conservazione.. per salvare l' italia

messaggio inserito mercoledì 3 agosto 2011 da lucahy

[post n° 269563]

conservazione.. per salvare l' italia

buonasera a tutti
alla luce di ciò che sta accadendo in italia dove ogni anno ettari di territorio fertile vengono sepolti sotto il cemento, dove paesaggi incontaminati e cari alla storia vengono danneggiati da anonime costruzioni formanti tristi zone residenziali e artigianali, desidererei tantissimo intraprendere un attività che vada contro tendenza e mettere a disposizione tutta la mia cultura di architetto per proteggere il nostro patrimonio costruito storico e il paesaggio naturale.
mi piacerebbe che lo slogan di questo ipotetico studio fosse "la vera architettura del 21° sec è quella non costruita" come già citato da anab. già perchè anche intervenendo sul patrimonio costruito storico o non, monumentale o di basso rango, si può fare architettura. dotare le vecchie fabbriche di sistemi tecnologici evoluti, adattare la costruzione alle esigenze odierne, intervenire con linguaggio contemporaneo creando un' ulteriore stratigrafia ben riconoscibile. questà è secondo me l' architettura del futuro.
detto ciò siete a conoscenza di studi anche normali (non per forza di ultimo grido con a capo docenti universitari di ottima fama) che svolgano attività di questo tipo in italia? preferibilmente in lombardia?
lo so lo so.. è quasi impossibile trovarne. beh allora lancio una proposta: c'è qualcuno di voi che ha voglia di intraprendere un' attività di questo tipo assieme a me, che abbia idee creative per farsi avanti nel mercato italiano cercando di essere convincente in modo tale da acchiapparsi una commitenza inizialmente di nicchia che la pensi come noi?
non pensate che il business debba basarsi sulla salvaguardia del territorio e del paesaggio e non continuare sulla speculazione edilizia e distruzione di risorse non rinnovabili???
do il benvenuto a tutti i volenterosi
ciao
luca
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Lucahy, le tue parole sono musica per le mie orecchie.
Sono una restauratrice, e lo sarò sempre anche se non mi occupo di restauro. Amo appassionatamente l'edilizia storica e le teorie di Saverio Muratori, e vivo in centro in un palazzo vecchio (seicentesco direi, autentico lotto gotico), cosa di cui vado estremamente fiera.
Fosse per me prenderei a cannonate le ridenti stecche di villette a schiera che incrostano la campagna... quando a fianco ci sono splendidi fienili e casali semidistrutti da restaurare... ma purtroppo la committenza che cerchi tu è di nicchia, molto di nicchia.
Ti giuro che parlando con miei amici e conoscenti sono veramente pochi quelli che vivrebbero volentieri in una vecchia casa del centro storico (salvo poi invidiarmi quando in dieci minuti a piedi sono in piazza), magari dotata di travi di legno a vista, pavimenti di marmette e finestre con vetro semplice divise in tre parti (io ucciderei, per una casa così: le travi di casa mia sono state oscenamente controsoffittate con del volgare cartongesso).
Perchè in centro non c'è parcheggio, non c'è verde, le case vecchie non hanno l'ascensore e le scale sono ripide, le stranze sono troppo grandi e non ci sono 76 bagni per appartamento...
Posso soltanto farti un enorme in bocca al lupo...
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Sembra un pò un discorso alla Celentano...
Sicuramente una star di Hollywood o un filantropo potrebbe avere iniziative volte alla riqualificazione della vita agreste o al costoso restauro del patrimonio storico SENZA RITORNO ECONOMICO.
Il problema è che i valori da te menzionati, belli, non possono essere scissi da un'attività di mercato perchè non appena ci vuoi lavorare, ergo mangiare, hanno un costo. E ciò che costa deve avere un ritorno, sennò è un hobby.
Al di là della certezza che nessuno qui possa lavorare per hobby, ed anzi, magari vi fosse un bel palazzo da progettare e da farsi pagare da chi ci guadagna a realizzarlo, credo che il valore espresso in maniera eterea dalle tue parole debba trovare il suo compimento attraverso il fare, il costruire, il produrre.
E' proprio la dicotomìa tra costruzione ed ambiente che uccide sia l'architettura che l'ambiente, ed un architetto dovrebbe essere il primo a ricercare la sintesi, l'equilibrio tra costruito e natura.
Altrimenti fai un altro mestiere, per esempio il conservatore, non il progettista.
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Riqualificare sì, ma demonizzare la progettazione di nuove costruzioni A PRIORI rappresenterebbe secondo me il suicidio di un architetto, il riconoscimento dell'inutilità della progettazione.
Vi immaginate se avessero impedito nel '400 la costruzione della Cupola del Brunelleschi perchè non si sarebbe integrata con il tessuto e lo skyline medievale?
La verità è che oggi stiamo attraversando una crisi anche culturale e sociale tremenda, che da un lato produce i mostri delle riviste o i condomini low cost per chi non può, dall'altro una sterile mentalità retrograda, mascherata di ecologismo.
La qualità e la misura del costruito, sarebbero la sintesi... ...il ruolo chiave dell'architetto come figura indispensabile per interpretare il contesto ed il ruolo sociale della progettazione sarebbe da rievocare a gran voce, ed invece, spesso, si preferisce arroccarsi su posizioni che non sono altro che il rovescio della stessa medaglia speculativa, il rigetto di una situazione piuttosto che il superamento di essa.
In Italia si dovrebbe piuttosto demolire e ricostruire, meglio e con criteri ambientali e di integrazione con l'esistente, attraverso masterplan sovracomunali... ...ma rimane un'utopia, l'utopia di un progettista demodé.
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Se sei per radere al suolo gli uffici comunali, il borgo masini e i grattacieli e la ziggurat di via Stalingrado sono con te ;-)

