A quando le facoltà di architettura di quartiere?

messaggio inserito domenica 29 gennaio 2012 da Tony

[post n° 281945]

A quando le facoltà di architettura di quartiere?

Il titolo dell'inserzione prende spunto da un editoria di qualche anno fà edito da F. Dal Cò. Ci siamo arrivati alle facoltà di qualtiere. Eccome.
165.000 architetti in un paese dove ci riservano il 5% del costruito è veramente pochino. Il nostro problema è tutto ( si fà per dire) qui. Troppi per poca roba. Inoltre ne sforniamo 9000 l anno, con l'aggiunta che quasi tutte le facoltà di ingegnaria sfornmano architetti. Sì, il corso edile -architettura è di architettura . classe 4/s o 4LM. Chiedete ai dirigenti MIUR. Io l'ho fatto. Più volte.
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meno male che anche tu lo hai capito..io è 10 anni che lo penso e lo scrivo qui sopra, e mi prendo puntualmente la mai brava dose di insulti, più o meno velata..
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..e comunque quello che tu scrivi lo aveva già riportato Gianni Biondillo in un suo libro, "Metropoli per principianti", uscito nel 2008...il primo capitolo si intitola "Non fate fare architettura ai vostri figli.."ed è"divertentissimo" nella sua tragicità..., o anche un magistrale articolo sul corriere della sera ed. napoletana del 28/03/2008, di Gerardo Mazziotti, dal titolo "Le facoltà di architettura non servono.Io le abolirei tutte"..se riesci, leggili..
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E allora?
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ma il problema principale da ricercare è perchè molte persone in italia vogliono fare l'architetto e in altri paesi no, forse per la nostra storia e cultura artistica?, ma non credo sia solo quello, e soprattuto perchè i giovani non vengono informati in anticipo sulle reali condizione lavorative, e poi con tutti questi architetti e ingegneri dovremmo avere un livello architettonico con le periferie migliori del mondo, e invece...
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Quoto den, ma non si può chiedere ad un giovane di desistere, piuttosto chiederei ad un anziano di farsi da parte (coi figli magari), ma non glie lo chiederei direttamente, piuttosto lo metterei in condizione di essere "toccato" da una sana concorrenza, fatta anche e soprattutto da quei stolti giovani sciocchini che anzichè produrre per lui, magari muovono il cu_o (sono incoraggiati a farlo) ed aprono uno studio.
N.B. Per anziano non intendo il poveraccio che, seppur "anziano", fatica a far quadrare i conti, bensì quegli arrivati/politici che hanno in mano il 90% dei lavori (di architettura). Liberalizziamoli, appunto... ...mettiamoli in concorrenza con chi può e deve poter emergere... con i concorsi aperti... altrimenti la fine è quella, squallida, di dover sempre essere all'interno di qualche giro di potere, di corruzione, per ottenere un appalto, per vincere una gara pilotata. E non è una sorte dalla quale talentuosi architetti sono immuni, anzi.
Beh, desidererei vivere in un paese dove quello che emerge è un messaggio diverso da questo, dove l'architettura non è un semplice imbellettamento, bensì un valore sociale ed economico da promuovere, e per promuoverlo c'è bisogno di coltivare e dare chances al vivaio, che in Italia è smisurato.
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I concorsi di architettura purtroppo non sono un rimedio molto utile. In Italia le amministrazioni che lo adottano non arrivano a 200-300 l anno. Una inerzia direi. Gli affidamenti, se non sei una società di ingegneria, te li scordi.
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Ok Tony, dipenderà dal "momento d'inezia"? Per le società d'ingegneria.... ...ce ne sono poche, soprattutto anche lì la carriera è una chimera... ...pensa, una volta venne il presidente di una Società di BO, professore alla Sapienza, a vedere casa mia che era in vendita... beh, questo mi sconsigliò di andare a chiedere da loro perchè a sua detta avevo già una "posizione" lavorativa. Mi chiedo quale fosse la "posizione" di quelli presso di loro, visto che il mio livello è di impiegatuzzo in un ufficio di campagna. Comunque a BO ci sono 2 o 3 soc. (intrallazzate con le COOP) che lavorano.. ...ma anche queste fanno o manutenzioni o infrastrutture, adesso.
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E allora, Edoardo? dovresti sapere come la penso..siamo troppi, quindi secondo me bisogna chiudere alcune università di architettura, in maniera da ridurle a non più di 10 facoltà, eliminare il 3+2, e ritornare alla laurea quinquennale, e promuovere massimo 5 diversi corsi di laurea, non 55 come l'anno scorso o 128 di due anni fa, promossi dalle 30 facoltà esistemnti..infine, con il numero chiuso, promuovere dei sistemi di accesso alle stesse realmente meritocratici, che non sono certo i test a risposta multipla
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E lo dici a me!?! Io poi sono rimasto all'Ordinamento del 1994... ...facevo un discorso più ampio, etico. Tecnicamente ti do ragione, ma attenzione a non cadere nella tentazione che "siccome c'è poco lavoro"... ...ci si deve fare fuori tra di noi, generalizzando sui ragazzi più giovani. Tutto deve cambiare, è chiaro... ...ma non in maniera univoca.
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Io, invece, mi chiedo perchè un laureato in architettura scrive fà con l'accento.
Una volta è un refuso, due una convinzione.
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"il problema principale da ricercare è perchè molte persone in italia vogliono fare l'architetto e in altri paesi no,"
Perchè in Italia c'è un certo n. di ragazzi che vogliono davvero fare l'architetto. Poi c'è un altro n. che non vuole farlo, ma lo fa perchè è figlio di architetto, ingegnere, geometra, perito edile o impresario edile e vede questa come l'opportunità lavorativa scontata.
