Durante e dopo architettura, dubbi

messaggio inserito mercoledì 14 marzo 2012 da CharlotteM

[post n° 285956]

Durante e dopo architettura, dubbi

Ciao,
in realtà ancora non sono architetto, e a questo punto mi sto chiedendo se mai lo diventerò, anche se sono a metà del quarto anno di questa facoltà. (Non so se questo è il posto giusto per chiedere un consiglio, a proposito, nel caso il mio messaggio non c'entri niente cancellatelo pure e scusate)

Dicevo, io sono a metà del quarto anno di architettura, e mi considero fortunata per aver potuto fare l' università, per star facendo l' università ed essere pure in erasmus in questo momento, ma sto avendo una serie di dubbi esistenziali su quello che fare quando tornerò a casa. Perché, vedete, io sono sempre più convinta che per quanto mi piaccia l' architettura e sia affascinata dal vedere gli architetti a lavoro e da tutto quel folle, strano mondo in cui mio malgrado sono immersa anch'io all' università... non ho minimamente il talento per fare l' architetto. Non so disegnare a mano, ho fatto errori stupidi nelle rappresentazioni grafiche praticamente fino all' anno scorso, sono un disastro con i plastici e il computer lo so più o meno usare unicamente per disperazione - ossia, nei lavori di gruppo è meglio fare un 3d, piuttosto che rovinare un numero infinito di pezzi di cartonlegno prima di riuscire a tagliare tre pareti dritte. Non ho grandi problemi con gli esami teorici, e anche se come la maggior parte degli studenti di architettura sono un po' indietro, quindi alla fine del quinto anno non finirò sicuramente gli studi, in termini di tempo non penso sia una situazione troppo disperata, male che vada (ossia se di esami in erasmus non mi riconosceranno praticamente niente) "sforerò" di un anno, un anno e mezzo.
Però mi sto chiedendo che senso abbia. Fare l' architetto non è sapere la storia dell' architettura a menadito, o recitare il teorema di Lagrange, o ricordarsi quando è stata la prima legge dell' urbanistica, ma fare progetti. Io non so fare progetti, nei laboratori ho preso anche voti imbarazzantemente bassi (sul 24, tipo) che ho accettato molte volte perché ero così annoiata / sfiduciata dal solo pensare di fare per la seconda volta le tavole. Un rilievo mi uccide, se devo schizzare una prospettiva per farla vedere anche solo ad un compagno di corso vorrei nascondermi sotto il tavolo per quanto sono imbarazzata, non è semplice mancanza di autostima, sono proprio incapace per tutto quello che è grafico / pratico.
Mi domando, quindi: che senso ha andare avanti così? Anche se arrivo in fondo a questo corso, ma lo concludo con un voto schifoso e non ho né il talento né il coraggio di tentare la carriera di architetto (e per persone molto più capaci di me già è difficile, di questi tempo) ... poi che cosa ci faccio? Se scegliessi col cuore, abbandonerei per fare qualcos'altro (ai tempi dell' iscrizione ad architettura ero indecisa con scienze della formazione primaria, tipo, ho sempre amato i bambini e l' insegnamento), ma vivendo nel mondo reale dopo quattro anni di tasse e a più di metà degli esami non so cosa mi convenga. Un' altra facoltà adesso è da escludere, la scelta è se laurearmi mediocremente in architettura, o avere l' onestà di lasciar perdere l' idea di studiare e fare tutt' altro - cosa?
Qualcuno potrebbe darmi un consiglio, o illuminarmi su cosa è possibile fare con la laurea in architettura senza fare l' architetto in senso stretto? A me interesserebbe molto insegnare, magari matematica, ma dubito che 14 crediti di questa materia bastino, però con tutte queste riforme non ho capito bene come funzioni. Qualcuno fra voi, altrimenti, sta facendo un altro lavoro?
O, se tanto alla fine dovrò trovarmi un lavoro che con l' architettura (per la sanità mentale mia e per l' estetica del mondo) non c'entra niente, è meglio chiuderla qui con buona pace di tasse e quant' altro?
Grazie mille,
una studentessa in crisi.
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Ciao! Tranquilla! La progettazione pura, i plastici e i disegni a mano libera si fanno solo all'università o se si partecipa a concorsi di idee. Se lavori in uno studio ti basta saper usare autocad (bene il 2d e una base di 3d - ma anche no), un po' di photoshop, office e un'infarinatura di rendering (ma non è indispensabile).
Non c'è pericolo che tu possa progettare, di quel quel poco di progettazione - o meglio adeguare la forma dell'edificio e la scelta dei materiali alle esigenze di budget, ai gusti del committente e alle varie normative - se ne occuperà il titolare dello studio, non certo tu. Tu disegnerai a cad, mai a mano, calcolerai superfici, stamperai, al massimo farai i computi e soprattutto risponderai al telefono se lo studio è piccolo.
Mi sembra tu non abbia intenzione di metterti in proprio ma se anche fosse, tranquilla anche in quel caso: l'edilizia è ferma, non c'è lavoro, non progettarai.
Per il consiglio che chiedi: è difficile risponderti non sapendo le tue inclinazioni o competenze extra architettoniche, secondo me abbandonare l'università al 4° anno non avrebbe senso, poi cmq tante volte non si ha la possibilità di scelta, una valutazione la puoi fare solo di fronte a proposte concrete.
Buona fortuna!
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Impara bene il tedesco, non basta l'Inglese... ...ci metterei pure un'infarinaura di Cinese e di Portoghese.
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Cara Charlotte, ti risponde un'architetta orgogliosissima di esserlo, ma che:
- ha fatto il liceo classico;
- non sa disegnare a mano libera;
- non ama progettare;
- non conosce a menadito le tendenze dell'architettura contemporanea.
Ma come, dirai tu, allora hai sbagliato facoltà.
No, semplicemente fin da subito mi sono innamorata della storia dell'architettura, della tipologia urbana e delle tecniche costruttive tradizionali. Ho anche una buona cultura storica e umanistica, che mi rende piuttosto "forte" nelle analisi multidisciplinari che l'edilizia storica richiede (ricordo uno stage memorabile di quattro giorni a Pompei dove ho tradotto tutte le iscrizioni elettorali sulla facciata della casa che dovevamo analizzare, lavoro che si è tradotto in 30 e lode), e adesso nell'analisi di leggi e regolamenti vari, che è la cosa principale di cui mi occupo dove lavoro. Ovviamente ho scelto tutti gli opzionali e il laboratorio finale di restauro, conclusi con due trenta e lode, un trenta e un venticinque (eh si, problemi strutturali dei monumenti).
Ho fatto una tesi di studio e poco progettuale (secondo la commissione) sul restauro degli intonaci decorati del centro storico di Siena. Anche se ho avuto difficoltà nelle materie scientifiche e sopratutto nei laboratori di progettazione (proprio come te), mi sono laureata con 104, un voto più che dignitoso. Ci crederesti se ti dicessi che quando ho finito l'ultimo laboratorio di progettazione ne sono stata estremamente felice? Per me erano un supplizio: non tanto le lezioni teoriche, ma proprio la progettazione in se stessa. Non capivo con quale criterio venivano valutati i progetti... a caso, forse. Dover rifare ogni settimana le stesse cose col prof che diceva... non capisci... no, non capivo, e non ho ancora capito un certo tipo di architettura contemporanea.
Anche io ho avuto una crisi esistenziale a metà del primo anno, poi risolta. Certo, non sono mai stata il classico architetto col blocchetto per gli schizzi e la matita sempre in mano, ma sempre architetto sono :-)))
Architettura mi ha dato tanto e la rifarei: ci vogliono anche architetti che non progettino.
Potresti fare la designer, o la strutturista (se ti piace la scienza delle costruzioni), o il restauro, o la progettazione di giardini, o l'urbanista, o rilievi per gli scavi archeologici. Basta trovare il tuo campo.
P.S. La mia relatrice di tesi è architetto, che io sappia non ha mai progettato niente di "nuovo" ed è l'attuale Soprintendente di Firenze :-)))
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"per quanto mi piaccia l' architettura"

