trova pubblicato interamente sul numero di "Reset".
riporto l'introduzione che penso possa trovare tutti daccordo:
"...la grande arte italiana, proprio per amore del paese, e' stata molto spesso anche "anti-italiana". In piu' di una circostanza e' stato necessario mettere il dito nelle piaghe e riflettere sulle vicende tremende che inducevano e inducono a pensare che l'Italia potrebbe essere un paese molto piu' bello e vivibile se solo si liberasse da certi mali radicati in profondita'. la presenza di questa tensione critica, rivolta a denunciare con rabbia i mali del paese, conduce ancora oggi molti a denunciare come anti-italiani autori e scrittori che se ne fanno carico (nota del blogger: e mi ci infilo dentro).
possiamo definire "anti-italiani" Roberto Saviano autore di Gomorra?
Anti-Italiano Dante nel canto VI del Purgatorio "Ahi, Serva Italia..."?
continuando fino a Leopardi nel 'Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani"?
Concludendo penso sia scontato sottolineare che se mi trovo qui a scrivere un blog in Italiano...poi cosi' "anti-italia" non lo sono! E con me anche gli altri come me! se poi sono capitate tutte a Mister Mee...che c'entro io!
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Metti un giorno a Milano
In una mattina di Marzo Mr. Mee atterro’ nella landa sperduta della brughiera ticinese di Malpensa.
Sin dall’attesa al nastro dei bagagli, le conversazioni di tutti al telefono cellulare avevano un contenuto molto simile; “buongiorno Dottor Rossi, sono il Dottor Verdi, il marito della Dottoressa Neri e vorrei parlare con il Dottor Bianchi”.
Memore dell’ultimo soggiorno meneghino, decise di optare per il transfer in autobus, in quanto trovava i 90 euro chiesti dal taxi al di fuori di ogni logica se comparati ai 45dollari per una corsa dal JFK di New York a Manhattan oppure ai 60 euro, con auto privata di classe superiore, per un transfer che collega Fiumicino alla citta’ eterna.
Terminato il viaggio in autobus arrivo’ nel progetto indefinito della stazione centrale e rivolgendosi ad un taxista, per percorrere l’ultimo tratto che lo separava dall’Hotel, si senti’ rispondere: “dove deve andare? No guardi, non lascio la fila per una corsa cosi’ breve!”
Mr. Mee si rassegno’ a percorrere l’abbondante miglio trascinandosi a fatica i due pesanti bagagli.
“Maledetti architetti” questa fu’ la costante esclamazione pronunciata da Mr. Mee, ma non per parafrasare il celebre saggio edito da Bompiani di Tom Wolfe, ma per inveire contro la mancanza di scivoli per disabili che collegassero il marciapiede agli attraversamenti stradali, percorsi pedonali arzigogolati, per dare la precedanza ad aiuole mal curate e di discutibile senso logico e macchine e scooter parcheggiati selvaggiamente ovunque.
Come Pollicino nel racconto di Perrault, i cagnolini delle signore bene, avevano lasciato le traccie del loro passaggio e le ruote delle valigie di Mr. Mee avevano preso le sembianze delle ruote di un trattore dopo la concimatura.
La receptionist dell’hotel diede il benevenuto a Mr. Mee tra una masticata di chewing gum e le ultime battute di una chiaccherata confidenziale con la collega, e questo non era il perfetto welcome che Mr. Mee si aspettava in un Hotel cotanto costellato.
Dopo una doccia ristoratrice, Mr. Mee diede inizio ad un fitto pomeriggio di appuntamenti sparsi per la citta’ e tra uno spostamento e l’altro resto’ sensibilmente colpito dalla quantita’ di cantieri imponenti disseminati in tutto il territorio cittadino, o meglio, dalla cartellonistica di cantieri in prossima apertura che raffiguravano progetti di composizione architettonica adottata in altre capitali europee alcuni decenni prima. (tranne un paio che si sanno distinguere...per ora nel rendering)
Milano stava rapidamente cedendo il passo alla tipologia architettonica del grattacielo, forse per poter ammirare da un punto piu’ alto le enormi aree periferiche lasciate al degrado o all’urbanizzazione residenziale assente di tutti quei servizi base che rendono in tutta Europa una metropoli un fluido agglomerato urbano e non un piccolo centro infiocchettato ed incastonato in una grande e grigia periferia.
Per alcuni trasferimenti scelse il mezzo di trasporto “metropolitano” per eccellenza e come per incanto si trovo’ catalputato in un’atmosfera dai sapori d’oriente, ma di quell’oriente che prende il nome di Calcutta o di Algeri.
Le persone stipate negli afosi vagoni piu’ indicati per il trasporto del bestiame, odoravano di essenze tipo “Big Mac eau de parfum” e questo lasciava intuire che il popolo del bel paese, tanto fiero del primato sulla presenza del bidet in tutte le abitazioni, forse concentrava, solo in quell’incantevole pezzo di design, tutta la sua routine d’igiene quotidiana.
Gli anni che Mr. Mee aveva trascorso sugli stessi vagoni per recarsi all’universita’ era forse troppo immerso nella lettura dei suoi appunti pre-esame per accorgersi che, a differenza di altri passeggeri “underground” quali Parigini, Londinesi, o Newyorkesi, quelli Milanesi non leggono (se non alcuni giornali distribuiti gratuitamente all’ingresso “degli inferi”) ma si guardano l’uno con l’altro. Si osservano, si studiano a vicenda e infastiditi dello sguardo altrui, abbassano lo sguardo in contemplazione dei propri accessori con pensieri profondi quali “quella Vuitton sara’ sicuramente falsa!”
Una volta riemerso in superficie, Mr. Mee si diresse verso uno dei templi del design d’arredo made in Italy.
All’ingresso una signorina dall’aria un po’ scocciata gli chiese “le serve qualche cosa?”
Mr. Mee, dando fondo alle sue ultime pillole di buon umore rispose nel modo piu’ stupido che si potesse rispondere ad una domanda tanto stupida “si, tre kili di legno” e fece un tour del negozio scortato a vista da una guida complimentary dedicata agli ospiti non ancora inseriti nell’elenco dei contatti illustri.
In un’altro tempio del design, di fronte ad una cucina con il prezzo di una Porsche, ma che ben si sposava con lo stile della griffe e le esigenze di un cliente, chiese alla signorina nelle vicinanze “mi scusi lei e’ la commessa?”
La signorina, come in preda ad una colica renale, rispose “io sono l’ interior architect assistant dello show room!” Mr. Mee chiese se il piano da lavoro in acciaio della cucina in esposizione fosse sostituibile con altri materiali piu’ funzionali quali corian o affini ma l’interlocutrice ebbe lunghi attimi di silenzio alla ricerca di cataloghi che non riuscivano a dare risposta al quesito della scomoda Turandot al maschile.
Non avendo avuto alcuna risposta in merito, Mr. Mee si congedo’ dicendo “egregia interior architect assistant, le lascio il mio biglietto da visita, mi invii una risposta quando trovera’ una commessa”.
Il blu ciel di lombardia, di Manzoniano ricordo, cominciava ad imbrunire e l’accensione delle luci di Vecchioniana memoria davano inizio all’intensa nightlife meneghina.
Nonostante la stanchezza, Mr. Mee accetto’ l’invito a prendere un aperitivo nel piu’ trendy bar del piu’ trendy hotel della piu’ trendy fauna milanese.
Era cosi’ trendy stare in piedi a guardare persone sedute in modo cosi’ trendy e una volta conquistato il tanto agognato e imbottito cmq. Mr. Mee chiese il solito cocktail che chiedeva in qualunque citta’ del mondo e che gli veniva servito piu’ o meno nella solita maniera: “un grey gouse orange martini con oliva, per favore” .
Premesso che ultimamente in Italia gli opinionisti si sprecano, forse vittime della tv, dove persino la showgirl o il concorrente del reality sono chiamati a commentare saccentemente il plastico del delitto di cronaca nera in voga, persino il barista che raccolse l’ordinazione di Mr. Mee fu vittima di questa “forma mentis”.
“cos’e’ che vuole?” rispose alla richiesta a sua detta assurda. “ ma non puo’ mischiare l’arancia con l’oliva!” e poi il martini non si sposa con la vodka e’ meglio il gin” “e poi.....”
Mr. Mee non poteva credere che dopo la “interior architect assistance” doveva combattere anche contro l’”opinionist barman” e che, in difetto di originalita’ quello che chiedeva era solamente uno dei martini piu’ bevuti in tutto il mondo.
Il tanto bistrattato cocktail gli venne servito in un bicchiere da margarita e se c’era una cosa che faceva proprio infuriare Mr. Mee era pagare una cifra molto trendy (20euro) per un servizio molto trashy!
Ma fortunatamente la stanchezza prese il sopravvento e capi’ che era giunto il momento di congedarsi e raggiungere il suoi 3mq. di imbottitura.
Nel percorso di ritorno in hotel Mr. Mee rimase in silenzio ad osservare la stessa citta’, citta’ che aveva amato anni prima, la “Milano da bere” che era l’orgoglio dell’efficienza di un’Italia che si imponeva nel panorama internazionale come simbolo di design, stile, comunicazione. Una Milano dove si poteva chiedere un’informazione per strada senza che la passante si tenesse stretta la borsetta e dove chi parlava “da solo” veniva chiamato matto e non come tutti quei personaggi con uno scarafaggio impiantato nell’orecchio, che adesso si chiamano yuppy, intenti a raccontare di quanto sia diventata invivibile Dubai “troppo piena di italiani”. Una Milano dove il “Pirellone” e la “Madonnina” restavano i punti piu alti perche’ l’attenzione era focalizzata in soli 10 metri da terra nel recupero o sviluppo di quei quartieri che erano nati come dormitori popolari e che forse lo sono sempre rimasti, ma con i prezzi di piazza Duomo.
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una mimosa...

