Che architettura.

messaggio inserito martedì 3 agosto 2010 da Edoardo

Edoardo : [post n° 238311]

Che architettura.

Passando velocemente in rassegna le solite produzioni dell'élite dei geni che occupano il 99% delle pubblicazioni mi sono domandato se si può ancora parlare di architettura come specchio di una società e di una cultura oppure ormai la dicotomìa tra edilizia ed architettura è totale ed irrecuperabile. Dopo il Bauhaus, che negli anni '20 si poteva ancora considerare un'avanguardia, si è sviluppato il Movimento Moderno. Negli anni '70 si è affermato il post-Moderno come ricerca di un'identità culturale. Oggi, invece, assistiamo ad un proliferare caotico di oggetti partoriti senza nè una spinta tecnico scientifica, con scopi anche sociali come quella che avevano i moderni, nè un'attenzione per l'identità culturale ed i luoghi, obiettivo dei postmoderni. Ciò che viene pubblicato oggi non trova secondo me nessun riscontro con la società in cui viviamo e lavoriamo, ed il risultato è l'ignoranza o il rigetto, non solo per il cliente che vuole la capanna, ma anche per l'architetto che non trova una sua identità senza folleggiare scopiazzando le follìe delle archistar.
Ily :
Qui c'è il catalogo degli orrori:

liberamente-kayowas.blogspot.com/.../sono-pazzi-questi-architetti.html

Vi prego, se mai dovessi concepire un obbrobrio del genere, di prendermi e colarmi dentro un pilastro in C.A.
Saverio Muratori si starà rivoltando nella tomba alla velocità della turbina di un Jumbo Jet. Ho avuto la "fortuna" di vedere la Casa Danzante dal vivo prima di concepire l'insana idea di diventare architetta... e ricordo di aver pensato: ma la gente che ci vive come farà a non avere il mal di mare?!?
Capisco che forse gli umanisti del '500 avevano pensieri simili vedendo la rivoluzionaria architettura -ad esempio- della Biblioteca Laurenziana, o l'uso spregiudicato e dirompente degli ordini di alcune creazioni manieriste, e quindi non c'è niente di nuovo sotto il sole. Ma il Barocco e il Manierismo agivano comunque -pur sovvertendole- all'interno di un sistema di regole codificate (gli ordini classici), mentre oggi siamo all'anarchia più selvaggia e ai blob partoriti con Rhinoceros.
Sono edifici costosissimi, fini a se stessi e spesso pure oorripilanti e inefficienti (quante magagne progettuali, nelle creazioni delle archistar!!! Si veda ad esempio il ponte di Calatrava a Venezia).
SAVERIO MURATORI FOREVER.
Eppure un edificio moderno può essere bellissimo e inseririsi organicamente in un contesto "difficile": si veda ad esempio la stazione di FiSMN.
Edoardo :
Infatti. Sembra che si stia andando verso una deriva delirante sostenuta dai committenti che esigono qualcosa di stupefacente a tutti i costi. Noi architetti "normali" a quali valori dobbiamo guardare?
Pensa che io ho avuto come professore Leoncilli Massi (le figure del comporre) e G.Maffei da una parte e L.Cremonini e Marino Moretti dall'altra: due mondi in conflitto!
Personalmente cerco di comporre il più possibile i miei progetti ma di cercare sempre di variare e articolare per quello che il repertorio tecnico formale limitato mi consente.
Adesso mi sto scervellando su come ricavare 4 unità residenziali in un volume a pianta ottagonale su terreno in pendenza... ...sembra facile ma è una bella sfida! ...e mi accorgo di quanto possa essere ancora moderna una figura geometrica "antica".
Edoardo :
E poi pensa che sono i software di calcolo a generare le forme architettoniche, come ha candidamente ammesso Isozaki per la copertura della stazione dell'Alta velocità a Firenze. Praticamente il computer non è più un mezzo ma diventa il "creatore". Per un elemento tecnologico fine a se stesso può andar bene, ma un'architettura la si può considerare tale? E la pensilina in policarbonato per gli Uffizi, che dire?
marta :
Il fatto è che spesso gli amministratori usano le archistar per promuovere un territorio affidandogli progetti dall'impatto notevole senza avere la capacità di capire che non sempre il fenomeno può adattarsi al luogo.
Ily :
Per la pensilina spero di tutto cuore che la mia professoressa di restauro, nonchè relatrice di tesi, nonchè grandissima architetta e ottima insegnante, nonchè soprintendente di Firenze blocchi tutto.
desnip :
Però c'è tanta eco-architettura, edilizia sostenibile, ecc., che io trovo sia molto vicina ai problemi concreti della società attuale, cioè quelli della riduzione dell'impatto ambientale e dei consumi energetici.
marta :
@desnip
Spesso anche nel settore dell'architettura sostenibile si dimenticano secoli di sapere tradizionale per mettere in opera l'ultima soluzione tecnologicamente all'avanguardia senza considerare il luogo e le sue caratteristiche. In linea di massima però ti dò ragione che è migliore della ricerca puramente d'effetto delle archistar.
francesco :
x Ily e Edoardo
qui si finisce come al solito per generalizzare la situazione.Nn per far polemica ma bisogna anche vedere di che riviste vi nutrite e sopratutto non si puo dire a priori che un opera sia un orrore se prima non si è capito l'iter che l'ha portata a compimento. Ovviamente se parliamo della nostra architettura italiana a giusto dire possiamo notare che sono dei progetti il piu delle volte mediocri o superficiali ma per esempio, Ily, tu hai fatto riferimento ad una lista di edifici che nn ritieni degni di essere chiamati architettura ma in realta ci sono esempi di innovazione linguistica senza precedenti (ma che potrebbero essere indecenti per vivere). Il fatto è proprio questo, nn possiamo giudicare un'opera secondo il nostro solo gusto estetico ma andrebbe vissuta per dire che è una schifezza. Inoltre il piu delle volte noi architetti nn leggiamo molto le riviste, le sfogliamo e basta(magari nn sara il vostro caso) senza focalizzare sulla genesi dell'idea e dell'esito infine; e tra l'altro nn facciamo nenche molti sforzi per guardare la buona architettura delle nostre province che a volte è proprio sotto casa, occupandoci solo delle "faccende" internazionali e chiassose.
federico :
La dicotomia di cui parlate è il perno fondante dell'architettura che si è sviluppata dal moderno in poi. Da una razionalità perseguita in maniera pervicace (al limite dell'irrazionale oserei dire), al manierismo moderno, al post-modernismo spesso kitsch ed insensato (se si esludono poche eccezioni come Aldo Rossi), alle contorsioni costruttive ed intellettuali delle archistar contemporanee.