QUESTO E' L'IMPORTANTE!!!
Un architetto può fare 1000 cose diverse: troverai sicuramente qualcosa che valorizzerà le tue specifiche competenze.
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io non condivido questo buonismo di maniera che traspare dalle vs risposte..anch'io Ily ho fatto il classico, ma nel 1983 non esisteva il computer quindi ho imparato a disegnare, e anche bene..che oggi un architetto non sappia progettare ci sta tutto, perché l'università (italiana) non lo insegna più, come non insegna a disegnare a mano..all'estero, e parlo di Russia, di Olanda, e di Spagna, perché sono i paesi con cui sono in contatto e quindi di ciò sono certo, i primi anni si deve imparare a disegnare a mano, perché ciò fa capire la geometria di un involucro edilizio, la famosa, e ai miei tempi difficilissima, geometria descrittiva...(il mitico professor Capo, a Roma ci fece disegnare la casa del portuale a Napoli, con le proiezioni ortogonali, assonometrie e prospettive, anche a quadro inclinato e con le ombre).. il computer nelle facoltà estere serie lo si utilizza gli ultimi 2 anni...questo andazzo in Italia (dove geometria descrittiva in alcune sedi era ed è una materia opzionale) è la causa (oltre alla cultura della laurea a tutti, costi quel che costi) degli oltre 140.000 iscritti agli ordini che equivalgono a quasi la metà di tutti gli architetti europei..che come scrivo sempre, molto spesso sono altamente impreparati, causa l'università (italiana) che per ottenere certi numeri deve creare facilitazioni..esami di gruppo, sempre più semplici, niente disegno, ecc..ma poi ci stupiamo della ns bassa credibilità? ma siamo seri...alla giovane studentessa in crisi, mi viene da chiedergli: ma con la generale fotografia che fa di se, senza alcun interesse ne peculiarità sulle varie sfaccettature della materia che studia, ma perché si è iscritta ad architettura? ormai, per carità, tanto vale finire..o paura, però che tra qualche tempo i suoi interventi qui sopra verteranno prevalentemente contro l'esame di stato, contro il lavoro che non c'è, contro la p.iva, contro la mancanza dei contratti a tempo indeterminato, contro gli ordini che ci costringono alla formazione continua e all'assicurazione obbligatoria, contro la mancanza di concorsi nella P.A. "meritocratici"..ecc ecc.. che poi sono gli argomenti di continuo dibattuti su professione architetto da quando esiste..mai qualcuno che chiedesse una università difficile e che scremi realmente, e non facilitazioni, che alla fine finiscono con il mettere in difficoltà quelli bravi mai..bah
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prima che qualche genio mi riprenda, sorry per la" o paura", che chiaramente era un "ho paura,,"
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Un genio che riprende un genio? Impossibile.
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all'estero, e parlo di Russia, di Olanda, e di Spagna, perché sono i paesi con cui sono in contatto e quindi di ciò sono certo, i primi anni si deve imparare a disegnare a mano, perché ciò fa capire la geometria di un involucro edilizio, la famosa, e ai miei tempi difficilissima, geometria descrittiva...

