Crisi d'identità...non mi sento un architetto

messaggio inserito martedì 21 settembre 2010 da Lebia

[post n° 241724]

Crisi d'identità...non mi sento un architetto

Stavo leggendo i soliti post con le lamentele...ragazzi, io non mi sento proprio un architetto. Visto da vicino, non lo sento proprio il mio lavoro. Sono una conservatrice nel cuore e nell'anima, non c'è proprio niente da fare. Il problema è che non ho potuto capirlo finchè non ho iniziato a lavorare...nei progetti di restauro non importa che ora è, non importa se mangio, l'importante è che il mio nome figuri su qualcosa fatto in maniera non corretta, perfetta e soprattutto come dico io (la firma è di un architetto, ma in questo campo agli architetti è consentito sbagliare, ai conservatori no). Mi da dieci volte più soddisfazione fare la conservatrice e sentire l'edificio come mio per il rapporto esclusivo che instauro con lui, piuttosto che fare quattro disegni di cui non m'importa un fico secco per qualche sfruttatore, soprattutto se poi mi fa disegnare cose sbagliate. Dite che è una crisi passeggera e quindi magari riuscirò anche a fare l'architetto oppure no?
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Ma chi e cosa è un architetto nel 2010?
Anche io continuo a leggere messaggi di architetti che non si sentono tali, che addirittura rinnegano i loro studi.
Alla luce di ciò credo fermamente che l'insodisfazione di non sentirsi "architetto" sia solamente una insoddisfazione personale perchè probabilmente non si è ancora capito cosa si vuole fare "da grande" e la paura di mettersi in gioco è talmenete elevata che alla fine si scaricano le colpe sull'intero sistema perchè è la via più semplice.
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Ti capisco perfettamente cara Lebia: anche io sono restauratrice nell'anima, e anche io "parlo" coi vecchi edifici.
Ma proprio per questo sono orgogliosa di essere architetta, anche se non sono certo il classico architetto tutto progetto (anzi, se leggi i miei post vedrai che non amo particolarmente la progettazione pura). Ma proprio per questo: chi l'ha detto che noi arch. dobbiamo solo progettare e basta? La mia relatrice di tesi, restauratrice e architetta doc (e di architetti come lei ne ho conosciuti veramente pochi) non ha mai firmato nulla di "nuovo", ma ha al suo attivo progetti di restauro come quello della Sacrestia Nuova di Firenze...
in bocca al lupo e spero che tu riesca presto a mettere le mani su qualche vecchio muro scrostato: troppi pochi ne capiscono davvero, nel nostro campo, e troppi "veri" architetti fanno danni irreparabili...
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Forse sei laureata da molto poco, o forse ancora non ti hanno fatta rendere conto di come girano le cose nel vasto mondo dell'archiedilizia...
Il rapporto esclusivo che dici di avere con l'edificio è - credo - solo una tua illusione. Appena ti volti decine di altre persone fanno i conti con molte altre quesioni: i finanziamenti, gli operai, la sicurezza, il coordinamento, l'esecuzione, la sora Rosa che vuole le pareti gialle, il parroco che le vuole viola, quelli che pagano che le vogliono a pois....
Ci vuole molto poco a far saltare un lavoro davvero ben fatto per delle questioni che di architettonico hanno ben poco e che comunque inevitabilmente finiscono per intromettersi.
Spero che un giorno io e anche tu riusciremmo a fare gli architetti veri, seriamente e correttamente. Ma credo che si dovrà ingoiare più di qualche rospo...
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Gli edifici storici sono il frutto di progetti di architetti... ...e credo comunque che un progetto di restauro abbia sempre una componente "progettuale", magari invisibile.
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Sono d'accordo con Edoardo. Il progettista del restauro è una branca particolare della professione dll'architetto, ma non è l'unica
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io ho scoperto dopo aver iniziato a lavorare che mi trovo meglio nell'ambito del design, avrei dovuto forse formarmi più come decorateur alla francese, ma in Italia ciò non è possibile. oltretutto per molti architetti vecchio stampo l'arredamento è una categoria "minore" dell'architettura, ignorando il fatto che grandi maestri si siano cimentati per anni con questo mondo. essere architetti significa anche questo secondo me, intraprendere e approfondire un ambito della progettazione... non stai parlando di pizze, no??
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x Fra:

E cosa fa un architetto "vero" secondo te?
Quindi un architetto che fa lo strutturista, un architetto che fa solo analisi preliminari alla stesura di piani regolatori, un architetto che decide di dedicarsi solo alla direzione lavori, un architetto che magari fa solo perizie, o chi, come me, vorrebbe dedicarsi alla sola analisi dell'edilizia storica secondo te non sono architetti "veri"?
Credo che quello che vuol fare Lebia sia proprio da architetto vero, anzi verissimo.
Fare solo il progettista secondo me è assai riduttivo del nostro ruolo.

