Mind the Gap
ANNOZERO chiama!


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architect V interior designer
Scusate, questo era un post che volevo fare da tanto tempo, ma tra il trasloco, il lavoro e i lavori in casa non e' facile
trovare molto tempo per altro. Mi sembra giusto pero' dare una risposta alle
tante persone che mi hanno chiesto e mi chiedono dei corsi di
Interior design qui a Londra.
Allora provo un po a spiegarvi come stanno le cose.
Innazitutto va chiarita una cosa fondamentale. In UK archittetto e interior
designer sono figure distinte e separate. Mentre in Italia
siamo abituati a vedere l'architetto che si occupa di tutto qui i ruoli sono
completamente diversi. Anzi un architetto, tranne in pochi casi particolari,
non si sognerebbe mai di fare un design scheme ( le mie colleghe si indignano quasi se un cliente osa chiedere consiglio sulle tende o robe di questo tipo esottolinenano, noi siamo architetti, mica interior designers!), cosi' come un interior designer non starebbe dietro a tutta una serie di probemi piu' tecnici che di solito sono rogne dell'architetto. Ma questo deriva anche credo da una accezione leggermente diversa che nella mentalita' comune viene data alle due figure professionali.
L'architetto progetta per lo piu' gli spazi e li fa funzionare, con tutto
cio' che questo comporta ( permessi in primis e varie problematiche
strutturali e impiantistiche ), gestendo anche le finiture, ma in linea
piuttosto generale.
L'interior designer subentra successivamente ( talvolta in cpntemporanea ) e
veste gli spazi, utilizzando dalle stoffe all'arredo, fino anche al
dettaglio degli oggetti e dei quadri alle pareti. Gli interior designers possono anche fare della progettazione ma limitata appunto a spazi interni, domestici o commerciali.
In questo paese sono delle figure molto richieste. Gli inglesi vanno letteralmente matti per la decorazione delle case e usano appunto decorare molto di piu' di noi italiani, fedeli nei secoli al minimalismo.
Questo con risultati spesso pietosi, perche' a mio parere si tende a concepire la casa come showroom piuttosto che come reale spazio da vivere, ma talvolta anche interessanti. Per chi volesse farsi un'idea basta mettere a confrono un numero di Elle Décor italiano e uno inglese. In mezzo c'e' un abisso.
Chiarita questa differenza viene da se che anche i percorsi di studi che
formano queste due profesionalita' sono in generale distinti e separati.
Come in Italia, qui si diventa architetti attraverso un corso di laurea
abbastanza lungo e una sorta di esame di stato ( detto Part 3 ), mentre per
diventare interior designer o si fa un corso di studi all'universita' ( di solito triennale ) oppure si frequentano delle scuole private che
> solitamente sono carissime ma concentrano in un anno tutto il lavoro che in teoria si dovrebbe fare all'universita' in 3 anni.
Sembra assurdo ma in un anno, se si hanno soldi da spendere ( siamo sui 20.000 pounds ) e con moltissima fatica ( ovviamente i corsi sono intensissimi ) si puo' aquisire il titolo di interior designer e iscriversi al BIDA (British Interior Designer Association )
Le scuole piu' accreditate a questo titolo qui a Londra sono due: KLC e
INCHBALD School of Design.
Ma fate attenzione! Questi corsi NON SONO ASSOLUTAMENTE DEI MASTER! E non
possono essere equiparati a delle specializzazioni per architetti in
interiors. Sono invece equivalenti a corsi di laurea
triennali che, senza alcuna esperienza precedente, danno il titolo di interior designer. Un architetto italiano che vieni quindi a fare questi
corsi qui si trovera' a pagare uno sfacelo per aquisire delle conoscenze che per almeno il 50% possiede gia' dalla laurea in architettura.
Le stesse scuole LKC e Inchbald pero' hanno dei corsi brevi in interior
decoration ( io ho frequentato quello di KLC ). Sono anche questi molto cari ( circa 6000 sterline xdue mesi ) ma sono fondalmente concentrati sull'uso dell'arredo, delle finiture, dei materiali e degli oggetti decorativi negli spazi interni, senza toccare invece la progettazione degli spazi.
Personalmente ho sempre avuto la passione per gli interni e ho sempre ritenuto gli oggetti,l'arredo e le finiture come indispensabili complementi per valorizzare ed esaltare uno spazio architettonico ben progettato. Il corso di KLC mi ha dato moltissime conoscenze a riguardo, e molti contatti, e devo dire che ha anche abbastanza ampliato il mio raggio di possibilita'professionali, oltre ad avermi dato la possibilita'di iscrivermi all'ordine degli interior designers 9 ma questo in quanto ero gia' architetto )..
In generale i clienti sembrano apprezzare molto il fatto che io sia architetto e interior designer insieme perche'possono usufruire di due professionalita'in una. Ovviamente questo e'dovuto molto alla mentalita'che c'e' qui. Non so quanto abbia senso questo corso per chi intende pero' tornare a lavorare in Italia. Anche perche' e' basato su molti elementi comuni alla cultura inglese e poco considerati in Italia ( l'uso delle stoffe ad esempio, una buona parte del corso verte sulle varie tpologie di tende infatti ) e perche', come si e'detto sopra il costo e'abbastanza impegnativo.