Ci tengo a precisare una cosa: in Portogallo, dove sto facendo l' Erasmus io, anche al primo anno viene usato il computer. A differenza di quanto avviene in Italia, però, loro hanno corsi specifici per imparare ad usare i vari programmi e non fanno prove direttamente sull' esame di progettazione.

.alla giovane studentessa in crisi, mi viene da chiedergli: ma con la generale fotografia che fa di se, senza alcun interesse ne peculiarità sulle varie sfaccettature della materia che studia, ma perché si è iscritta ad architettura?

E' una domanda che mi sto facendo tantissimo, specialmente in questo anno dove sto venendo a contatto con persone che provengono da tutta Europa e che in genere - per quanto riguarda le cose pratiche, almeno - anche lasciando perdere le mie difficoltà sono ad un livello più alto del nostro. Penso che a diciotto anni seguissi il principio di "quello che mi piace fare, quello che vorrei fare, quello che vorrei essere" e non del "ci sarò effettivamente portata, non sarà meglio fare qualcosa di più facile per me?". Mi dispiace che non sia passato che architettura l' ho comunque scelta in base al fatto che mi interessavano le materie studiate, non completamente a caso, quindi, e che il problema sia venuto fuori quando mi sono accorta che non è una di quelle facoltà che si dovrebbero fare, se si è solo mediocri. Visto che per questo non posso uccidermi, però, sto cercando una soluzione per rimediare e uscirne in qualche modo nella maniera migliore possibile. Vi ringrazio per i pareri che state postando qui.
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@Lily: Grazie per questa risposta, mi sono rivista molto nelle tue parole. Sono un po' più ottimista adesso :) Quando inizierò il laboratorio di restauro l' anno prossimo spero di innamorarmi di questa materia, come mi è successo con storia e con matematica!
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Ma cara ragazza, io sono "politicamente scorretto", e penso che se si è dei mediocri, e tu te lo stai dicendo, non io, non si dovrebbe andare all'università...c'è un bellissimo libro che sto leggendo su questa tematica, che ti consiglio, di Paola Mastrocola. Si intitola "Togliamo il disturbo, saggio sulla libertà di non studiare" ed Guanda
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per altro, sempre in riferimento agli argomenti da te trattati ti invito a leggere questo interessante articolo di Polito, apparso sul corriere della sera del 31 gennaio scorso
www.corriere.it/cronache/12_gennaio_31/perche-proteggiamo-troppo-i-n…
o anche questo articolo di Pansa, di cui ti allego il link
www.liberoquotidiano.it/news/927024/Pansa--posto-fisso-per-giovani-T…
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X Al

Guarda che io con riga e squadra me la cavavo piuttosto bene, e conosco la geometria descrittiva, OVVIAMENTE. Ma non so disegnare a mano libera, fare gli schizzetti tanto belli che si vedevano sulle tavole degli esami di progettazione. Ecco a mano un capitello corinzio in assonometria cavaliera non lo so disegnare, al computer si. Soddisfatta?!?
Quanto al progettare, penso che un architetto debba sopratutto cominciare a saper progettare un bagno comodo, e poi tutte le belle idee con cui ci costringevano a lavorare ai suddetti labotaratori: case frattali, case a forma di macchia d'olio, case a forma di trousse di trucco, case dello "sportivo" con la pertica dei pompieri ma senza scale... Tutte cose che se presenti al comune diventeresti la barzelletta dei prossimi secoli. Avevo vari compagni che facevano rendering stupendi, tutti 30 ai laboratori di progettazione, e non distinguevano un arco a sesto ellittico da uno a sesto ribassato, o non sapevano come era fatta una capriata (parlo a livello di giunzione dei vari pezzi): peccato che se ristrutturi case in centri storici (o semplicemente vecchie) di archi e capriate ne incontri a iosa, mentre se a progettazione III hai preso 24 perchè non hai disegnato il blob della forma voluta dal professore ci puoi anche passare sopra, o no?!?
Scusami, ma il tuo messaggio non lo condivido per niente: tu fai tutto, dalla A alla Z, compresi i calcoli strutturali e lo studio dei regolamenti edilizi?!? Sei perfetta in tutto?!? Non pensi che magari Charlotte potrebbe diventare ad esempio un'ottima strutturista, o magari una bravissima rilevatrice di scavi archeologici?!?
Tu al liceo che voti avevi? 10 in tutte le materie? E all'università, 30 in tutte le materie? Oppure chi non ha 30 nei laboratori di progettazione deve "togliere il disturbo" e non fare architettura?
Una mia ex compagna, architetto pure lei, non ama la progettazione, ma l'urbanistica, e adesso lavora nell'ufficio di piano della provincia. E' forse meno architetto per questo?