Una mimosa...
…fino a quando una donna dovra’ sentirsi in parte in colpa di essere tornata a casa sola e con la minigonna quella maledetta sera.
...fino a quando una donna dovra’ ancora sentirsi dire: “pero’ sei intelligente per essere una donna”.
...fino a quando una donna dovra’ ritrovarsi al bivio tra carriera o maternita’.
...fino a quando una donna sara’ la segretaria e l’uomo il “personal assistance”
...fino a quando una donna presidente sara’ ancora un avvenimento che fa’ notizia
...fino a quando una donna non sara’ libera di amare come, quando e se vuole
...fino a quando ci sara’ una donna che soffre per il semplice fatto di essere una donna!
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Una "lunga" giornata
Alle 7 del mattino, come tutte le mattine, la sveglia ha dato lo start a quella che doveva essere una giornata “tranquilla” a Singapore e, mentre con una mano mi preparavo il caffe’, con l’altra accendevo il fedele laptop per fare il primo, quotidiano, check della posta.
Si puo’ scombussolare tutta l’agenda della settimana per un paio di mail accativanti dove, alcuni potenziali clienti che corteggiavo da mesi tutto ad un tratto decidono che e’ arrivato il momento di incontrarci?....si puo’!
Quello che doveva essere un viaggio programmato per la fine di Marzo si e’ trasformato in una partenza in serata!
E’ cominciato il mio “European New Customers Tour” che mi vedra’ in Italia (per un’abbondante settimana), in Danimarca, in Francia, e a Malta
partenza da un bosco?

no...partenza da Singapore Airport Terminal T2

partenza primo volo! destinazione Borneo?

