dottorati

messaggio inserito martedì 6 luglio 2010 da vivi

vivi : [post n° 236507]

dottorati

secondo voi, ha ancora senso proseguire gli studi con un dottorato di ricerca?
non si rischia di "invecchiare" troppo,per 3 lontani dal mercato del lavoro?
che ne pensate?
Alice :
Se vuoi la mia esperienza personale... fare il dottorato non serve a una cippa... tanto ormai gli studi danno la priorità a chi ha esperienza, penalizzando così coloro che hanno investito nello studio... e rischi di ritrovarti a 30 anni (come me) senza che ti venga data la possibilità di dimostrare cosa sai fare e quanto vali...
A mio parere, non incorrere in questo errore, a meno che tu non sia interessato/a a "praticare" la carriera universitaria. Una volta mi è stato detto che il dottorato almeno serviva per i concorsi pubblici nelle pubbliche amministrazioni... ma lì servono solamente grosse raccomandazioni e calci in c*... per cui il consiglio che ti do è di smettere di studiare e di cercare di fare esperienza nel settore edile, a costo anche di dover fare il muratore.
Buona fortuna
Lilith :
Ciao, il dottorato ha senso se lo fai con la cosìdetta "borsa" (cioè un tot al mese, credo siamo sugli 800-1000 €) e se lo abbini col fare esprienza in uno studio...altrimenti lascia perdere, poi ti ritrovi completamente fuori mercato...
Altro discorso se miri alla carriera universitaria..ma è dura!
matteo.s :
La mia ex sta finendo un dottorato a Venezia.
L'ha iniziato perchè voleva fare carriera universitaria, ma ha preso coscenza che non vi entrerà mai perchè il suo "sponsor" non è abbastanza influente in dipartimento.
Ora si ritrova a quasi 28 anni con pochissima esperienza in studio e senza sapere quale strada intentare.

Morale:
- se vuoi perseguire la carriera universitaria ed il tuo "sponsor" è valido ed influente, il dottorato è l'unica strada da perseguire;
- se non hai uno "sponsor" e sai che tanto finirai nel mondo del lavoro, tanto vale entrarvi subito perchè 3 anni di esperienza valgono di più di 3 anni di dottorato.

