Progetto brasiliano...

messaggio inserito lunedì 6 dicembre 2010 da Edoardo

Edoardo : [post n° 249488]

Progetto brasiliano...

Ho per le mani un prog. definitivo di appartamenti in un lotto di una località marina vicino a Rio, sulla falsa riga del quale ne devo proporre uno più piccolo...

Tenetevi forte:

- Distanze dai confini del lotto = mt. 1,5
- Muri interni ed esterni di 10 cm. ad eccezione di quelli tra le U.I. di 20 cm.
- Disimpegni cm. 80x80 con porte delle camere e dei bagni di 70 cm.
- Bagni larghi mt. 1,20 e senza bidet con doccia davanti alla finestra.

Con gli ingegneri ci stiamo facendo grosse risate... ...poichè le nostre case a confronto sembrano bunkers antiatomici... ...e quelle brasiliane castelli di carta.

Mah, ordem e progresso...
Ily :
Sono curiosa:
- qual'è l'altezza die soffitti da regolamento edilizio brasiliano?
- le dimensioni minime dei locali (camere, soggiorni ecc)?
- i rapporti illumino-ventilanti?

Comunque:
- Anche da noi i tramezzi internisono da 10 cm.
- I muri esterni da 10 cm (ovviamente se con struttura intelaiata, senno la casa semplicemente non sta in piedi) sono perfettamente giustificabili per il clima: non hanno il problema dell'isolamento termico invernale essendo un paese tropicale.
- Bagno senza bidet: perchè tu credi che le case fuori dall'Italia abbiano il bidet?
- Bagno senza finestra: hai mai il bagno di un appartamento non italiano? Io si, due settimane fa, la pianta di una palazzina austriaca di nuova costruzione nella vetrina di un'agenzia immobiliare di Innsbruck: garantisco che il bagno aveva proprio quelle misure li. Per non parlare, ovviamente, dei vari appartamenti popolari progettati da Corbu, Mies ecc.
- Altezza dei soffitti: in Austria sono più bassi (circa 2,50, a occhio).
- Finestre: in Austria molto più piccole delle nostre, e senza scuri o persiane (se non in pochissime case, e credo perchè siamo vicini all'Italia).
- Porte larghe 70 cm: in molte case sono larghe così anche qui da noi...
Ily :
Una mia amica ha passato tre mesi in Australia per una specie di Erasmus, ospite di una famiglia locale, e mi ha raccontato della loro casa: secondo i nostri standard potrebbe andare bene al massimo come baracca da campeggio.
Tutta di legno, a un piano solo, struttura portante ovviamente a travi e pilastri in legno, pareti fatte da un semplice doppio tavolato con il vuoto in mezzo, tetto semplicemente rivestito di tegole bitumate inchiodate direttamente al tavolato strutturale, finestre senza scuri e con vetro semplice con la famosa apertura a ghigliottina tipica dei paesi angolassoni, bagno (ovviamente) senza bidet, un bagno solo per una casa di circa 100 mq...
Eppure per gli standard locali è una casa bellissima, da famiglia agiata (era una casa unifamilare col giardino).
E allora? Forse che in Australia sono meno "civili" di noi in fatto di costruzioni? No, semplicemente hanno tradizioni e regole diverse.
Edoardo :
Ma è ovvio che gli standard brasiliani sono diversi... ...e mi sarei stupito anche nel vedere il progetto di un'abitazione in Antartide...

In appennino emiliano, per esempio, i soffitti sono 2.55...

Comunque, non si capisce, essendo muri di 10 cm., dove possano inserire la struttura...

P.S. Le porte arrivano grezze in cantiere e le lavorano sul posto a seconda delle richieste del cliente...
Edoardo :
Ovviamente il mio stupore non scaturisce da alcuna forma di razzismo o di superiorità sociale, bensì da una semplice osservazione di un progetto.
Chi vede maliziosamente nel mio post qualcos'altro quindi, è completamente fuori strada.
DR COSTA :
Quello che è incredibile rispetto all'Italia non sono tanto i parametri minimi da rispettare quanto la normativa generale che permette delle libertà e la possibilità di fare davvero architettura.
Noi siamo veramente arretrati su questo piano abbiamo una normativa prescrittiva che di fatto impedisce la realizzazione di un edificio che non sia uguale a quello del vicino.....ossia tutti uguali.
Dalle mie parti con il R.U. ti impongono praticamte la forma dell'edificio.
Puoi essere bravo quanto ti pare a districarti con la normativa ma poi quel poco di buono che riesci ad ottenere ti viene ammazzato in commisione tecnica ( Ex commissione edilizia) dove ingegneri, geometri, architetti pensano bene di tenere basso il livello qualitativo degli edifici per evitare una vera e sana concorrenza.
Vuoi fare delle ampie vetrate, no non si può fare solo finestre normalissime, vuoi usare un materiale, no solo intonaco per esterni ecc..... da me si lavora così e credo anche nel resto d'Italia.
Edoardo :
Infatti, per i non archistar è molto difficile fare qualcosa di diverso... ...e proprio perchè "diverso", non perchè sbagliato, i burocrati delle commissioni cercano di distruggerlo. Salvo mazzette varie ed eventuali.

