Jobs Act autonomi: come rafforzarlo in 13 punti. Le richieste delle associazioni

Le proposte di ACTA, Alta Partecipazione, Confassociazioni e Confprofessioni

Tutelare i professionisti anche nei pagamenti con la PA, ampliare la deducibilità delle spese di formazione in caso di trasferte, mettere mano alla disciplina dell'IRAP, alla riforma della Gestione separata Inps e eliminare la doppia tassazione per le Casse dei liberi professionisti. Sono alcune delle richieste avanzate dalle associazioni.

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Tutelare i professionisti anche nei pagamenti con la PA, ampliare la deducibilità delle spese di formazione in caso di trasferte, mettere mano alla disciplina dell'IRAP, alla riforma della Gestione separata Inps e eliminare la doppia tassazione per le Casse dei liberi professionisti.

Sono alcune delle richieste avanzate dalle associazioni, che chiedono una revisione del DDL sul lavoro autonomo.

Il 9 marzo la Commissione Lavoro del Senato ha ascoltato le associazioni dei liberi professionisti e dei freelance su due disegni di legge: lo Statuto del lavoro autonomo, detto anche Jobs Act degli autonomi, e il disegno di legge sulle modalità di lavoro agile.

Ogni associazione ha presentato una propria memoria e alcune tra queste hanno verificato la convergenza sulle principali proposte di modifica allo Statuto dei lavoratori autonomi, oltre che su qualche proposta aggiuntiva, che amplierebbe il perimetro del disegno di legge.

A condividere le stesse proposte: ACTA, Alta Partecipazione, Confassociazioni e Confprofessioni, che le hanno sintetizzate in 13 punti. (vedi anche: Jobs Act autonomi: i contenuti del testo).

Le correzioni proposte

Tutelare i pagamenti anche tra professionisti e PA

Estendere le tutele previste dal Jobs Act in caso di ritardato pagamento nelle transazioni tra lavoratori autonomi ed imprese o tra lavoratori autonomi anche ai rapporti tra autonomi e pubblica amministrazione, è la prima richiesta dell'elenco in 13 punti. 

Deducibilità delle spese di trasporto collegate alla partecipazione di eventi formativi

Oltre alla deducibilità totale (entro il limite di 10mila euro) delle spese sostenute per l'iscrizione a master, convegni e a corsi di formazioni e di aggiornamento professionale, viene chiesto che possano essere dedotte, fino ad un tetto di 2mila euro, anche le spese per trasporto, prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande, collegate alla partecipazione ad eventi formativi.

Organismi accreditati e servizi di certificazione delle competenze, orientamento, etc..

Il DDL prevede che siano integralmente deducibili, entro il limite annuo di 5mila euro, i costi di servizi di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità, finalizzati ad ottenere sbocchi occupazionali. Si tratta dei costi sostenuti per servizi specialistici offerti dalle agenzie del lavoro per assistere i lavoratori autonomi nel reinserimento nel mercato del lavoro.

Ai fini della deducibilità, però, il DDL prevede che ci si rivolga ad organismi accreditati. «Una limitazione non giustificata della libertà di scelta del professionista», secondo le associazioni, che chiedono «di eliminare nell'articolo il riferimento ai soli enti accreditati, e in ogni caso di evitare qualunque riferimento ad associazioni, enti o altri soggetti erogatori di tali servizi determinati a priori, che abbia l'effetto di vincolare il beneficio della deducibilità e limitare la libera scelta del professionista».

Contraddizione tra tutela per ritardati pagamenti e incentivi alla stipula di assicurazioni

Da una parte, rilevano le associazioni, si tende a tutelare gli autonomi in caso di ritardati pagamenti e dall'altra si prevede la deducibilità totale dei premi per polizze assicurative facoltative stipulate per tutelarsi dai rischi connessi al mancato pagamento delle prestazioni. Una misura che ha lo scopo di favorire tali forme assicurative e di abbattere i relativi costi a carico del lavoratore autonomo.

Secondo le associazioni: «La norma, di per sé vantaggiosa, sottende una generale sfiducia circa la reale possibilità che siano resi vincolanti i termini perentori di pagamento delle fatture sanciti dall'art. 3 del DDL».