Ciao
Luigi :
Io rimango sbalordito......! Premesso che rispetto le opinioni di tutti ma sono in totale disaccordo con chi sopra!!!
Il mondo del lavoro è una giungla, migliaia e migliaia di ragazzi freschi freschi laureati che fanno la fila per trovare uno straccio di lavoro in uno studio e si lamentano che le retribuzioni sono basse e che vengono trattati come animali.
Ci credo...! Per tutti (o quasi fortunatamente) la preparazione è diventata un'optional! Sono tutti convinti che la vera preparazione è quella che si acquisisce negli studi tecnici..! Le persone non hanno ancora ben capito la differenza fra essere un "tecnico" ed essere un "architetto",
Un dottorato di ricerca, se fatto bene, ti da un bagaglio di preparazione e cultura non indifferente!
Intanto inizi a capire che significa "raccontare" un progetto, sia in termini grafici che di esposizione orale quando dovrai fare gli stati di avanzamento ed esporre il tuo progetto alla commissione. Inizi a capire che significa "scrivere un testo di architettura"... Ma basta anche dire che il 70% degli studenti che si laureano non sanno manco scrivere correttamente una bibliografia di riferimento!
Insomma.... pratiche comunali, catastali, documenti tecnicie bla bla bla sei sempre in tempo ad impararli...! Una buona cultura architettonica se non te la fai ora non te la farai mai più! E non credere alla favola che il mercato ti taglia fuori solo per quei 3 anni che hai perso! E' esattamente l'opposto! Il mercato è diventato super-selettivo e se non sei veramente preparato non farai di certo una strada lunga. Potrai barcamenarti nelle pratiche tecniche ed essere un discreto tecnico, ma quando capiterà l'occasione seria di fare qualcosa di buono salterà subito fuori la tua reale preparazione e se non sarà abbastanza buona... bhe, tu con altri 100.000!!!!
In bocca al lupo comunque!
ciccioarch :
non concordo assolutamente con la posizione di Luigi. Gli anni passati sui libri nel corso della propria carriera universitaria sono più che sufficienti per imparare ad esporre un progetto e a formarsi una propria cultura architettonica. Ma sappiamo tutti benissimo che fare l'architetto è un lavoro duro e impegnativo e saper presentare un progetto non è tutto, anzi, è solo una minima parte; un prgetto bisogna saperlo costruire, bisogna conoscere le leggi, i materiali, le nozioni pratiche su come si costruisce una canna fumaria, una scala, su quale sia la tecnologia migliore da usare per costruire un tetto isolato termicamente..e tutto queste cose, io penso per esperienza, si imparano solo ed esclusivamente "sporcandosi le mani" sul cantiere..il dottorato ha senso soltanto se si vuole rimanere nell'ambito universitario o se si vuole fare l'architetto "scrivano", ma poco si può imparare del mestiere vero. Parlo per esperienza: alla fine della mia laurea me lo hanno proposto, ma oggi vedo l'abisso tra me che non ho accettato e coloro che invece sono rimasti lì a fare ricerche , sicuramente molto interessanti e stimolanti, ma lontane anni luce dalla professione dellarchitetto che costruisce e non disegna soltanto.
soliman :
secondo me,dottorato e professione "pratica" sono due strade distinte.
non credo che con un dottorato si impari a fare una dia, un rilievo ecc, ma offre un bagaglio da investire in ricerca o carriera universitarioa, per quanto difficile.
e´una scelta.poi certo magari ci vuole lo "sponsor" ecc ma la professione non e´che abbia metodi piu´limpidi e corretti, o sbaglio?
Lilith :
Nonostante il parere di Luigi, so per esperienza diretta che nel dottorato approfondisci molti temi affascinanti per chi ha l'anima del vero "studioso"(che cmq nn userai mai nel mondo del lavoro "normale"...) ma soprattutto vai a fare quella che aiuta il professore che ti ha "sponsorizzato" a fare esami e revisioni, sgomitando con gli altri per fare pubblicazioni o parlare a convegni su argomenti a volte obsoleti...e nascondendo (sennò pare brutto, loro un rimborso spese se sei con la borsa te lo danno...) se ti capita una collaborazione o un lavoro per conto tuo!
Quando dopo la tesi chiesi al mio relatore se convenisse fare il dottorto o lavorare, mi disse che per lui il dottorato andava fatto dopo qualche anno, quando uno era già inserito nel mondo del lavoro e voleva aggiungere "qualcosa" alla sua formazione, in ambito universitario...poi chissà...
vivi :
prima di tutto grazie x le vostre opinioni :)
la mia posizione in realtà è questa:
credo che lo studio sia fondamentale, oltre che interessante.
che arrichhire la propria cultura faccia la differenza tra un tecnico qualunque e un architetto qualificato.
che ci vogliono costringere a occuparci solo di pratiche, permessi, bolli e controbolli, mentre la vera professione è ad appannaggio di pochi e selezionati studi.
le uniche richieste di lavoro che leggo sono x renderisti, caddisti, stagisti, a volte x le donne sembrano annunci da hostess o alla peggio escort... è questo essere un architetto? lavorare per anni alle dipendenza altrui, laddove le uniche competenze che ti vengono richieste sono quelle grafiche? dove specializzarsi vuol dire solo saper usare un programma in più?
non ci voglio credere.
ho 25 anni, laureata da 1 anno, lavoro e studio... vorrei poter essere di più.
forse a 30 anni sarò fuori dal "mercato", vorrà dire che prenderò la valigia di cartone ed emigrerò.
magari fuori da questo paese che sprofonda nell'ingnoranza, si da ancora peso alla cultura e alla professionalità.
Luigi :
Non per essere ripetitivi ma io sono e resto dell'idea che un dottorato SE FATTO BENE (è l'unica condizione necessaria) ti da un bagaglio culturale di gran lunga rispetto ad una canna fumaria o alla tecnologia di una scala. Per queste cose basta aprire il manuale o fare 1 (e dico 1) esperienza. Il problema sta proprio in questo... saper fare una canna fumaria è indispensabile ma l'architetto dovrebbe andare ben oltre, per esempio conoscere le teorie e la storia per capire il rapporto fra il camino e la casa nei progetti di Mies piuttosto che di Wright...! E dirò di più.... è noto a tutti che nelle case progettate da Wright ci pioveva dentro!!! Bhe, qualcuno può dire che non era un "bravo" architetto? Sto estremizzando i concetti solo per cercare di spiegare meglio il mio pensiero. Poi per carità, se fare un dottorato significa fare i lecchini dei prof e i portaborse è chiero che non lo consiglio nemmeno io! Per questo bisogna valutare il tipo di dottorato, l'università e soprattutto il docente..!
Buon lavoro a tutti.
maurizio :
La mia domanda a questo punto è: quante pensino siano le possibilità che avrai di progettare una casa-monumento, potendoti permettere che ci piova dentro? Sei davvero sicuro che ci sia spazio per pseudo-artisti concentrati sull'estetica e sulla filologia, per nulla pragmatici ed incapaci di realizzare un tetto per quello che è?
Io penso che sia ora di smetterla con questa idea dell'architetto con la pochette che progetta astrusità e non ha idea di come si faccia a presentare una DIA (per non parlare di cose più compllesse!).
L'ho ripetuto più volte su questo forum, l'architetto è prima di tutto un tecnico, deve far star su le case! E questo non vuol dire essere considerati alla stregua di geometri o ingegneri; le qualità di un buon architetto, in definitiva, non sono certo quelle di un buon artista.
vivi :
caro maurizio, rileggi il mio intervento.
nessuno dice che l'architetto NON è un tecnico, anzi.
io sono la prima a credere che la conoscenza della professione, le competenze tecniche, l'aggiornamento, siano fondamentali.
ma basta questo?
non ti senti un pò limitato quando ti rendi conto che il tuo lavoro si è ridotto a presentare una DIA?
non credo che diventerò mai un architetto de Pritzcher, ma questo non vuol dire che devo ridurmi a fare il muratore o il burocrate, per me essere architetto va anche al di la della professione spicciola, e piu si ha cultura piu la si può trasformare in un mestiere soddisfacente.

