appello agli ordini

messaggio inserito giovedì 11 novembre 2010 da claudio

[post n° 247105]

appello agli ordini

Allego l'appello pubblicato sull'ultimo numero di AL (rivista dell'ordine degli architetti lombardi) a testimonianza di un disagio diffuso tra molti architetti liberi professionisti:

Appello all'Ordine degli Architetti 03/11/2010



La durissima congiuntura economica che affligge il settore delle costruzioni, figlia della più generale crisi finanziaria, ha avuto effetti devastanti sulla nostra categoria professionale (in particolare per i colleghi giovani e le colleghe), con più che significative riduzioni di organico degli studi, quando non ne abbia comportato direttamente la cessazione dell’attività.
Eppur tuttavia, tale situazione, ancorché aggravata dalla speciale condizione attuale, ha caratteri strutturali, che necessitano – in primis da parte delle associazioni di categoria, nelle proprie azioni e iniziative – uno scarto rispetto al modo di vedere il professionista architetto in senso tradizionale.
Siamo e restiamo degli operatori culturali, promotori di qualità nelle trasformazioni urbane, e la nostra autonoma individualità (non individualismo) è un valore in termini di ricchezza di contributi che non può semplicemente “sciogliersi”, con pari efficacia, in forme societarie d’ordine superiore quali le società d’ingegneria; ma siamo anche soggetti microimprenditoriali afflitti da un’atomizzazione ormai insostenibile, in termini di costi e di oneri gestionali.
Il rischio, qualora non si consideri tale dato oggettivo di fatto, e non si intervenga con politiche appropriate, è quello di essere marginalizzati e costretti in nicchie di scarsa incidenza rispetto alle dinamiche territoriali, quando non di morire del tutto come categoria indipendente.
Siamo uno dei gruppi professionali sicuramente più attenti all’innovazione, al cambiamento, all’aggiornamento linguistico e concettuale (e quindi con una congenita predisposizione ad affrontare la complessità contemporanea), e parimenti siamo promotori di tutto questo; e rispetto tali temi gli Ordini hanno svolto e svolgono un ruolo positivo di indubbio traino. Ma questo non è più sufficiente.
Occorre essere anche attenti e innovativi nel pensare la propria identità economica di categoria, il proprio profilo organizzativo e gestionale.
Ci confrontiamo ogni giorno con difficoltà crescenti, che minacciano la stessa sopravvivenza della nostra attività, in almeno tre ambiti:
- economico: costi di telefonia, di cancelleria, di stampa, di assicurazioni professionali, di strumentazione software e hardware, di mobilità, di pubblicazioni e stampa specializzata, di abbonamento a banche dati normative e immobiliari, di aberrante concorrenza indotta dal perverso e diffuso sistema delle provvigioni riconosciute da parte di imprese e fornitori…
- gestionale: tempi dedicati alla contabilità, alla fiscalità, all’autopromozione, all’aggiornamento, all’organizzazione interna, alle verifiche di conformità normativa e alla certificazione delle proprie strutture,…
- burocratico: tempi di risposta da parte della Pubblica Amministrazione, moltiplicazione dei centri decisionali, serialità delle verifiche, proliferazione delle norme e delle circolari, soggettività delle interpretazioni,… e relativi costi…

Occorre quanto prima che, su tali questioni drammaticamente reali, sia svolta da parte degli organismi di categoria un’ampia e seria riflessione e si diano risposte concrete (convenzioni, gruppi di acquisto, richieste alla Pubblica Amministrazione di semplificazione, riforme degli ordinamenti fiscali, servizi collettivi consorziati,…); per permettere a noi Architetti di esercitare anche in futuro il nostro ruolo fondamentale di stimolo e di proposta nel governo del territorio, evitandoci di finire nel “sottoscala” della contemporaneità; troppo impegnati in una disperata lotta per la sopravvivenza per avere quasi il tempo di pensare, progettare, vivere.

a firma di
Mario Angelucci; Alessandro Baglioni; Manuela Bianchini; Raffaella Bonomini; Marco Caciagli; Chiara Camozzi; Marina Demetra Casu; Andrea Tito Colombo; Anna De Ponti; Giuditta De Vecchi; Michelangelo Della Vecchia; Cristina Deponti; Elisa Evaso; Elena Fabbri; Marta Filoscia; Vito Maria Davide Finzi; Marta Gentili; Laura Gioeni; Luca Guglieri; Alessia Leidi; Cinzia Iris Mancinelli; Nadia Massari; Andrea Miserocchi; Ilaria Nava; Eleonora Odorizzi; Savina Pagani; Laura Pietrobelli; Jessica Pizzorni; Claudio Sangiorgi; Ifat Adi Shmueleviz; Monica Sobacchi; Luciana Giovanna Tardio; Emanuela Zizioli.