Insomma spero di avervi dato un'idea di come stanno le cose e che queste spiegazioni possano esservi utili a chiarirvi le idee. Se poi ci sono altre domande specifiche fatevi avanti e ( tempo e casa permettendo ) provero' a darvi piu'dettagli
Detto questo ribadisco ad Antonino e a tutte le tante persone che ci chiedono suggerimenti su come trovare lavoro a Londra che, per ovvie ragioni non possiamo scrivere a tutti in privato per ripetere le stesse cose. Ci piacerebbe ma il tempo e' quello che e'. Ma se andate a trovare i post del 2006 e del 2007 in archivio trovate davvero tutto e in piu' potete leggere tutti i messaggi dei ragazzi che hanno vissuto quest'esperienza con noi ( anche loro hanno cercato e trovato lavoro ) usando il link che trovate nell'elenco in alto a destra. Buona fortuna a tutti!
A presto!
Rosy
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per un nuovo anno di idee.....
“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee."
(George Bernard Shaw)
...ultime ore del 2009...un anno importante...per tante cose, un passo decisivo, comprare casa in una citta' che non e' nel nostro paese, ma che abbiamo deciso di vivere fino in fondo. nel bene e nel male. e questo portera' un cambio di vita forte..ma si fara' anche questo.
un anno importante anche dal punto di vista professionale, forse, data l'intensita' e la velocita' degli eventi, non abbastanza illustrato sotto questa luce nei nostri post ( cercheremo di rimediare ). in quest'anno credo di avere capito davvero di voler fare l'architetto da grande. o meglio, credo di aver capito che tipo di architetto voglio essere.
in quest'anno, cominciato con la scomparsa di una persona importante che continua ad avere e sicuramente avra' per molto tempo una fortissima influenza nel nostro lavoro, ho cominciato a vedere le mie idee prendere forma davvero, a modellare la mia creativita', a darle consistenza e soprattutto colori. e per questo e' un anno che non dimentichero'.
mai come ora le idee sono per me un valore fondamentale, un flusso continuo che condiziona tutto il mio modo di vedere il mondo...spero che nel nuovo anno e in quelli successivi ci sia sempre piu' spazio per la creativita' e le idee coraggiose, soprattutto in Italia..
con gli auguri che il 2010 sia un anno di idee, creativita' e tanto lavoro, e ovviamente di serenita' e salute.. per tutti voi.
rosy
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a sunday afternoon in London....
http://www.youtube.com/watch?v=TBO6_u6Mb6s
When you try your best, but you don't succeed
When you get what you want, but not what you need
When you feel so tired, but you can't sleep
Stuck in reverse
And the tears come streaming down on your face
When you lose something you can't replace
When you love someone, but it goes to waste
Could it be worse?
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you
And high up above or down below
When you're too in love to let it go
If you never try you'll never know
Just what you're worth
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you
Tears stream down on your face
When you lose something you cannot replace
Tears stream down on your face
And I...
Tears stream down on your face
I promise you I will learn from my mistakes
Tears stream down your face
And I...
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you
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gazumping e dintorni....
Sembrava che questo giorno non dovesse arrivare mai e invece finalmente,
dopo 6 mesi di ricerca e di attesa e' fatta.
Si conclude qui, fortunatamente con un epilogo felice ma soffertissimo fino all'ultimo secondo, quella che e' stata forse l'esperienza piu' travagliata dei nostri tre anni a Londra.....
Comprare casa.
Da giovedi' scorso siamo finalmente proprietari di una casa in London, precisamente nel quartiere di Ealing, nell'ovest di Londra ( anche se Luton ci tentava molto...) .
Ma mai e poi mai avrei potuto pensare che comprare casa sarebbe stato un
tale incubo.
Ricordo benissimo la prima domanda fattaci dal Faisal, il
nostro mortgage advisor, la prima volta che lo incontrammo la scorsa
estate..guys, are you sure you want to buy a property here?
All'epoca, in pieno entusiasmo per la ricerca della mia prima casa di proprieta', non avevo colto bene il significato di quelle parole, ma ora, passati sei mesi, credo di intuire cosa Faisal volesse dire.
Se finora mi ero piu o meno convinta che in generale quasi tutto in UK
funzionasse meglio che in Italia, con la storia della casa mi sono dovuta
fermamente ricredere. Questa regola non vale per quanto riguarda la
compravendita immobiliare, che e'dominata da un sistema incredibilmente
confusionario, scorretto e a tratti inverosimile, e che ha come
protagonisti, oltre alle povere vittime che sono i buyers, tutto un
groviglio di personaggi con i quali ci si deve costantemente accapigliare lottando fino all'ultimo.
A cominciare ovviamente dagli agenti immobiliari, che nel rispetto della tradizione che li vuole esseri meschini e senza scrupoli sono esattamente cosi', anzi, anche peggio.