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vedi "desnip", io non sono molto d'accordo su quello che dici, e replico con due considerazioni. La prima è che su troppe figure noi siamo tristemente primi come numero di laureati rispetto agli altri paesi (architetti, avvocati, medici, veterinari, ecc) e quindi su questo penso sia incontrovertibile che esista un problema di accesso generale all'università tutta, e non solo alla facoltà di architettura..a questo proposito segnalo un interessante articolo di Piroso, in prima pag. sul corriere della sera di oggi, 31/01..poi io non capisco perchè si continui a tirare in ballo il problema della "continuità" lavorativa tra genitori e figli, e le conseguenti presunte"facilitazioni"..è da quando l'uomo è apparso sulla terra che esiste questa continuità, vuoi per ragioni genetiche, di casta, di fame, di potere, vuoi anche perchè è umano che un genitore dia aiuto ad un figlio, o anche perchè comunque, una certa scelta è più conveniente..improvvisamente però ciò che è stata una tradizione culturale, sociale, antropologica, che ha mandato avanti il mondo per migliaia di anni, da 40 anni si cerca di farla scomparire, e non riuscendo in ciò, allora la si è trasformata in una turpe colpa (chiaramente non mi riferisco alle tue parole, ma ad un certo modo di pensare, che va per la maggiore, e al quale comunque secondo me tu ti rifai)...e allora se tanto mi da tanto, come tiri in ballo i figli di architetti che fanno, controvoglia secondo te, lo stesso mestiere dei padri, usurpando posti di lavoro, onori e felicità a migliaia di novelle archistar incomprese, allora per analogia, dovremmo dire lo stesso in tutti i campi.. dovremmo prendercela con i figli di tognazzi, gassman, de sica, perchè "hanno usurpato" il posto che hanno, perchè figli di papà, ad altre star incomprese? o di giornalisti, figli di grandi padri, di cui leggiamo pezzi sui giornali, oli vediamo in tv? o di campioni dello sport che hanno seguito le orme dei padri , come villeneuve ad esempio? io sono convinto che se uno i numeri , cioè genetica, intelligenza superiore alla media, maggior forza di volonta, maggior resistenza alla fatica, ce li ha, emerge comunque, altrimenti rimmarrà nella mediocrità in cui le maggioranza di noi si arrabbatta, come pure, anche partendo da una posizione privilegiata, se non ha numeri e capacità, nel giro di un giro di giostra, cioè una generazione, tutto quanto possano aver costruito i genitori o nonni " se lo fuma".
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Lo stesso lo pensava Commodo, presumo, figlio di Marco Aurelio.
Presumo che essere mediocri privilegiati sia meglio che essere mediocri e basta. Chi è privilegiato ha sì oneri e responsabilità... ...ma sovente galleggia sia per le relazioni (costruite dalla famiglia), sia per i mezzi economici. Quello della maggior intelligenza ecc.. sono stronXate degne di una civiltà pre-Darwiniana, anzi, probabilmente pre-faraonica. Non per nulla il 90% dei fgli d'arte sono soprattutto dei complessati. Ma non è colpa loro.
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P.S. Io sto con Marco Aurelio... ...o col generale Massimo (Hispanicus), anche se essere gladiatori è molto difficile.
Ci sono migliaia di piccoli gladiatori che ogni giorno si alzano per fare il loro sporco lavoro, sognando la grande arena che dia loro la possibilità di emergere. Molti di loro ahimè non potranno neppure vederla, ma spesso le battaglie più valorose sono quelle che si combattono lontano dai riflettori, nelle piccole cose, sudate e conquistate con i propri mezzi.
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io invece penso che l'uomo sia contraddistinto da pochi intelligenti molto superiori alla media, una media percentuale di media intelligenza, alcuni di intelligenza inferiore alla media ed infine anche tanti, privi di intelligenza..e questo oltre ad essere un mio pensiero, forse politicamente scorretto, è anche il frutto di studi antropologici anglosassoni del secolo scorso..
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Sì, concordo pienamente, in quanto pienamente in sintonìa con quanto ho affermato precedentemente.
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per al: riguardo al fatto che in Italia siamo primi in tante categorie di laureati, pensi che sia una cosa negativa? Dobbiamo allora impedire alle persone di laurearsi in quello che vogliono?
riguardo ai "figli di", forse non mi sono spiegata bene. In questo contesto non sto facendo un discorso di privilegi o favoreggiamenti.
So solo che molti giovani scelgono una strada perchè, anche "inconsciamente", costretti, ma magari a loro non piace.
Qualcuno neanche troppo inconsciamente. Conoscevo un figlio di costruttori che, dopo essersi laureato in architettura, anche brillantemente, ha buttato la laurea alle ortiche e si è iscritto a veterinaria...
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Si, desnip, ritengo che sia una cosa negativa, perché insostenibile oggi per lo stato in quanto a costi, che deve alla fine sopportare, con la tassazione, anche chi non è interessato alla laurea per tutti; inoltre perché conseguenza di un notevole conflitto sociale dato dal fatto che non esiste lavoro per tutti, di certe categorie..ti ripeto, se puoi leggi l'articolo di ieri di Piroso sul corrirere della sera..è la precisa opinione che io ho sull'argomento..poi puoi non essere d'accordo, però allora spiegami come si risolve la questione..è da anni che in tv vediamo sfilze di laureati che fanno gli spazzini perché non trovano lavoro coincidente con la loro qualifica...ed è da anni che io qui sopra denuncio il fatto che ci sono troppi laureati rispetto agli altri paesi..ultimamente sembra che se ne siano accorti anche altri, tipo gli ordini, e alcuni giornalisti..saremo tutti folli, visionari, o peggio?
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Ps certo che il figlio del costruttore, se li è scelti bene i mestieri più inflazionati..auguri..e comunque "noi tutti paghiamo questi costi.."