X Edoardo:

Non credo proprio tutti tutti ;-), semmai un'esigua minoranza (cioè gli edifici monumentali tipo chiese, palazzi civici o palazzi nobiliari a partire dal rinascimento), ma tutta l'edilizia minore credo sia frutto del'ingegno di semplici muratori, capimastri e artigiani (scalpellini, mattonai, pittori...) che, se andava bene, sapevano solo leggere e scrivere (oltre che conoscere alla perfezione il loro mestiere). Eppure questi semplici artigiani hanno prodotto splendidi capolavori che durano da secoli (nella mia strada in centro a Bologna c'è una casetta trecentesca meravigliosa, e ovviamente tuttora abitata), a differenze di certe "meraviglie" a firma di note archistar con tanti difetti e molto costose...
Comunque nel Medioevo e Rinascimento il ruolo dell'architetto era proprio sopratutto quello di "capocantiere": fatevi un giretto al museo dell'Opera del Duomo di Firenze e vedrete le splendide macchine di Brunelleschi, secondo me un genio assoluto dell'architettura oltre che uno strutturista superbo!!!
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x Ily
Ti rispondo dandoti la definizione di architetto che mi è stata data qualche anno fa da un mio professore: l'architetto è colui che riesce a vedere se e dove c'è un problema e che quando non sa come risolverlo sa a chi chiedere per poterlo fare.
E più mi addentro in questo campo più me ne convinco.
Le spacializzazioni sono ovviamente necessarie, purchè non nascano dal rifiuto cieco di tutto quello che è il resto della professione. Altrimenti si è incompleti.
Almeno secondo me, anche se è assai probabile che io sbagli
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Se io invento un modo di chiudere un tortellino, faccio un progetto, ergo sono un architetto (di tortellini) e lo sono di più in questo modo che non a tracciare delle crepe in autocad per un elaborato da allegare ad una richiesta danni (come faccio ora, anche se pagato).
Carlo Scarpa non era "architetto" ma era un grande architetto.
Un capomastro faceva l'architetto, spesso, e Brunelleschi era anche un ingegnere, Wright un designer di arredi...
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Ily concordo con quanto tu dici. Vorrei però farti una domanda alla luce di quanto tu stessa hai detto riguardo ai "veri" architetti che fanno danni...Secondo te è giusto lasciare la possibilità a chiunque abbia il titolo di Architetto di eseguire progetti di restauro nonostante magari non conosca niente della materia? Giusto perchè è un "bel lavoro" che passa di lì e che porta altri soldi?
Una volta esisteva una sola professione ed era quella dell'architetto; ora l'albo è stato suddiviso e ci sono anche i conservatori, i quali, come me, hanno superato uno specifico esame di stato che consta in un progetto di conservazione di un edificio. Tu come "architetto restauratore" cosa ne pensi? Che ti viene rubato il lavoro da dei concorrenti o che è un bene e che dovrebbero affidare i progetti di restauro solo a chi ne ha le competenze? Con questo intendo dire che un Architetto dovrebbe essere abilitato a svolgere un progetto di restauro solo se ne ha le competenze e l'esperienza, non solo perchè ha il titolo di Architetto. Esattamente come funziona per noi Conservatori (che siamo "pochi ma buoni", si spera!).
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ragazzi la questione è molto semplice, il restauro o lo si ama o lo si odia, però è innegabile che non si può arrivare a capire il mestiere perfettamente se non si indaga quello che già è stato realizzato nel nostro passato prossimo e remoto, "restaurare è come progettare due volte", questo è.
e poi gli enti che vigilano sui restauri, in totale enti pubblici, dovrebbero affidare queste cose a gente qualificata, con referenze effettive e certificate sul campo, senza i sotterfuggi di affidare in nero i lavori al collega o all'amico perchè si è incapaci, è una questione di correttezza e di onestà intellettuale.......
il problema è che un restauro mal fatto è peggio del non intervenire proprio, almeno l'edificio così assume quel senso pittoresco tanto amato da Ruskin.....anzichè queste colorazioni o ricostruzione assolutamente improbabili, vedi i giallini o i vari color m...a che si vedono in giro......
a ognuno il suo mestiere................
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X Edoardo
"Gli edifici storici sono il frutto di progetti di architetti"..."ergo sono un architetto ... e lo sono di più in questo modo che non a tracciare delle crepe in autocad per un elaborato da allegare ad una richiesta danni".
A parte che non sai neppure di cosa stai parlando, perchè noi non tracciamo crepe in autocad per richieste di danni. Forse noi abbiamo l'obbligo di confrontarci con questi architetti, capire le loro scelte e quindi, rispettarle...vuol dire che se lavoro su una colorazione di Brunelleschi, non posso usare la prima colorazione moderna che mi passa per le mani (perchè la ditta mi garantisce...? Mi garantisce cosa??? Un fico secco, non l'ha mai testata nell'arco di 600 anni!!) ma devo farmi un bip tanto per capire la tecnica e improvvisarmi l'imbianchino di Brunelleschi anche a costo di farmi il latte di calce a mano cercando quella terra in capo al mondo e darglielo su di persona su tutto l'edificio. Ma questo vale per qualsiasi edificio, che sia una villa del '900 oppure un centro storico.
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Ily e Restoration Man...perchè vi chiamate "restauratori"? Ho notato che molti lo fanno, ma che io sappia il "restauro" è morto nell'Ottocento e il dibattito del '900 ha dato poi vita alla "conservazione", quindi il nostro nome corretto attualmente è "conservatori" (lo so, quando lo dici sembri o un frigorifero o una conserva di pomodoro). L'abitudine dipende dalla Scuola che avete frequentato e dalle sue teorie? La mia è pura e semplice curiosità.
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Cara Lebia, allora ti scandalizzerò, ma sono una sostenitrice del ripristino filologico, naturalmente se supportato da adeguate prove e ricerche preliminari, e se giustificato dalle circostanze (ad esempio integrazione di decorazioni geometriche o di parti della decorazione andate perdute in un intonaco decorato, argomento su cui ho fatto la tesi).
Se desideri avviare una discussione su questo sarò felicissima di aderire :-)
Per quel che riguarda il restauro, saprai certamente che la conservazione pura e semplice non è possibile (la conservazione pura e semplice è la manutenzione straordinaria, non quello che correntemente si chiama "restauro" e cioè un intervento abbastanza radicale), perchè un edificio antico va comunque adattato alle esigenze contemporanee, se vogliamo tenerlo vivo e quindi in uso.
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Ily, hai per caso studiato a Roma3? Magari la specialistica in restauro...
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Hai ragione Lebia, il problema però è che il nostro mestiere è poliedrico e molto complesso, ma il tuo discorso potrebbe applicarsi anche ad altri ambiti, per esempio le strutture: ogni architetto è abilitato alla progettazione strutturale, anche se magari al corso di scienze delle costruzioni giocava a battaglia navale col compagno di banco. Quindi penso che sia una questione di onesta intellettuale e deontologia di ognuno di noi, decidere cosa si sente in grado di fare oppure no.
Per quel che riguarda il discorso conservatori/pianificatori lo ritengo sbagliato: una troppa frammentazione porta a perdere di vista l'approccio con l'edificio nel suo complesso. Lebia, tu hai studiato ad esempio il comportamento strutturale di una capriata, o le lesioni di una volta strutturale? Sapresti dire se una volta è pericolante oppure no? Un architetto questo può farlo. Io sono architetta, ma ho dedicato l'ultimo anno di studi (oltre alla tesi) completamente al restauro...
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x LANDSCAPEGIRL