l'architetto non è un artista, è un tecnico che ha studiato, ma le sue competenze non sono solo quelle tecniche(che sono la base certo), altrimenti potremmo dire che un edificio per essere "architettura" come unico requisito abbia quello di star su, non crollare, e non lasciar passare la pioggia.

così nascono tanti mostri dell'edilizia italiana.
Luigi :
X MAURIZIO......
Io rispetto la tua tesi, ognuno è libero di pensare quello che meglio crede.
Ma se dici che l'architetto è prima di tutto un tecnico... beh, perdonami, ma lasciami dire che forse un'abilitazione da geometra sarebbe stata più idonea, meno dispendiosa e sicuramente più remunerativa.
Scusami ma per rispetto di chi crede che l'architetto non è "un mestiere" la risposta è più che dovuta.
Edoardo :
La tecnicità dell'architetto è un dito nella ferita aperta per me.
Lavoro assunto da anni presso uno studio di tecnici (ingegneri e geometri) che non hanno nessuna cultura progettuale e storica, bisogna solo produrre. Meno male per me, se avessi voluto approdare dai sedicenti artisti non solo non sarei stato assunto, ma avrei subito sfruttamenti di ogni tipo da parte di questi arroganti produttori di mostri, ovvero architetti che non sanno comporre, che non sanno leggere il tessuto urbano, che non hanno cultura di nessun tipo. Tuttavia hanno le commesse... ...e questo basta, per dar loro alla testa.
Questo lo scrive un architetto che potrebbe definirsi anche un artista ma che ha imparato un pò a distinguere i valori come il lavoro onesto dalla spazzattura intellettuale ed umana.
matteo.s :
"forse a 30 anni sarò fuori dal "mercato", vorrà dire che prenderò la valigia di cartone ed emigrerò."
Scusami ma sono in pieno disaccordo, all'estero i primi architetti sono sul mercato già a 23 anni con una preparazione nettamente superiore alla nostra fresca di laurea a 25 anni.
Quindi perchè uno studio dovrebbe prendere te 30enne fresca di dottorato e senza esperienza, invece che un loro 30enne con già 7 anni di esperienza?

