Alternativa di lavoro.

messaggio inserito lunedì 30 agosto 2010 da Edoardo

Edoardo : [post n° 239386]

Alternativa di lavoro.

Lavorare per conoscenze come libero professionista (se conosci tal Pippo del paese fai l'archigeometra nel paese, se sei nella casta inserito in città fai l'architetto) OPPURE entrare come subordinato nel grosso studio ma precario intercambiabile dal talento usabile (se hai talendo forse è pure peggio) e senza alcuna speranza.
Al di là di queste due belle realtà che constato nel Belpaese, esistono Società di Progettazione che non considerano carta igienica la tua esperienza e disposte ad assumerti per magari darti la possibilità di fare carriera e DOPO, solo DOPO una certa esperienza remunerata e contrattualizzata, farti aprire P.Iva, lavorando come socio con loro magari???
pippoarcky :
edoardo, edoardo........ Guarda che se non conosci la gente giusta sia in "paese" che in "citta" non fai un c...o da nessuna parte, con l'aggiunta che in città ci rimetti l'affitto.... E' tutta questione di conoscenze, hai voglia tu che tenti la fortuna, magari se c'hai una botta di c..o ti va benino, ma tutto stà ad avere i contatti giusti, ovviamente se sei una schiappa sei spacciato inevitabilmente, l'archiworld è un campo minato....
purtroppo è il sitema italia che và così, siamo troppi tecnici in giro, architetti, ingegneri, geometri, periti...... la concorrenza è spietata ovviamente
Edoardo :
pippo pippo, lo so, purtroppo.
Io ho sia i contatti in un paese... che un lavoro in un altro paese. Fare l'archigeometra per me, un pò per merito un pò per fortuna non sarebbe un problema, a volerlo fare.
La realtà che cerco, semmai, è la carriera in una Società di Servizi dove posso lavorare facendo il progettista, appunto. Forse in Francia? O Dove? Dove c..o bisogna scappare?
Alfonso :
Caro Edoardo, ragioni come gli anglosassoni. Dopo la laurea entrano in uno studio e se sono in gamba dopo una decina d'anni diventano soci dello studio (a 35 anni o anche prima). In Italia purtroppo non è così. qui ci sono i microstudi e il nuovo socio del proprietario altro non sarà che....il figlio! Vecio io sono stato all'estero ma non sono disposto adesso a lasciare famiglia, fidanzata e terra dove vivo per l'architettura. Al diavolo la laurea e resto qui...e contento.
ESTATica :
Caro Alfonso,
e che alternativa hai trovato, dal punto di vista lavorativo, che ti soddisfi economicamente e professionalmente? Ovvero, se posso chiederlo, che lavoro fai?
Edoardo :
Se uno crede in qualcosa può rinunciarvi veramente solo in punto di morte, io sono così e più mi fa schifo quello che vedo, più sento di voler reagire.
Dovrei stappare champagne, visto che sono assunto da più di 4 anni a tempo ind. in uno studio e collaboro esternamente con amici professionisti?
...invece è proprio questa provincia statica che mi opprime, la mancanza di incentivi, di opportunità.
Non mi accontento nè per me nè per chi sta pure peggio, inseguendo miraggi prende nulla, per poi fare i conti col presente.
Se questa carriera è una truffa lo scrivano sui portoni delle facoltà e sulle cazzo di riviste patinate.
Alfonso :
E' questo il problema. Io non ho trovato alternative. Lavoro come arch guadagnando tanto quanto un operaio apprendista. Dico solo che non me la sono sentita di andare all'estero, anche se ne ho avuto la possibilità. Ci sono stato all'estero, guadagnavo all'anno 4 volte tanto quello che raggiungo ora in studio e con (pochi) lavori miei. Ma qui dove sono c'è la mia famiglia, i miei amici, la mia findanzata. Devo rinunciare a tutto questo per cosa? Per l'architettura? Questa è stata la mia scelta di vita. Parliamoci chiaro, la laurea è stata un peso e ora è un macigno. Non mi è servita a niente e adesso guadagno tanto quanto durante le mie trascorse estati in pizzeria. Per certi versi mi sento obbligato a tornare via per dare un senso alla laurea ma alla fine me ne frego e resto. Almeno qui vivo contento.
pippoarcky :
Edoardo ma di cosa ti lamenti, guarda che tu sei uno dei pochi fortunati, si che dovresti stappare lo champagne.......
Magari non ti basta più quello che hai, ma ti posso garantire che molti colleghi al posto tuo ste' turbe mentali non se le fanno proprio venire.
L'idea di andare all'estero fa gola a tutti, anche a me ovviamente, e ci sto pure pensando seriamente, ma solo per un periodo transitorio, credo che in fondo qui in italia nessuno stà così male da abbandonare tutto come si faceva 50 anni fà.....anzi forse l'america è qui, bene o male si galleggia, altrove non credo proprio.......
Poi riguardo alla provincia, io ho avuto a che fare con una metropoli come roma, ma ad un certo punto mi sono detto, ma conviene tutto ciò? sicuramente la provincia può essere meno stimolante(poi dipende dalla provincia), ma almeno si fa una vita più "umana", se solo penso alla metro A alle 8 di mattina mi sento male......forse in provincia se hai l'arguzia di gestirti bene non sei solo un numero come in città.....
Alla fine di tutto mi chiedo, e vi chiedo: MA CHI C...O CE L'HA FATTO FARE....
Mauro :
Sembra tutto una barzelletta.. Si studia pensando di poter acquisire tante conoscenze da usare a favore della società.
E poi...si scopre che alla gente va bene la merda in cui vive.
Che ci si accontenta di quattro mura e un tetto tirate su dal cugino muratore e progettate dallo zio geometra in cambio di una cesta di salumi.
Che cavolo ci stiamo a fare noi che abbiamo pure la pretesa di vedere qualcosa che funziona e magari fatta nel rispetto dell'ambiente, delle leggi e delle altre persone?