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Ma Piroso è quello di La7? Se sì, non lo sopporto proprio....:-)
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Cmq mi sembra una visione fascista quella di impedire a una persona di studiare quello vuole...
Poi, può essere che mi sbaglio. Non so negli altri stati come funziona.
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Che Piroso tu non lo possa sopportare è un tuo problema, che si risolve girando il canale o non leggendo l'articolo..anche se poi così si è un po ottusi, perchè solo ascoltando tutte le varie posizioni ci si può fare un idea forse non faziosa..per altro Piroso nell'articolo accenna proprio a quelle differenze tra l'Italia e gli altri paesi che tu ammetti di non conoscere...sulla seconda che hai detto, potevo vincere la scommessa sull'essere tacciato di fascista..è 50 anni che se si è"politicamente scorretti" si è tacciati di fascismo... mi consola il fatto di essere in buona compagnia e che a questo punto, senza saperlo, secondo la tua opinione molti Stati sono fascisti (senza saperlo) e anche tanti in Italia, a cominciare da alcuni ordini e giornalisti
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PS "Cmq mi sembra una visione fascista quella di impedire a una persona di studiare quello vuole..."
nessuno per altro vuole impedire niente, però non è possibile essere costretti a finanziare gli studi di tutti sulla base di un mero sogno non supportato da adeguate attitudini, intelligenza e volontà..nei paesi anglosassono la cosa è stata risolta con il prestito d'onore, dato però solo ai più meritevoli, scremati dal sistema a partire dalle elementari, perchè l'idea in quei sistemi è che l'investimento sui migliori individui è un affare per tutti, ai fini della competizione internazionale..i mediocri, se vogliono,le scuole se le pagano tutte loro...e poi allora, sempre per estremizzare, arriveremo allo stato che finanzia piloti in erba brocchi , sulla base del loro sogno di voler competere in formula 1 ? e se ciò non passasse, allora anche loro sarebbero autorizzati a tacciare il sistema, o chi non accettasse ciò, di fascismo?
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Cmq tra l'essere costretti a finanziare gli evasori fiscali e l'essere costretti a finanziare chi vuole studiare quello che gli pare, preferisco la seconda.
L'esempio dei piloti di formula 1 mi sembra una scemenza... stiamo parlando di un diritto, quello allo studio, non di un sogno.
Altrimenti mi faccio finanziare il mio sogno di diventare astronauta...
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vabbeh, penso che sia comodo adesso che NOI abbiamo già svolto il percorso di studi che abbiamo preferito, dire : "STOOOP!siamo troppi!quindi da adesso in poi basta, chiudiamo le università di architettura". Scusa, io ho capito che siamo tanti, però per una questione di principio, se a me avessero detto: "no, tu no perchè siamo troppi" mi sarei leggermente incazzata. E chi è che è degno di fare l'architetto? forse il figlio dell'architetto per "diritto di nascita"? chi è che decide? Per fortuna non siamo in un regime di vecchio tipo sovietico dove tot persone dovevano studiare ingegneria, tot persone studiare matematica, tot andare in fabbrica e tot nei campi. Tra l'altro se non erro, oltre ai numeri, era lo stato che decideva chi doveva fare che cosa. Quindi magari uno veniva spedito a zappar la terra avendo doti da super ing. Grazie al cielo , a mio avviso, ognuno può scegliere il percorso di studi che vuole.
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Brava, Kia.
Condivido soprattutto il fatto che è troppo facile parlare adesso che noi ci siamo laureati.
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diritto allo studio? sacrosanto
ognuno deve poter studiare quello che vuole? certamente.
diritto al lavoro? giustissimo.
Ma siamo sicuri che il problema sia il numero degli architetti?
E non sia invece in questo sistema di distribuzione del lavoro?
Un sistema corrotto e clientelare fa sì che ci si sbrani per aggiudicarsi gli scarti che ci vengono lasciati.
Ricomincerei da lì. Trasparenza, concorsi, gare, merito, uguaglianza.
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anch'io concordo sulla distribuzione del lavoro gg, l'ho sempre detto.
Nonostante siamo in tanti, secondo me il lavoro ci sarebbe per tutti. Il problema è che se lo arraffano solo certi, che magari per portarlo avanti devono avere tanta gente lì che lavora per loro a finte p.iva.
E magari sarebbero in grado di svolgere in autonomia certe commesse che arriva a quello studio.
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Ma a loro, stranamente, quelle commesse non arriverebbero. Mai.
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Una mia amica americana si sbellica dal ridere quando ci sente parlare di diritto allo studio e al lavoro, perché, lei dice, è lo stesso diritto che hanno loro negli USA..è solo differente l'applicazione..la differenza è che quel diritto li te lo devi guadagnare con il merito, altrimenti te lo paghi di tasca tua..e per il diritto al lavoro è lo stesso..se è quello di non essere licenziati, allora è il diritto al parassitismo...segnalo sempre sull'argomento laureati e precari un bel fondo di Giampaolo Pansa su Libero di ieri..ormai Pansa, giornalista di sinistra di lungo corso, da quando ha scritto libri revisionisti sui partigiani, non ha più ospitalità su giornali politicamente corretti..vabbé immagino che se di Piroso c'è chi ha detto che gli sta antipatico, non oso pensare cosa si dirà di Pansa..e quindi la speranza che ci sia l'umiltà di andarsi a leggere opinioni diverse dalle proprie sarà una chimera...
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Cosa ti fa essere sicuro che, se si limita l'accesso alle facoltà universitarie, gli unici ad accedere saranno quelli che il diritto se lo "guadagnano con il merito"?