La cosa piu' ignobile che sono in grado di fare, oltre alle aste tra i possibili acquirenti di un immobile, a loro insaputa ovviamente, e' continuare a pubblicizzare e a far vedere una casa per cui qualcuno ha gia' fatto un'offerta che e' stata accettata dal venditore. Di conseguenza, mentre tu sei li che ti scervelli sulla sfumatura delle pareti o del divano o che magari chiedi i tuoi preventivi a destra e a manca, vieni elegantemente e senza possibilita' alcuna di appiglio sorpassato da un altro potenziale acquirente, il quale, prontamente indirizzato dagli agenti, ha offerto leggermente piu' di te. Il risultato e' che tu perdi la casa ovviamente, i soldi che hai gia' speso ( appena l'offerta viene accettata deve essere commissionato e pagato un rilievo che serve alla banca per rilasciare il prestito ) e anche tutti i tuoi sogni e i tuoi progetti. E questo purtroppo, non esistendo qui il compromesso che abbiamo invece in Italia, puo' accadere anche un'ora prima dell'ufficializzazione dell'atto di vendita, quindi della firma del contratto.
Considerando che cio', date la lungaggini burocratiche con cui la procedura si svolge ( incredibilmente pari al doppio di quelle degli altri stati europei ), accade dopo circa un mese/un mese e mezzo dall'accettazione dell'offerta, si capisce bene che il tutto diventa una vicenda estremamente complicata e snervante.
Questa ignobile pratica delle agenzie genera un fenomeno diffusissimo in Inghilterra, che riesce a far saltare un'alta percentuale
di trattative immobiliari, neanche a dirlo soprattutto a Londra: il temutissimo GAZUMPING.
Gia' il nome direi che e' un programma, dato che contiene in se una sorta di irruenza, che effettivamente rappresenta bene l'essenza dell'azione che sta ad indicare. Potrebbe sembrare una parola scherzosa, ha un suono quasi allegro, ma non c'e' molto da stare allegri se si viene gazumped.
Esistono addirittura polizze assicurative contro il gazumping, per danni materiali e soprattutto morali che questo genera. Ed e' davvero una pratica
incivile, fiore all'occhiello di un mercato immobiliare che definire appunto selvaggio e' dire poco, in cui veramente 'homo homini lupus' per citare il buon Hobbes.
E comunque c'e' dell'altro.
Vogliamo parlare dei 'solicitors'? loro gestiscono ovviamente tutti gli aspetti legali dalla vicenda. Con una lentezza esasperante.
Operano in coppia, uno per il venditore e uno per l'aquirente. Comunicano fra di loro solo via fax, il telefono sembra troppo tecnologico.. in fondo perche' scambiarsi inormazioni in tempo reale?
Spesso i solicitors si relazionano con un'altra categoria famosa per interagire in tempi biblici, i 'freeholders'.
Bene, sui freeholders bisognerebbe aprire un capitolo a parte, ma non e' il caso. Diciamo, per chi non lo sapesse, che l'80% degli immobili in UK vengono venduti in 'leasehold', e cioe' si acquista il diritto di proprieta' sulla casa per un tot di anni, tuttavia esiste una sorta di proprietario assoluto, il freeholder appunto, che rimane proprietario del terreno su cui sorge l'immobile e riacquista il diritto sulla proprieta' una volta scaduti gli anni in questione. Costui rimane una sorta di entita' decisionale
che va comunque interpellata in molte circostanze, se vuoi alzare un muretto, sostituire una finestra, fare un'extension, e cose del genere, e appunto, se decidi di rivendere la casa ( verrebbe da chiedere ...ma sono proprietario o no di casa mia?..mah )
E considerando che spesso il freeholder non e' un singolo costui, ma si incarna in una societa', a sua volta spesso rappresentata da un'altra societa' che ne fa le veci, la faccenda, diciamo cosi' si complica, e, soprattutto si dilunga.
Per non parlare delle banche, queste 'generose' entita' invisibili che ti forniscono i soldini per pagare. dopo averti fatto un minuzioso interrogatorio entrando nelle tue abitudini piu' intime per capire se hai possibilita' di schiattare in poco tempo e non restituirgli piu' la loro pecunia.
Anche su questo ci vorrebbe un capitolo a parte.
Insomma, credo di essere stata abbastanza noiosa, ma forse avrete capito con cosa ci siamo rapportati negli ultimi mesi e giustificherete la nostra assenza dal bog.
Comunque oramai e' andata. Nonostante fossimo terrorizzati dalla cosa fortunatamente non siamo stati gazumped e siamo riemersi da questo marasma, con le finanze e la pazienza prosciugate, ma con questo gioiellino.

Ovviamente, appurata la triste
consistenza dell'edilizia piu' o meno recente, la scelta non poteva che
ricadere su una period conversion, con immancabili giardinetto, sash windows
e camini vari. In perfetto Victorian style.
Adesso viene il bello.