No...Kuala Lumpur International Airport! dove nel cuore del terminal hanno ricostruito un "angolo" a cielo aperto della foresta pluviale.

...e un volo intercontinentale della Malaysia Airlines mi ha portato nella cara vecchia Europa a London
La cosa divertente e' che 3 giorni fa' scambiavo alcune mail con Lu di Londra e le dicevo che non sapevo quando sarei passato per Londra! Sembrava cosi' lontana eppure...

cosi' vicina! E una bellissima alba mi da' il benvenuto nel vecchio continente!

Ho scelto un lungo transito di ben 7 ore nell'aereporto di London Heathrow perche' ho pensato bene di unire l'utile al dilettevole e incontrare nella nuova lounge SkyTeam un primo cliente che rincorrevo da mesi ma per impegni di entrambi non riuscivamo mai a superare il "limite" delle mail e delle conversazioni telefoniche. Sapevo che era in partenza per Abu Dhabi e come si sul dire "ho colto l'attimo" e gli ho proposto, prima di partire, un breve meeting in "territorio neutrale"


Giusto il tempo di un'abbondante colazione...

...e di un breve momento di relax...

... pronto a prepararmi nella Spa della Lounge dove mi aspetta il mio kit per trasformare la mia immagine "barbuta" e togliermi di dosso le 13 ore di volo!


e saletta riservata per l'incontro che ha dato il via, con una fisica stretta di mano, ad un nuovo progetto da sviluppare in China.

e il viaggio continua fino a Milano Malpensa dove...
ma quello e' un'altro post!
Arrivato in Italia!
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Colors of Singapore






Buon inizio settimana a tutti! Have a great week!
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Kuala Lumpur
Eccomi "volato" a Kuala Lumpur.
Un paio di presentazioni da fare e un volo di 30 minuti mi hanno portato nella capitale della Malesia...”Malaysia truly Asia” come dice lo slogan pubblicitario dell’ente del turismo Malese.
Mancavo da KL (come la si chiama internazionalmente) da almeno 9 anni e devo dire che...nulla e’ cambiato! Anzi, se nei tempi che furono poteva vantare il primato delle torri piu’ alte del mondo, le Petronas Twin Towers, adesso non puo’ primeggiare nemmeno in questo.
Ma quanto e’ brutta! E quando dico brutta spero di non apparire superficiale ma aggiungo un carico da cento e dico che nemmeno Atene, che considero una delle citta’ piu’ orrende del globo, e’ cosi’ scarruppata, anonima, priva di identita’ ... praticamente sciatta! Ma almeno la capitale ellenica puo’ vantare un patrimonio culturale e archeologico che non sara’ certo qualche centinaio di metri di altezza in piu' a poter “detronizzare”.
Dopo l’appuntamento di oggi sono tornato in fretta e furia in hotel per spogliarmi dell’uniforme “business” ed entrare nei panni del blogghista che deve scattare almeno una foto delle Petronas per i suoi fedeli lettori ;-) quindi, bloccato turista giapponese e...scatto fatto! (costo dell’operazione: 12 scatti da restituire a tutto il gruppo a seguito del nipponico viggiatore e inchini a ripetizione!)
Non saro’ certo io a ricordarvi che il progetto e’ di Cesar Pelli, pero’ forse concorderete con me che l’impianto planimetrico delle singole torri e’ giusto una “rielaborazione” di un concept che aveva gia’ “disegnato”, qualche” anno” prima un certo Filippo...