P.S.: la mia antipatia per Piroso è del tutto personale, e non c'entra niente con il suo pensiero che, anzi, condivido spesso.
Mi sta proprio ANTIPATICO lui come persona, perchè vuole fare per forza il piacione-simpaticone, ma così facendo non lo è. Almeno per me.
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Non me lo assicura nessuno..nessun sistema è perfetto..nel sistema anglosassone chi è molto ricco si paga i suoi auspici o sogni, e non trovo nulla di scandaloso in ciò, mentre i pochi meritevoli perché più intelligenti o volenterosi, sono spesati in toto dallo stato..
Se avessi letto l'articolo di Piroso, in sintesi, se non erro, diceva: posto che l'istruzione universitaria costi €7000 a studente, 2000 ce li mette il singolo, il resto se li carica lo Stato..all'estero, secondo Piroso, lo studente meritevole perche molto portato e con ottimi risultati non paga nulla, ma chi è uno studente mediocre e/o fannullone, i 7000 euro se li paga tutti lui..e lo trovo giustissimo..per altro che a te stia antipatico Piroso perché vuole per forza fare il simpaticone-piacione, cosa c'entra con i concetti che riporta?
Ti allego l'articolo di Pansa che puoi scaricare qui
www.liberoquotidiano.it/news/927024/Pansa--posto-fisso-per-giovani-T…