A presto
Rosy
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La vita di un lavapiatti
Cronache di un lavapiatti
“I think one should start by saying that a plongeur is one of the slaves of the modem world. Not that there is any need to whine over him, for he is better off than many manual workers, but still, he is no freer than if he were bought and sold. His work is servile and without art; he is paid just enough to keep him alive; his only holiday is the sack. He is cut off from marriage, or, if he marries, his wife must work too. Except by a lucky chance, he has no escape from this life, save into prison. At this moment there are men with university degrees scrubbing dishes in Paris for ten or fifteen hours a day. One cannot say that it is mere idleness on their part, for an idle man cannot be a plongeur; they have simply been trapped by a routine which makes thought impossible. If plongeurs thought at all, they would long ago have formed a union and gone on strike for better treatment. But they do not think, because they have no leisure for it; their life has made slaves of them.”
by George Orwell,1933
Oggi, dopo mesi di lavoro continuo….ho i primi 5 minuti per riposarmi e raccontarvi un po’ della vita di un lavapiatti in una bettola nella periferia di Londra. Non che la vita del sottoscritto sia frizzante ed interessante da raccontare come potrebbe essere quella di un designer o di un architetto….o meglio ancora di un opinionista multimediale, ma sono cresciuto con la convinzione che anche nelle piccole e a volte invisibili cose……si possa nascondere un mondo da svelare agli occhi del frenetico o del superficiale.
La giornata inizia circa alle 7.30, in una zona di Londra famosa soltanto per le Lamborghini dai colori morti (giallo, rosso, bianco) e per alcuni piccoli musei ignoti alla maggior parte della popolazione mondiale e che portano stupidi nomi altosonanti come Vittoria ed Alberto oppure Museo di storia nazionale……che agli occhi di un Plongeur com me e mia moglie raccolgono soltanto stupide collezioni buone a richiamare quelle poche decine di turisti che ogni anno si avventurano fin qui, una delle zone piu’ pericolose d’inghilterra….tanto che la municipalita’ ha deciso di riempire le strade di inutili vasi colmi di fiori colorati che in verita’ altro non sono che telecamere a circuito chiuso per controllare i malintenzionati.
Una volta uscito di casa, quando il tempo lo permette cerco di evitare autobus e metropolitana per arrischiarmi nell’attraversamento di un piccolo parco cittadino, diificilmente individuabile nella mappa di questa grigia citta’, il suo nome credo derivi dal famoso racconto dello scienziato che, una volta ingurgitata una pozione, era capace di trasformarsi in un orrendo e violento mostro….un tale Hyde. Infatti, questo parco poco frequentato, soprattutto durante le giornate di sole, mostra tutta la sua orrenda anima sotto forma di piccolo esseri grigiastri con lunghe e pelose code….capaci di venirti incontro minacciandoti e reclamando i tuoi averi, oppure sottoforma di enormi e maestosi alberi minaccianti di scagliarti addosso ogni genere di cosa.
Una volta superata questa insidia, la vita di un lavapiatti di Luton non finisce di mostrare i suoi impervi ostacoli, una volta giunto nella tristemente famosa colllina di Notting infatti…..il rischio maggiore e’ sempre quello di ritrovarsi immersi in una folla brulicante di turisti italiani, difficili da riconoscere in quanto vestiti tutti in maniera diversa e senza grandi occhiali da sole……ma una volta superata anche questa ennesima insidia……arrivo finalmente nel mio posto di lavoro, dove vengo riscaldato dal caldo abbraccio di altre decine di lavapiatti come me. Gente da tutto il mondo ai quali la vita non ha dato una seconda possibilita’……..come ad esempio chi avrebbe sempre voluto sposarsi in Toscana, oppure comprarsi casa a Londra, oppure fare corsi di interior designer……ma che oberati dall’estenuante lavoro di lavapiatti…..ha dovuto abbandonare qualsiasi velleita’ di dare una svolta alla propria vita!
E allora si incomincia e non si puo’ dire sia un lavoro che stanca il fisico o le membra bensi’ la mente….in quanto ultimamente hanno inventato un sistema di lavaggio tutto automatizzato. Il terribile “maitre” ti pone davanti ad uno strano quadrante luminoso e ti spinge a dare sfogo alla tua creativita’……e non importa se quel giorno ti sei svegliato male oppure hai dormito poco……..perche’ il tuo lavoro e’ quello di muovere stupidamente un elemento simile ad un topo lungo questo schermo e creare forme, colori e rappresentare immagini che nessuno ha ancora mai visto. Che lavoro assurdo.
Ah…che bei tempi quando ancora ci si metteva i guanti e si lavavano migliaia di pentole unte e incrostate.
Questo lavoro estenuante si protrae per ben 8 ore, che a volte posso arrivare fino a 9…….a questo punto voi mi chiederete….ma come e’ possibile? Resistere tutte quelle ore facnedo un lavoro del genere? Capisco il vostro sentire ma chi lo ha mai detto che la vita di un lavapiatti di Luton sia cosa facile?
Per fortuna, messi via I soldi per comprare casa…..ad un povero lavapiatti non resta che uscire un po’ con gli amici, andare fuori a cena con la propria moglie e giocare due volte alla settimana a calcetto (attivita’ che si addice alla professione).