Congedi parentali anche per i papà

Così come previsto nella prima bozza del provvedimento, si chiede che anche i papà abbiano diritto ai congedi parentali. IL DDL - lo ricordiamo - incrementa la durata dei congedi parentali per le lavoratrici autonome iscritte alla Gestione separata Inps. In particolare, l'indennità potrà essere corrisposta per un periodo massimo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.

Sospensione per 150 giorni: «Non compatibile con attività realmente autonome»

Secondo i contenuti del DDL, la gravidanza, la malattia e l'infortunio del lavoratore autonomo, che presta la propria attività in via continuativa per il committente, non comportano l'estinzione, ma una sospensione del rapporto di lavoro, senza diritto ad alcuna remunerazione, per un periodo non superiore a 150 giorni all'anno (anno solare).

Secondo le associazioni, si tratta di «una norma che ancora risente di una "impostazione da lavoro dipendente", non compatibile con una attività realmente autonoma e non è chiaro come potrà essere applicata».

Ampliare l'equiparazione della degenza domiciliare alla degenza ospedaliera

Per gli iscritti alla Gestione separata dell'Inps viene previsto che i periodi in cui ci si sottopone a terapie oncologiche siano equiparati alla degenza ospedaliera. «Non è giustificato - fanno notare le associazioni - che siano escluse le altre malattie gravi che impediscono l'attività lavorativa per lunghi periodi».

Ulteriori proposte

Deducibilità dei contributi versati a società di mutuo soccorso o bilateralità

Viene suggerita l'istituzione di una soglia di deducibilità, anche di entità contenuta (es. fino a 250 euro), dei contributi versati dai professionisti a società di mutuo soccorso o alla bilateralità per servizi di sanità integrativa e antinfortunistica.

Riforma della Gestione separata Inps

Si richiede la riforma della Gestione separata dell'Inps ed in particolare il blocco dell'aumento delle aliquote contributive, destinate a raggiungere quota 33 per cento, così come previsto dalla legge 92/2012. Viene auspicato un cambio di rotta con l'avvio della riduzione delle aliquote al 24 per cento, lasciando la possibilità a chi lo desiderasse di effettuare versamenti maggiorati, entro i limiti previsti dai massimali (27,72% di 100.324 per il 2016).

Stop alla tassazione sui rendimenti per le Casse dei liberi professionisti

«L'Italia - scrivono le associazioni - è l'unico paese occidentale dove le pensioni dei liberi professionisti subiscono una doppia imposizione: le stesse somme, infatti, sono tassate sia come rendimenti degli investimenti (al 26%) che come trattamento pensionistico». La richiesta: eliminare la tassazione sui rendimenti degli investimenti delle Casse previdenziali dei liberi professionisti.

Contratto di rete 

Si chiede che il contratto di rete sia esteso anche ai professionisti autonomi e ai freelance. Si tratta di una forma di aggregazione flessibile prevista per le imprese, pensata per aumentarne la capacità competitiva permettendo loro di conservare una certa autonomia.

No tax area 

Viene chiesto per i lavoratori autonomi, così come avviene per i dipendenti, un meccanismo di detrazioni d'imposta equivalente ad una no tax area di 8.000 euro.

Mettere ordine nella disciplina dell'IRAP

Mettere ordine nella disciplina dell'IRAP, che ha causato un enorme contenzioso sarebbe auspicabile. Il riferimento è alle condizioni di esclusione dei professionisti dal pagamento dell'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, che si continuano a delineare a colpi di sentenze.

«La definizione di ‘autonoma organizzazione' di cui all'art. 2 del G.Lgs. 46/1997 è stata oggetto di orientamenti applicativi e interpretativi disomogenei, che hanno peraltro dato luogo ad esiti incongruenti con la natura stessa dell'imposta, quali la sottoposizione ad essa di professionisti operanti senza strutture organizzative ulteriori rispetto alla minima struttura dello studio individuale».

«Riteniamo che un intervento in materia non sia più rinviabile, sia per l'urgenza di un quadro regolativo univoco, sia per l'irragionevolezza degli attuali criteri di imputazione», concludono le associazioni.

Mariagrazia Barletta

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