Saprei bene con chi prendermela, e chi picchiare, se fossi un ragazzo italiano sui venticinque anni. Uno di quelli davvero sfigati. Senza un lavoro vero. Con l’unica prospettiva di fare il precario a vita. E di mutare in peggio questa condizione diventando un disoccupato stabile. Privo di un alloggio decente. Con pochi soldi in tasca. Costretto a sperare sempre nell’aiuto economico dei miei famigliari. Per primi me la prenderei proprio con loro: il papà, la mamma, forse anche i nonni. Sono cresciuti in una società dove trionfava il mito del figlio laureato. Volevano il figlio dottore, nella convinzione che un pezzo di carta sarebbe bastato a renderlo benestante per la vita. Ero uno studente svogliato, ma a tutti i costi hanno voluto mandarmi all’università.

Mi hanno lasciato andare avanti, anche se vedevano che tardavo a dare gli esami e i miei voti erano sempre mediocri. Si consolavano dicendo che prima o poi avrei messo la testa a posto. E dopo la laurea, anche se ben poco brillante, un lavoro comunque l’avrei trovato. Sono dei disgraziati, questi miei genitori. Dei truffatori che hanno ingannato il loro amato figliolo. Quando si sono resi conto che non mi piaceva studiare, che odiavo i libri e gli esami, avrebbero dovuto prendermi per il collo e dire: adesso basta con l’università, devi imparare un mestiere che ti aiuti a campare.

Sarei stato d’accordo anch’io. C’era un lavoro che avrei fatto volentieri: il falegname che costruisce porte, finestre, mobili e li ripara quando si guastano. Quando l’ho detto in famiglia, è successo il finimondo. La mamma ha strillato: il falegname? Impossibile, è un mestiere da poveracci, sempre in mezzo al legno, alla polvere, con il rischio di tagliarsi una mano. Il papà ha aggiunto: nessuna ragazza per bene vorrai mai mettersi con un falegname, non potrai farti una famiglia. Gli ho replicato che esistevano altri mestieri che avrei provato a fare con piacere: il fabbro, l’idraulico, l’elettricista. Quelli che conoscevamo avevano sempre molto lavoro, guadagnavano bene, lo si vedeva dai conti che ci presentavano. Chiamare un antennista perché migliorasse la ricezione del nostro televisore era come convocare un chirurgo: lunghe liste d’attesa e parcelle salate. Non c’è stato verso di convincerli. I miei cari genitori mi rispondevano: prima prendi la laurea, poi vedremo. Comunque, un posto in banca o in un ufficio pubblico lo troverai. Dopo aver pestato per bene papà e mamma, dovrei picchiare i capi di molte università. Hanno lasciato ingrossare corsi che servivano soltanto a mantenere delle cattedre e dei professori. Non hanno bloccato gli studenti che correvano ad iscriversi, avvertendoli: guardate che qui fabbrichiamo soltanto disoccupati. Laurearsi in storia, lettere e filosofia, psicologia, scienze della comunicazione, sociologia, per fare soltanto qualche esempio, non vi aiuterà mai a trovare un lavoro.