X Charlotte

Se ti piace la matematica, i calcoli, puoi tranquillamente fare la strutturista :-))) se invece ti piace la storia dell'architettura, dovrebbero piacerti anche le tecniche costruttive antiche. Ma per quello lo capisci subito: io ho capito che avrei fatto restauro quando ho pianto di emozione pestando l'immenso labirinto della Cattedrale di Chartres. Però ho sempre amato moltissimo sia la storia sia l'archeologia fin da bambina, quindi per me è stata la scelta più naturale :-)
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Ily sono un uomo, detto ciò, la mia teoria è che l'università abbia smesso di insegnare correttamente l'ampia casistica di operatività dell'architetto, a partire dalla fine degli anni '60, quindi anche io buona parte di quello che so, da un punto di vista progettuale, l'ho imparato, purtroppo dopo la laurea, e me ne rendo conto ogni qualvolta parlo con un collega over 70 (anni)..a quel tempo c'era il famoso disegno dal vero, che ti costringeva ad imparare anche i rudimenti del disegno a mano libera
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Mi sento di consigliarti di finire l'università, anche se sarà un supplizio. Sarebbe sciocco mollare tutto e ricominciare, considerando anche il fattore età...bisogna riuscire ad entrare nel mondo del lavoro il più presto possibile. Detto questo l'architetto non la fà quasi nessuno mia cara quindi non mi preoccuperei molto dell'aspetto progettuale. La tua frustrazione è comprensibile visto che l'architetto è il progettista per eccellenza. Gi altri sono storici, burocrati, studiosi... ed il fatto che siano tt iscritti ad un ordine, che la costituzione ci autorizzi a chiamarli tali non vuol dire che siano architetti. L'architetto ha la capacità di immaginare quello che ancora non c'è, di modellarlo attraverso le sue conoscenze (storiche, tecniche, amministrative, ecnomiche ...) e l'esperienza e lo fà anche attraverso gli strumenti del disegno che ci permettono di comunicare quello che abbiamo nella testa. Fare una bella prospettiva non è essere architeti riuscire a fare un buon progtto si.
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al, conosciamoci e facciamo due chiacchere.
A me le cavolate circa la bassa qualità degli studi, soprattutto in materia di disegno, non me le vieni a raccontare. Senza offesa, sei entrato in un vicolo cieco. Tralasciando le condivisibili o meno tue generalizzazioni sociali sui "giovani", ti invito a riflettere prima di pontificare in tal modo. Pur apprezzando il tuo sforzo e la capacità di argomentare, ritengo che tu abbia una visione molto limitata e pregiudizievole della realtà.
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"case frattali, case a forma di macchia d'olio, case a forma di trousse di trucco, case dello "sportivo" con la pertica dei pompieri ma senza scale... "
Ily, siccome lo hai detto molte volte, ci tengo a precisare che non in tutte le facoltà funziona così.
Non è questa la progettazione, che tu tanto detesti tout court.
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X Isil

Grazie per non considerarmi un vero architetto :-)
E pensare che sono così fiera della mia "architettonicità", anche se non aspiro a progettare ma a tramandare quello che altri hanno già costruito: si vede che non ho le idee molto chiare: me ne farò una ragione :-) Comunque, il mondo è bello perchè è vario.

X Desnip

Lo so, ma a Ferrara era così.
Comunque anche il restauro è progettazione, solo che comanda l'edificio e non l'architetto, tutto qui.