Good night Kuala Lumpur!
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3 Musei in un post!
Generalmente in tutti i musei del mondo nei quali ho avuto la fortuna di entrare, sin dall’ingresso ho sempre dovuto affrontare il dilemma: “destra o sinistra?” (non nel senso politico del termine) consapevole del fatto che tutto quello che avrei trovato in una delle due opzioni scelte, molto probabilmente, lo avrei dovuto sacrificare, per ragioni di tempo e “vene varicose”, in quella scartata.
Prendo spunto dall’area “News from the World” della home page di ProfessioneArchitetto http://www.professionearchitetto.it/news/it/news4689.aspx (che d’ora in poi chiamero’ p+A) per dire che il Guggenheim di New York e’ il piu’ bel museo che abbia mai visto!
Che gran genio quel tale chiamato Frank Lloyd Wright!
Il Guggenheim museum e’ stato concepito come una sorta di nastro espositore! Come in uno story board tutto e’ pensato per essere ammirato dal primo fotogramma (la grande hall) all’ultimo (le opere d’arte e lo spazio espositivo). E guarda caso i pieni rappresentano il bianco e i vuoti il nero come in una pellicola cinematografica.
Senza alcun dubbio attribuisco al grande Wright il primato di essere stato il primo architetto, nella storia della museografia, a oltrepassare il limite 2D del museo ed elevarlo a 3D. Prima di lui solamente quel trionfo di bellezza della colonna Traiana di Roma! che, pur in scala differente e con “differente destinazione d’uso”, riassume lo stesso concetto.
Nessuna opera d’arte potra’ essere tralasciata nel museo della 5th Avenue & 89th Street di New York.
Un ascensore e una leggera pendenza che parte dall’alto vi consentiranno di passeggiare lungo tutto il museo che terminera’ una volta arrivati al “punto di partenza”!
Persino il contemporaneo Ron Arad, sono sicuro, avra’ voluto dare in tributo a Mr. Wright, nel progetto del nuovo Museum Holon in Istraele, ricordando “iconocamente” il concept spaziale del capolavoro Wrightiano e, facendolo diventare in rosso, il “fil-rouge” del suo nuovo museo.
Mi ricordo ancora quando ho conosciuto Ron Arad...e non sapevo neppure chi fosse! (mea culpa...mea grandissima culpa).
Ero andato alla triennale di Milano per prendere informazioni circa un’installazione che avevano esposto nel museo (correva l’anno 1995 ed ero ancora uno studentello universitario) e incontrai un “giovane designer Israeliano” che stava allestendo la sue opere nell’atrio del museo meneghino. Non mi riccordo neppure come, ma lo aiutai a sollevare le sue opere di design ancora imballate e contemporaneamente scambiammo qualche chiacchera su Milano, il design e la triennale di Milano.
Che maraviglioso pomeriggio passato con un perfetto estraneo! Solamente tornato a casa, e dopo aver cercato il suo nome in alcune riviste di design (internet era ancora inimmaginabile) mi resi conto quale onore avevo avuto e quante altre domande avrei potuto fargli! E quante domande gli farei adesso! Per esempio: Hey Ron, like me, do you think the Guggenheim Museum is the best “art tape” in the world, don’t you?
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Happy Lunar New Year