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quoto Edoardo, ma tutto quanto detto anche da Ily e lucahy è molto interessante, ed aggiungerei solo che servirebbe una politica/cultura anche e soprattutto urbanistica (qualcuno ricorda questa parola, Urbanistica?) che purtroppo in Italia è quasi del tutto fallita.
Però coraggio lucahy, niente ti vieta di provarci.
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perchè secondo te la dicotomia tra costruito e ed ambiente uccide l' architettura? non pensi che si possa fare architettura anche recuperando e riqualificando l' esistente.
secondo me fare architettura significa anche relazionarsi con il contesto (geografico, climatico, sociale). non pensi che le migliaia di stupide palazzine, villette e capannoni non abbiano niente a che fare con l' architettura e che abbiano bisogno di architetti con la A maiuscola per essere rigenerate.
non pensi che migliaia di edifici storici monumentali e non monumentali abbiano bisogno di architetti seri che possano aiutare ad essere conservati e allo stesso tempo riutilizzati (perchè conservare non significa mummificare) intervenendo con linguaggio contemporaneo e materiali leggeri e reversibili?
il conservatore e progettista non possono fare lo stesso mestiere e cioè l' architetto?
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ciao ily e crepi in lupo!!
sai purtroppo lavorare in quest' ambito si rischierebbe di convertire in hobby, come dice edoardo, ciò che dovrebbe darci anche profitto economico oltre che quello morale (ma con quello non si magna).
non arrabbiarti troppo sul fatto che le travi di casa tua siano state coperte dal cartongesso! l' importante è che sotto ci siano ancora quelle autentiche!!! sai i conservatori dicono sempre piuttosto che demolire e cancellare storia aggiungete, aggiungete stratigrafia ma fatelo in modo leggero e reversibile in modo tale da riportare la fabbrica alla condizione iniziale in qualsiasi momento e senza onerosi e invasivi interventi edili. io penso che il cartongesso sia un materiale che possa assolvere a queste richieste.
lo so purtroppo in italia non sappiamo apprezzare ciò che di veramente bello abbiamo!
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grazie fulser!
pensò che sia dura in italia intraprendere una strada di questo tipo. ma io ci credo! esistono realtà emergenti che stanno navigando in questa direzione vedi comune di cassinetta di lugagnano (mi). quindi qualcuno inizia a muoversi.
condivido con ciò che dice edoardo a proposito della qualità del costruito. quindi puntare sulla riqualificazione di ciò convertendo quella che io chiamo edilizia speculativa in Architettura. magari senza necessariamente radere al suolo tutto (si produrebbero rifiuti edili inutilmente). l' importante e contestualizzare!!
mentre per gli edifici storici metterei l' obbligo a non demolire!! la storia non si tocca ma con questo non si vuole mummificare niente. anzi spetta proprio a noi architetti dare nuova vita e rendere disponibile la storia alla colletività, facendolo con rispetto!! è questa la nostra nuova sfida!
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Il problema lucahy è che in Italia diventano storici gli edifici con pochi decenni, se ricordo bene. Mi sembra a Cardiff, recentemente, abbiano demolito tre mega edifici residenziali, chiamiamoli ecomostri, per fare spazio ad un progetto nuovo, forse di complemento ed integrazione col contesto ambientale.
In Italia un'operazione del genere sarebbe un tabù, sennò come facciamo a tenere 120.000 architetti disoccupati!
Poi, al di là dei magheggi fotovoltaici (già obsoleti=celle organiche) e dei super cappotti che non possono che abbattere la disp. termica del 20% perchè conta molto di più la discontinuità architettonica esistente (balconi ecc..) l'architettura, il costruito vecchio con cui devi fare i conti... ...quello è. L'architettura quella è, malgrado le manutenzioni di facciata.
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si purtroppo in italia diventano storia anche gli ecomostri e su questo non sono per niente d' accordo! basti pensare a grattosoglio e i suoi palazzoni ormai segno caratterizzante di quella zona. sembra che se ne siano affezionati..
quando basterebbero anche semplici interventi in facciata per migliorare l' aspetto e la qualità della vita agli occupanti: doppia pelle, verde verticale, terrazze e serre, captatori solari.. anche questa è architettura, architettura di facciata..