PS: ritornando alla mia ex fidanzata, lei a fine dottorato sarà molto preparata sulle architetture sovietiche tra fine ottocento e inizi ottocento, ma non saprà nulla sul fotovoltaico per esempio.
Quindi la questione sull'indubbio bagaglio culturale che un dottorato da, è del tutto opinabile.
Varyare.1 :
E' stato interessante leggere i vostri post...ognuno la pensa a modo suo d'altronde, c'è chi dice che l'architetto è un tecnico c'è chi dice che è un filosofo teso alla continua ircerca (estremizzo)....io dico che prima di tutto deve essere un buon "imprenditore" (non amo questo termine ma esprime bene il concetto). Poi può scegliere se fare l'architetto tenico o l'architetto filosofo....
x Vivi: prima di tutto devi capire ke per poter fare l'architetto come vuoi tu, devi crearti delle opportunità. Se tanto credi ke l'architetto debba studiare, non soffermarsi solo ad apprendere la pratica professionale, allora la strada giusta è fare il dottorato e ti sei quindi risposta. Non voglio essere polemica bada bene. Quello ke voglio dirti è di farmarti anzitutto a riflettere su che architetto PUOI ESSERE OGGI.
soliman :
ma scusate perche non pensare ad un dottorato per quello a cui, principalmente serve ( o meglio, dovrebbe servire), cioe´a fare ricerca?
se nella professione "pratica" conta di piu´conoscere la normativa sul fotovoltaico a memoria, magari nella ricerca conta altrettanto conoscere le architettura sovietiche tra fine ottocento e inizio novecento (che poi di unione sovietica si parla solo dal 1922).
e tutti i due campi, a mio parere hanno uguale dignita´, dipende anche dagli interessi, e possibilita´di ciascuno.
KITTY :
non mi sono mai piaciuti i giri di parole.
Il problema primario è che con il lavoro ci dovremmo campare.
Il dottorato lo fa chi se lo può permettere, perchè se devi mangiare, ti cerchi un lavoro, il prima possibile.
E lasci gli altri a sproloquiare sul rapporto tra il camino e la casa...questi a parer mio sono deliri tipici dei professoroni che insegnano in università e che non hanno mai visto un cantiere, o un ufficio comunale in vita loro...

A voi potrà anche fare tanto schifo fare solo una DIA, ma mangiate grazie a quello

Onde per cui, se vuoi fare un dottorato devi essere sicuro al 100% che ti infileranno da qualche parte dentro l'università
Claudia :
Kitty, mi hai letto nel pensiero....concordo pienamente con quello che dici..e purtroppo è triste ma è pura verità!
vivi :
@claudia e kitti

non apprezzo il tono, ma mi soffermo cmq a dirti che io, fino ad ora, mi sono sempre mantenuta da sola, lavorando e studiando, adesso faccio un master, e continuo a lavorare, se farò il dottorato, sarà solo se con borsa, proprio perchè, come dici tu, si deve mangiare.
credo che proprio questo modo di pensare, e ciò che lo studio e l'approfondimento siano vezzi che solo i ricconi mantenuti si possono permettere, sia la rovina della nostra professione, e ci costringono a crederlo anche schiavizzandoci per due lire sugli studi e facendoci dimenticare quanto bello può e dovrebbe essere il nostro mestiere.
io con le dia potrei camparci benissimo, ma questo non vuol dire che io non voglia provare a fare di più.

è svilente a 25 anni credere già di essere arrivati, di non dover imparare di più.
ci sono dottorati sull'architettura sovietica, ma anche dottorati in tecnica delle costruzioni o strutture in acciaio ecc ecc, che certo non sono ricerche artistiche o sproloqui da paroliere.
non siate così aggressivi perchè qui siamo tutti giovani professionisti che cercano la loro strada, se scriviamo qui è per cercare consiglio e supporto, non certo giudizi più o meno superficiali.