Da oggi, Singapore, Hong Kong, China, Taiwan e tutti i cinesi del mondo festeggiano il "Lunar new year"! Anno nuovo che nasce sotto il segno della Tigre. Uno degli animali simbolo del ciclo di dodici anni dello zodiaco cinese che e' collegato al calendario cinese.
Ieri sera Singapore e' stata accesa da fuochi d'artificio, spettacoli itineranti per le strade e lunghe sfilate di battitori di tamburi mascherati da tigre.
Chinatown era completamente rivestita a festa con kilometriche prospettive illuminate da lanterne rosse e aiuole ricoperte da fiori di pesco.
Buon nuovo anno lunare a tutti/e e che sia un anno ...ruggente!
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CV e Portfolio per lavorare all'estero
Eccovi alcune info che spero possano essere d’aiuto a chi e’ intenzionato/a a oltrepassare i confini del belpaese con l’intento di fare un’esperienza professionale all’estero e non sa’ ancora come “presentarsi” in un contesto professionale internazionale.
Durante le mie frequentazioni nella bacheca“serve un consiglio” qui nel portale di ProfessioneArchitetto mi e’ capitato diverse volte di ricevere molte mail di persone che chiedevano info su come impostare un CV per cercare lavoro all’estero e su come presentare un portfolio.
English!
Per molti potra’ sembrare una premessa banale ma per poter lavorare all’estero bisogna necessariamente avere una conoscenza della lingua (in questo caso inglese) che ci servira’ per comunicare negli USA, in oriente, e in tutti quei paese dove il piu’ delle volte, pur non essendo richiesta la conoscenza della lingua ufficiale locale (esempio l’arabo se vorremo lavorare negli Emirati, o il Mandarino o il Cantonese se vorremo lavora in China, ecc...) e’ pero’ tassativamente necessaria una conoscenza discreta della lingua inglese e, dove per discreta, non si intende canticchiare i ritornelli della “hit parade” del momento, o pensare di sopravvivere grazie agli slogan pubblicitari piu’ celebri: enjoy it! Take your time! Have fun! Ma saper sostenere una conversazione.
Spero di non apparire troppo duro ma tantissime volte mi e’ capitato di leggere CV che vantavano una conoscenza buona dell’inglese ed erano sterili della ben che minima struttura grammaticale e di sintassi.
O altre volte di ricevere CV in Italiano con la richiesta di tradurli in Inglese e con la premessa “se poi mi assumono vado a studiare l’inglese”.
Il CV
Un buon Curriculum Vitae, o resume, deve contenere in un max di due pagine tutte quelle caratteristiche essenziali, dell’esperienza professionale e del background accademico, che possano ben evidenziare il valore aggiunto che possiamo fornire.
Impostazione:
dati:
nome e cognome, indirizzo di residenza, contatti telefonici e posta elettronica (meglio se usiamo un’indirizzo di posta elettronica contenente il nostro nome e non indirizzi fantasiosi quali “trottolino amoroso@... ; pippo25@.... ; ....mi e’ successo di leggere pure questo!!!)
professional experience:
Indicare in ordine decrescente, dalla piu’ recente andando in dietro (max 10 anni con esperienze rilevanti), tutte le piu’ significative esperienze professionali svolte, indicando:
- nome dello studio/azienda (es: NomeStudioArchitettura e associati)
- periodo della nostra collaborazione (es. May 2005 – Present)
- breve introduzione alle progettualita’ svolte dallo studio/azienda (es. Master Planning, workspace design, FF&E (Furniture Fixtures and Equipment) and graphic design; Schematic and Development design;Construction Documents and Specifications; Construction Administration and MEP; Interface with consultants, vendors and technical ecc…
- posizione ricoperta all’interno dello studio (pur non esagerando...andateci giu’ duro! Magari non spacciatevi per Senior Architect se abbandonate la postazione cad solamente per la pausa pranzo ma... andateci comunque giu’ duro perche’... come dicono le testimonials della L’Oreal “perche’ voi valete!”)
- progetti svolti all’interno dello studio indicando: titolo del progetto, luogo, superficie di progetto, tipo di intervento e vostro contributo al progetto.
Education:
indicare tutti i titoli accademici, certificazioni (spendibili in ambito internazionale) e masters acquisiti (magari non quelli di 4 ore...)
Skills
- la propria lingua madre e l’elenco delle lingue straniere conosciute con associata una veritiera valutazione: basic, intermediate, advanced, conversational, fluent.
- Tutti i programmi grafici/di scrittura e di presentazione conosciuti, cominciando in un primo blocco, contenente quelli con buona conoscenza e continuando con un’elenco di quelli anche “limitamente” conosciuti.
- Avete un grande talento con matite e pennelli? Con balsa e colla a cera? Non dimenticate di elencarlo perche’ in molti studi sono molto richieste figure professionali con uno spiccato senso artistico.
Hobbies & Sports? No thanks!!!
Potra’ sembrare un no scontato o forse, per chi passa le domeniche a fare puzzle, una vera e propria cattiveria, ma un CV deve essere una fotografia esatta della vostra preparazione e competenza professionale (strettamente professionale) tutto il resto, se degno di nota, sara’ indicato nella lettera di presentazione.
LETTERA DI PRESENTAZIONE:
la lettera di presentazione deve poter riassumere in poche righe:
il nome (of course!)
una brevissima introduzione di se stessi, come si e’ arrivati a scrivere a quel determinato indirizzo (un’inserzione, una conoscenza, un particolare website ben fatto) e se conosciamo lo studio perche’ di fama internazionale, indicare il perche’ siamo interessati a quel determinato studio. (evitare “paraculate” del tipo: “sin da piccolo avevo il poster in camera...” della starArchitect alla quale scrivete, o della sua piu’ celebre opera, perche’ tanto non sara’ la “starArchitect” in questione a compiacersi leggendo la vostra mail ma molto probabilmente una segretaria che la detesta dal piu’ profondo perche’ in attesa di un aumento! J
di fondamentale importanza e’ indicare il valore aggiunto che la candidatura potra’ fornire allo studio/azienda destinatari del resume:
Ottimo team player, instancabile lavoratore (ma gli straordinari si pagano!!!) perfetto conoscitore di un determinato programma grafico, o tutte quelle attivita’ svolte o qualita’ che vi rendano “unici’ o perlomento accattivanti dal punto di vista professionale.
PORTFOLIO:
Il portfolio allegato e’ come un rasoio della Gillette! Se con un buon CV avete “alzato il pelo” con un buon portfolio lo “staccate alla radice”!
Inutile sottolineare che, nella preparazione di un portfolio ci si divide in due gruppi:
chi ha gia’ una significativa esperienza professionale alle spall,e e chi si e’ da poco affacciato al “favoloso” mondo del lavoro.
Per il primo gruppo non saro’ certo io a dover spiegare come si prepara un portfolio...
Per il secondo gruppo (o per chi sta in bilico tra il primo e il secondo) ecco alcuni suggerimenti:
ogni progetto riassunto in una singola slide! So che andate fieri delle vostre meravigliose sezioni, prospetti e 99 rendering (uno piu’ bello dell’altro) presi da ogni angolazione ma in un portfolio dovete comunicare il vostro approcio progettuale in modo convincente e riassuntivo.
Ogni slide (max 2 per progetto) deve/devono contenere:
- Titolo/ sottotitolo (dateci dentro con poesia e semantica)
- Concept progettuale riassunto in uno schizzo/immagine
- Un rendering
- Una pianta/planimetria/prospetto o sezione che possano essere veramente rappresentative del progetto
- Un determinato materiale (se ha determinato un particolare approcio progettuale)
- Una brevissima descrizione del progetto
- Una fotografia (se il progetto e’ stato realizzato)
Non avete nessun progetto da inserire? Non e’ consigliabile supplire a questa mancanza assumendosi la paternita’ della “casa del fascio” di Terragni!!!
Potete invece inserire
- la vostra tesi di laurea (se progettuale o comunque rappresentabile graficamente) e in questo caso sono ammesse piu’ di 2 slide! (non tutta please)
- la vostra partecipazione ad un concorso di architettura o design (non importa se avete vinto il concorso ... l’importante e’ partecipare)
- se gia’ lavorate in uno studio siete autorizzati dal sottoscritto a salvare su CD un paio di files delle progettualita’ che vi hanno visto coinvolti (magari chiedendolo gentilmente al titolare dello studio, e non vedo il perche’ non dovrebbero autorizzarvi dal momento che avete dato il vostro contributo).