E addirittura vorremmo essere pagati decentemente per il culo che ci facciamo e i rischi che ci assumiamo!?

Ma andiamo a rubare colleghi!
Edoardo :
...Appoggio l'osservazione (la prima parte) di Mauro.
La tenacia deve farci guardare avanti però.
Sono fortunato? Penso di essere stato anche intraprendente e di essermi accontentato di cominciare a lavorare in posti che molti laureati avrebbero snobbato a priori.
E' l'osmosi tra i primi anni di lavoro e l'autonomìa professionale che manca, o strappi o niente.
E strappare oggi è avvilente se non si hanno canali privilegiati o tanti $$$ alle spalle. Anni fa probabilmente era + facile, c'era + lavoro, meno burocrazia, meno concorrenza.
Di questa situazione nostra beneficiano innanzitutto gli "Inamovibili & figli" che monopolizzano il mercato, forti di un clientelismo radicato negli anni.
Ancora ricordo la presunzione di un mio collega di università che si meravigliava del fatto che giovani ingegneri suoi coetanei chiedessero 1.000 euro al mese per lavorare da suo Padre (Ingegnere affermato). Mi sentii squadrato da altri intorno a noi che avevano sentito, mi sentii odiato mentre lui rideva. Poi pagammo il conto e risalimmo in fretta sulla sua CLK per fare un tour dei suoi cantieri.
Edoardo :
pippo, non credo che anni di studi appassionati portino uno a diventare un ameba per adattarsi allo status quo.
Magari finge di non avere turbe mentali (come le mie) ma sotto sotto siamo tutti uguali ed E' GIUSTO COSI'!
In città ho vissuto e studiato, non lavorato, quindi sò cosa sono i suoi ritmi ed i rapporti umani in generale. Nessuno deve sentirsi un numero ma piuttosto un soggetto, e soprattutto in ambiente lavorativo, sennò ti fanno le scarpe. Magari 3 su 4 ti cacciano, ma il quarto forse ti rispetta e stima ed ecco l'opportunità.
Se ci sentiamo dei numeri è anche colpa nostra.
Lungi da me il voler fare prediche ma io la vedo così.
Alfonso :
Forse vado fuori tema....ma ricordo il consiglio di un paio di anni fa, di un vecchio ingegnere. "Ricordati che di tecnici esperti in normativa,cantiere, ecc. ne trovo quanti ne voglio in giro, le grosse imprese ora con la crisi guardano all'estero e ricercano desing manager e project manager che parlino inglese e piuttosto conoscano le BS in altenativa ai regolamenti comunali...ecc. ecc." Mah..
Edoardo :
Ok, "Project Manager". Proprio quello che intendevo io, mi muovo per vedere se ci sono posizioni tali in Europa.