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...manca la firma di Vittorio Gregotti, che è architetto e lombardo... ...strano.
Gli auguro di fare un bel progetto per la facoltà di architettura e ingegneria di Cesena, complimenti.
manca anche quello degli orti per l'Expo... ...Boeri...

E' ora che cambi qualcosa, mi fà piacere che ci sia una sensibilizzazione strutturata, si dovrebbe agire con una efficacia maggiore a livello nazionale per mettere pressione alla casta dei legiferanti affinchè ci si possa liberare dalla casta degli architetti e dal sistema che la alimenta, del tutto non concorrenziale.

Casta VS. Casta, ci credete??? Ah ah!
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è molto vero quello che viene detto, è inutile girarci intorno la crisi della nostra professione non è solo dovuta alla crisi economica globale, c'è la burocrazia della pubblica amministrazione assurda che incide fortemente sul nostro lavoro (il cliente in alcuni casi preferisce non fare i lavori), un sistema fiscale che ci obbliga a perdere molto tempo in cose che non ci competono. Insomma mi sembra che dicano cose giustissime, ed è giusto secondo me invitare gli ordini ad organizzare e promuovere azioni che possano innescare un cambiamento, è anche per questo che esistono questi organismi
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Magari gli ordini potrebbero cominciare con...l'abolire gli ordini.
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non so se gli ordini sono l'interlocutore più giusto. Certo che in questi anni, tranne poche eccezioni, hanno perso di autorevolezza, e soprattutto a livello nazionale il consiglio nazionale architetti non ha lavorato bene. Forse potrebbero incidere se non fossero spezzettati in 100 e passa piccoli organismi provinciali invece di avere la forza di 20 regioni, quindi numericamente più corposi e di pari grado con le istituzioni regionali che regolano oggi l'urbanistica.

Forse qualcosa si riuscirebbe a fare se i nostri problemi non venissero trattati sempre insieme a quelli degli odontoiatri o commercialisti o avvocati o levatrici. O peggio accomunati ai "lavoratori autonomi", quindi commercianti, artigiani e imprese.

Di certo avrei preferito che gli ordini si fossero impegnati maggiormente in progetti facilmente raggiungibili, come nei processi di semplificazione e sburocratizzazione, temi sui quali questo Governo ha fallito miseramente, quando non ha addirittura peggiorato le cose creando più confusione, vedi scia e il c.d. piano casa.