Una volta fui ricevuto da un'Arch. della Soprintendenza di B. , per discutere di un progetto sopra i 1.200 mt. slm. (poi passato e costruito)... ...beh questa mi fece vedere "Il libro nero della Soprintendenza" per farmi capire la loro tendenza nel rilasciare o meno l'autorizzazione.
In questo bel libro si vedevano anche progetti bocciati perchè non si integravano all'edilizia popolare anni '50, secondo loro, perchè magari con vetrate o elementi "moderni"... ...ed il riferimento formale da seguire erano i palazzi anonimi di bassa edilizia e le finestre con le tapparelle.
Qualsiasi cosa volevi costruire lì, doveva assomigliare a questi... solo perchè c'erano prima.

...poi penso all'ingresso per gli Uffizi (progetto di Isozaki) tipo stazione di servizio sull'autostrada, una loggia abnorme che spacca il tessuto edilizio fiorentino e mi viene da sorridere.

Sarebbe bello poter "FARE".... ...anche per noi.
federico :
Capisco l'ilarità, però il confronto, messo sul piano delle misure e delle quantità, non si pone:

1) diverso clima;
2) diverse norme;
3) diverse tradizioni costruttive;
4) diverso livello di tecnologia raggiungibile.

Invece, sarebbe interessante vedere il sistema distributivo ed i disegni, perché magari c'è qualche soluzione brillante cui ispirarsi (c'è la orivacy però...). Di che tipologia si tratta?
Edoardo :
E' un "Projeto para construcao de unidade residencial multifamiliar"
Il lotto, sul mare, è largo 12 mt, ci sono parcheggi sotterranei con spazi di manovra allucinanti e 3 tipi di porte interne e credo, ma non sono quotate, 85 cm per la sala, 75 cm per il "quarto" cioè la camera... ...e addirittura 65 cm per il bagno "banh."
Fai conto che il disimpegno è 80 x 80 con tre porte che danno su di esso.
Tutti i muri del prog. definitivo (Studio di Rio de Janeiro) sono di 10 cm. senza tracci di telaio alcuno.
Ily :
Beh, i progetti austriaci che ho visto nell'agenzia immobiliare prevedevano in 45 mq di superficie utile soggiorno con angolo cottura, due camere e bagno. Ah, la camera singola era TRIANGOLARE, non so se rendo l'idea...
E non oso pensare alle dimensioni dei vari locali...
Ily :
Saranno muri portanti di cls...
Edoardo :
E allora vogliamo parlare delle case-cubiche di Rotterdam?

http://2.bp.blogspot.com/_lSpFebp1Dh4/TOrxMKMlQPI/AAAAAAAAANc/LJ4CRh…

Comunque 10 cm. per dei muri portanti in c.a. mi sembra un pò poco... ...penso siano stati rappresentati con uno spess. di 10 cm. per convenzione...
Ily :
Alla faccia della precisione del disegno e blablabla eh
Sono agghiaccianti!!!
Alfonso2 :
Mah.....non ci vedo niente di strano Edoardo. Bidet fuori dall'italia li ho visti solo una volta perchè l'hotel era gestito da italiani. Per le misure non cè niente di strano perchè primo considera che i nostri ingegneri tendono a mettersi le mutande di ferro e sono loro ad essere presi in giro, secondo paese che vai regolamento che trovi.
Secondo i regolamenti italiani il Burj Dubai dovrebbe crollare da un momento all'altro. Per non parlare dei grattacieli di HK e Shaghai.
In Australia posso confermare che tendono a star leggeri con le strutture ma attenzione che i regolamenti antisismici sono compeltamente diversi dai nostri.
Edoardo :
Infatti, strano se rapportato ai nostri standards.