X Charlotte

I miei due ultimi anni di facoltà (quinto anno + anno di tesi) sono stati in assoluto i più belli: mettere le mani su un affresco del '300 per trovare le giornate è stato estremamente emozionante: ti auguro di cuore di trovare qualcosa che ti emozioni così.
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come sempre, Edoardo, mi risultano molto oscure alcune tue considerazioni..io comunque cito articoli o libri che argomentano molto bene le mie opinioni..non vuol dire con ciò che si debbano condividere, una volta letti, certe posizioni, e se ciò è ce ne faremo una ragione..per il fatto che tu voglia conoscermi, anche io, come te mi pare, preferisco le belle ragazze..cos'altro dovremmo dirci rispetto a quanto già duelliamo qui sopra?
inoltre condivido in toto ciò che dice Isil..il mestiere dell'architetto, in italia non esiste più, se non per pochissimi fortunati..la grande maggioranza dei 140.000 non fa l'architetto, compreso il sottoscritto..per fare un esempio, uno degli ultimi architetti che fa l'architetto è secondo me Peter Zumthor
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Scusate sono nuovo nel Forum ma vorrei dire la mia
Cara Charlotte
trovo lodevole da parte tua definirti "mediocre" ,presuppone un senso critico personale, ma sinceramente forse è un pò presto.
Cercherò di esprimere il mio pensiero.
Quando si sceglie di fare Archittettura non si ha la più pallida idea a cosa si va incontro, nessuna matricola sà quanto è faticosa e quanti sacrifici si dovranno fare, vedi notte in bianco, vedi materie su materie, vedi conoscenze apparentemente scollegate fra loro ma che nell'insieme ti aiutano a capire sempre di più il mondo dell'architettura.
Il mondo dell'architettura è vario e molto articolato, tu dici che sei una frana con il disegno, che fare un rilievo ti uccide.
Io ti dico niente di più normale, il disegno è un linguaggio, ci sarà quello che sarà più pratico in quel linguaggio e quello che ci deve sbattere di più per avere più confidenza, ma piano piano quel linguaggio si apprende.
Il rilievo altro non è che " un discorso lineare che si materializza con una certa conoscenza del disegno". Se non sei brava con il disegno vuol dire che il rilievo non sarà preciso e dovrai ritornare a prendere le misure.
Niente di preoccupante ti rimbocchi le maniche.
Tu dici che non sai progettare.
Che significa progettare. Significa solo ed esclusivamente saper progettare una casa, un teatro? Niente di più falso.
Ci saranno architetti scenziati che ti diranno che progettare significa realizzare solo ed esclusivamente il Nuovo. Falso.
Progettare significa sì materializzare una idea e plasmarla con qualsiasi strumento, sia esso matita, carta ecc, ma significa anche, per esempio comprendere una archiettura storica che manifesta dissesti strutturali, l'intervento si di esso è anche progettazione, oppure per esempio fare un piano del traffico è anche progettazione.
Io sono un semplice giovane Architetto con due lauree Specialistiche, di cui una in Restauro, entrambe con lode( il voto non significa niente, ho una mia personale teoria sui voti ma non è questa la sede), ebbene ti assicurao che intervenire in modo corretto sul costruto storico è di gran lunga più difficile che realizzare una nuova progettazione.
Intervenire per esempio su centro storico, o su un semplice quartiere ,per farlo nel modo corretto, presuppone molte più conoscenze di una semplice progettazione.
Non dire che sai progettare, ti consiglio prima di comprendere a tutto tondo cosa significa progettare e poi esprimiti.
Dicevo che sono giovane da poco entrato nei 30, ma da qualche anno lavoricchio, e per esempio il mondo del restauro e della conservazione mi ha riservato soddisfazioni che non credevo.
La differenza fra un progetto di restauro e una nuova progettazione secondo mè e semplice.
Nel progetto del nuovo molto spesso l'IO del progettista prevarica e vuole emergere più della progettzione stessa.
Nel progetto di Restauto (intendo il restauro fatto da gente competente, che ha studiato seriamnete la storia e la teoria del restauro, e che sappia bene come funziona una struttura in muratura ), il progettista e soltanto colui che cerca di assicurare al futuro la permaneza del bene.
Forse mi sono dilungato, ma tutto questo era per riportarti la mia esperienza e nel cercare di farti capire che forse ancora non hai trovato la tua strada all'interno del mondo dell'architettura.
non reputarti mediocre, ti assicuro che ho visto tanta mediocrità spacciata per sapienza ed esperienza.
In definitiva ti dico vai AVANTI non ti fermare
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Cara charlotte
Io ho 40 anni passati ormai sigh... e ti posso garantire che queste tue perplessità le qabbiamo avute tutti, ma ti posso garantire anche che la libera professione è tutt'altra cosa... una volta finito il corso di studi dovrai azzerare tutto e ricominciare da capo. Ma di una cosa puoi star certa, quello che ci distingue da tutti gli altri nel nostro settore è la cultura, la visione del mondo e delle cose e questo è un bagaglio che ti porterai sempre con te a prescindere dalle tue scelte professionali che farai dopo. Quindi se ti può essere d'aiuto ti consiglio di non mollare... ne vale veramente la pena andare avanti.
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Cmq, Charlotte, le tue parole descrivano uno stato d'animo che è identico al mio quando avevo la tua età. Però la differenza è che io non ho mai, neanche per un istante, avuto il dubbio di mollare nè di aver fatto la scelta sbagliata.
Questo perchè sono estremamente orgogliosa e non avrei mai dato questa soddisfazione a quelle persone che mi reputavano mediocre (lo credevano loro), e che poi sono stati loro ad abbandonare.
Quindi mi sorge il dubbio che il tuo malessere sorga da altri che te lo fanno pesare: insomma sei tu a pensare di non saper disegnare (ma si può sempre imparare) o gli altri a fartelo credere?
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@desnip: Il mio malessere è anche dovuto alle persone che ho incontrato nel corso di questi anni, ma per quanto il modo di dirmi alcune cose è senza dubbio discutibile (l'esempio più palese è il professore di progettazione che spettegola del lavoro mio e della mia compagna di gruppo con gli assistenti, uno dei quali che mi odia particolarmente perché alle quattro lascio la sacra aula di progetto che finisce, almeno sull' orario, per andare a lezione di storia dell' architettura, peraltro materia obbligatoria di quello stesso anno, invece che pendere dalle sue labbra, va poi dai miei compagni di corso per dire loro quanto sia incapace... credo che per quanto il nostro progetto facesse schifo - era un Le Corbusier fatto male che peraltro loro ci avevano imposto e di cui fino alla fine io non ho capito il senso - nessuno si meriti una cosa di questo tipo, visto e considerato che nemmeno è costruttiva, è solo una umiliazione che non insegna niente) quello che mi veniva rimproverato disgraziatamente era vero in gran parte. Penso sia anche un problema di insicurezza, ma è una piccola parte, le mie difficoltà ci sono realmente, penso che riuscirò a superarle sarà una questione di molto tempo, molti sforzi e probabilmente qualche altra umiliazione a revisione, o peggio ancora in sede d' esame.