se mi sono sbagliata sul tono, chiedo venia.
maurizio :
Ma guarda che di studiare, per usare un luogo comune, non si finisce mai (per fortuna, aggiungerei); è solo che non credo che un dottorato possa avere qualche utilità ai fini della pratica professionale. Sono d'accordo con quello che dice Varyare.1, perché alla fine è la capacità di sapersi "vendere" che ti porta ad avere commesse, lavoro e possibilità di mettere in pratica le tue idee artistiche (mi vengono i brividi solo a pensarci), la tua visione della progettazione e le tue qualità tecniche.
Non capisco invece l'intervento di Luigi: non mi pare di aver detto che "l'architetto è un mestiere", però gradirei sapere cosa intendi tu per essere architetto...
A Vivi, invece, vorrei dire: se ci si limitasse a costruire secondo quei criteri che dici tu, probabilmente si avrebbero degli edifici scialbi ed anonimi, non certo "mostri dell'edilizia italiana"; quelli, ahimé, sono spesso progettati da architetti che si sentono artisti o da altri tecnici che si atteggiano ad architetti artisti.
Quello che ho scritto e che sostengo , è che l'architetto deve avere si una grande sensibilità progettuale, una capacità di capire e soddisfare le esigenze abitative di un determinato gruppo di individui; deve di sicuro essere in grado di progettare spazi vivibili ed in grado di trasmettere emozioni (positive, si spera) in chi li abita; deve per certo essere in grado di sfruttare al meglio ogni difficoltà ambientale, morfologica, climatica, di disponibilità economica ecc. per creare delle opportunità alla progettazione... ma in tutto questo, scusate, io il lato artistico non lo vedo o, quantomeno, non lo definisco così.
Spero di essere stato chiaro e non aver offeso nessuno.
KITTY :
ragazzi, ma nessuno dice che possiamo permetterci di smettere di studiare/imparare una volta laureati, non è pensabile per nessun tipo di mestiere, men che meno per noi...

E' svilente fare la DIA per la sciura maria che deve rifare l'appartamento, per il sciur mario che deve aprire 2 finestre?
Può anche essere, ma siccome non siamo renzo piano quello ci tocca, l'importante è farlo sempre con buonsenso non faremo dei capolavori, ma se non altro dei lavori come dio comanda.
E la reputazione di buoni professionisti ce la faremo lo stesso.
Luigi :
Forse passare agli esempi pratici è l'unica soluzione.

Paesino sperduto dell'entroterra calabrese, pochi abitanti... due ragazzi si laureano, uno decide di andare subito a lavorare perché sostiene che è il cantiere l'unico vero maestro della professione... l'altro decide di continuare col dottorato nell'università... preciso, nessuno dei due era sfondato di soldi e nessuno dei due era morto di fame...
A distanza di qualche anno il primo si ritrova ad essere un ottimo tecnico, bravo, inizia a guadagnare bene e a distanza di anni, vista l'esperienza maturata vince un concorso per diventare architetto dell'ufficio tecnico di un paese del nord Italia. Ovviamente la soddisfazione è tanta anche in virtù del fatto che il collega è già arrivato alla soglia dei 40 e ancora non ha una certezza economica né tantomeno una posizione stabile.
Un giorno un cliente si rivolge a questo quarantenne non conosciuto e gli commissiona una villetta nel paesino di 2000 abitanti.
Questo quarantenne (oggi un pò più grande) si chiema Michele Cannatà, le sue ville di cui sopra si trovano a Polistena (RC) e sono state pluripubblicate. Lui è uno dei maggiori architetti portoghesi (Fernades-Cannatà) e le sue opere hanno fatto e fanno il giro del mondo.
Il suo amico è rimasto nell'anonimato, è un genio di condoni edilizie, DIE, PdC, retribuito a 2500 euro al mese e felice di camminare con una grande punto e aver messo su famiglia 6 anni prima dell'amico.
Riporto questo esempio perchè conosco i due soggetti e ho potuto vivere con i miei occhi l'evoluzione di entrambi. Non ci sono trucchi nè inganni signori. Chi punta in alto deve studiare e basta.
Sono scelte di vita.
Durante un percorso entrano in gioco molte variabili quali la fortuna. il caso, un cliente facoltoso ecc ecc. Ma la cosa che reputo più importante è poter rincorrere le proprie ambizioni e lottare con tutto se stesso per riuscire in quello che si ama veramente.
Se il soggetto principale della nostra vita professionale non è l'architettura ma le 1500 euro al mese è chiaro che il dottorato non serve e non servirà mai....!
PS: conoscete (escluso Renzo Piano) un noto architetto che non abbia avuto mai a che fare con l'università a parte la laurea?
Fabiocp :
Il dottorato non è un'isola felice dove rifugiarsi dato che il mondo del lavoro è freddo e cattivo.
Nè tantomeno i neolaureati vengono maltrattati perchè non hanno cultura architettonica...
Se dopo, diciamo 5 anni, di università, 30 e passa esami svariate progettazioni, una tesi e un esame di stato non si è ancora in grado di raccontare un progetto è meglio andare a zappare la terra!
La ricerca deve essere RICERCA! progettazione, sviluppo di nuove tecnologie, materiali ecc, deve portare un contributo alla società.