Non mi sento di criticare troppo tutte queste personalità perchè, a loro modo, hanno contribuito a rimettere in discussione alcune logiche stanche e stantie del costruire.
La vera questione è quella della cultura architettonica generale. Il problema è che, nelle facoltà ci insegnano a comporre in base a convinzioni e speculazioni intellettuali che non sono comprese fino in fondo nemmeno da coloro che le propongono... Paradossalmente, NON DOVREBBERO INSEGNARCI A PROGETTARE.
Dovrebbero darci un metodo di analisi del contesto, una vocazione partecipativa con i committenti-fruitori (che non sono sempre degli insensibili), gli strumenti per inventare un'architettura che sia veramente nostra (magari più attenta e ragionata).
E questo sbaglio si protrae anche nel nostro modo di agire professionale (scarsa capacità relazionale, molta arroganza, supponenza, ecc...).
E' chiaro che molta architettura contemporanea mostra smagliature pratiche e progettuali ad occhi attenti (difetti che riflettono però la società in cui si vive), ma finchè la figura dell'architetto non diventerà più responsabile, antropologicamente attenta, disponibile, consapevole che non può prevedere tutti gli esiti del suo operare, si passerà sempre da una "religione" ad un'altra, senza intaccare la maggioranza della produzione.
Edoardo :
X francesco: hai ragione, interpretando male quello che ho scritto si finisce per generalizzare.
Le innovazioni da te citate hanno come unico scopo lo stupore. In passato facevano scuola, ed era una scuola che dava le regole a tutti perchè erano regole che prescindevano dai budget esosi o dagli strabilianti esercizi ingegneristici, adesso sono fini a sé stesse.
Per capirci, negli anni 80 si costruiva influenzati da Aldo Rossi e si cercava di dare un linguaggio valido per tutti.
Adesso, nell'era della Hadid e dei grattacieli storti, torniamo a fare le casette stile 800 che 30 anni fa sarebbero state, magari stucchevolmente, valorizzate da un linguaggio in cui si credeva. Oggi no, non se ne ha il coraggio quasi mai e chi azzarda lo fa senza riferimenti culturali, con esercizietti tecnologici. Non ci resta quindi che tutto il minestrone dello know-how ecologico, i k della trasmittanza, ben consci che non è questo il nostro mestiere, ci azzanniamo coi tecnici (veri) per avere quel vantaggetto in più e venderci come architetti. Io la vedo così anche se potrò sembrare demodé.
Edoardo :
Federico ti quoto in buona parte ma non puoi neppure mettere le star di oggi alla pari delle avanguardie di inizio '900. E' vero, il loro tentativo di mettere in discussione il razionalismo è da ammirare, ma non è supportato nè da innovazioni tecniche alla pari del c.a. o dell'acciaio dei primi del '900, nè da un'evoluzione culturale anche traumatica come fu quella del mondo Moderno (ed il suo riflusso Postmoderno).
Forse l'architettura ora guida la sua crisi perchè la Società stessa è in crisi...
Edoardo :
Errata corrige: grida la sua crisi.
federico :
Edoardo, non metto affatto sullo stesso piano i due periodi che sono, oggettivamente, diversi. Dico solo, fatte le debite proporzioni, che c'è un errore di fondo che ha sempre la stessa natura: ALMENO dal Moderno in poi (ma forse addirittura dal Rinascimento), generalmente l'architetto risponde a delle domande (quando non le crea artificiosamente da solo) con delle soluzioni che sono già preordinate nelle sue convinzioni stilistiche e professionali. E' per questo che l'architettura di punta ha scarsi effetti sull'edilizia corrente e che l'architetto difficilmente accetta critiche (mentre, al contrario è ferocissimo nel bastonare i colleghi che hanno idee dissimili). La convinzione del progettista è "che non si possa fare che così" e non concepisce distrazioni dalla sua forma mentis abituale.
Oggi, la situazione appare più fosca perchè manca "un'ideologia architettonica" di fondo cui poter fare riferimento ma, in realtà, non è detto che ciò sia un male.
Non sarei troppo pessimista: sotto la confusione ed il glitter vuoto e modaiolo di certo "archistarismo", bolle sicuramente qualcosa di buono in pentola (non scarterei a priori, nè le possibilità creative che possono fornire i media elettronici, nè l'impulso derivante dalla sostenibilità applicata agli edifici).
Facciamoci coraggio! Di solito, nei periodi di crisi, si preparano le future età dell'oro....
Edoardo :
Ok, forse qui in Italia le restrizioni che ci impongono anche a livello progettuale sono così frustranti che avverto questa problematica in maniera troppo drammatica. Ci fosse una maggiore osmosi tra il mondo dell'edilizia corrente e le architetture delle riviste patinate (e questa osmosi richiederebbe un cambio di mentalità da parte dei burocrati, per esempio attraverso la promozione dei concorsi) potremmo trovare, attraverso l'operare, un metodo ed un linguaggio nuovo da sperimentare. Questo sarebbe un sogno per noi giovani, che assistiamo impotenti al mondo che ci scivola dalle mani.
federico :
Questo sì che è un altro grossissimo problema: la mancanza di cultura architettonica da parte di molte amministrazioni che si traduce in norme contorte e vessatorie...
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