@gigi: Quando si sceglie di fare Archittettura non si ha la più pallida idea a cosa si va incontro, nessuna matricola sà quanto è faticosa e quanti sacrifici si dovranno fare, vedi notte in bianco, vedi materie su materie, vedi conoscenze apparentemente scollegate fra loro ma che nell'insieme ti aiutano a capire sempre di più il mondo dell'architettura.

Quant'è vero.

@al: Ma cara ragazza, io sono "politicamente scorretto", e penso che se si è dei mediocri, e tu te lo stai dicendo, non io, non si dovrebbe andare all'università...c'è un bellissimo libro che sto leggendo su questa tematica, che ti consiglio, di Paola Mastrocola. Si intitola "Togliamo il disturbo, saggio sulla libertà di non studiare" ed Guanda

Conosco più o meno quello che pensa la Mastrocola dei giovani d' oggi ( ho letto "La scuola spiegata al mio cane" e mi è bastato) e onestamente penso se la cavi molto meglio come scrittrice che insegnante, ma non è questo il punto. Il punto è che ci sono varie cose per cui basta l' impegno unito alla passione per riuscire, o addirittura il solo impegno, anche se si è mediocri (che per me non significa stupidi, semplicemente persone normodotate); nell' ingenuità dei miei diciotto anni non avevo la minima idea di quello che mi aspettasse e pensavo che se avessi studiato non avrei avuto problemi. Difatti non ho praticamente mai bocciato un esame, ho solo spesso preso voti bassi in quello che era più importante, ossia i laboratori. In un'altra facoltà magari sarebbero andati bene, ma architettura ha quest' aria di sacralità per cui tu, che prendi 24 in Progettazione II, non sei degno di sederti ai tavoli (traballanti) dell' aula di progetto o rubare tempo prezioso ai tuoi compagni illuminati per fare revisione (alcuni professori è questo che fanno passare, in faccia a dirmelo non ci sono mai arrivati, ma si sono avvicinati molto). Detto questo, non è una vera e propria replica la mia, visto che "di togliere il disturbo" prima di diventare l' ennesimo architetto frustrato e incapace che fa danni ho pensato anch'io, ho aperto questo topic proprio per chiedere suggerimenti. Quindi lo chiedo anche a te: oltre a strapparmi i vestiti perché ho contribuito a peggiorare il già tragico livello dell' architettura italiana, a livello pratico cosa posso fare per riscattarmi? :)