No, laurea magistrale vecchio ordinamento a Ferrara, e tesi con Alessandra Marino in Restauro dei Monumenti ;-)
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x matteo.s
non credo proprio che l'insoddisfazione di non sentirsi architetto sia dovuta a non aver ancora capito cosa si vuol fare da grande o la paura di mettersi in gioco!!!
Personalmente la mia insoddisfazione è dovuta al fatto che veramente questo sistema è tutto sbagliato fasullo e solo di facciata!! E' un intero spietato business..e non importa che tu sia bravo o onesto oppure colto perchè quel che conta è fregare gli altri!! Se sei bravo a far questo se sei fortunato perchè figlio di, se sei fortunato perchè conosci e lodi chi...allora vai avanti! E' mafia...una grande grandissima mafia!!
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Ily...io sono abituata alla dualità perchè la mia università è stata impostata così: ho sempre seguito sia Progettazione che Restauro. Quando ho dovuto scegliere come fare la tesi, io e la mia collega abbiamo scelto di farla "doppia" rispetto ad una tradizionale: una in Progettazione e una in Restauro. I volumi si muovono in base al tipo di colloquio: il primo e il secondo se si tratta di un colloquio per un posto da progettista; il primo, il terzo, il quarto e il quinto se si tratta di restauro. Ily, non preoccuparti, come aggravante per la mia situazione ho anche il fatto che sono laureata da Dicembre 2009 ma ho già un'abilitazione in mano, a ottobre se tutto va secondo i piani dovrei rientrare in scuola di specializzazione post-laurea magistrale in Restauro. Siccome sono un po' stanca (non sembra ma le abilitazioni e le prove di ammissione consecutive, insieme al lavoro, stancano un po') pensavo di dare l'abilitazione da Architetto a giugno dell'anno prossimo, probabilmente in piena sessione degli esami della scuola.