La sera e’ un piacere, posare la testa sul cuscino. Attendere che tua moglie venga a letto e sapere che il giorno dopo, nonostante la vita sia dura, al mondo ci sara’ sempre bisogno di un lavapiatti…..magari a Stansted.
Take care guys!
F

Rosy con le sue amiche lavapiatti di Luton
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Alda Merini
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Buon riposo Alda.
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pensieri sparsi
torno sul blog dopo tanto tempo.
stasera ho voglia di scrivere.
e' sempre piu' raro trovare il tempo da dedicare a questo piccolo spazio che pure ci ha dato tanto. la vita si fa sempre piu' intensa qui. il lavoro comincia a crescere, le responsabilita' e l'impegno di conseguenza aumentano. i passi uno dopo l'altro cominciano a diventare consistenti, a segnare una traccia importante, quasi una piccola strada che sta prendendo forma.
e dopo quasi tre anni di londra ( e di mind the gap ) eccoci qui a cercare di comprare casa. un'impresa ardua, molto piu' complicata e stressante di cio' che pensavo. dopo tre mesi di ricerca siamo gia' esausti. e non solo per l'impegno fisico e mentale che la ricerca comporta, non solo per la velocita' con cui il mercato si muove, che ci porta ad essere letteralmente tartassati dagli agenti e a non avere neanche il tempo di riflettere 24 ore prima di fare un'offerta, ma piu' che altro per il processo mentale che la accompagna con tutte le riflessioni che ne derivano.
un'esplorazione in parte curiosa in parte rassegnata attraverso la realta di una citta' a misura di banchieri, fatta di prezzi folli e case giardinettate dalle fattezze simili a quella di Biancaneve e i sette nani, che sembrano non avere nessuna solidita' ( altro che il buon cemento armato italiano ) e pare assurdo possano costare certe cifre.
in piccolo, un viaggio attraverso le assurde ingiustizie della vita, quelle che non hanno razza o religione, che esistono e basta, e da sempre segnano una differenza tra gli esseri umani, in tutti i luoghi del mondo. almeno credo.
si lo so, ho scoperto l'acqua calda. forse la Biancaneve sono io...
ma anche un piccolo viaggio interiore attraverso i motivi che ci spingono a fare questo passo. quanto e' difficile raggiungere la stabilita'. anche qui e' difficile( ma vi avverto, non ho mai pensato il contrario!), pure per una coppia di professionisti con un buon lavoro e delle buone prospettive di guadagno.
i ma che cosa e' poi la stabilita'? avere una casa? una famiglia?e' questo veramente che ci rende felici?quanto vale affannarsi cosi' per raggiungere degli obiettivi?quali sono gli obiettivi che contano veramente?
e una volta che li abbiamo raggiunti...ce ne saranno degli altri. e tutto ricomincera' di nuovo.
mentre racconto questo da qualche parte in questa citta' immensa una giovane mamma single sta pensando a come fara' a sopravvivere. chi pensera' alla sua bambina? ha tagliato i capelli corti perche' cosi, mi ha detto, l'impatto sara' meno forte per le persone care che, tra qualche giorno la vedranno calva a causa della chemio. e da qualche altra parte in italia un'altra giovane donna si chiedera' se lei una figlia potra' mai averla.
quali sono gli obiettivi che contano veramente?
mi viene in mente la mia vita a firenze. gli anni spensierati dell'universita'.
ho nostalgia di una passeggiata a ponte vecchio di notte d'estate. del chiostro della santissima annunziata. dei lungarni al tramonto.
ho nostalgia del tempo in cui lavoravo solo per il piacere di farlo, per il piacere di vivere nell'architettura.
eppure oggi, mentre tornavo a casa dopo una giornata estenuante di riunioni con una cliente americana ho pensato che mai sono stata cosi' soddisfatta della mia professione di architetto come in questi giorni. ho pensato, mentre guardavo le strade verdi e ordinate di chelsea che mi manchera' molto Londra. quando un giorno saro' tornata in Italia...
non provate a cercare un capo e una coda al mio post di stasera.
questa volta non ce l'ha.
ve l'avevo detto che avevo voglia di scrivere.....
cheers
rosy
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resoconto di due miracolati...
Oddio e' passato un secolo dall'ultima volta che abbiamo scritto su questo blog. Non so bene perche' abbiamo lasciato passare cosi' tanto tempo. Gli ultimi mesi sono stati intensi, anche un po' difficili a dir la verita'. Molte cose sono cambiate.
Londra non e' piu' la citta' in cui siamo arrivati pieni di entusiasmo oramai due anni e mezzo fa. In questi mesi migliaia di persone qui hanno perso il lavoro. E tra loro purtroppo molti architetti. E tra questi architetti, purtroppo, molti nostri amici. Non credo di sbagliarmi tanto nell'affermare che tutti i miei amici italiani ( forse se ne salva giusto giusto una ) che avevano trovato lavoro come architetti e che scrivevano spesso su questo blog sono stati licenziati...o made redundant come si dice qua. In pratica vuol dire che non vieni mandato a casa perche' non vali e quindi decidono di licenziarti, ma sono costretti a metterti alla porta perche'non c'e' abbastanza lavoro. Il risultato e' lo stesso. Rimani senza lavoro.
