L'architettura di sopravvivenza

messaggio inserito martedì 18 gennaio 2011 da steni

[post n° 252291]

L'architettura di sopravvivenza

"L'architettura di sopravvivenza", di Yona Friedman. Qualcuno ha letto questo libro? Sarei curiosa di sapere che ne pensate... Yona Friedman può sembrare un pazzo e un visionario, ma ha scritto, più di 30 anni fa cose, probabilmente, sono il nostro futuro prossimo, nella vita e nella professione.
P.S. x Ily: tu sembri particolarmente sensibile a questi temi... se non l'hai ancora letto te lo consiglio vivamente.
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Infatti ho subito letto una presentazione che ho trovato su internet, e mi intriga parecchio.
Se ho capito bene il pensiero dell'autrice, lei propone un deciso recupero dell'edilizia di base (intesa sia come recupero fisico dei vecchi edifici, sia come recupero dei saperi tradizionali), che nel corso dei secoli è sempre stata costruita dagli stessi fruitori, o, nel migliore dei casi, con l'assistenza di semplici capimastri del luogo, espertissimi nell'uso dei materiali e delle tecniche costruttive locali.
Di fatto niente di nuovo: l'"architettura della sopravvivenza" è stata da sempre praticata ovunque, in ogni luogo. Le nostre città medievali sono il frutto in massima parte di "architettura della sopravvivenza".
Certo, noto un crto aggiornamento che deriverebbe dal riuso come materiale da costruzione di una serie di prodotti industriali (ad esempio containers), cosa che comunque viene già fatta su larga scala in tutte le favelas.
Personalmente penso che, dopo il picco del petrolio (questione di poco tempo ormai) dovremo necessariamente tornarci, e noi architetti avremo un ruolo fondamentale, purchè ci prendiamo la briga, adesso, di studiare le tecniche costruttive tradizionali.

P.S. Grazie per la segnalazione Steni :-)
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X Ily,

Se ti interessano anche le metodologie che sfruttano la manodopera dei futuri fruitori, cerca qualcosa sull'autocostruzione o autorecupero (associati ed assistiti), oppure hassan fathy, carlos gonzales lobo, ecc...
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Mi piacerebbe molto cominciare un dibattito su questi argomenti...
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Tantissimo anche a me! Ho seguito anche svariati seminari sull'autocostruzione e mi interessa veramente molto.....anche come filosofia di vita in generale. ;)
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Chiedete e sarete esauditi.
Sull'autocostruzione (associata ed assistita) ho fatto la mia tesi di laurea...
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Si, questo libro parla del lavoro prossimo venturo degli architetti... l'autore si spinge ancora più in là, descrivendo un mondo in cui tutto sarà affidato all'autocostruzione e ai materiali di recupero. in questo contesto la figura dell'architetto sarà quasi superflua, ridotta ad un ruolo di consulente. Il modello sono, appunto, le favelas, gli orti urbani e quant'altro.
Non so quando esattamente arriveremo a questo, comunque è una realtà con cui dovremo fare i conti prima di quanto crediamo.
Fra l'altro, secondo alcuni il picco del petrolio è già stato superato, nel 2008 e la tanto osannata crescita cinese e indiana non fa altro che accelerare tutto il processo.
Dunque, prima cominciamo ad attrezzarci e meglio è.

x federico: visto che hai approfondito il tema dell'autocostruzione, mi piacerebbe molto ricevere qualche indicazione in merito.
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Sabato compro il libro, o lo ordino (insiema a un manuale di Rhinoceros)... E naturalmente, farò fatturare il tutto ;-)
Per chi vuole approfondire le sue conoscenze sulle tecniche costruttive tradizionali raccomando l'ottimo manuale "ARCHEOLOGIA DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE".
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Anche Frank 'O Ghery utilizzava materiali di recupero, 30 e più anni fa, poi è "degenerato"...

Interessanti sono alcune applicazioni di arch. giapponesi col cartone e col bambù.
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...e mentre noi parliamo di sopravvivenza:

www.repubblica.it/esteri/2011/01/20/foto/londra_one_hyde_park_l_indi…
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x steni.
L'argomento è alquanto complesso per trattarlo nello spazio di un post. Ti posso dire che l'autocostruzione in questi ultimi anni, da pratica spontanea legata spesso all'abusivismo, grazie alla sperimentazione di alcune ong sul tema si è strutturata e trasformata in modello maturo, definito associato ed assistito.