È stato così che migliaia di ragazze e di ragazzi si sono iscritti a un corso qualsiasi, di solito quello che li attraeva di più. E non sono mai stati messi di fronte alla realtà brutale che oggi li schiaccia: non hanno imparato nessun mestiere vero, sono usciti dall’università nudi e crudi come ci erano entrati, con la condanna a non avere niente in tasca che li aiuti a vivere in modo decente. Altri soggetti da pestare di brutto sono i partiti e i sindacati. Quando vedo i loro capi gridare alla televisione che è stato rubato il futuro ai giovani, mi verrebbe voglia di aspettarli sotto casa. Quasi nessuno dei bonzi politici e sindacali si è mai occupato sul serio di noi. Vogliono soltanto il nostro voto, ma in cambio non ci danno nulla. Non avvertono neppure i diciottenni di oggi che è meglio rifiutare l’università e scegliere qualche buon istituto tecnico che li addestri a un mestiere. Stanno tutto il giorno a rompersi le corna sull’articolo 18 sì o no. E non sprecano un po’ di fiato a spiegarci una verità che ho imparato anch’io, a mie spese. La verità è la seguente. Il problema numero uno non consiste nel trovare un posto di lavoro qualsiasi, ma nel conoscere bene un mestiere. Che può essere molto diverso: dal falegname che avrei voluto diventare, al tecnico che sa tenere i conti di un’azienda. Se possiedi al meglio una professione, puoi anche perdere il posto di lavoro. Ma prima o poi lo troverai da un’altra parte. I posti di lavoro non si creano per magia, soprattutto in quest’epoca di crisi. Però se hai conquistato un mestiere e sai farlo davvero bene, nessuno te lo porterà mai via. Avete mai incontrato un idraulico o un elettrotecnico disoccupati? Io mai. E un esperto di coltivazioni agricole, uno che sa tutto di uliveti e di vigneti, l’avete mai visto a mani vuote? Io no.

Purtroppo, i partiti e i sindacati sono vecchie cattedrali zeppe di celebranti superati: cardinali, vescovi, parroci rimasti fermi a un tempo che non esiste più. Dovrebbero spiegare ai loro iscritti e ai loro elettori che anche l’Italia, come il resto del mondo, è coinvolta in una gigantesca rivoluzione culturale. Che cambierà il senso di parole antiche: lavoro, posto fisso o mobile, pensione, titolo di studio, attitudine a svolgere una professione piuttosto che un’altra. Da quel poco che capisco alla mia giovane età, e senza sapere che cosa mi aspetta, credo che cambierà anche la scala di valori oggi dominante nella società. Un bravo falegname verrà stimato quanto un bravo avvocato, e forse sarà pure pagato di più. Un infermiere esperto avrà più mercato di un medico generico. Mio padre e mia madre sbagliano nel dire che nessuna ragazza vorrà sposare uno che costruisce porte o ripara mobili. Quando la ragazza si renderà conto che il moroso guadagna quanto tre impiegati all’anagrafe municipale, farà di tutto per portarlo all’altare o dinanzi al sindaco. Ho immaginato che potrebbe parlare così un giovane tra i venti e venticinque anni. Ma dal momento che sono ben più vecchio, ho due spiccioli di esperienza da offrire ai ragazzi di oggi. Il primo riguarda la conquista dell’eccellenza in una professione. Quasi tutti credono che ai buoni posti di lavoro, e ai buoni stipendi, di solito si arrivi per vie traverse: amicizie importanti, padrinaggi politici, raccomandazioni di vario genere. Ma non è affatto così.