Secondo te una sola abilitazione mi basta? Mi perderei il gusto di avere due titoli (in fondo sono solo 250 euro di differenza).
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Partiamo dal concetto che un conservatore deve essere per forza architetto, e su questo non ci deve essere alcun dubbio, è un bagaglio tecnico che diventa per forza propedeutico a quello del conservatore, come dovrebbe essere propedeutica la storia dell'arte sia per l'architetto che poi al conservatore, ma qui aprirei un dibattito.......
Poi ci può essere una propensione più per la conservazione che per altri aspetti dell'architettura, ed è il mio caso.
PER LEBIA : hai ragione tu, il termine restauro va precisato, a volte lo uso per covenzionalità, ma è sicuramente più immediato di "conservatore", la gente putroppo non capisce.......se dici restauro si!
sulla questione del concetto di conservazione-restauro si apre l'infinito....una cosa è certa, in qualsiasi modo tu intervenga, poco o assai, c'è sempre l'aggiunta di qualcosa di nuovo, non originale, che va evidenziato. Assioma brandiano: "...si restaura la materia dell'opera d'arte.....", quindi l'opera d'arte resta tale com'è, si migliora solo lo stato di conservazione della materia dell'oggetto, poi "l'aggiunta" se ne migliora la lettura e la conservazione allora si fà, se no risulta arbitraria......è una questione di ruoli, un lotta tra vecchio e nuovo......chi è l'immagine? chi fa da sfondo? questo è il problema.....................
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X Restoration man...
Un conservatore deve essere per forza architetto...sul bagaglio culturale non ci sono dubbi, ma a me non sembra che sia quello che ha detto Ily. Ily è prontissima a puntare il dito contro Pianificatori, Conservatori e Paesaggisti affermando che lei come "architetta" ne ha l'esclusiva in quanto lei ha dedicato un anno al restauro, ci ha fatto la tesi, ecc. Invece, i Dottori in Architettura che ci hanno dedicato due anni, hanno fatto anche loro la laurea in restauro, sono persone che non hanno nessun tipo di bagaglio culturale nè una laurea adatta solo ed esclusivamente perchè hanno l'abilitazione da Conservatori. Ily, veramente i miei complimenti.
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"A parte che non sai neppure di cosa stai parlando, perchè noi non tracciamo crepe in autocad per richieste di danni"