Associato vuol dire che coloro che si costruiranno la casa, costituiscono una cooperativa per edificare 15-20 alloggi (di solito sono schemi aggregativi a schiera);
Assistito significa che tecnici, mediatori, istituzioni bancarie, assistono appunto i cooperanti in tutte le fasi del progetto dalla formazione pratica, a tutti gli obblighi di legge.

Normalmente, il target sociale è la cosiddetta "fascia grigia", cioè persone che non sono abbastanza povere per accedere alle normali politiche di ERP, ma non abbastanza ricche per soddisfare il bisogno di casa, senza entrare in difficoltà finanziare (area di redditto dai 15000 ai 30000 euro).

La cosa interessante è, al contrario di quel che si pensi, il controllo sulle pose è molto più preciso che nei casi normali, perché gli autocostruttori hanno un certo timore reverenziale verso il cantiere, e seguono con molto più entusiasmo l'esecutivo. Ciò permette sia di recuperare vecchie tecnologie, sia sperimentarne di nuove.

Per aver un'idea c'è una presentazione in flashplayer di un libro scritto da alcuni miei amici. Te la indico, perché è completamente gratis ed abbastanza chiara anche se le statistiche presentate forse sono un po' datate. Spero di non incorrere in un richiamo da parte degli amministratori, non credo sia pubblicità.

www.labxarch.it. Attenzione che ci vuole un po' a caricare...
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X steni.

Se sei interessato meglio se ridigiti l'indirizzo, perché ho provato a collegarmi da qui e non mi entra... Comunque riprovo.

www.labxarch.it
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Grazie Federico, molto interessante.
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In compenso a Londra hanno realizzato un complesso residenziale in Hyde Park con appartamenti da 75 milioni di euro fino a 175 milioni.

Quasi tutti venduti, Sold Out.
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Scusate il doppio post, il sito sembrava non funzionasse.
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"In compenso a Londra hanno realizzato un complesso residenziale in Hyde Park con appartamenti da 75 milioni di euro fino a 175 milioni. Quasi tutti venduti, Sold Out."

Non mi sorprende, il mercato del lusso non conosce mai crisi. Ma sinceramente, tra progettare per l'housing sociale e supercase per megaricchi, scelgo la prima: meno mezzi, più difficoltà ma anche più soddisfazione, e tagli urbanistici più dimensionati alle reali esigenze che alla semplice speculazione...
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X ILY.

Naturalmente conoscerai le tecniche che prevedono l'utilizzo della terra cruda. Conosco un collega che sta preparando una tesi su questo tema in Sardegna. Mi dice che come prestazioni termiche il materiale non è neanche malaccio. Speriamo che riesca a tirarne fuori qualcosa di credibile, perché sarebbe interessante riproporre il tema soprattutto in contesti di pregio storico

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X Federico

Ti riferisci al pisè?
Si, lo conosco, anche se purtroppo solo dai libri (infatti non è molto diffuso dalle mie parti).
Comunque ovviamente so come funziona :-).
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Sono molto interessanti anche le costruzioni in paglia: struttura in legno e riempimento in balle di paglia. Semplice, leggero, veloce, ottimo isolante. In uno dei paesi ricostruiti in Abbruzzo hanno usato questa tecnica. Fra l'altro in autocostruzione. I costi, naturalmente, vengono drasticamente abbattuti.
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"In uno dei paesi ricostruiti in Abbruzzo hanno usato questa tecnica. Fra l'altro in autocostruzione".

Lo so, conosco un collega che basava la propria tesi proprio su quell'intervento. Purtroppo so anche che ci sarebbero state (il condizionale è d'obbligo, perché non ho conoscenza diretta della questione) alcune difficoltà in proposito (ignoro di quale natura). Speriamo che siano riuscite a risolverle, perché il tema non è male.

Sulla paglia sono molti forti uno o due gruppi di progettazione al Nord Italia. Vicino Trento se non ricordo male.
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X Ily.