L’eccellenza si conquista sin da ragazzi, con lo studio, la voglia di darsi da fare, la fatica continua, giorno per giorno. Emergere in qualsiasi professione comporta molti sacrifici anche nella vita privata. Se ti sposi o convivi in giovane età, augurati che la tua compagna sia tanto intelligente e generosa da accettare di vederti più al lavoro che in casa. E non ti mandi a quel paese nel sentirti dire: «Scusami, ma ho da fare!». L’altra esperienza rimanda alla polemica sulla battuta del premier Mario Monti, a proposito della noia del posto fisso. Il presidente del Consiglio è stato sommerso da una valanga di rimproveri. Ma non ha detto una cosa priva di senso. Nel corso di una vita bisogna sempre essere disposti a cambiare posto di lavoro, non il mestiere che si è scelto di fare. Mio padre Ernesto, operaio del telegrafo, sosteneva : «È meglio, ogni tanto, cambiare padrone». In molti decenni di giornalismo, sono passato da un editore all’altro. A tutt’oggi ne ho collezionati ben nove. Credo di essere titolare di un record. E mi è rimasto impresso quanto mi disse il primo direttore che lasciai. Era Giulio De Benedetti, che guidava la “Stampa”, un signore anziano che la sapeva lunga. Era il marzo 1964 e non avevo ancora 29 anni. Sul momento, De Benedetti si infuriò perché avevo accettato l’offerta di un quotidiano più piccolo, il “Giorno” di Italo Pietra. Quando l’incavolatura gli passò, mi disse: «Ma sì, fa bene andarsene. Non faccia come i suoi colleghi che sono sempre rimasti qui e adesso nessuno li vuole più!».

di Giampaolo Pansa
da Libero Domenica 5 /02/2012
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"che a te stia antipatico Piroso perché vuole per forza fare il simpaticone-piacione, cosa c'entra con i concetti che riporta?"
Appunto, non c'entra niente!!! Ho solo fatto una battuta all'inizio chiedendoti se era quello di La7 che non sopporto. Il pensiero non c'entra niente...

Per il resto concordo su molte cose, tra l'altro io sono una di quelli che considera il posto fisso monotono e l'ho detto varie volte in questo forum (io non riuscirei mai a sopportarlo).
Ma rimango del parere che ognuno deve essere libero di studiare quello che vuole, poi è la società che farà la sua selezione: il più forte sopravvive.
Nel mio caso ha funizonato così. Molte mie colleghe di università fanno le casalinghe e i maschietti gli insegnanti, ma non perchè non si trova il lavoro, ma semplicemente perchè erano quelli che non valevano una cippa e la laurea se la sono presi chissà come.
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ma anch'io sono d'accordo che ognuno debba essere libero di studiare quello che vuole, però a sue spese, non sulle spalle della collettività, ad eccezione dei più dotati..perché questo sistema non ce lo possiamo più permettere..la P.A. non può più dare il posto fisso a tutti ( e per fortuna dico io, dopo quello che vedo da 25 anni, o che mi mostrano ogni tanto Le iene o striscia..) e mi sembra che ormai il dibattito sulla impossibilità di fare ciò sia a 360°..non solo su IL giornale, o Libero..persino programmi di Rai 3, la mattina alle 8, dibattono di questo argomento..poi che comunque una parte politica continui ad insistere su vari mantra ("laurea per tutti", "diritti acquisiti che non si toccano", conseguenza di vecchie follie legislative tutte volte ad avere voti e consenso assicurati, che devono ovviamente perpetrarsi per sempre), non significa che in queste posizioni siano nel giusto...
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Capisco il tuo discorso su come gli studenti pesino economicamente sulla collettività, ma vaglielo a spiegare a mio padre che per anni mi ha mantenuto agli studi con il massimo delle tasse perchè era un lavoratore dipendente, comprandomi il tecnigrafo, il computer, i libri che si fotocopiavano le mie amiche e tutti i materiali per disegnare a mano che costavano un accidente.
So che i "costi" a cui ti riferisci sono altri, ma vallo a spiegare alle persone come lui che all'università mi ha mantenuto la collettività...
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devo chiedere venia per un mio errore relativo all'articolo pubblicato sul corriere del 31(01, che citavo..non è di Piroso, ma di Polito..per chi se lo volesse leggere, è pubblicato qui:
www.corriere.it/cronache/12_gennaio_31/perche-proteggiamo-troppo-i-n…
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