Se io vedo un UFO è strano perchè si sposta all'improvviso velocissimo, ha una luce strana e scompare... ...magari nel suo pianeta non ha passato neppure la revisione ed inquina troppo, un mezzo catorcio, chissà.

P.S. bagno si dice "BANHEIRO", cucina: "COZINHA" ecc.. eccc..

...ma i muri di 10...
Edoardo :
Ily... ...ma devi anche considerare che roba può essersi fumato il progettista... ...io non so di cosa si trattasse, ma di una cosa sono certo: si trattava di qualcosa di veramente forte.

Ecco il link:

www.kubuswoning.nl/introkubus2.html
Ily :
Si, appunto Edo ;-)
Rotterdam è in Olanda no?
Ily :
Ho visto il sito... Ma COME FANNO AD APPENDERE I QUADRI?!?
A me è venuto il mal di mare solo a guardare le foto, figurati a viverci dentro!!!
Edoardo :
Sì, Rotterdam è in Olanda, fucina di sperimentalismi da almeno un secolo (De Stijl per esempio), fà parte della loro libertà mentale, lontana anni luce dal conformismo ipocrita della nostra provincialissima Italia, dove sperimentare è un tabu, dove il diverso viene visto come un pericolo da emarginare. Non a caso quella Olandese è una cultura aperta e multietnica.
Ily :
Sisi Edoardo, ma mi spieghi come fanno ad appendere i quadri o a sistemare gli armadi della nonna in quei megacuboni?!? ;-)
soliman :
beh, adesso osannare le ultime vicende architettoniche olandesi come ventatsa di liberta´e sperimentazione mi sembra un po´eccessivo..,mi sembra che comunque, quanto a cultura architettonica anche in Italia siamo messi benino, no?
che poi manchi la cultura del costruire, siamo tutti d´accordo.
Edoardo :
Eh Ily, ma tu ti sei persa che tipa è la nonna!
Edoardo :
In Olanda è molto meno forte il conservatorismo culturale di quanto lo sia in Italia, secondo me. Non dico sia un bene, ma la libertà formale è il brodo primordiale in cui può crescere qualsiasi avanguardia, o manifestarsi qualsivoglia rottura degli schemi per portare a nuove soluzioni.
E' chiaro che l'epopea dei primi del '900 è irripetibile, ma con le casette a capanna e le finestrelle dei burocrati si va poco lontani.
Edoardo :
Anche perchè l'apprezzabile rivisitazione Post-moderna di quegli stilemi ha già avuto il suo ciclo.
Ily :
Sono d'accordo con te, ma mi dovresti spiegare il formalismo fine a se stesso.
Che senso ha fare delle case cubiche con tutti i muri sbilenchi, se non per dire "vediamo come viene" oppure "a me garba così"?!?
Il movimento moderno era mosso sopratutto da esigenze FUNZIONALI, del tipo: diamo una casa dignitosa agli operai, che costi poco e si costruisca in fretta; oppure: luce, sole, comfort. E infatti di muri inclinati a 45 gradi, finestre triangolari o rotonde, angoli acuti ne troveriai pochissimi, se non nessuno (e solo in architetti "visionari" come Gaudì o gli espressionisti).
Il movimento moderno aveva comunque delle regole condivise (i cinque punti di Corbu, ad esempio).
Ma oggi?!? Oggi siamo all'anarchia: ognuno fa quel che vuole spesso fregandosene della funzionalità degli edifici (mi sembra questo il caso dei cubi di Rotterdam).
Queste archistar evidentemente non pensano che in quegli spazi dovranno vivere esseri umani comuni, con la percezione dello spazio basata sul verticale/orizzontale, e che hanno bisogno di armadi o scaffalature che richiedono pareti verticali. Un conto è un museo d'arte contemporanea, dove muri schembi e finestre frattali vanno benissimo (infatti un museo di arte contemponea DEVE essere "strano", perchè lo richiede la sua funzione). Oppure uno stadio, o magari una stazione o un areoporto.
Ma una CASA? UNA SCUOLA? UN UFFICIO? UN'OSPEDALE? Posti dove la gente lavora e sosta tutti i giorni, richiedono razionalità e facilità d'uso e manutenzione.
Non "ironia" come vorrebbero far pensare i vari autori di case danzanti o capovolte sparse nel mondo...
DR COSTA :
Il problema è proprio questo, che molto spesso gli architetti progettano ma non pensano a chi quegli spazi li dovrà vivere.
Soprattutto nelle abitazione, dove a causa dei regolamenti gli spazi diventano sempre più piccoli.
Se uno si fà progettare una abitazione da un architetto e accetta il progetto con le stanze "triangolari", affari suoi lo ha scelto lui, ma quando si progettano edifici per delle persone che poi ci andranno a vivere, bisognerebbe avere più rispetto e controllare che anche con le stanze rettangolari sia possibile arredarle decentemente.
Altrimenti si fà come Calatrava a Venezia che ha fatto un ponte bellissimo ma non è fruibile per i disabili.
Solo perchè lui è Calatrava hanno fatto finta di niente anche se la legge 13/89 parla chiaro, se un nuovo edificio o qualsiasi cosa aperta al pubblico non è fruibile da persone disabili, non ha l'agibilità.
Edoardo :
Il formalismo fine a sè stesso può diventare interessante come ricerca formale, appunto... ...antropizzato può portare a problemi di utilizzo ma anche alla generazione di elementi vivibili e, anzi, desiderabili:

http://farm3.static.flickr.com/2723/4268760857_dc196750d7_b.jpg

Il progetto è del 1984, piena epoca post-moderna e pre-decostruttivista.

Io ho progettato degli appartamenti con una composizione ottagonale... strutturalmente funzionavano, ricavavo un monolacale attico a pianta quadrata all'ultimo piano, e sotto 4 U.I.
L'ho fatto anche per avere sui lati a 45° delle logge prospicienti ai giardini di proprietà, ottenendo la minima introspezione possibile nei confronti delle altre unità confinanti.
Questa bella soluzione diventava "problematica" per via di un apparente spazio perso nelle risp. zone notte.
Quando l'ho arredato la geom. commissionante e firmataria non ci credeva... ...ma per paura di Belzebù o dell'Uomo Nero ha ripiegato su delle palazzine "a schiera" standard.
Sarà bello poi proporle come unità un pò "di prestigio" a 3.000 euro/mq.... ....visto che ce ne sono già centinaia invendute in zona!
Ily :
Ah no Edo, io in una roba del genere non riuscirei proprio a viverci: sembra la cabina di pilotaggio del Millennium Falcon!!!
Però come caffè alla moda potrebbe andare benissimo, ma non per viverci, no.
E poi troppe finestre, finestre ovunque, ma come si farà d'esate? E non puoi nemmeno metterci le tende perchè le finestre sono inclinate, saranno anche scomodissime da pulire...
Edoardo :
Magari è gajarda... ...quella bow-window da salto nell'Iperspazio. Comunque io non sono Ian Solo e tu non sei Leila... ma, visto che ti piace il Giappone (a me piace anche la mia Honda Civic, spaziale)... ...che ne pensi di quelle belle vetratone minimaliste di Tadao Ando??? E quei muri in C.A. a vista negli interni delle sue case? Li vorrai mica intonacare e darci una mano di bianco?!
Scherzo, non ti incassare.
Edoardo :
Ily, a questo punto ti vengo a prendere al Pratello e andiamo a Rotterdam a vederle... ...poi visita al Boymans Museum per vedere anche qualche Van Gogh e cenetta sull'Euromast, il ristorante panoramico che ruota, in cima alla torre da dove ammiri tutta la città.

Prossima tappa Brasile. (torno in topic)
Edoardo :
Eten & Drinken

www.euromast.nl/
federico :
La sostanza della questione non è che progettare pareti con il vecchio sistema trilitico sia meglio. Il succo è che per usare altri metodi bisogna provare che quello che proponi "funzioni" antropologicamente.
Diverso è il paradigma del funzionalismo o razionalismo: al di là delle apparenze, quello era pieno di contraddizioni, argomenti affrontati con una certa superficialità e un approccio eccessivamente ideologico. Applicati sulla grande scala, i 5 punti di nuova architettura, avrebbero reso le nostre città un'unica, grande, anonima periferia (è giusto progettare il solito edificio a Roma come a Calcutta?).
Gli aspetti immateriali di un'abitazione/edificio invece sono altrettanto importanti di quelli quantificabili.
Ad esempio, un vero architetto dovrebbe saper risolvere la distribuzione degli ambienti a seconda delle peculiarità del committente. Se mi trovo di fronte ad un a famiglia musulmana, a differenza delle nostre case, è consigliabile prevedere una divisione meno fisica degli ambienti, uno spazio semipubblico, un pavimento molto impermeabilizzato e inclinato verso uno scolo (le donne islamiche non lavano con il mocio ed il secchio, ma facendo scorrere l'acqua in modo da non pulire con liquidi impuri), ecc....
Un architetto degno di questo nome dovrebbe risolvere tali questioni in maniera credibile, senza perdere in modernità, e non in modo puramente gestuale. Il gesto architettonico, a mio avviso, è bugiardo, iniquo, fasullo e generalmente molto molto discutibile (esiste qualcosa che si può definire oggettivamente bello?).
Edoardo :
Non esiste una dicotomìa vera tra gesto architettonico e peculiarità dei luoghi o dei fruitori.
Il gesto architettonico che funziona è la sintesi di tutto questo. O no?