Gentile Lebia, spero che questa affermazione sia frutto di un fraintendimento del mio post.
Altrimenti sarebbe sintomatica di una superbia senza limiti che non meriterebbe neppure di dare luogo a qualsiasi risposta civile ed educata.
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Scusate, ho letto un po' a salti questa discussione...ma vi volevo dire che mentre voi discutete su cosa sia un architetti e cosa un conservatore, di edifici che ti parlano ecc.ecc. vi posso assicurare che anche il super prof. di restauro a Roma 3 predica bene a lezione, nei libri e dove c'è da farsi belli ma in cantiere "piega" l'edificio alle sue necessità (soldi committente) fregandosene altamente. Per intenderci, se il muro gli serve un po' + in là lo si mette già così nel rilevo così poi nn ci sono problemi a farselo approvare......Purtroppo questa è la realtà del lavoro. Le chiacchiere all'università sono tutt'altra cosa. Questo lo dico per esperienza personale lavorativa pluriennale in uno studio di professore.
Detto questo, buon proseguimento di discussione.
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Non ho detto questo: siccome se non ricordo male il titolo di Conservatore può prenderlo anche un laureato in Conservazione dei Beni Culturali, mi chiedo se un laureato di tale disciplina abbia le competenze per farlo, tutto qui.
La formazione di un architetto è per forza di cose più ampia di quella di una persona che si è dedicata solo (o prevalentemente) di conservazione: anche restaurando un castello del 1200 può capitare di dover progettare un bagno, una nuova scala, un ascensore o dover decidere interventi strutturali: un Conservatore come tale può firmare il progetto del consolidamento strutturale di un tetto, un solaio o una volta?
In un restauro l'architetto è il direttore d'orchestra, e per fare cioò DEVE conoscere tutti gli aspetti dell'intervento, non so se mi spiego.
Io non punto il dito contro un Urbanista o un Conservatore come tali, ma contro lo spezzettamento dell'Albo e delle competenze.