Sulle semplificazioni fiscali, il responsabile è questo governo del fare ... annunci. Gli ordini non c'entrano. E anche sul lato fiscale il fallimento del governo è stato colossale, un'altra delle promesse non mantenute.
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ed inoltre va detto che ci sono ordini ed ordini, ovvero quelli più o meno pilotati dal consiglio nazionale, e quindi è una questione di chi viene scelto quindi votato nell'ordine provinciale. Bisognerebbe partire da qui, ovvero interessarsi di più, partecipare ovvero abbattere l'individualismo che caratterizza la nostra categoria!!
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non credo sia costruttivo polemizzare sull'esistenza degli ordini o sul loro potere politico. L'ordine è un organismo importante (cioè siamo noi) perchè quando parla si fa ascoltare, come tutti gli ordini professionali che esistono in questo paese. Invece di promuovere solo eventi culturali o dibattiti tra architetti, credo sia giusto che in questo periodo si faccia carico dei nostri problemi reali e cerchi di cambiare qualcosa;l'ordine non è solo una tassa da pagare per poter lavorare, è un organismo che ci dovrebbe tutelare.
Sicuramente inciderebbero ancora di più se si unissero più ordini provinciali, ma io questo lo do per scontato, cioè spero proprio che non ci sia rivalità tra ordini provinciali (non capirei perchè) ma volontà di collaborazione su temi condivisi.
Sono d'accordo, dobbiamo partecipare più noi, proponendo cose concrete, per questo ho trovato interessante questo appello
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"... troppo impegnati in una disperata lotta per la sopravvivenza per avere quasi il tempo di pensare, progettare, vivere."
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Io parlo dal fronte aziende e non so come possa agire l'ordine ma immagino che, seppur con grandi difficoltà, ci sia la possibilità di riuscire a farsi ascoltare proponendo soluzioni concrete e finalizzate. In questa lotta per la sopravvivenza, in cui siamo tutti indifferentemente impegnati, riprendiamoci il tempo per pensare, progettare e vivere. Questo è una libertà che nessuno ci può togliere, qualsiasi cosa accada.
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Trovo molto giusto quanto è stato scritto nell’appello. Sono un futuro architetto, ma già con qualche esperienza di tirocinio e di piccoli lavori presso studi. Quello che si respira lì è proprio ciò che hanno detto gli estensori dell’appello. Sono contenta, davvero, che ci sia attenzione da parte di qualcuno anche per noi futuri giovani professionisti.
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Mi sembra che le questioni sollevate dall'appello siano centrali per il futuro della nostra professione e sottoscrivo in pieno anche quanto detto da Marzia. Spero che anche altri Ordini provinciali inneschino un dibattito sulla nostra identità professionale e possano agire a sistema rispetto alla complessità dei problemi che dobbiamo affrontare.
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@Elena Ceci: hai ragione. ma se non sappiamo fre questa accelerata non ne usciremo mai. solo che il problema è il solito....agire come gruppo, atteggiamento quasi impossibile in Italia. Fuori dalla nostra cultura, purtroppo!
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Ci tendo a ricordarti, @Marzia, che gli ordini NON SONO lì per aiutarci o difendere i diritti bensì per CONTROLLARE la nostra attività, per conto dello stato. Non ci deve niente, anzi, siamo noi che dobbiamo rigare diritto secondo i suoi dettami! E' QUI IL NOSTRO ERRORE!
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Cari Colleghi. Inutile lamentarsi, l'Italia è un paese povero e gli italiani hanno sempre vissuto al di sopra delle loro possibilità, indebitandosi per costruire abitazioni fuori portata, cercando di emulare i cittadini Nord Americani, Anglosassoni, Tedeschi.
I nodi di un'economia inesistente sono arrivati al pettine e siamo solo all'inizio della trasformazione epocale.
Il mestiere dell'Architetto è legato alla ricchezza di chi lo professa e alla ricchezza del Territorio.
Cordiali saluti e auguri a Tutti.
FMR
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secondo me ti sbagli te, ma poi cosa vuol dire "dobbiamo rigare dritto"??? forse c'è sotto un tono ironico che non colgo o dici sul serio?
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il mio messaggio di prima era per laura ovviamente
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@ marzia. non scherzo affatto. la legge che istituisce gli ordini è dell'epoca fascista e allora gli ordini avevano proprio questo fine. l'ordine è un organo che per CONTO DELLO STATO controlla che noi pratichiamo bene la professione. cerca in rete. appena ho un attimo ti allego qualche link. lo so che noi lo pensiamo come associazione ma di fatto non è questo. non scherzo affatto e la cosa non allieta neppure me ovviamente!
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www.ording.torino.it/cos_e_l_ordine.php
questo tanto per riassumere ma poi se vuoi approfondire ce n'è per tutti i gusti!