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nei secoli si eè sempre costruito ed anzi nessuno si preoccupava di nulla, certo le tecniche erano meno invasive ma adeso dipendono dall'epoca in cui viiamo. Mi sembrate utopici e folli lavorando contro voi stessi in una logica che in italia è stata instaurata nel secolo scorso, non prima dove quando serviva si demoliva per fare spazio al nuovo. l'ossessione per la conservazione di tutto porta alla morte dell'architetto. Cio premesso mai abiterei in periferia perche troppo lontano da tutto, il lusso di avere tutto a 5 minuti a piedi è impagabile
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caro luca
nei secoli si è sempre costruito per necessità!!!
oggi si costruisce per far quadrare i bilanci comunali e gonfiare le tasche dei soliti immobiliaristi (che poi tanti ricavi non hanno visto l' andamento del mercato, ma a loro questo tipo di attività serve solo a riciclare soldi sporchi che ricavano in altre faccende, vedi 'ndrangheta calabrese).
costruire si ma solo dove e quando è necessario non credi?? non sei stufo di vedere crescere periferie in modo anarchico per via della fretta di far cassa??
inoltre abbiamo un patrimonio costruito in pessime condizione che noi architetti potremmo contribuire a salvare (porterebbe moltissimo lavoro).
non ti offendere ma credo che tu rappresenti benissimo il carattere medio della persona italiana che pensa solo a se stessa e in questo caso portare solo lavoro agli architetti costruendo a dismisura senza pensare alle conseguenze altrui e quindi collettività e ambiente!
la verità è che l' attività del conservatore è un mestiere difficile, molto impegnativo e che richiede una serie di conoscenze umanistiche e tecnico scientifiche che fa passar la voglia a molti di praticarla! lo vedevo in facoltà nei laboratori dedicati e lo vedo ora nel mondo del lavoro dove sono rari gli studi che si occupano di ciò!
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Hai ragione luca, il lusso di avere tutto quello a cui non puoi accedere, perchè per farti pagare devi scappare dal centro e farti 40 min. di auto verso la campagna, ritornare in centro la sera sperando non vi sia una partita di basket per parcheggiare, tenere fermi i vetri per il rumore, respirare veleno, guardare vetrine di lusso, portare il cane al parco e trovare le siringhe conficcate negli alberi... ...tutto questo è impagabile.
Anche chiedere di fare il serv. civile in Soprintendenza a 5 min. a piedi ed essere spedito invece a 45 min. di auto perchè non raccomandato è impagabile.
Trovo che le città debbano invece lavorare sulla permeabilità ed accessibilità, diventando vivibili ed offrendo realtà popolari ed al contempo di qualità. La mentalità che vuole il centro esclusivo e la periferia schifo appartiene all'era dello ZONING, anzi, appartiene all'Ottocento.
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quel che odio è vedere una pseudo progettualità a compartimenti stagni.
Esiste il nuovo, esiste l'antico, esiste il verde. L'architetto è la figura che dovrebbe avere la capacità per vedere unitarietà anche in questo ma evidentemente la nostra categoria negli ultimi anni è stata presa da altro per rendersene conto e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il nuovo è la fetta di mercato più appetibile, quella con cui ricavare di più spendendo di meno ma non per questo è da condannare perchè per quanto io ami l'edilizia storica è impensabile veder alloggiati gli italiani tutti, con tutte le loro necessità attuali, in palazzi e casette e fienili riammodernati. Il problema è ovviamente COME gestire il nuovo, che resta sostanzialmente in mano a imprese e geometri. Il restauro presenta dei costi che lo rendono di fatto un intervento di nicchia, una tantum, da realizzarsi in occasioni eccezionali....crolli, giubilei, insediamenti di grosse aziende in vecchi palazzi sonnecchianti... e anche le imprese qui fanno da padrone. Convinte che l'architetto, specie se donna, non sappia niente di costruzioni e badi soltanto al riccioletto e al ghirigoro!
Di sana manutenzione ordinaria, quella che per secoli è stata fatta sugli edifici storici non parla mai nessuno, salvo poi ritrovarsi con testate di travi inspigabilmente marcite e miriadi di infiltrazioni. Non parliamo della progettazione de verde poi, ritenuta assolutamente superflua tanto comunque i giardinetti ci sono!
Il grosso del problema sta nella mancanza di progettualità italiana (l'italia è il paese con più architetti e con le città peggio costruite) che non vede il tessuto e le interconnessioni ma vede l'edificio, al massimo l'opera.
Cambiare questa situazione è un bellissimo proposito ma la vedo qualcosa molto lontana nel tempo, andrebbero sradicate alcune abitudini e usanze tutte nostrane che rovinano quel che c'è, andrebbe affinata la sensibilità dei proprietari di casa, andrebbe ridefinito un ruolo della nostra professione... c'è molto da lavorare, sempre a gratis ovviamente!
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