Sì proprio quello. Il tema era riuscire ad autorecuperare alcune vecchie strutture di quel tipo, cercando di ravvivare e raccogliere le comunità un po' disperse dell'entroterra sardo...
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x Federico

Sul pisè ora ricordo di aver visto un bellissimo documentario su una moschea del Mali di non so quanti secoli (credo addirittura otto) costuita proprio con questa tecnica.
Il materiale era un impasto di terra, paglia e... cacca di mucca ;-).
Ricordo che ebbi una bellissima impressione perchè tutti gli anni in questo villaggio si da una grande festa per il restauro della moschea, a cui partecipa tutto il paese, ed anzi a ogni quartiere viene affidata una parte della moschea da restaurare e "vince" chi finisce prima. Le donne preparano l'impasto (pigiando con mani e piedi in buche o tinozze) e gli uomini si arrampicano su pali e scale per spalmare il tutto sulle pareti dell'edificio. E quindi ho visto benissimo come funziona tutta la faccenda :-).
Il problema dell'uso del pisè dalle nostre parti (cacca di mucca a parte) è che questa tecnica richiede una manutenzione costante e una piovosità molto bassa... E' vero che si potrebbe rivestire la struttura con piastrelle impermeabili (come facevano ad esempio già gli Assiri per le loro Ziggurat), ma basta che cada una piastrella e piova forte per letteralmente sciogliere l'edificio!
Ovviamente, comunque, conosco anche la tecnica tradizionale di fabbricazione dei mattoni, e quindi in caso di ritorno a una società pre-tecnologica non avrei molti problemi (devo solo imparare bene come erano fatti nell'antichità i forni da calce e le fornaci da argilla, e poi sarei a posto) e almeno saprei da dove cominciare...
Ecco, devo imparare la teoria della fabbricazione del vetro però ;-)
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Sempre per Federico

Quanto mi piacerebbe andare per sei mesi nel XV secolo e fare uno stage con Brunelleschi!!!
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Ahhhhhhhhh ricordo quando andai ad Alberobello (avevo venti anni e facevo il secondo anno) e... che emozione vedere i trulli del centro storico con le tendine alle finestre e l'antenna tv...
Riuscii anche a sbirciare dentro uno dei trulli (un soggiorno): ad Alberobello ci sono delle case formate ad esempio da quattro trulli collegati fra loro: uno è il soggiorno, un altro la camera da letto, il terzo la camera del figlio e il quarto contiene bagno e cucina!! Assolutamente spettacolare!!! Ci sono anche case che per metà sono una normalissima casetta colonica in tufo (contenente ad esempio la zona notte) e uno o due trulli (ad esempio contenente il soggiorno e la sala da pranzo).
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Ily, lo sai perchè i trulli sono fatti così?

Ho saputo che la particolare disposizione delle pietre a secco che formano il tetto era tale da consentire un rapido smantellamento ed evitare il pagamento della tassa sull'altezza del fabbricato, per poi, una volta passato l'ispettore, ricostruilo tale e quale.

Chissà se è solo una leggenda...
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Si Edo, lo sapevo anche io :-)
Così come so che i simboli dipinti a calce sulla cupola (e anche il "pinnacolo" a forma di luna, o di palla, o di pigna) sono come degli amuleti... Mi piacerebbe troppo vivere per qualche giorno in un trullo: hanno muri spessi anche un metro. D'estate devono essere freschissimi!
Ma Alberobello è stupenda: ci sono queste strade tutte fatte di trulli, e io giravo cogli occhi a luna piena, mentre per questi è normalissimo viverci dentro... Dentro le finestre dei trulli si vedevano tv accese, arnesi di cucina, librerie, vasi da fiori, tendine... di una semplicità e di una normalità disarmante... e commovente.
Magari per un americano sarebbe una cosa fuori dal mondo, mentre per noi è normalissimo, che ne so, andare la domenica a messa in una chiesa del 1200, o vivere in una casa del 1600...
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E' questo che mi fa amare così tanto l'edilizia tradizionale, perchè beh, perchè ha tanti secoli.
Io ogni tanto ci penso, a tutte le persone che nel corso dei secoli hanno salito la scala del mio palazzo, a chi dipinse la piccola madonnina, a chi murò i tondini della ringhiera, a chi "suonava" l'antico campanello...
E beh, in un certo senso loro sono ancora vivi, e quindi hanno fatto architettura "della sopravvivenza".

Scusate, sto andando fuori tema, è veramente bello usare edifici che hanno secoli di storia.
Il tempo è un bravissimo architetto.
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