Caro Luigi, la cultura architettonica io me la faccio ogni giorno praticando la professione e se qualcuno mi viene a tacciare di poca preparazione perchè non non "so manco scrivere correttamente una bibliografia di riferimento" beh, gli rido in faccia!

Sono assolutamente d'accordo con Lilith, quando tu (generico) avrai maturato un'esperienza solida e avrai qualcosa *di tuo* da dire allora il dottorato potrà essere una scelta, da neolaureato che ci vai a fare, è uno spreco di tempo e soldi della comunità.
Varyare.1 :
Concordo con la tua linea di pensiero luigi....ma mi sento di precisare una sola cosa, che sottolineo è una MIA OPINIONE! La ricerca che porta un architetto ad essere quello che è (perchè è di ricerca che tu parli) non si fà solo dentro le università, attraverso i dottorati o altri corsi post-laurea....quella di farla in modo istituzionale, se così vogliamo dire, è un scelta soggettiva di vita e io credo anche di lavoro. Si può fare ricerca anche da libero professionista, senza alcun vincolo accademico....e non credo ci siano differenze nei risultati...perchè il risultato dipende solo e soltanto da quello ke ti muove dentro, quindi, da che architetto vuoi essere.
maurizio :
quoto appieno Varyare.1
Alfonso :
Ciao a tutti, è da parecchio che non scrivo in questo sito. Allora: io sono uno di quegli architetti "fortunati" che fanno un lavoro che gli piace, ben retribuito anche se non faccio propriamente il progettista. Lavoro da 10 anni per una azienda italiana di cui non voglio dire che mi ha dato la possibilità di lavorare con molti archistar (di quelli grossi a livello mondiale). La mi idea è che il dottorato può servirti per crescere cultularmente ma se non hai la capacità di venderti sul mondo del lavoro non ti serve a niente. Ci sono valanghe di ragazzi/e timidi e bravissimi che si laureano e vengono sbranati nella libera professione. O uno sa vendersi e vendere o per quanto sia bravo come architetto la sua laurea non gli servirà mai professionalmente. Ragazzi sarò un pò duro ma siete in italia, ci sono ragazzi che escono dall'università come agnellini. Durante glis tudi dovete frequantare politica e personaggi importanti, studiate ma fate anche questo o quando uscirete sarete divorati dal sistema. Ciao a tutti
Luigi :
Precisiamo...........

L'oggetto della discussione non è la ricerca. Non stiamo parlando se fare ricerca significa per forza fare un dottorato o no! E' chiaro che la ricerca si può fare anche da liberi professionisti (non ci credo neanche un pochino ma fà lo stesso).
Qua si discuteva del fatto se un dottorato serve a qualcosa o no.
Qualcuno sosteneva che era meglio lanciarsi subito nel mondo del lavoro perchè 3 ulteriori anni dentro l'università sono solamente tempo perso....!

Come tanti che sostengono che l'università non ti prepara alla libera professione. L'università, il dottorato di ricerca e qualunque altro ambito "accademico" non DEVONO formarti alla libera professione bensì assicurarti una certa cultura architettonica che altrimenti non avresti.

Se paradossalmente non vai all'università ma ti chiudi in uno studio di architettura o ingegneria per 4/5 anni alla fine una DIA la saprai fare lo stesso. Bene, io credo però ci sia un "LEGGERA" differenza fra questo e un ARCHITETTO.