Il "Modulor" stesso, era un tentativo di unversalizzare delle regole che avevano come riferimento l'uomo.
Ed ancora prima lo era l'Uomo Vitruviano.

Se guardiamo oggi, a valle di processi traumatici anche socio-politici che neppure immaginiamo, constatiamo l'apparente fallimento del Movimento Moderno.
Ma forse questa coscienza storicizzata non sarebbe stata possibile oggi senza quello stesso processo di ricerca innescatosi un Secolo fa, in un contesto socio-politico che ha visto guerre, distruzioni e rinascita.

E' negli orti di Detroit la rinascita di oggi? Forse, anche.
Edoardo :
Anche spostare i mobili in casa è un gesto architettonico, perchè fornisci una soluzione spaziale.

(Altolà donne! Non fraintendetemi!)
federico :
Il fallimento del Movimento Moderno è reale, non apparente. Il postulato alla base della sua ideologia, quello per cui per ogni oggetto/edificio/elemento architettonico/forma esiste un suo significato oggettivo, si è dimostrato non veritiero.
Ci sono mille esempi di come il medesimo elemento architettonico abbia cambiato uso e configurazione nel corso dei secoli. L'errore veramente grosso è stato il voler universalizzare i bisogni, distinguerli tra primari/necessari e secondari/voluttuari. Credo che certi processi non possono essere definiti in maniera così grossolanamente deterministica.
Che poi il Movimento Moderno sia certamente stato un passaggio necessario per svincolarci da certe pratiche ormai svuotate, quello è un altro discorso.
Non concordo nemmeno sul gesto architettonico. Non può essere una sintesi dei vari elementi, perché è, per sua natura, arbitrario e si presta ad interpretazioni a loro volta arbitrarie e ad usi non compatibili. Semmai può essere uno strumento tra i tanti, ma non il fine ultimo.
Edoardo :
Ma la tua realtà è relativa al periodo in cui vivi.
Per il resto diciamo le stesse cose.
Edoardo :
Ah, il gesto... ...non so cosa intendi per "gesto" e cosa ti provochi avversione e pregiudizio, forse il fatto che possa essere visto come un fine.
Imho dpende da chi gesticola, perchè anche un progetto con queste prerogative può rivelarsi valido per chi lo fruisce oltre che per chi lo pensa, così come un progetto che ha come fine SOLO il soddisfacimento delle esigenze dei fruitori, può rivelarsi inefficace e mediocre.
C'è gesto e gesto, un gesto gratuito è pericoloso ma un gesto intelligente può essere l'asso nella manica.