X Restoration man

Dipende, a volte le aggiunte non dipendono dalla conservazione pura e semplice, ma dalle inevitabili esigenze legate all'uso: se io restauro un monastero del 1400 per usarlo come museo, ad esempio, dovrò inevitabilmente inserire i bagni, anche se l'edificio fosse assoltamente già perfetto come convento.
Per quel che riguarda le integrazioni, io sono per la reintegrazione delle lacune dove possibile, e rendendole riconoscibili ma a distanza ravvicinata: se di una facciata decorata da membrature architettoniche resta ad esempio solo qualche lacerto, ma la decorazione è facilmente ricostruibile nel suo complesso, ben venga un ripristino che permetta di comprendere e apprezzare meglio l'aspetto originario dell'edificio (ovviamente rendendo riconoscibili le parti originali). Ci sono affreschi e quadri dove la prima cosa che si nota è la lacuna lasciata al grezzo, e l'affresco fa da sfondo, e invece dovrebbe essere il viceversa. Trovo inoltre molto discutibili le integrazioni "moderne" (ad esempio una trave IPE per sostituire un travetto di legno che si è marcito, o una colonna metallica al posto di una di pietra).
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x Matteo.s Ho cominciato a partecipare a questo forum una settimana fa perchè ero in ferie ma noto di aver lasciato il segno... Torna in ballo quanto scritto "alcuni rinnegano l'architettura". Per definire bene cosa intendo e non scoraggiare futuri architetti: io non ho rinnegato l'arch bruciando libri e laurea ma ho preso una decisione. Dopo la laurea potevo andarmene in studio da mio zio per pochi e non puntuali soldi oppure cercare di fare altro. Ho scelto la seconda strada spinto dai soldi e dal vecchio proverbio: " un lavoro deve darti soldi e soddisfazione. Nessuna delle due può mancare".
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ahaha, no Alfonso non era riferito solo a te, ma dopo la nostra discussione mi è capitato di incontrare diversi architetti, in diverse sedi, per diversi progetti e quasi tutti mi hanno detto di vergognarsi di appartenere alla categoria degli architetti e che se avessero potuto tornare indietro avrebbero fatto tutt'altro.
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...poveracci.
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Il titolo di Conservatore lo può prendere anche un laureato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ily, ti sei chiesta se un laureato di tale disciplina abbia le competenze per farlo...in realtà è una figura non accettata nel mondo del lavoro. Sono accettati i laureati in Architettura con il titolo di Conservatore, gli altri non sono assolutamente accettati dal mercato del lavoro e quindi la maggior parte di loro ritiene inutile persino spendere i soldi per l'abilitazione. Sono considerati degli architetti incompleti e non vengono assunti nè hanno commesse.
All'esame di stato in una traccia è stato richiesto anche il consolidamento e l'adeguamento sismico. E' un campo che ci compete oppure no? Sinceramente non lo so, ma non è una cosa che mi preoccupa: io non interroperò la tradizione, quindi se anch'io voglio occuparmi di restauro architettonico, mi tocca come minimo l'abilitazione da Architetto e il diploma di specializzazione post-laurea...quindi un altro esame di stato e altri 18 esami con relativa tesi, esattamente come hanno fatto tutti gli altri.
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Se non sono accettati dal mondo del lavoro, cara Lebia, un motivo ci sarà: ti fideresti di un medico laureato in farmacia e non in medicina? Io no, onestamente.
Penso che il campo per i laureati in Conservazione (esattamente come i diplomati ad esempio dell'Opificio delle Pietre Dure o della Scuola del Mosaico di Ravenna) possa essere quello di fare i RESTAURATORI, ovvero intervenire di persona "mettendo le mani" sopra affreschi e quant'altro per pulirli, reintegrarli ecc. E' una cosa che un architetto non può -giustamente, secondo me- fare, perchè non ha le competenze necessarie: io ad esempio so quali sono i degradi Normal, ovviamente, e la teoria per contrastarli, ma è innegabile che un restauratore in quel campo sa molto più di me. Ecco: secondo me all'architetto spetta la direzione di tutto il restauro nelle sue varie, parti, mentre gli interventi puntuali spettano ai restauratori.
Quindi, Lebia, secondo me le nostre competenze sono perfettamente complementari.
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C'è qualcosa che mi sfugge nelle tue parole. Non capisco cosa vuoi dire quando dici " io ad esempio so quali sono i degradi Normal, ovviamente, e la teoria per contrastarli"...cosa vuol dire di preciso? Cioè, nella facoltà di Architettura, io ho studiato la vita, morte e miracoli del carbonato d'ammonio lasciato in sospensione nell'EDTA e poi utilizzato su un supportante come polpa di cellulosa insieme ad acqua deionizzata. So perfettamente che reagisce con il gesso delle croste nere dando luogo a solfato di ammonio e carbonato di calcio, mentre gonfia e stacca i composti a base di olii e grassi. Pertanto è una tecnica che va benissimo su pietre a base di carbonato di calcio, ma meno sulle silicatiche su cui vanno controllati i tempi di posa. Inoltre l'Idranal (EDTA) ha la caratteristica di riportare in soluzione alcune sostanze ed essendo un chelante poco selettivo ma molto potente, lega a sè un po' tutti i cationi metallici quindi va benissimo anche per togliere le colature dovute a depositi metallici.
Cioè, stai tranquilla che se mi passano i flaconi tra le mani, mi ci metto a giocarci su un povero pezzo di marmo non sottoposto a vincolo però. Poi passerò a giocare con l'AB57...
Eppure ho anch'io la laurea in Architettura come te. Se mi fermassi alla teoria di come limitare i degradi, il lavoro sarebbe fermo perchè i miei committenti, per quanto facoltosi, non hanno la minima intenzione di assumere un restauratore per decidere se dare su il Silicato di etile o il Paraloid B72 alle loro colonne di Travertino.
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Lebia, non ho intenzione di aprire una discussione su quali siano i prodotti migliori per ogni pietra, anche perchè quello è un lavoro da restauratori, cioè ad esempio da diplomati dell'Opificio delle Pietre Dure o della Scuola del Mosaico di Ravenna: non sarei certo io in quanto architetto a decidere nello specifico che prodotto usare, o a maneggiare il bisturi per togliere una scialbatura da un affresco, o ancora a fare materialmente un saggio stratigrafico, o a ricollocare in situ le tessere di un mosaico cadute a terra, perchè semplicemente non è il mio mestiere. L'architetto che si occupa di restauri deve COORDINARE tutte le varie fasi dell'intervento: dire al restauratore che fa i saggi cosa cercare, e dove, decidere se e quali travetti di un solaio cambiare, valutare se, nel caso di una facciata decorata, sia ad esempio il caso di procedere a un ripristino delle parti mancanti della decorazione, o come trattare le lacune. Inoltre spetta sempre all'architetto che coordina il restauro anche PROGETTARE IL RECUPERO FUNZIONALE dell'edificio, ad esempio studiando dove inserire bagni e ascensori, o progettando le parti "aggiunte" (ad esempio gli infissi, i pavimenti degli ambienti di servizio, l'illuminazione ecc ecc).
Sono due livelli di intervento diversi: se una persona ad esempio ha una gamba rotta e contemporaneamente varie ustioni, l'ortopedico dovrà riaggiustare la gamba e il chirurgo plastico pensare a come minimizzare le cicatrici delle bruciature, ma ci vorrà un medico che coordini i due no?
Per quel che riguarda invece il ruolo del Conservatore, è chiaro che è chiamato a operare sopratutto nell'ambito del "restauro scientifico", e quindi di edifici monumentali o comunque vincolati; mentre il campo dell'architetto che si occupa di recuperi e restauro ha un campo di intervento più vasto (anche il recupero del vecchio fienile di campagna, ad esempio).
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E infatti l'architetto (che nn è restauratore) se deve presentare in soprintendenza progetto recupero intonaci marmorini e elementi lapidei di una facciata si fa una bella mappatura della stessa con ipotesi di intervento possibilmente corrette, ma poi è con i restauratori (quelli che materialmente si sporcano le mani) che organizza l'intervento vero e proprio. L'architetto COORDINA impresa edile e restauratori, casini con i condomini e via discorrendo.Non può mettersi LUI a fare impacchi sulle pietre anche perchè ha competenze fino ad un certo punto e i metodi di applicazione, i tempi ecc.ecc. li sa il restauratore.L'architetto però tiene i rapporti con la soprintendenza e quando quelli vengono in sopralluogo a ponteggi montati è lui il referente perchè è LUI che dirige i lavori e per l'appunto coordina tutte le fasi del lavoro.
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Appunto Kia, come nel mio esempio di un ferito ustionato e con gamba rotta, lo curano materialmente un chirurgo plastico e un ortopedico, ma il tutto sotto la direzione di un terzo medico che coordina i primi due, per evitare ad esem
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Ad esem...Ily hai perso un pezzo del discorso.
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Hai ragione, volevo dire:

per evitare ad esempio di prescrivere terapie in contraso tra loro.
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Ily, ma che danno al pratello?

...ti sei dimenticata la t.

scherzo eh.
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Molto probabilmente la differenza tra noi sta nel fatto che io mi sono creata un punto di vista prima dell'università grazie all'unico corso in beni culturali allora esistente (e che non aveva niente a che vedere con le università) e, grazie alle persone che ho incontrato successivamente, ho imparato che se c'era necessità, loro stessi intervenivano "sporcandosi le mani" (e attenzione, sono tutti architetti). Quindi è normale per me, laureata in architettura, avere una visione del restauro architettonico che m'impone di studiare cose che apparentemente sarebbero solo a carico dei restauratori (es. fare corsi di diagnostica, fare corsi sulla pulitura laser, fare corsi sul restauro della pietra, ecc.).
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Cara Lebia, i corsi di diagnostica li ho fatti pure io... all'università (due opzionali su 4) ;-)
I corsi più belli ai quali io abbia mai partecipato: toccare un affresco del '300 appena scoperto non ha prezzo
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Apro un dialogo perchè ho notato i "2 crediti su 4"...
Io vengo dalla II Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano...il famoso "lager per architetti". Tra le università di architettura è famosa perchè è una delle poche, se non l'unica, ad avere due laboratori annuali affiancati. Nella specialistica tali laboratori diventano biennali (quindi hai progettazione e quello di specializzazione a scelta tra restauro, interni, urbanistica, paesaggio e sistemi costruttivi). E' anche famosa perchè sforna fantasmi privi di vita sociale, che mangiano sugli stessi banchi dove hanno appena smesso di seguire le lezioni e, appoggiando lo scartozzo sul portatile, con una mano mangiano il panino, con l'altra continuano a disegnare. E' altresì famosa per essere la facoltà italiana di architettura con il più alto numero di abbandoni (nel triennio siamo nell'ordine del 60%).
Detto questo, io i 4 opzionali me li sono giocati tra diagnostica per la conservazione del costruito, materiali per i beni culturali, restauro archeolgico e restauro urbano. Ho esaurito i corsi di restauro disponibili, perchè mi sono fatta anche il biennio del lab. di restauro.
Quindi perchè giudichi male un tuo "collega" (perchè alla fine abbiamo fatto un percorso a livello di ordinamento didattico identico, quello che ha fatto la differenza sono le persone) solo perchè sceglie di fare anche l'abilitazione da conservatore, oltre che quella da architetto? Che cosa vi porta a puntare il dito? Il pregiudizio per le altre facoltà diverse dalla nostra che secondo voi sfornano laureati poco preparati oppure avete paura della concorrenza (cioè di un conservatore che nel mio caso sarebbe anche un architetto come te)? Ci terrei molto a capire. Quindi ti pongo un'ultima domanda: che cosa ti rende superiore a me nel campo del restauro? (nel campo della progettazione direi l'esperienza). Semplicemente vorrei capire perchè mi hai subito additata come una con una preparazione "a metà" (se capisco te capisco anche il mondo del lavoro, il fine è questo).
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