E se si pensa che molti di noi sono venuti qua per scampare al deserto che caratterizza la nostra professione in Italia..beh, e' davvero triste...Ed e' triste anche il fatto che al momento pochissimi dei licenziati sono riusciti a reinserirsi. A quanto pare rimediare dei colloqui e' un'impresa alquanto ardua, addirittura molte agenzie di recruitment non prendono piu' i curricula degli architetti.
Insomma c'e' ben poco da stare allegri. Per chi non l'avesse capito ( lo abbiamo gia' detto piu' volte ma dalle ultime richieste arrivate nel blog credo che ancora il concetto non sia chiaro ) non e' il momento di trasferirsi a Londra.
Non conta quanti anni avete e neanche purtroppo quanta esperienza avete. Semplicemente non c'e'lavoro, e comunque prima di voi ci sono ora in giro centinaia di architetti con esperienza in UK in attesa di essere reinseriti sul mercato, quindi e' chiaro che per chiunque arrivi adesso e' praticamente impossibile trovare lavoro in uno studio di architettura. Quindi ragazzi, per ora lasciate stare. Orientatevi verso altri lidi ( Dubai, Singapore...il resto d'Europa non sta messo meglio..) e ridirigete i vostri pensieri in terra d'Albione tra un po' di tempo.
Chiusa questa parentesi parliamo un po' di noi...
Noi siamo stati miracolati. Almeno per il momento entrambi abbiamo conservato il nostro lavoro, e, incrociando tutte le dita possibili e immaginabili, dovremmo averla scampata, nel senso che le prospettive per il futuro negli studi in cui lavoriamo sono abbastanza tranquille. Filippo dopo la morte di Jan Kaplicky e' miracolosamente sopravvissuto alla scomparsa di Future Systems, con conseguente disintegrazione del team che lo costituiva ( tutti licenziati ), ed e' passato ad Amanda Levete and Partners.
Dopo un primo momento di sbandamento dovuto all'aver perso tutta una serie di riferimenti contemporaneamente e anche ad un modo diverso di lavorare le cose adesso sembrano andare meglio. Il nuovo studio e' molto impegnato e i ritmi sono abbastanza incalzanti, specialmente per l'unico visualizer...menomale che Amanda, memore degli accordi con Jan, ha acconsentito a dargli one day off.
Per quanto riguarda ma medesima..ho appena finito un corso di interior design che mi ha tenuto impegnatissima per circa 3 mesi. Un delirio di consegne una dopo l'altra e di nottate in bianco che possono competere solo con quelle fatte durante gli anni dell'universita'. Spero di riuscire a fare un post a proposito...per ora mi limito a dire che e' stata un'esperienza bellissima, che mi ha veramente fatto capire tante cose su quello che voglio fare da grande...e che in un certo mi ha fatto fare un percorso a ritroso verso l'architettura, e verso una professione che nonostante tutto comincia a darmi
( era ora! ) delle soddisfazioni. Il mio mitico capo, Lady Susan, mi ha concesso 3 mesi di unpaid leaves ( diciamo un periodo sabbatico, praticamente un'utopia in un momento in cui stanno mettendo alla porta 2 architetti su 3), e da qualche giorno sono tornata nel mio piccolo studio di South Kensington, dove oltre alle mie colleghe e al te' al ginger, ho trovato un progetto molto interessante, che avevo parzialmente iniziato prima del corso e che i clienti sono ora intenzionati a portare avanti. Si tratta di un loft su due piani abbastanza grande a Knighsbridge, per il quale una volta finita la parte di ristrutturazione, ci sara' da fare anche il design scheme. E questo probabilmente, insieme a due appartamenti per degli allegri clienti italiani che sono stati subito appioppati a me, mi terra' impegnata per almeno un annetto....Nel frattempo, dato che anche io mi ero accordata per un giorno off ( meno soldini ma piu' liberta' per fare lavori personali ) mi do da fare per cercare miei clienti, possibilmente per il momento per costruirmi un portfolio come interior designer.
Ci sono un paio di cosette all'attivo. Speriamo che prendano forma.
Come dice Filippo siamo potenzialmente ricchi e pieni di lavoro, dopo due anni e mezzo i contatti sono molti...ma passare dal potenziale al reale e' dura. Noi ce la stiamo mettendo tutta, anche se i momenti di sconforto non mancano...
Paola ci chiede se oggi dopo tutto questo tempo rifaremmo la pazzia di mollare tutto e partire per londra....La risposta e' ....
Certo! Senza il minimo dubbio.
Pur con tutta la crisi e il delirio in cui oggi si trova questa citta'noi continuamo a vederla come una realta in cui si puo' fare davvero tanto, in cui ancora c'e' spazio per le idee e la creativita'..e continuamo a pensare che venire qua sia stata la decisione migliore che avremmo potuto mai prendere. Anche solo per l'enorme bagaglio in termini di rapporti umani che ci ha regalato.
Insomma, fatto questo punto della situazione, appurato che siamo vivi e attivi, si puo' ripartire con questo blog!