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Grazie mille a tutti quelli che hanno risposto e raccontato la loro storia. Sono un po' più ottimista e fiduciosa. Mi è stato utile parlare con voi che siete architetti, ho visto una luce in fondo al tunnel degli esami... Se qualcuno ha altri consigli, o idee, o suggerimenti pratici, posti pure, gliene sono infinitamente grata.
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Ma "CharlotteM", intanto dubito che qualcuno abbia la possibilità di peggiorare o migliorare l'architettura italiana, e lo stesso ho paura che varrà anche per te, perché nessuno di noi, come già scritto, secondo me fa l'architetto....il problema è che in una vita che da più dolori che gioie, essere così insoddisfatta al quarto anno di una facoltà che non ti piace la dice lunga..
almeno quasi tutti quelli che hanno risposto hanno detto che la realtà del lavoro è stata un pugno in faccia, ma almeno ai tempi dell'università erano animati da sogni..secondo me, ribadendo che ormai la facoltà la devi finire, e quindi alla fine sono d'accordo anche se per ragioni diverse con gli altri, devi poi guardare dentro te stessa per capire cosa ti possa render meno amara l'esistenza..in fin dei conti gli studi, e l'università in particolare, rappresentano un breve periodo..triste sarebbe però poi iniziare con un occupazione lavorativa che mantenga tutte le insoddisfazioni che traspaiono dalle tue parole..sull'atteggiamento dei tuoi professori, un amico architetto italiano, 76enne, che dopo la laurea al Poli di Milano nel '61, un successivo master in Pennsylvania con Louis Kahn e un esperienza di oltre 10 anni come professore in una università inglese, dell'università italiana, e delle facoltà di architettura in particolare, dice che sono delle fogne a cielo aperto..quindi del giudizio dei tuoi professori o assistenti me ne "fotterei".. anzi, per certi versi una delle più grosse responsabilità che può avere un docente è non far amare la materia che insegna ai suoi studenti..e in questo i docenti italiani sono delle cime....il libro che citi della Mastrocola non l'ho letto, ma quello che ti ho menzionato fotografa molto bene l'opinione che ho della scuola..di come sia cambiata negli ultimi 50 anni, secondo me e secondo Lei in peggio..che poi Lei sia meglio come scrittrice che come insegnante non saprei, e mi sembra un giudizio ingeneroso il tuo, a meno che tu non sia stata una sua allieva..io dopo aver frequentato le scuole, che cominciavano ad abbandonare i principi tanto vituperati del nozionismo, oggi, con un'altra testa rispetto a 25-30 anni fa, dico che il nozionismo serve eccome..perché tutti processi di apprendimento si sono sempre basati sul nozionismo.. sull'imparare da quelli più bravi.. i grandi scrittori, almeno quelli del passato,avevano letto tutti i grandi classici..quelli contemporanei invece, infilano degli strafalcioni non da poco..Picasso diceva che copiare era un arte e da giovane ha copiato tantissimo, per imparare..poi lui è riuscito da quel processo di apprendimento a dare un quid geniale in più, che è dote di pochi e che lo ha reso genio.. io so scrivere le relazioni e i testi di dispense, forse perché, anche se non benissimo, ho fatto il classico..la mia collega e amica che ha fatto l'artistico, le relazioni me le fa fare a me, o se le fa correggere (e io non ho bisogno che mi corregga i disegni..)..in fin dei conti forse è per questo che i vecchi professori universitari che ho avuto, molti ormai morti, dicevano che i bravi architetti venivano dal classico..non credo che fossero tutti epigoni di Gentile e della sua riforma scolastica (che a titolo informativo prevedeva l'accesso all'università esclusivamente per chi avesse fatto il classico o lo scientifico)..e comunque, chiudendo la parentesi Mastrocola, secondo me tu sei l'ennesimo prodotto, tutto italiano, della laurea per tutti come processo automatico a cui tutti devono sottostare, costi quel che costi..quando poi si ha a che fare pure con l'università italiana, che non brilla, si rischia di cadere nella frustrazione più nera..il fatto stesso che tu sembri notare notevoli differenze tra l'università italiana e quella portoghese, ove sei per l'Erasmus, la dice lunga..e comunque è per questo che ti avevo messo il link dell'articolo di Pansa..che vuoi che ti dica, rimani all'estero e finisci li l'università, oppure dopo la laurea vattene, ma non in Europa, in Australia ad esempio(mio fratello si sta trasferendo li..da avvocato senza padrini, ha iniziato a fare avanti e in dietro, si è abilitato anche li facendosi un bel mazzo, e adesso probabilmente ci rimane con tutta la famiglia), oppure in Nuova Zelanda, o in Cina dove un mio bravo ex studente ora lavora, progetta e realizza felicemente..in bocca al lupo
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Avevo una collega di studi molto mediocre che andava a traino degli altri, copiava senza problemi, non le interessava nulla. La madre, con molta spocchia, disse che tanto l'avrebbe presa un noto architetto di Firenze, loro amico. Non è per offendere qualcuno, ma la laurea per tutti è questa, non quella che sento di aver conseguito io o quelli come me che hanno sempre lavorato con passione, prima e dopo di essa. Ritengo che i giovani capaci, appassionati e meritevoli debbano essere i primi a volere che certi elementi non si laureino.
Il fatto poi che un veterano pluridecorato architetto prenda in studio tale elemento al posto di altri, magari... ...solo per un favore familiare o clientelare non è più responsabilità di chi studia e si impegna, bensi di quella classe dirigente, prodotto degli anni "giusti", che avvelena non solo l'ambiente universitario, bensì anche il mondo del lavoro ponendosi fuori da quei principi meritocratici dai quali si sente eletta. Anche questo è degrado.
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X Gigi

Come non quotare in pieno le tue parole, in cui mi rispecchio al 100%?
Grazie, sinceramente grazie :-)))
Però, un piccolo appunto te lo devo comunque fare: non è detto che chi è scarso in disegno a mano libera sia un cattivo rilevatore. Io sono appunto scarsa in disegno a mano libera, ma usando come eidotipi vecchie planimetrie opportunamente ingrandite, o comunque anche disegnati da me (seppure decisamente "brutti" esteticamente) riesco a rilevare praticamente ogni cosa. L'ultimo mio è stato un porticato quattrocentesco con due archi a sesto ribassato e due volte a crociera.
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Cara Charlotte, finalmente - se posso dirlo - ho trovato la mia anima gemella, cioè chi la pensa come me per la progettazione...
Anche io ho avuto professori tali quali i tuoi.
La fatica dei laboratori consisteva nel:
1) Vedere quale idea progettuale piacesse al prof, o in alternativa, quale architetto/progetto scopiazzare (le lezioni "teoriche" servivano a questo).
2) Fare revisioni settimanali in cui il prof (o l'assistente) si permetteva di stroncarti il progetto non su basi oggettive, del tipo: "la camera da letto è buia", oppure "il bagno è troppo piccolo" o ancora "la scala è troppo stretta non ci passano i mobili; ma su frasi del genere: "non ha personalità", "l'idea è debole", "manca l'ironia", "i riferimenti non sono chiari". Oppure il massimo: assistente "non ci siamo, ancora non ci siamo", io "perchè?", lui "il perchè devi capirlo da sola, ma cosa hai imparato in questi due mesi di lezioni" Io (alta voce) ".........." (pensando) "quali lezioni?!?". Il massimo del massimo: l'assistente mi corregge il progetto, io riporto fedelmente le correzioni, lui la settimana dopo: non ci siamo proprio no, ma chi ti ha detto di fare queste modifiche?, e io: "TU", o meglio ancora (mi è successo eh): IL PROFESSORE, e vedere l'assistente impallidire. Quindi penso che i criteri "didattici" delle revisioni dei laboratori di progettazione siano: 1) Il caso; 2) I cocchi del prof fanno sempre bellissimi progetti; 3) chi copia senza pudore l'architetto preferito del prof fa sempre progetti bellissimi.