- No studio e no competitions? No problem! Investite un po’ di tempo a “ipotizzare” un probabile progetto che potrebbe ben rappresentare il vostro talento! (progettuale!) ... insomma chi riceve il vostro portfolio dovra’ pur farsi un’idea di cosa valete professionalmente!
Portfolio! Spedire o non spedire? Allegare o non allegare?
I punti sopra elencati si riferiscono, ovviamente, ad una selezione “inviabile”di lavori del vostro portfolio, perche’ quello originale lo esibirete in tutta la sua bellezza 3D solamente in occasione di un colloquio di lavoro. (e in quello siete liberi di inserici anche quel maledetto particolare architettonico che vi ha tenuti svegli 3 notti!)
Generalmente un portfolio si allega ad una mail di presentazione (insieme al CV tassativamente in formato PDF) nei seguenti formati:
- formato PDF (max 2/3 MB altrimenti, se non espressamente richiesto, risulterete sin da subito “antipatici” e poco professional a chi si ritrova la posta elettronica “intasata” dalla carica degli altri 101, della giornata, prima di voi!)
- formato HTML: e’ quello che sinceramente consiglio perche’ ha le seguenti caratteristiche: molto professional, attuale, denota sin da subito una vostra dimestichezza con l’attrezzo a cristalli liquidi grazie al quale vi state presentando e state leggendo questo post, e libero da ogni “peso” ma dove, con un semplice link potrete sfoggiare tutte le vostre abilita’ con i piu’ innovativi programmi grafici (magari presentato in Flash?! Wow, outstanding!)
Bene, qualcuno ad “ArtAttack” direbbe: fatto?!
Siete pronti per spedire il tutto! Ma a chi? E dove?
Le vie da seguire sono le seguenti:
- avete sempre sognato di lavorare per Norman Foster o Zaha Hadid? Perche’ no! L’indirizzo dove spedire, lo sapete meglio di me che e’ segnalato sul loro sito web, nell’area generalmente indicata con “careers”
- avete letto (magari nelle news di ProfessioneArchitetto.it ) di un nuovo studio che ha vinto una competition o si e’ distinto per qualche particolare progettualita’? benissimo! Approfittatene per prendere spunto della “buona novella” per presentarvi a loro e magari approfittandone dell’occasione per congratularvi con loro del successo ottenuto. Perche’ no? Darete l’idea di essere aggiornati sul panorama architettonico contemporaneo e ... un complimento (se non mieloso) fa’ sempre piacere!
- Tutte le grandi citta’ internazionali hanno un’associazione di riferimento di Architetti. Associate in google la vostra destinazione preferita con la scritta “Institute of Architects” e (generalmente) dovreste trovare il sito internet di riferimento, con la possibilita’ (gratuita) di inserire offerte di collaborazione o rispondere a richieste di lavoro. Se non vi sara’ possibile accedere all’area “offerte di lavoro” gratuitamente, se siete seriamente interessati a quella determinata area del globo, potrebbe valere la pena di associarvi (se rientra nel vostro budget) magari solamente come “allied” (ma prima verificate che una volta iscritti sia possibile accedere ad un servizio di ricerca di lavoro)
- “le pagine gialle degli architetti” ci sono molti portali internet di architettura che hanno l’elenco dei vari studi di architettura del mondo (es.www.vitruvio.ch/arc/architectsite/architectsite.php oppure www.world-architects.com/ ) e quindi possono diventare un ottimo spunto per raccogliere indirizzi e-mail di studi, persino in Antartide (forse ho esagerato! Ma se il vostro sogno e’ costruire innovativi Igloo ... provare ... si puo’!)
- Fare un login (gratuito) ad alcuni siti internet come Monster, jobsdb ecc ... (con suffisso internet del paese dove vogliamo trovare lavoro es: .us, .com.hk, .com.sg,) non vi garantira’ di trovare un lavoro nell’immediato ma vi consentira’ di essere contattati da recruiters oppure head hunters (cacciatori di teste) che monitorano costantemente i CV inseriti per aggiornare i loro database ai quali fanno riferimento molti studio di architettura alla ricerca di professionisti con competenze specifiche.
PARTIRE PRIMA O PARTIRE DOPO
Prima di avventurarsi dall’altra parte del mondo (o anche in Europa) sarebbe auspicabile aver almeno seguito i punti sopra elencati e, per testarsi con l’inglese e con un “mini test” di un colloquio, aver almeno sostenuto qualche conversazione telefonica con qualche head hunter. Mai e sottolineo mai pagare nessuno!!! Generalmente non succede, ma in momenti di recessione economica i “furbi” sanno illudere molto bene chi cerca lavoro.
Se invece siete decisi a partire, potete permettervelo in termini economici e di tempo e avete le idee chiare circa la destinazione esatta per le vostre aspirazioni professionali, vi consiglio di fare un soggiorno “test” di un mese in quella destinazione (se quelle dei tempi della scuola le chiamavano “vacanze-studio” questi li potremmo chiamare “field trips”.
Una volta arrivati a destinazione potrete comprare una scheda telefonica (generalmente direttamente all’aeroporto) con un numero locale (praticamente una scheda ricaricabile) cosi’ che i vostri contatti segnalati sul CV siano piu’ “local” e il vostro potenziale colloquio sia piu’ facilmente effettuabile “face to face”.
Per chi cerca lavoro nel territorio della Comunita’ Europea il problema “permesso di soggiorno” non si pone, ma per chi vuole fare l’esperienza “oltre oceano” in paesi come: USA, China e oriente in generale, Emirati, Australia, ecc. ... diciamo che potrebbe esserci qualche “rallentamento”.
Generalmente, in tutti i paesi del mondo, per ottenere un permesso di soggiorno (work visa) bisogna essere “sponsorizzati” dallo studio/societa’ che vi vuole assumere e, dal momento che questo rappresenta un costo per il datore di lavoro (in alcuni casi come per gli Stati Uniti anche molto significativo) diciamo che in questo determinato momento di incertezze economiche puo’ creare un piccolo ma significativo ostacolo. Ma molto dipende dal tipo di posizione richiesta e da tutti quegli elementi che possano “distinguervi” rispetto ad un candidato “indigeno”.
Cocludendo se state cercando un’esperienza lavorativa all’estero solamente ed esclusivamente per sentirvi come i protagonisti di un’episodio di “Friends” o perche’ la vostra massima aspirazione e’ sorseggiare mojito sulle bianche spiagge di Miami Beach vi consiglio caldamente di non avventurarvi in un ginepraio perche’ abbiamo tutti la grande fortuna di avere un passaporto con un meraviglioso nome scritto sul fronte: Italia! Se invece pensate che le vostre ambizioni professionali e il vostro talento siano poco comprese nel “bel paese” allora concedetevi pure questa chance e investite su voi stessi perche, pur se complessa, vi regalera’ un’esperienza professionale e di vita ... priceless!!!
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Through the book
Oggi domenica e quindi…late brunch!
Con alcuni amici mi sono dato appuntamento al Raffles Hotel per due Eggs Benedict e mentre percorrevo i portici dell’Hotel, icona dell’ospitalita’ di Singapore, ripensavo a quante volte avevo fantasticato circa una “domenica tipo” in questa citta’, ed oggi ero qui, a ricaricare le batterie dopo un’altra settimana passata tra start-up del nuovo studio, presentazioni con potenziali nuovi clienti e fornitori e fogli da compilare per le ultime formalita’ per il rilascio del permesso di soggiorno.
Dopo aver trovato nella posta elettronica una mail di "saluti di dopo brunch" con in allegato una fotografia scattata oggi, in ricordo della bella giornata trascorsa nei giardini del Raffles Hotel, ho ripensato al libro che per anni e’ stato sul mio coffee table, e che molte volte e’ stato spunto di conversazione in molte serate trascorse a Miami in compagnia di altri amici.
Questo post non puo’ che intitolarsi “Through the book” perche’ nella copertina di quel libro praticamente ci sono saltato dentro e lo sto sfogliando giorno dopo giorno.
Alcuni corsi di motivazione e incentivazione sostengono la teoria che quando si desidera qualche cosa bisognerebbe appendersi in casa un’immagina rappresentativa dei propri desideri.
Non so’ se funziona ma, l’immagine di una bella giornata come oggi, e’ stata per tanto tempo ... just under my eyes, right on the table!