Curzio Malaparte mandò a quel paese Libera, ma il gesto se lo fece poi da solo. Non si conosceva forse?
Ily :
Premetto che, per interessi personali e vicende universitarie, non ho una conoscenza approfondita del panorama contemporaneo dell'architettura.
Però ragazzi, secondo me esiste una differenza fondamentale tra movimento moderno, postmoderno e ultime tendenze dell'architettura.
Il Movimento Moderno almeno ci ha provato, a risolvere i problemi concreti della gente. In maniera superficiale e ideologica forse, ma almeno ci ha provato.
Il Postmoderno già non è più così, nasce come REAZIONE al movimento moderno, e presuppone che l'architettura possa contenere una certa dose di "ironia": un esempio secondo me peculiare è la Casa Danzante, che secondo me è un formalismo esasperato fine a se stesso. E anche le case sottosopra.
Anche il Decostruttivismo, che addirittura si è spinto oltre, arrivando a costruire edifici che, naturalmente per finta, sembrano sul punto di crollare. Praticamente una negazione dell'architettura.
E oggi? Mi spiegate il senso della chiesa di Fuksas, quella a Foligno? Una cosa completamente avulsa dal paesaggio e dalle tradizioni costruttive locali, e che potrebbe essere qualunque cosa: una discoteca, un'astronave Borg, un silos, un capannone... Una colata di c.a. con alcune finestre pentagonali sparate apparentemente a casaccio. E tutto ciò spacciato come opera d'arte.
O il ponte di Calatrava a Venezia: bellissimo, ma non funziona come dovrebbe, perchè si scivola e gli invalidi non ci possono passare... geniale.
Facile progettare così, fregandosene del contesto e delle tradizioni costruttive locali.
Ragazzi, io sono Muratoriana, e non mi stancherò mai di ripeterlo: SAVERIO MURATORI ha indicato la strada, peccato che ora non venga insegnato all'università e sia difficilissimo reperire i suoi scritti. E anche se, purtroppo, secondo me i suoi progetti sono un poì troppo distanziati dal suo insegnamento teorico.
L'architettura moderna, dove si è sostituita completamente all'architettura tradizionale, ha completamente fallito: guardate Gibellina, guardate Longarone: la gente subisce quegli spazi, non li sente propri.
Invece cìè un edificio stupendo, a Siena, contemporaneo, rispettoso delle tradizioni costruttive locali e del contesto del centro storico: il Museo della Contrada di Valdimontone, firmato da Michelucci e costruito da un suo allievo. Ecco, quella è la via. E' garbato esternamente e spettacolare internamente.
Edoardo :
Moderno non Moderno... ...mi ricorda qualcosa, qualche anno di laboratorio a Firenze con professori allievi di Muratori.
Comunque nessuno ha mai detto che l'architettura moderna o, peggio, i gestacci decostruttivisti, siano risolutori di qualcosa. L'inserimento in un contesto non deve essere per forza emulativo, può porsi come interpretazione, ma attuale nel linguaggio.

Faccio un esempio: abitazione nel verde delle dolomiti, nuova.
La faccio a baita, facendola sembrare vecchia, emulando la tradizione o faccio un parallelepipedo basso, quasi invisibile, con vetrata a sud e compenetrazione con l'ambiente esterno, utilizzando anche il legno per le chiusure e gli interni?

Mi ricordo un prog. di Fuksas di ristr. di un ex monastero in Alsazia... ...il vetro e l'alluminio valorizzavano la pietra antica e le capriate lignee, la porzione progettata era dichiaratamente moderna ma rispettava l'esistente, valorizzandolo.
Diverso è per la sede di arch. a Firenze, stesso tema (chiusura di chiostro) ma progettata da un barone universitario... ...pare il portico di una palazzina di periferìa a confronto, non dico che è un cesso totale, ma l'emulazione, in questo caso, è un pò patetica.
federico :
"Ah, il gesto... ...non so cosa intendi per gesto."
Quello che s'intende normalmente in storiografia: il disegno, il segno, la ricerca formale pura e semplice, finalizzata esclusivamente alla composizione.
La composizione non riuscirà mai a risolvere un progetto, se non è accompagnata da un'attenta analisi preliminare. Può dissimulare delle falle, questo sì. Può sottolineare meglio alcune intenzioni, ma non fa "funzionare" uno spazio.
La chiave sta proprio in questo termine: "spazio".
Faccio un esempio: la biblioteca di Viipuri di Alvar Aalto è soprattutto un capolavoro di compenetrazioni di spazi, divisione dei percorsi, distribuzione eccellente, illuminazione ottimale, dettaglio orientato alle varie attività che si svolgono al suo interno (perfino i materiali ed i colori sono studiati per garantire una buona e riposante lettura). Cioè ha risolto tutti gli aspetti in maniera analitica, non partendo da una forma precostituita.
De Carlo, a sua volta, rapito dalla soluzione formale dei "pozzi luce" aaltiani in copertura, li ha riproposti ad Urbino non capendone però il funzionamento (erano pensati per la luce radente del nord europa e non per i raggi perpendicolari delle nostre parti). Risultato: i pavimenti presentano delle vere e proprie "bruciature" in corrispondenza dei pozzi.
Questo per dire che il gesto, l'elemento formale, non rappresenta la soluzione in sé. Non è una sintesi, né un risultato, ma una parte dell'analisi, un pezzo del risultato. Tanto per fare dei paragoni Gehry è meramente gestuale, Mies non lo è; Superstudio è gestuale, Murcutt e Aalto non lo sono, ecc...
Spero di essermi spiegato! :)
Edoardo :
Concordo, diciamo la stessa cosa.

"Quello che s'intende normalmente in storiografia"
In merito al gesto non sarei così sicuro nella sua classificazione, diciamo che esistono gesti consapevoli e gesti inconsapevoli...
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