A prestissimo!
Rosy
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Darwin scrisse......

"Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza del serpente".
C. Darwin
Povera Italia........
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una domenica di gennaio a londra...
una domenica di gennaio a londra...
http://uk.youtube.com/watch?v=cZZPu3qsZhA&feature=related
[link]
Jan Kaplicky
"The sun sets on the war, the day breaks and everything is new..."
...lo ricordo ancora, venirmi incontro con un passo spedito e un andamento deciso, con le spalle protese in avanti, quasi a voler arrivare prima delle proprie gambe. Ricordo il mio timore di fronte a quest'uomo dai capelli bianchi e gli occhi circondati dalle rughe dell'eta', ma ancora vivi come quelli di un ragazino.
Erano gli ultimi giorni del novembre del 2006. La mia esperienza a Future Systems era alle porte e nella mente di Jan Kaplicky ero la persona che avrebbe dovuto rappresentare il suo progetto piu' importante, quello per il quale avrebbe combattuto fino a perdere il sonno, fino allo sfinimento. Quel progetto per il quale e' diventato un simbolo a protezione dell'arte e della cultura nel suo paese natale. Quel progetto era la Biblioteca Nazionale di Praga ed io avevo tanti dubbi sulla fiducia riposta in me.
Londra non era piu' quel luogo da visitare per pochi giorni per acquisti da sfoggaire una volta tornati a casa, Londra era la mia nuova citta', affascinanate ed inquietante allo stesso tempo.
Il mio inglese era tanto limitato da impedirmi lunghi dialoghi con Jan, che si limitavano quindi a brevi incontri nei quali mostravo il progresso delle immagini e lui, quando era il momento di sviluppare dei dettagli mi forniva i suoi schizzi.....a volte fatti al momento, altre volte curati e studiati per ore. Oggi sorrido nel sapere che nel primo periodo, prima di vedere le mie prime immagini, Jan era molto preoccupato e temeva io non fossi all'altezza delle sue aspettative....se l'aveessi saputo in quei giorni forse non avrei retto la tensione. Ma ero preso da tante, forse troppe cose nuove. I primi mesi dell'anno erano volati tra i tentativi di capire e farsi capire al telefono e la ricerca di una casa per me e Rosy. Proprio in quel periodo ricordo uno dei primi eventi che mi fecero capire di trovarmi di fronte ad una persona diversa da quel che avevo immaginato......ero seduto alla mia scrivania quando venne a chiamarmi con il suo passo deciso, tanto che avevo immaginato il peggio: "ok Filippo, fattene una ragione, la tua avventura a Future Systems e' gia' finita" dissi tra me e me. Invece Jan fu subito molto chiaro: " Filippo, so che trsferirsi da un altro paese ed iniziare a lavorare e vivere in una citta' come Londra possa essere difficile e soprattutto molto costoso....quindi se hai bisogno di soldi in anticipo nessun problema, vieni da me".
Rimasi colpito dall'eleganza con la quale mi disse quelle parole ed ho stampato nella memoria il mio stato d'animo.......mi sentivo leggero e nell'ipod ascoltavo i Kings of convenince....."Leaning against the wall". Non so perche'ma ogni volta che ascolto questa canzone mi viene in mente la felicita' in quella giornata di sole...tutto andava cosi' bene nonostante le tante cose da sistemare.
Il tempo e' passato e con lui il mio inglese e' migliorato tanto da permettermi lunghe e impegnate chiacchierate con Jan ed i miei colleghi, preferibilmente al "Ladbroke Grove" dove ormai avevano imparato a conoscerlo, come una persona educata ed elegante. Ma prima di poter andare a pranzo con lui da solo dovettero passare molti mesi, se non anche un anno. Fino al giorno nel quale venne da me, chiedendomi se mi andava di andare a pranzo a con lui; io chiaramente stavo gia' chiamando gli altri ma lui mi blocco'....dicendomi che voleva parlare solo con me. Ricordo il timore provato di non poter sostenere un'intera conversazione con lui su certi temi come l'architettura, il design o la politica. 
Ando' tutto liscio durante quel pranzo. Jan mi chiese di come andavano le cose e si accerto' che io fossi felice in studio con il mio lavoro. Per la prima volta mi fece i complimenti per tutto quel che avevo fatto fino a quel momento e poi disse qualcosa che mai scordero'.....ma quello lo portero' dentro di me. Un piccolo segreto tra me e il vecchio Jan.
Forse non era il miglior persona nell'insegnare.....ma bastava stare con lui. Ascoltarlo parlare per poche ore per venire bombardato da migliaia di concetti ed ispirazioni. Non era sempre facile dialogare con lui, quasi fosse spesso immerso nel suo mondo impegnato a disegnare forme sempre piu' diverse e "non soggette alle mode che vanno e vengono".
Intanto le cose in studio peggioravano. Il rapporto tra lui ed Amanda diventava sempre piu' difficile e l'idea di una futura divisione si faceva sempre piu' reale.