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Concludo dicendo: o tu insegni DAVVERO a progettare, cioè a costruire spazi fruibili, luminosi ecc, o i laboratori condotti in questo modo servono solo a titillare l'EGO dei professori e degli assistenti, e far piangere gli studenti. Mi fido molto di più di chi va a storia dell'architettura e ha 24 in progettazione, piuttosto che di chi ha 24 in storia dell'architettura e 30 e lode in progettazione. Poi questi progetti sono sempre sganciati da cose turpi e prosaiche come: leggi urbanistiche, leggi sulle altezze, regolamenti edilizi, norme di igiene... Ho visto bagni senza finestre, finestre più grandi del bagno, bagni con pareti di vetro, finestre a nastro a due metri di altezza su tre pareti (e come ci entra l'armadio in una camera così), camere tonde o piramidali, case in cui ogni stanza (tipo igloo) era separata da corridoi lunghi dieci metri (comodo no?)
E infine: ma chi l'ha stabilito che i laboratori fatti così sono fondamentali?!? E che sono "sacri" e sono le materie più importanti? Ho imparato molto di più in tutte le altre materie.
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Vogliamo che i "mediocri" non si iscrivino nemmeno all'università?
E va pure bene.
Ma chi lo stabilisce chi è mediocre? Esistono criteri oggettivi o le valutazioni sono fatte come ben sappiamo? Se è la seconda, io rimango per l'università per tutti, poi sarà la jungla a far sopravvivere il più forte.
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desnip, ma pensi di convincermi?..abbiamo già discusso di ciò, e comunque gli altissimi numeri di architetti, avvocati, medici, veterinari ecc. italiani dimostrano che o in italia son tutti geni (pare vero) e all'estero braccia votate all'agricoltura, oppure il sistema di accesso è diverso..e per noi troppo costoso ed insostenibile..e non solo questo..il mercato del lavoro è diverso..solo qui abbiamo lo statuto dei lavoratori, art. 18 e ammennicoli vari..e insistendo con il difendere tutto ciò siamo condannati alla recessione, perché la tanto decantata globalizzazione come la cavalchi se le regole del gioco di tutti gli altri paesi sono diverse dalle nostre? se i paesi emergenti se ne fregano di tutto ciò? poi oggi ho sentito da un vetero comunista la richiesta del salario minimo garantito per i disoccupati..ebbene vi racconto un aneddoto..nel 91 andai in vacanza nei paesi scandinavi, con un gruppo di conoscenti provenienti da tutt''Italia..a Oslo incontrammo in un bar la segretaria di ministro zia della mia ragazza di allora (arrivò in bicicletta da sola, come in Italia..) che ci decantò il salario minimo garantito..sai casa dissero il pugliese e il siciliano alla signora? "beh se avete ciò sarete tutti finti disoccupati che lavorano in nero"..la furbizia italica..
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Non voglio convincere te. Voglio che qualcuno degli altri mi spieghi come fare a evitare che i mediocri a 18 anni entrino all'università. Con quale criterio...
Perchè proprio basandoci sui criteri della "furbizia italica" se fosse stato così io sarei stata tenuta fuori dall'università. E, modestamente, non penso che sarebbe stato giusto.
Perchè se oggi, con la crisi che c'è, non ho problemi di lavoro, pur non avendo amici politici nè parenti architetti, penso che proprio mediocre non sono...
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Ciao Charlotte, rispondo molto raramente a questo sito per cui vedi tu se dare credito a quanto ti dico.
Io al terzo ero nella tua stessa situazione. L'idea di perdere anche un solo anno mi terrorizzava, motivo per cui ho finito completamente fino a laurearmi.

Riassumendo cammin facendo mi sono reso conto di avere una visione poco artistica, poco creativa ma molto pratica e razionale.
Non ero malaccio, perché comunque un 110 me lo sono preso allo IUAV, ma lavorando in alcuni studi della mia zona il lavoro dell’architetto mi piaceva sempre meno.

Ho deciso così prima di finire che la mia strada sarebbe stata un’altra, sognavo il manager in giacca e cravatta con la famiglia del mulino bianco alle spalle.

Con un molto impegno, tra mille difficoltà non essendo ingegnere, rimanendo anche molto lontano da casa e anche con un po’ di fortuna sono riuscito a ottenere un lavoro molto simile a quello che volevo.

Non ho ancora la famiglia del mulino ma ci sto lavorando…per cui le possibilità come vedi ci sono.

Ciao Charlotte, rispo
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Scusa, Edoardo, che congiuntivi?
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E vabbè... "Iscrivano" anzichè "Iscrivino"! Faccio il pinolo... ;-)
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Alfonso, se vai a vivere in un mulino... ...mi prendi come panettiere? Occhio alla moglie, però! ;-)
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Edo, hai visto Amici Miei vero? ;-)
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Sì ma io alludevo a Checco, il panettiere interpretato da Abatantuono in Fantozzi contro tutti... ce lo vedrei bene nel "Mulino di Alfonso" così quando Alfonso torna dal suo lavoro, apre un cassetto e salta fuori lo sfilatino. Apre il frigo e spunta la baguette... ecc ecc..
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Io invece avevo capito il Perozzi e i "cornini" ;-)
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bella domanda
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