www.anarchit.org/article.php3?id_article=33 questa la legge madre
poi ci sono un sacco di incongruenze con le norme europee, ma questo è un altra questione. il fatto è che la DEFINIZIONE di ordine rimane quella della legge degli anni '30. al passo con i tempi....effettivamente! ;-) ciao!
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si laura ok ma non possiamo prendere alla lettera le leggi delgi anni 30 e dire che l'ordine esiste SOLO per farci rigar dritto, cerchiamo di estendere un po' i concetti. altrimenti si rimane al fascismo. Quello che secondo me l'ordine "deve" fare non è scritto nella legge ma nella sua attività pratica. Quindi ripetendomi, che organizzi dibattiti ed incontri va bene ma poi promuova cose più intelligenti in questo periodo così difficile per noi
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scusa ma non sono d'accordo: purtroppo le leggi ce le teniamo se non le aboliamo e DOBBIAMO interpretarle alla lettera, anche se spesso non sono chiare purtroppo. il fatto che l'ordine poi POSSA fare altro non vuole dire che DEBBA farlo. a Milano ad es c'è la Fondazione che fa altro....per avere altri servizi dovremmo avere altri istituti, ad es associazioni di categoria, sindacati....e soprattutto, rappresentanti migliori DA NOI ELETTI dentro l'ordine, ma ti assicuro che poi a VOTARE non ci va mai nessuno....ed ecco i risultati. dovremmo cominciare SERIAMENTE A PRENDERCI LE NOSTRE RESPONSABILITà invece di lamentarci! cordialmente! grazie :-)
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infatti io parlavo di noi e delle nostre responsabilità (rileggi se vuoi) e ripeto che non è un obbligo di legge per l'ordine ma è un "obbligo" morale. per quanto riguarda la Fondazione hai ragione, io infatti mi sono rivolta a loro per proporre una mia idea e loro sono stati molto ricettivi.
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Intervengo, in quanto ho redatto l'appello e l'ho firmato insieme con gli altri colleghi. Essendo tutti architetti professionisti conosciamo bene i termini giuridici di ambito operativo degli Ordini. Semplificando, si potrebbero limitare alla tenuta dell'Albo e all'attestazione, per tale tramite, della correttezza deontologica degli iscritti. Ma il problema che intendevamo e intendiamo sollevare è se, come categoria, vogliamo sparire, accontendandoci dei nostri statuti degli anni '30 e della fedeltà a un profilo di professionista incapace di interpretare la contemporaneità, o se - e gli Ordini comunque sono lo strumento di rappresentanza della nostra identità (non degli interessi, per cui sarebbe legittimo il tuo richiamo a un sindacato) - vogliamo provare a "darci una mossa". L'ordine di Venezia e l'ordine di Verona hanno organizzato, come piccolo ma significativo esempio, interessanti giornate sulle modalità di associazione e aggregazione degli studi per partecipare alle gare, superando il loro limite microdimansionale.
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@ Claudio. che l'Ordine sia strumento di rappresentanza, non mi convince fino in fondo, certo che potrebbe essere un centro di aggregazione, magari!! Sulla tua "richiesta" ben più urgente di partecipazione, ti informo che a Milano c'è l'assenteismo + deprimente anche alle elezioni dell'Ordine.
Solo lamentele, e nessuno si mette a studiare la realtà per capire da dove arrivano i problemi, non capendo che è l'unica strada!
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Appartengo all'Ordine di Milano... Scrivo sul bolletino AL della Consulta... E conosco i problemi dell'assentesimo, indice di mancanza di rappresentanza... L'Ordine si è dato negli anni un triplice mandato, in relazione alle proprie attribuzioni di legge: rappresnetare l'identità della professione, garantire la deontologia degli iscritti, garantire le possibilità di esercizio per gli iscritti... Non amo le lamentele fini a sé stesse, ma non mi piace subire l'immobilismo degli altri. Ne abbiamo discusso con rappresentanti del Consiglio dell' Ordine e la questione inizia a essere, almeno, all'ordine del giorno.
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Cara Marzia, se ti interessa essere informata su quanto stiamo cercando di porre all'attenzione degli Ordini, troviamo il modo di creare un contatto.

Ciao e grazie,
Claudio
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Per FMR... ...qualsiasi lavoro è legato alla ricchezza del territorio e alla ricchezza propria o dell'azienda dove si lavora, anche i mestieri artigianali lo sono...

...l'unico lavoro che non conosce crisi è l'impresario di pompe funebri o il becchino.

Saluti!
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si claudio mi interessa così ti dico anch'io cosa ho proposto alla fondazione, ti lascio una mail: arkesis.mz -at- gmail.com
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@ claudio. ho letto anche su AL e seguirò sicuramente i fatti....nella speranza che davvero questa volta ci sia la voglia di prendere una nuova strada all'interno degli ordini; qualcosa a Milano si muove anche su altri fronti, speriamo questo sia un ennesimo. grazie!
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