La Biblioteca di Praga oramai era nel periodo piu' difficile e Jan combatteva contro qualcosa piu' grande di lui....nonostante l'enorme appoggio da parte della cittadinanza di Praga a suo favore.
Le cose cambiavano e tutti quanti lo sentivano sulla pelle. Ma Jan, nonostante il suo pessimismo, portava avanti le sue idee ed i suoi progetti. Era vitale nonstante le tante battaglie nella repubblica ceca per la sua Biblioteca.
Povero Jan. Quanti voli il Venerdi' sera per partecipare a dibattiti o trasmissioni televisive. Per presenziare a manifestazioni Pro Library oppure per vedere anche se per sole poche ore la sua nuova bellissima moglie Eliska. Quanti voli la domenica sera oppure il lunedi' mattina per tornare in studio e dover far fronte ad una situazione difficile, dove il suo mondo poco alla volta gli scorreva via tra le dita senza avere il potere di trattenerlo. Jan viveva della sua passione e questa sua passione era sotto gli occhi di tutti noi, ogni giorno la potevi toccare ed annusare, la potevi ammirare nei tanti modelli architettonici sparsi per il grande ufficio di Notting Hill. Un tempio del dettaglio, un laboratorio dell'architetto.
Nel mio Ipod scorrevano le note di Damien Rice.

Photo by Alzbeta Jungrova
Con il tempo ho anche imparato a criticare alcune decisioni prese da Jan su questioni estetiche nei nostri progetti, erano critiche che rimanevano tra noi colleghi e che non mi permettevo di esporre in quanto il mio lavoro era un altro. Jan pero' si fidava di me tanto che poco alla volta mi trovai ad avere sempre piu' responsabilita' per quanto riguardava il design ed il rapporto con Alessi. Proprio per questo Jan mi stupi' ancora una volta quando venne a farci visita in studio Alberto Alessi con sua nipote Chiara.....quando ci porto' a cena al ristorante Wolsley (uno dei piu' prestigiosi ristoranti di Londra) e cosi' non potro' mai dimenticare la strana sensazione provata nel realizzare quella situazione. Io seduto al tavolo con Jan Kaplicky e Alberto Alessi, mentre si parlava del Design oggi e di nuovi e futuri progetti, di viaggi e di cucina. Mi sembrava impossibile che quelle due persone stessero ad ascoltare le mie opinioni e che mi facessero anche domande alle quali chiaramente rispondevo sempre con grande timore. Parlavamo dei miei studi e delle mie passioni mentre ai tavoli dietro di me arrivava trafelato il nuovo sindaco di Londra con un buffo zainetto sulle spalle, mentre poco lontano da noi sedeva lo stilista Roberto Cavalli. Che situazione surreale.
...lo ricordo ancora. Durante il meeting prima di partire per Praga per la nascita di sua figlia.
Lo ricordo con un sorriso stampato in viso, raro da parte sua. Nonostante tutte le difficolta' che dovevamo tutti insieme far fronte, Jan era felice perche' davanti a lui si apriva un' ennesima avventura. Un nuova fase della sua lunga vita, un nuovo studio con persone fidate. Una nuova vita alla quale insegnare i primi passi nella vita con una moglie che combatteva al suo fianco per il diritto negatogli di costruire il suo edificio piu' importante della sua carriera. Una nuova sfida per dimostrare a tutti che la sua architettura non fosse semplicemente utopica.....ma fatta per l'uomo attorno all'uomo.
...lo ricordo uscire da quella porta ormai sbiadita e attraverso le finestre percorrere il lungo piazzale che fronteggia lo studio. Lo ricordo passare oltre il cancello e da li svanire, dai miei occhi per sempre. Lo ricordo....perche' non mi resta altro. La sua scrivania ordinata con i suoi fogli ed i suoi schizzi e tanti fiori e tanti messaggi rimane li.....non c'e' nemmeno piu' la sua Personal Assistant che non ha retto alla sua scomparsa e che non verchera' mai piu' quella porta sbiadita.

Photo by Alzbeta Jungrova
Jan e' morto poche ore dopo la nascita della piccola figlia. Praga, la sua citta', l'ha visto nascere e morire ma non ha potuto regalargli il dono piu' bello, quello di costruire l'edificio al quale Jan teneva piu' di ogni altro. Forse un giorno qualcuno camminera' lungo la "promenade" che attraversa l'edificio. Forse qualcuno un giorno prendera' un caffe' all'ultimo piano della biblioteca ammirando la bellezza di Praga.
Ma quella persona non avra' gli occhi profondi e malinconici di Jan Kaplicky.
Ho perso una grande fonte di ispirazione ed un amico. Il vuoto e' enorme e tutto ora e' nuovo.
Filippo
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Ciao a tutti! Siamo Rosy e Filippo, architetto e graphic designer. Dopo varie esperienze lavorative nel rocambolesco mondo dell'architettura italiana, tra Venezia, Firenze e Modena, abbiamo deciso di fare il grande salto.. a Londra. Questo è il nostro blog a 4 mani, per discutere di problemi, difficoltà e vicende varie che coinvolgono i giovani architetti che si trasferiscono nella City.
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