Ok al nuovo Codice degli Appalti centrato su Qualità e Semplificazione. Addio al massimo ribasso e alla Legge Obiettivo

Centralità al progetto, semplificazione, incentivi all'utilizzo del Bim, ridotto il ricorso al criterio del prezzo più basso e archiviazione della legge Obiettivo. Sono alcune delle novità inserite nel nuovo Codice degli appalti, esaminato in via preliminare in CdM.

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Centralità al progetto, ridotte le possibilità di far ricorso al criterio del prezzo più ribasso, semplificazione, incentivi all'utilizzo del Bim e archiviazione della Legge Obiettivo. 

Questi alcuni dei contenuti del decreto legislativo che attua la Riforma degli appalti, recepisce le direttive Ue e sostituisce il vecchio Codice, il DLgs 163 del 2006.

Il testo è stato esaminato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri che si è tenuto oggi. Il provvedimento andrà in Parlamento per ricevere osservazioni e poi dovrà essere varato definitivamente entro il 18 aprile. «Una riforma che mira a rendere il sistema degli appalti pubblici, delle concessioni, all'altezza di un grande Paese europeo, qual è l'Italia», con queste parole il ministro Graziano Delrio ha iniziato la sua presentazione del provvedimento nella conferenza stampa che si è tenuta dopo il CdM.

Obiettivo primario: semplificazione | 217 articoli sostituiranno gli attuali 660

Le nuove norme andranno a sostituire il vecchio Codice e il relativo regolamento di attuazione: una mole di 660 articoli.

In tutto, anticipa il ministro, saranno 217 articoli ai quali seguirà non più il regolamento di attuazione, ma linee guida e bandi tipo, che devono essere elaborati dall'Anac e approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Un'impostazione che segue i principi della "soft law", ossia di una regolamentazione "leggera".

Parola d'ordine: qualità

Altro tema è quello della qualità. Qualità degli operatori economici, delle stazioni appaltanti e dei progetti, ha sottolineato Delrio. Dunque un Codice che dovrebbe favorire la partecipazione di operatori economici qualificati. «Imprese vere e non finte, ossia imprese piene di ingegneri e di progettisti e povere di avvocati», questo il profilo tracciato dal ministro riguardo ai futuri partecipanti alle gare d'appalto.

Inoltre l'altro obiettivo perseguito è la diffusione di stazioni appaltanti di qualità. «Gli enti pubblici devono fare bandi di qualità e proporzionati alle loro capacità, si devono qualificare e devono diventare capaci di saper giudicare le offerte e di fare buoni bandi di gara», queste le parole del ministro.

Infine, la qualità dei progetti. Troppo spesso in Italia si appaltano lavori sulla base di progetti preliminari e dopo scattano le varianti, facendo aumentare i costi. Il progetto diventa centrale. A base delle gare potranno esserci solo progetti «ben assestati e corredati da tutte le indagini necessarie», afferma Delrio, che conclude: «Avremo più certezza che le opere si faranno nei tempi giusti e con i costi giusti».

Circoscritto il massimo ribasso e più potere all'Anac

Ridotta la sfera d'azione del criterio del prezzo più basso, prevarrà il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, che mette insieme prezzo e qualità. Centrale nelle nuove regole è il rafforzamento del ruolo dell'Anac di Raffaele Cantone, che, tra l'altro, deve emanare le linee guida del Codice e i bandi tipo.

Si cerca, inoltre, di ridurre la tendenza al contenzioso. Viene previsto, ha annunciato sempre Delrio, un sistema che incentivi il ricorso a strumenti diversi dal contenzioso per risolvere le questioni, quali: l'accordo bonario e l'arbitrato.

In soffitta la Legge Obiettivo

Va in soffitta la Legge Obiettivo, il provvedimento varato dal Governo Berlusconi che doveva avere il compito di rilanciare lo sviluppo infrastrutturale in Italia, facendo viaggiare sui binari della semplificazione le opere strategiche o presunte tali, ma poi rivelatosi un grande fallimento. Il Parlamento aveva chiesto che fosse archiviato e così sarà.

«Basta con le procedure straordinarie, sia applica la normalità», è questa la rivoluzione secondo Delrio. «Le procedure normali sono quelle che assicurano più trasparenza, più efficacia e più certezza dei tempi. Si fa affidamento ad una buona programmazione, con le opere scelte in base alla loro utilità per le comunità» e prescindendo dalla loro dimensione, ha concluso il numero uno del Mit.

Altre novità: concessioni e Bim

Si normano inoltre le concessioni, stabilendo che il rischio operativo deve essere in carico al privato, che non è obbligato a rientrare degli investimenti e dei servizi che offre. 

C'è poi nel Codice una scelta a favore della digitalizzazione del sistema dei lavori pubblici, in linea con la riforma della PA del ministro Madia. 

È previsto, inoltre, un incentivo all'utilizzo di strumenti di progettazione innovativi come il Bim (Building information modeling). Nei Paesi del Nord Europa la sua applicazione, ha ricordato Graziano Delrio, ha consentito un abbattimento del costo delle opere dell'ordine del 10 - 20 per cento. 

Mariagrazia Barletta

Per approfondire:
» Comunicato stampa di Palazzo Chigi [www.governo.it]

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