Buon inizio di settimana a tutti!
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Lento, Adagio!
Lenti, lentissimi…a Singapore tutti camminano lentamente! Ma quando dico lentamente intendo dire che in confronto, mia nonna, quando seguiva la processione della parrocchia, era velocissima... speedyGonzales!
Piano piano camminano sui marciapiedi, con calma, e piano piano si mettono in fila per salire sulle scale mobili o sugli ascensori, molto lentamente e stando rigorosamente sulla sinistra (qui a Singapore si guida e si cammina come a Londra)
A volte mi sento Mr. Bean in quell’episodio in cui, scendendo dalle scale e ritrovandosi un’adorabile vecchietta davanti, gli faceva, da dietro, il gesto di psyco! Io, allenato alla rush hour Americana, dove persino le business women, all’uscita degli uffici, tolgono il loro saldaletto Chanel per incalzare comode scarpe da ginnastica e cominciare i cento metri in 30 secondi...mi ritrovo a fare lo slalom tra una folla...decisamente zen!
La metropolitana (qui chiamata MRT, Mass Rapid Transit) e’ un servizio di trasporto efficientissimo e, talmente pulita, da fare invidia ai vagoni della prima classe del mitico Orient Express.
Collega l’intera citta’, in un’ora circa sarete trasportati da ovest, l’area di Changii Airport, alla punta est dell’isola, e da sud, l’area del business district, a nord che e’ l’area confinante con la Malesia (c’e’ giusto un breve tratto di acqua – lo stretto di Johore – che nel punto di largo arriva a 600 metri.
Massimo 3 minuti d’attesa e vedrete arrivare, puntuale, un nuovo treno della metropolitana, sempre, inspiegabilmente stracolmo di persone. Tutti intenti a messaggiare, a scorrere il loro fidatissimo Ipod, oppure a schiacciare velocemente i tasti della loro mini-consolle play station, in questi casi sono veloci...velocissimi!!!
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l'era dell'accesso
Penso che la piu’ grande espressione architettonica, culturale e sociale dell’era contemporanea sia riassunta in un semplice logo:

... un pezzo di design, una stanza, un edificio, un quartiere e un’intera citta’ sono degni di essere rappresentativi di quest’epoca solamente se possono essere utilizzati e usufruiti da tutti.
Molte volte mi e’ capitato di discutere con alcuni architetti circa la “scocciatura” (a loro dire) di dover inserire una pedana, dove avevano progettato una suggestiva scalinata; uno scorrimano, dove avevano pensato ad una monolitica parete; una porta piu’ ampia o un servizio accessibile dove nel loro disegno tutto doveva ricordare la spa vista in uno spot pubblicitario.
L’era in cui viviamo sara’ sicuramente denominata dai posteri come “l’era dell’acceso” dove con questo termine non ci si limitera’ a descrivere la relazione tra i movimenti dell’uomo con lo spazio in cui vive ma tutti quei progressi tecnologici, scientifici, economici e culturali che hanno contribuito a migliorare la nostra vita quotidiana.
Possiamo parlare di “era dell’accesso” grazie all’avvento di internet, senza il quale ci ritroveremmo oggi “handicappati” nella comunicazione e nell’apprendimento, di “era dell’accesso” grazie ai mezzi di trasporto sempre piu’ veloci, frequenti e con prezzi sempre piu’ competitivi e quindi abbordabili e che hanno colmato un “handicap” che si era venuto a creare in un epoca dove la mobilita’ e’ diventata fondamentale nonostante le distanze.
Possiamo secondo gli stessi parametri parlare di “era dell’accesso” anche in architettura? E dove con il termine architettura non mi riferisco solamente alle grandi opere ma anche a tutti quei singoli “piccoli” progetti e interventi che nella loro totalita’ costituiscono l’agglomerato urbano?
Singapore e’ coerente con il suo nuovo Master Plan incentrato sulla modernita’, sulla funzionalita’ e con il motto scelto “where diversity meets”, e si sta distinguendo nel panorama architettonico asiatico per l’attenzione che dedica ad ogni singolo nuovo spazio e all’abbattimento di barriere achitettoniche pre-esistenti in tutti quei quartieri sviluppati nell’era coloniale.
Ma per la mia esperienza a “stelle e striscie” devo riconoscere che gli Stati Uniti, pur nelle loro molteplici contraddizioni, hanno dato dimostrazione di eccellenza in tema di accessibilita’ agli spazi. La prima volta che sono stato a New York sono rimasto positivamente meravigliato della quantita’ di portatori di handicap che si potevano incontrare quotidianamente. Da una prima impressione poteva sembrare che in rapporto al numero di abitanti, la percentuale di portatori di handicap fosse sensibilmente piu’ elevato rispetto ad altre realta’ estere, ma la realta’ era, ed e’, che negli USA una persona con difficolta’ motorie o sensoriali puo’ permettersi di vivere una quotidianita’ pubblica non dovendo rimanere prigioniera delle pareti domestiche.
Ampi marciapiedi perfettamente asfaltati e sgombri da qualunque ostacolo mobile o immobile, pedane o ascensori che possano essere l’alternativa ai gradini, continuando fino ad ampi servizi igienici facilmente raggiungibili in ogni attivita’ commerciale, culturale e di intrattenimento dove non mancano minicarts elettriche e ricaricabili che permettono facili spostamenti anche alle persone anziane per la quali risulterebbe difficile svolgere determinate attivita motorie.
In Italia moltissimi progressi sono stati fatti e con immenso piacere apprendo oggi (leggendo un articolo tratto dal website della Gazzetta di Parma) che i comuni italiani avranno una nuova figura nel campo delle pari opportunità: il «Disability manager», un esperto incaricato di rendere la città accessibile alle persone diversamente abili, dagli edifici ai trasporti, dalle iniziative culturali all’informatica. I primi corsi di formazione sono partiti a gennaio nelle citta’ di Milano e Parma.
E continuo riportando un’estratto dell’articolo:
“...La prima Disability manager è Benedetta Squarcia, responsabile dell’Agenzia dei disabili del Comune di Parma. La delibera per la nomina a Disability manager è pronta, ha detto, e il suo ruolo sarà ufficializzato a breve. Per il momento è l’unica in Italia. Nel gennaio 2010 i primi corsi di formazione partiranno nell’Università Cattolica di Milano e in quella di Parma. ...«E' un punto di partenza per tutte le amministrazioni italiane, per realizzare città realmente accessibili», ha osservato il sindaco di Parma, Pietro Vignali. Secondo Giovanni Paolo Benini, assessore al Comune di Parma con delega per l’Agenzia per le politiche a favore dei disabili, «non è un libro dei sogni, ma un insieme di esempi di buone prassi e scelte concrete». Il Libro bianco presenta sostanzialmente linee guida sulla fruibilità dei luoghi di vita, educazione e lavoro, per garantire l’autonomia di mobilità e trasporti, accessibilità a servizi e informazione. A corredo, una serie di tavole operative con indicazioni relative a progettazione e realizzazione delle strutture adeguate a garantire l’accessibilità.”
Se gli uccelli che volano nel cielo, consapevoli della fortuna che hanno nelle loro ali, potessero giudicarci dall’alto, saremmo tutti diversamente abili e costretti a usare delle ripide scalinate che, con la nostra intelligenza, siamo riusciti a trasformare in veri e propri capolavori architettonici! Abbiamo la responsabilita’ e il dovere di dimostrare che possiamo superare ogni barriera architettonica ed ogni limite imposto dalla nostra “limitata” andatura... qualunque essa sia!
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archivio:
i post di marzo 2010
i post di febbraio 2010
i post di gennaio 2010
Si può conciliare l'attività di architetto con quella di communication designer? Si può trascorrere felicemente 6 anni negli USA e cominciare una nuova avventura dall'altra parte del globo? Si può vivere in un luogo dove tradizione e futuro s'incontrano e dove convivono in pace etnie e credi religiosi differenti? Si può avere i piedi per terra e la testa tra le nuvole? Sono Max. Questo è il mio blog, e questa è la mia nuova città: Singapore.
Singapore? Si può !!!