Carissimo Fabiocp sono contento per te e della tua cultura architettonica che ti fai giorno per giorno... Queste sono situazioni soggettive che dipendono molto dalla sensibilità di ognuno di noi.

Ovvio però che un dottorato è lo strumento "predisposto" per fare quello che tu fai per conto tuo! Chiaramente se parliamo di cultura architettonica e non di cultura tecnica e/o tecnologica.

Cavolo ragazzi, mi sembra di parlare (scrivere) con i soliti ingegneri che sostengono che noi architetti facciamo solo le cose che fanno loro ma con una visione artistica puramente soggettiva!! Fin quando questi discorsi sono fatti da ingegneri posso anche capirli... ma da architetti no!

A proposito Fabiocp... Sei davvero convinto che dopo 5 anni di università, 30 esami, una tesi e un esame di stato sei in grado di raccontare un progetto???
Beh, non commento. Dico solo "complimenti vivissimi"..!
Lilith :
In linea di massima, se Vivi vuoi continuare a studiare col dottorato, ovviamente libera di farlo, ci mancherebbe altro...uno parla con l'esperienza che ha accumulato, guardando anche a quella di amici e colleghi, e cerca di dare un consiglio, nn di alzare polemica x forza...

Domanda: sei abilitata?
Quando mi toccò fare l'esame di stato (qui a roma nn sono particolarmente "soft" per passarlo, la percentuali dei bocciati è altissima...) ho capito che tanto, anzi troppo di quello che avevo imparato all'università, e che mi piaceva pure, ovviamente, era inutile x questo primo "schiaffo" dal mondo "reale"...per quanto la normativa etcetc è davvero prosaica, e manca di creatività e romanticismo, purtroppo con quella ci si deve giornalmente confrontare...
quindi si al dottorato se non ti autoescludi al tempo stesso dal mondo "reale"...

vivi :
@ lilith:
si, sono abilitata, e lavoro da piu di un anno ormai in uno studio abbastanza grande, per cui so bene quale sia la "cruda realtà" del lavoro.
detto questo, concordo con luigi: il dottorato è un titolo di studio a se, serve alla tua cultura e non necessariamente al tuo lavoro, anche se ormai molti dottorati sono altamente professionalizzanti...
in questo momento sto x terminare un master di II livello... mi servirà x lavorare? non lo so, ma di certo dopo 1 anno so molte cose in più...
non so se il dottorato sia la scelta giusta, leggendo i vostri consigli rileggo molti dei miei dubbi, ma una certezza mi resta:
professione a parte, quanto sarebbe bello continuare a studiare, a CAPIRE, a CONOSCERE...
ma nella realtà moderna conta solo il fare, e molto poco il sapere.
Alì :
Cara Vivi,
risposte certe non ce ne sono, dipende da quello che vuoi e puoi fare.
Ti racconto com'è andata per me, che sono un po' più vecchia di te.
Dopo la tesi avrei voluto proseguire ricerche in ambito universitario, ma nessuno mi cercò e io per qualche anno presi la mia strada fatta di studi di geometri, architetti, ingegneri, a fare scarichi, dia, e quant'altro. Però la voglia di "fare altro" non mi aveva abbandonato. Poi partecipai ad una ricerca con il mio ex relatore di tesi, ero felicissima dell'esperienza anche perchè mi permetteva di confrontarmi in un ambito completamente diverso e mettermi alla prova. Però dopo altre esperienze di questo tipo l'entusiasmo si è spento, le ricerche sono pagate pochissimo e ho sempre arrotondato con altri lavori. Tuttavia sono rimasta fuori dal giro degli studi e della professione, per cui ho incontrato notevoli difficoltà. Risultato: mentre prima l'idea dottorato non mi dispiaceva, adesso non ci penso nemmeno. Voglio lavorare per guadagnare. Se riesco a fare anche quello che mi piace, meglio. Altrimenti pace...
Luigi :
Vivi,
ti sei laureata, ti sei abilitata, hai fatto un master e nel contempo lavori....!
Penso che questo sia un segno di passione e voglia di andare sempre avanti.
Io il dottorato non l'ho fatto, ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro e spesso mi capita di avere tanta, tantissima nostalgia dei docenti e del mondo accademico che invece di chiedersi il "come" si chiedevano il "perché"...! Ho nostalgia dei tempi in cui parlare di un progetto significava parlare di spazialità, di "composizione" per poi finire a discutere di arte, di cinema e di fotografia.
Oggi mi confronto con indici, con norme, con strutturisti che ancora dicono "non si può" e soprattutto con in mano sempre una calcolatrice per tenere sotto controllo i costi.
Probabilmente ho imparato moltissimo. Sicuramente ho capito che la professione è "anche" questo.
Ma io ho nostalgia. E allora a volte ricordo e contemplo... Io ero molto più felice prima quando ero studente anche se non mi potevo permettere la vacanza, l'automobile e le cene fuori piuttosto che adesso che vado in vacanza, ho l'automobile, mi pago l'affitto di una bellissima casa e non mi sono mancanoi i soldi per andare a cena fuori ogni volta che ne ho voglia....
Mi capita di discutere con un cliente o con un "collega" e mi viene da nominare qualche "maestro" o qualche progetto che ha fatto la storia dell'architettura e vedo volti stralunati e facce perse nel vuoto....
Vivi.... lavora e studia contemporaneamente... E' la cosa migliore!!!