(Mi muovo con una chiappa perchè con l'altra chiappa ovviamente resto seduto dove sono. a far fognature, D.i.a. in sanatoria, rilievi per Docfa che fanno altri ecc..)
restauratore errante :
edoardo guarda che tutti noi abbaimo iniziato con grandi prospettive per la nostra carriera, e generalmente nessuno si adegua volontariamente allo status quo, è solo che la vita di tutti i giorni è un'altra cosa, o meglio la sopravvivenza è un'altra cosa, e poi c'è il problema di fondo, che ti dovrebbe illustrare qualcuno quando metti piede in una facoltà di architettura, che questo mestiere, come altri ben noti, se li erediti c'hai la strada spianata, se no per entrare nel circuito devi essere quantomeno amico di tizio e caglio.....io per adesso non ancora mi sono arreso, sono un temerario di mio......
e considera che la vita non è fatta solo di carriera, ma è fatta anche di vita sociale, di famiglia, di mogli, fidanzate, figli e quant'altro. Certo che se c'hai la strada spianata tutte queste cose messe insieme le puoi gestire tranquillamente.
Riguardo alla questione dei numeri, io non mi sento affatto un numero, tant'è che per adesso riesco a farmi rispettare nel mio luogo di lavoro (in provincia) e in città ho i miei agganci per lavori a distanza, perchè guarda che nessuno di noi vuole essere un numero, ci diventi perchè le persone con cui ti confronti, spesso non sono in grado di capire determinate cose perchè hanno avuto sempre mamma, papà, zii e simili alle spalle.....
per chi come me è figlio di nessuno è dura, ma dura....e ve lo dice uno che lavora in uno studio in cui 5 componenti su 7 sono parenti fra di loro.....
Alfonso :
E' il ragionamento che ho fatto io qunado sono tornato. Si va bene l'estero, bellissimo, ma io sono innamorato della mia terra. Ci vivo bene e ci vive chi mi vuole bene. Che senso ha abbandonare tutto? Per i soldi? Per la laurea? Per me, e ho avuto la fortuna di provare, va bene così. Sto bene qui.
Edoardo :
Ok, sarà che io invece stò male, e questo mio disagio, mi sono accorto, incide sulle mie relazioni sociali ed il mio comportamento in famiglia, divento aggressivo, mi chiudo in casa. Mi vergogno.
Sarà che non posso condividere la mia situazione con nessuno, avendo perso ogni contatto con colleghi e coetanei.
Al contrario, se ho un progetto mio da portare avanti, anche conto terzi, rifiorisco, rivivo.
Avendo visto che sono un pò una mosca bianca, vado da un bravo psicologo che mi possa curare, uno che mi etrapoli l'esperienza di anni di formazione, che elimini la mia autostima e le mie aspettative...
Per me quesa situazione di stallo lavorativo è un macigno che non mi fà dormire, che mi grava addosso, sul serio.
Conclusione: andrò da uno bravo!
Alfonso :
In realtà Edoardo ti capisco benissimo. E' capitato anche a me e per questo ho scritto che la laurea era ed è un peso. E' un enorme obbligo di dover "fare qualcosa, fare carriera a tutti costi perchè....sei laureato". Ad ogni modo ti capisco benissimo e immagino cosa stai provando. Un consiglio però è di non esagerare e se proprio vuoi andare da un medico devi andare da uno psichiatra. Non da uno psicologo. Di danni fatti da persone come gli psicologi che credono di curare le persone con le chiacchere ce ne sono anche troppi. In bocca al lupo.
Ily :
X Alfonso:

Se bisogna "fare carriera a tutti i costi" solo perchè si è laureati... nessuno ci obbliga a farlo: un laureato (architetto, nel nostro caso) può benissimo fare una scelta di vita che privilegia la soddisfazione personale (tempo per coltivare hobby e passioni, tempo per se stessi, stipensio soddisfacente alle proprie esigenze, vita sociale e affettiva piena e intensa) alla carriera.
Meglio un contadino (operaio, barista, impiegato) laureato in architettura felice, che un architetto affermato stressato e insoddisfatto... Io la vedo così :-)
Edoardo :
...meglio un architetto affermato felice che un impiegato-operaio infelice.
Io con la vita affettiva mi ci spazzo il c-lo, ma non vorrei fosse così. Purtroppo, da quando ho perso mia madre per un cancro, lo è: tutto mi scorre via. Ad altri succede il contrario, cioè si attaccano morbosamente a questa... ...mah.
Alfonso :
Ily, è esattamente il io pensiero come ho scritto nei post sopra. Quando ho lavorato all'estero per una ditta italiana il mio stipendio si aggirava tranquillamente sui 3000/4000€ al mese tra diaria, trasferta e rimborsi vari oltre alle decine e decine di ore che facevo in ufficio perchè alla sera tornavo alle 20 a casa non avendo niente da fare. E quando tornavo a casa mi sentivo completamente solo. Non ti racconto le notti che ho pianto come un bambino e li mi sono reso conto perchè esiste il detto i soldi non fanno la felicità e sono tornato. Ora però ho anche 1/4 delle responsabilità che avevo prima.
Edoardo :
Alfonso, una testimonianza toccante, finalmente qualcuno che smaschera il falso mito dell'estero come chissà cosa. Non è da tutti riportare i lati negativi di una scelta, molti si defilano e non ammettono le difficoltà, così ci si fà un'idea non corrispondente alla realtà delle cose.
Da parer mio non tutti quelli che stanno a casa loro hanno raggiunto la felicità, il disagio io lo sento qui, non sono legato a nulla, mi sono stufato.
Paradossalmente, in un contesto stimolante lavorativamente, uno come me potrebbe ritrovare anche motivazioni nuove e fare conoscenze nuove. Chissà.
Alfonso :
Appunto. Considera che io ho lavorato in Olanda, in Dubai e nella tanto blasonata Londra. 1) dopo un paio di mesi in Olanda dove è sempre nuvoloso, triste vorresti spararti. 2) Dubai è un falso mito e non capisco come possono esserci persone che vanno li invacanza. Se vuoi ti racconterò nel dettaglio perchè 3) Londra, difficile parlarne male ma prova ad arrivare li senza conoscere nessuno e vedi che spettacolo. Ripeto e sottolineo quqnto ho già scritto sopra. PS: ho amici in tutti questi stati e ti assicuro che non sono tutte rose e fiori lavorar li anche con la fidanzata e in compagnia.
Edoardo :
Certo, non mi aspetto che siano rose e fiori, la concorrenza anche all'interno dello studio deve essere spietata, l'arrivismo dilaga. Un amico conosce uno che lavora dai S.O.M a New York, 100.000 dollari l'anno sputtanati in festini e cocaina, ti guardano gli addominali, vogliono che frequenti certe feste nel tempo libero per "inserirti", sei una macchina.
Parlami di Dubai nel dettaglio e istruisciCi, se ti va, ovviamente.
Alfonso :
Intanto il paese è in crisi totale. Ho girato per il mondo fino a nonmolto fa e credimi che in Italia la situazione è molto migliore di altri paesi. Non lo ho votato ma il nostro premier non dice bugie insieme al mnistro della finanza pubblica quando dicono che siamo messi bene. Dubai non ha storia, il turismo è un turismo falso in un paese con 50° in estate. Le piscine e i campi da golf sono si frequntati ma di mattina e sera e ste cose ai turisti non le dicono. Il Burj Dubai è ancora quasi tutto vuoto e di notte è spento. L'unica attrattiva sono le strutture per noi architetti e i centri commerciali con prezzi simili ai nostri (e a volte più alti). In sostanza i turisti che vengono qui per più di 2/3 giorni per me buttano i soldi. E gli arch. non stanno così bene ora. Molti cantieri sono fermi e molti professionisti stanno tornandosene a casa loro. Li il lavoro è sempre meno.
Edoardo :
...in effetti arroccarsi in un grasso paese italico può essere una scelta, ma prima bisogna girare... ...io invece mi sono subito fermato, essendo stato assunto.
Ora sto facendo un prog. per una mia amica ricca geometra di ricco paese montano, mi ha sgridato perchè sono troppo "razionalista", lei vuole il portichetto e la scaletta, a loggetta e il balconcino.
...E io mando giù il rospo e piglio i soldi, che mi frega! Ecco, vorrei uscire da queste logiche di paese, ma l'unica strada è mettersi in proprio sennò non sarai mai veramente un architetto ma un pupazzo.
Comunque, meglio sub-progettare sfruttando i professionisti avviati (dai loro padri) che stare con le mani in mano.
Alfonso :
Appunto. E come già detto non è tutto oro quello che luccica...all'estero. Unico vantaggio è che gli archtietti godono di più considerazione che in Italia. Tutto qui.
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