In bocca al lupo!
KITTY :
per luigi e il suo esempio pratico.

Alla fine è chiaro a tutti che sono scelte di vita.

Io avrei fatto la scelta del primo.
Perchè sinceramente fare l'architetto mi piace, ma lavoro per vivere, non vivo per lavorare.
Ragione per cui se potessi mi sarei già fatta una famiglia e farei l'achitetto per passione, quando voglio io, come dico io.
Ma non posso, quindi faccio come tutti.
Jude :
cara Vivi, solo oggi leggo della tua perplessità Non so di dove sei, ma se vuoi ti racconto la mia esperienza. Laureata a 23 col max dei voti, ho seguito un master e poi contemporaneam lavoravo, Dopo ho tentato il dottorato e mi è andata bene (quell'anno c'era moria di vacche grasse), l'ho vinto con borsa di studio e poi contemporaneam ho cercato per quello che potevo di lavorare, mai in studi di geometri o architetti di paese snobbando le cosiddette pratiche, bolli, etc, ma cercando di fare la vera progettazione. Terminato il dottorato ho vinto un assegno di ricerca. Dopodiché il vuoto assoluto. Sia lavorativo che a livello accademico. Il mio prof mi ha chiaramente detto che se non hai i soldi all'università non ci puoi stare perché soldi non ce ne sono e che la ricerca è per ricchi, non si può fare nei ritagli di tempo dal lavoro. Quindi il mio consiglio è il dottorato serve per fare ricerca per aprire la mente per immergerti in una atmosfera di cultura progettuale. non so se tu sia ricca o se hai voglia di entrare in questo vortice senza tempo (l'univeristà è un purgatorio), ma se vuoi farlo e vuoi essere qualcuno dal punto di vista accademico devi costruirti i cosiddetti titoli e per farlo ti assicuro che la professione devi abbandonarla, ti ritroverai ad un certo punto a fare una scelta se continuare ad "investire" il tuo tempo (invstimento ad altissimo rischio) nell'università, ma se poi va male puoi ritrovarti anche dopo 10 anni a non aver avuto nulla...c'hai il curriculum....e sai con il curriculum e la cultura che hai ascquisito all'università che te ne fai?????? Io mi sono ritrovata a fare i lavori più disparati e disperati per 600 euro al mese, tra venditrice in uno showroom a caddista presso studi di architetti o presunti tali, ma loro hanno il lavoro e io che ho puntato tutto sulla cultura no. Quindi cara amica, io se tornassi indietro, forse il dottorato lo rifarei, ma senza aspettative e solo per me stessa, puntando da subito sulla professione quella vera quella sporca, e forse me ne sarei andata via da questa Italia pagnottista dove la parola "merito" davvero non esiste. E se qualcuno si permette di ribattere posso fare nomi e raccontare episodi in qualsiasi ambito, ma vivo a lavoro ancora qui e non posso farmi dei nemici!
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